Ai Nostri Posti

Ora e sempre Resistenza

Sola opposizione

Pubblicato da sandro su 6 Dicembre, 2009

Poiché in Italia la politica è scomparsa con Berlinguer, perfettamente naturale che la piazza romana di ieri, zeppa di cittadini amanti della legalità costituzionale, rappresenti oggi l’unica frontiera possibile di opposizione alla feccia berlusconiana da un lato, e alla complice inefficacia del neomorto Pd dall’altro.

Si parla di un milione di persone convenuto nella capitale grazie alla propagazione via web dell’iniziativa. La questura, ovviamente, riduce il numero a centomila presenze. Le televisioni del capo, ovviamente, annegano nel consueto marasma di idiozie l’eccezionale evento – e anzi, senza ritegno alcuno, esornano il suddetto capo con l’epiteto di catturatore di mafiosi.

Ne escono bene solo poche personalità: Di Pietro, che sa almeno riconoscere e condividere i veri temi dell’agenda nazionale, e gli intellettuali che non vogliono  abdicare dal proprio ruolo di coscienze critiche della società. Per fortuna.

Ma a trionfare sono stati i giovani, quelli che – com’è stato detto dal palco – facevano le elementari (noi siamo fra quelli) quando la schifezza brianzola s’è palesata, e quelli che, non ancora ventenni, si affacciano alle cose del mondo tramite la Rete, abbattendo ostacoli e recinti identitari oltreché culturali. Poi è stato bellissimo vedere la costellazione di picchetti contemporaneamente tenuti all’estero, come a dire che l’opposizione, quella vera, quella che non bada ai bizantinismi, c’è ed è fiera di mostrarsi unita, risoluta, forte.

Che ne sarà di tanta energia, affievolitosi lo stupore? Vedremo e sentiremo e subiremo altri disonori, certo, ma con una salda consapevolezza: il loro tempo, il tempo di tutti i B., è giunto, è finito. O almeno speriamolo.

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Anche oggi ai nostri posti: NO B. DAY

Pubblicato da giovannicarrosio su 5 Dicembre, 2009

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Complimenti

Pubblicato da sandro su 4 Dicembre, 2009

Complimenti vivissimi a Fabio Fazio e a RaiTre, che ieri hanno portato in prima serata la musica d’opera. Tre intense ore in compagnia dei maestri Abbado, Barenboim e Pollini. Una sorta di guida all’ascolto di Carmen, il lavoro che aprirà la stagione lirica della Scala di Milano. Ma anche un’efficace discussione intorno al concetto di musica e dell’importanza dell’arte nella vita e nel sistema culturale di un paese democratico. Parole al vento, come sempre, nell’Italia delle veline e dei leghisti, ma io mi sono proprio emozionato. Grazie ancora.

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Chissenefrega!

Pubblicato da sandro su 3 Dicembre, 2009

Sto pensando a quanta indifferenza circonda il vertice Onu sul cambiamento climatico che si aprirà lunedì a Copenhagen. Web a parte, dove però le notizie te le devi un po’ cercare, ai telegiornali l’argomento non sembra appetire granché. Ha più rilievo il padre della patria Fini con le sue conturbanti evidenze. La verità è che non gliene frega niente a nessuno, soprattutto perché affrontare con franchezza il tema significherebbe pervenire alla conclusione che viviamo in un modo sbagliato e la sola soluzione possibile sarebbe di vivere all’opposto e non figliare. Non basta separare i rifiuti, comprare il latte crudo, scrivere su fogli di carta riciclata o mangiare le mele del proprio orto; i comportamenti individuali contano fino ad un certo punto, e in ogni caso la quota di persone eticamente sensibili è tanto bassa da rendere perfettamente vani i virtuosismi. La massa umana non cambierà opinione sulle comodità da raggiungere e le ricchezze da accumulare, né cesserà di copulare per risparmiare ad altri futura tristezza. Chi mette al mondo dei figli oggi, con le previsioni calamitose che non gli stregoni Maya ma gli scienziati hanno formulato per i prossimi vent’anni, è nella migliore delle ipotesi un inetto, e nella peggiore un sadico. Siamo tanti, troppi, oltre sei miliardi, la terra non riesce in un anno a rigenerare le risorse che l’umanità consuma, né è in grado l’ecosistema di assorbire gli inquinanti dispersi dal “progresso”. Insomma si dovrebbe andare nella direzione di una decolonizzazione dell’immaginario, come auspicano i fautori della decrescita, e rinunciare all’opulenza, alla mobilità infinita, alla taumaturgia del mercato, alla logica della conglomerazione. Perché dare la colpa di tutto al miliardo e mezzo di cinesi rampanti non è intelligente, e fare ciononostante le cicale gaudenti lo è ancor meno. Certo, c’è la crisi, è questo l’argomento principe dei lealisti, per cui più macchine girano, più gru si spostano, più azioni si comprano, meglio è. Ma fino a quando? Gli effetti di quello che viene chiamato surriscaldamento globale sono evidenti, invertire la rotta è necessario sin d’ora, l’inerzia del sistema-terra potrebbe dilatare a ben più di vent’anni l’effettività degli esiti sperati. Nel frattempo – posto che qualcosa si faccia davvero – assisteremo a migrazioni d’uomini e donne nell’ordine di decine di milioni, a guerre per le risorse primarie, a eventi catastrofici, senza contare le già manifeste rovine attuali. E, francamente, sentire i cosiddetti leader mondiali anticipare che il congresso non potrà soddisfare le richieste, fa arrabbiare. D’accordo che io, citando un adagio latino, preferisco vivere finché devo e non finché posso, ma una posizione tanto meschina è un oltraggio alla sacralità della vita che a parole si pretende tutelare ad ogni piè sospinto. Se non si conviene sulla priorità di affrontare e risolvere la questione ambientale, sia a livello macro che micro, val la pena rifiutarsi e dissipare le ultime scorte in un orgiastico banchetto permanente, al grido di: «Chissenefrega!».

Va detto che di urlatori chissenefreghisti ve n’è una montagna. Sono quelli che intasano le strade con i Suv che fanno 5 con 1 litro; sono quelli che il fine settimana prendono e vanno al mare o in montagna per una paseggiata o un gelato, percorrendo come ridere 100 e passa chilometri; sono quelli che, elettrizzati dal marketing, acquistano biglietti last minute e vanno in Tunisia o in Galles o in Estonia perché, cosa vuoi, costa appena dieci euro andare e tornare; sono quelli che devono sciare a tutti i costi, e per sciare spianano i boschi per le piste, sparano neve artificiale usando acqua potabilissima, s’incolonnano per ore sui tornanti trasformando il paesaggio alpino in una via periferica di Milano; sono quelli che devono poter sperimentare ogni più bizzarra esperienza, e se sperimentare ogni più bizzarra esperienza vuol dire sprecare soldi, tempo, risorse, chissenefrega!, basta divertirsi; sono quelli che vogliono “razionalizzare” il territorio a suon di rotatorie, parcheggi, capannoni, condomini, centri commerciali, come nel Monopoli; sono quelli che, supremamente edonisti, non possedendo un orizzonte culturale fecondo abbastanza da consentirgli di reggere il confronto su un piano dialettico, sopperiscono alla vuotaggine elevando il corpo a tempio e idolatrando sé stessi – sono i praticanti del fitness, per intenderci. Il fitness, mio dio, si può immaginare una cosa più bassa? Negli anni Novanta impazzava lo shopping, adesso c’è il fitness. Pensate quanto spreco di denaro, di tempo, di energia. Per che cosa, poi? Non mi risulta che il tapis roulant fortifichi le cellule cerebrali. E chi si difende adducendo la motivazione dello sport è pretestuoso sapendo di esserlo. Suvvia, meglio fumarsi un buon tabacco leggendo Dylan Dog!

I miei esempi di vita sono tre defunti dell’Ottocento. Defunti famosi, che conoscete tutti. Del resto li cito spesso. Beethoven, Flaubert, Kant. Non si sono mai mossi di casa, eppure hanno capito e interpretato il mondo, per mezzo dell’arte, meglio di qualunque viaggiatore, esploratore, dandy. Loro punto di forza era, se non proprio la modestia, la sobrietà. Ecco, e il non essere stupidi. Anzi, essere contro la stupidità. Avevano capito qual era il vero male del loro tempo. Noi lo chiamiamo global warming, ma gira che ti rigira si casca sempre là, sulla stupidità. Occorre infatti essere stupidi per conciare sé stessi e il proprio mondo così. Stupidi senza speranza. A dispetto allora di tutti i gaglioffi che millantano un’esosa intemperanza, seguo l’insegnamento dei sopraccitati maestri: leggo per vivere, ascolto la musica per liberarmi, contemplo il cielo stellato per alimentare i miei dubbi. E in definitiva sto meglio.

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Fini, statti quieto

Pubblicato da sandro su 2 Dicembre, 2009

Ormai sapete che reputo Fini un personaggio dal presente buffo e dal passato a dir poco sgradevole, anzi nauseante. Nauseante per me, che sono democratico e di sinistra e che non ho mai fatto in vita mia il saluto romano o definito Mussolini il più grande statista del ‘900 o ereditato la segreteria del Msi dal fucilatore di partigiani nonché redattore della rivista de “La difesa della razza” Almirante o scritto con Bossi una legge retriva o assistito dalla questura di Genova al massacro poliziesco durante il G8 o preteso di inserire in un trattato le innegabili radici giudaico-cristiane dell’Europa o apostrofato Berlusconi d’essere alle comiche finali dopo averlo fedelmente servito e riverito per una quindicina d’anni.

Ora, assiso sullo scranno più alto di Monte Citorio, il buffo Fini dice ogni due per tre una marea di tautologie e viene per questo applaudito da mezzo mondo. Il Fatto Quotidiano titola oggi “Fini capo dell’opposizione”. Be’, per quanto mi riguarda era ed è uno dei principali artefici della deriva reazionaria cui l’Italia è costretta sia istituzionalmente sia culturalmente. Fini non può lavare trent’anni o più di militanza fascista con qualche frasetta convenzionale sulla democrazia, l’uguaglianza e la laicità. I fatti lo accusano, o meglio lo smentiscono.

La mia solidarietà pertanto a Berlusconi, che davvero non merita tanta irriconoscenza. Preferisco un Feltri o un Belpietro, che fanno i servitori con dignità e coerenza, a un viscido Fini, che tenta opportunisticamente di lastricarsi il viale alla presidenza della Repubblica. Dovesse mai accadere, dovesse cioè venir eletto presidente questo fascista rottamato, non saprei in che lingua bestemmiare.

Ma voi non siete scandalizzati?

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Ignoranza, disinformazione e pregiudizio

Pubblicato da prescinseua su 1 Dicembre, 2009

Cardini: «La paura dei minareti
è strumentalizzazione politica»

di Cecilia Moretti

La Svizzera ha votato sì al referendum sul divieto di costruire minareti sul suo territorio nazionale. Il 57, 7% della popolazione non vuole che i credenti musulmani abbiano un luogo di culto nel loro paese. Dalle parti della Lega si levano voci di compiaciuta soddisfazione, «è una lezione di civiltà», dicono. Di tutt’altro avviso lo storico Franco Cardini, docente universitario di Storia medievale. Per lui quanto emerge dalle urne svizzere è «un segnale molto grave». Ci spiega il perché.

Professore, quali sono le ragioni del risultato referendario svizzero?
Le ragioni fondamentali, che chiamerei, piuttosto, pretesti, sono tre. Innanzitutto quella tecnica paesistica, che basta aver letto Landscape and Memory di Simon Schama sulla storia del paesaggio per smentire nella sua infondatezza: gli ambienti si modificano col tempo e l’umanizzazione, per cui è illogico dire che il paesaggio svizzero non sopporta i minareti. Quando sono arrivati i romani, probabilmente agli elvezi le loro torri non piacevano, quando poi gli elvezi diventarono cittadini romani pagani probabilmente non amavano i campanili. E soprattutto si svela la pretestuosità della ragione estetica pensando ai troppi e infami abusi edilizi che circolano. Per quanto riguarda invece la seconda ragione, cioè il fatto che il minareto sia un simbolo di egemonia musulmana, mi sembra assolutamente superficiale. Anche perché non mi pare che la monumentale sinagoga romana stia ad indicare che Roma è in mano agli ebrei, né che possa sembrare un’offesa alla religione dominante lì.

E la terza ragione?
È quella per cui si vede nella moschea un possibile luogo di aggregazione estremistica o terroristica. A far sì che questo non avvenga, però, devono pensarci le leggi generali, che valgono per qualsiasi luogo di ritrovo, leggi per agire contro il terrorismo senza umiliare un’intera comunità religiosa impedendo un simbolo importante. D’altronde non so come la prenderemmo noi cattolici se sua maestà britannica con la scusa che le chiese cattoliche possono essere un nodo di terrorismo nell’Ulster, e lo sono state, chiudesse tutte quelle che vi sono nella zona.

C’entra qualcosa la paura?
Sì, ma una paura artificialmente ipertrofizzata. Originata a livelli alti da una volontà demagogica di servirsi di questo sentimento per scopi politici, a livelli bassi da tre fattori fondamentali: l’ignoranza, la disinformazione e il pregiudizio.

C’è, dunque, una strumentalizzazione?
Mi sembra assolutamente evidente: a promuoverla sono i circoli che stanno attorno alla Lega, alcuni gruppi di cattolici oltranzisti, alcuni settori di laiscisti estremisti, fautori di una desacralizzazione completa dell’Occidente, che vogliono colpire nell’Islam un gruppo religiosamente compatto.
La posizione dei cattolici italiani rispetto alla questione, però, non è intransigente, il cardinale Scola ha detto che se i musulmani hanno bisogno di un luogo di culto, è giusto che abbiano gli spazi.
La posizione ufficiale della chiesa non è affatto oltranzista, anzi, al contrario: non si vede perché a qualsiasi soggetto si dovrebbe impedire l’esercizio della propria fede. Del resto, se la chiesa cattolica dovesse prendere una posizione antislamica, coerentemente ne dovrebbe prendere anche una antiprotestante, antiebraica, antibuddista. E giustamente si guarda bene dal farlo.

È giusto affidare certi quesiti a un referendum, o sarebbe meglio che fossero gli organi politici a occuparsi di determinate questioni?
Sappiamo bene che i referendum hanno sempre il valore di una chiamata di correo all’opinione pubblica, suscitata da forze politiche che in quel momento hanno bisogno di sventolare lo spauracchio della maggioranza numerica per farsi forte di essa per fini evidentemente di speculazione politica. E un meccanismo di pressione massmediale, che fa leva sulle paure della gente alimentandole, non è meno violento di uno di tipo militare o squadristico.

Non è strano che una risposta del genere venga dalla Svizzera, da sempre un paese aperto al perseguitato e allo straniero?
La Svizzera è un paese aperto fino a un certo punto, presenta ancora larghe sacche di chiusura, sotto forma di riserbo istituzionale, ma anche culturale, di ostilità al diverso. Poi, anche durante la Seconda guerra mondiale, è stato un paese aperto ai perseguitati chic. Apriva le porte volentieri quando si trattava di perseguitati eccellenti, il grande studioso, il grande intellettuale, il grande politico, ma il perseguitato normale lo rimandava anche tranquillamente indietro.

I manifesti che in Svizzera invitavano a votare contro il luogo di culto musulmano presentavano un affastellarsi di minareti come missili verso l’Occidente…
Ecco, e il paradosso è che questi stessi che hanno invitato con successo gli svizzeri a votare contro i minareti a forma di missile sono quelli che hanno invitato, con altrettanto successo, gli stessi svizzeri a costruire più missili e a venderli. Infatti, il referendum sui minareti è stato abbinato a quello per l’abolizione del commercio di armi a cui tutti i buoni cittadini svizzeri, sentendosi toccati sul portafoglio, hanno risposto di no. Ed è chiaro il modello di società che emerge. L’islam, però, non è affatto un’ideologia antioccidentale: è una fede abramitica, sorella dell’ebraismo e del cristianesimo, ed è da sempre complementare rispetto al mondo occidentale e, anzi, uno degli elementi costitutivi della sua stessa civiltà. Noi abbiamo cominciato a leggere Aristotele perché ce l’hanno passato i musulmani. Che poi nell’islam ci siano anche correnti come Al Qaeda è un altro discorso. C’è un terrorismo musulmano che va condannato e combattuto, però non soltanto con esercito, polizia, intelligence, ma anche combattendo alla radice tutte le ragioni che inducono persone, che molto probabilmente non sono peggiori di noi, a diventare terroristi, iniziando da sperequazioni e ingiustizie.

C’è qualche rapporto tra i minareti e il fondamentalismo islamico?
Sì, e contrario rispetto a quello che si vuole far credere: il fondamentalismo agisce in realtà come un’organizzazione segreta e centri regolamentati potrebbero favorirne, anzi, il controllo. Utile potrebbe essere per esempio, come suggerito anche da Gianfranco Fini, la predica in italiano, garanzia a che nessun imam predichi cose contro la legge.

Che cosa sta a indicare questo risultato referendario svizzero?
È indice del punto in cui è arrivata la notte e del di vento di squilibrio che sta attraversando tutta l’Europa e tutto il cosiddetto Occidente. Avvertiamo il disagio e la crisi e andiamo a caccia di capri espiatori. Oggi c’è il musulmano, come nell’Europa del Cinquecento la strega, nella Germania di Weimar l’ebreo. E a questo evidentemente spinge una certa nostra politica disonesta che, invece di portare una parola di equilibrio e di più corretta informazione, preferisce pescare nel torbido.

1 dicembre 2009

fonte: http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=3129&Cat=1&I=immagini/Foto%20A-C/cardini_int.gif&IdTipo=0&TitoloBlocco=L’Intervista&Codi_Cate_Arti=39

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Avviso ai naviganti

Pubblicato da nicola su 29 Novembre, 2009

Chiedo venia ai nostri lettori abituali per il silenzio che caratterizza il blog da alcuni giorni a questa parte. Per quanto mi riguarda, posso solo segnalare che mi trovo in un periodo di estremo impegno accademico e non ho proprio il tempo materiale di sedermi e scrivere qualcosa di intelligente e comprensibile. Questa alta marea di impegni dovrebbe pian piano calare a partire da mercoledi’ prossimo, quindi vi prego di tenere duro e pazientare fino ad allora.

Nel frattempo, invito tutti a leggere gli interessanti blog e siti internet segnalati nel nostro blogroll.

Cordialita’,

Nicola

 

 

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Leggere

Pubblicato da sandro su 21 Novembre, 2009

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi, per istruirvi. No, leggete per vivere.

Gustave Flaubert

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Incubi

Pubblicato da sandro su 20 Novembre, 2009

Oddio, hanno trombato D’Alema! nemmeno in Europa si filano cotanta intelligenza! Oddio, adesso ce lo teniamo 24 su 24! E come se non bastasse Baffino deve pure un favore a Papi! Oddio, è un incubo, non finirà mai, moriremo berlusconian-dalemiani!

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Dove sono finiti?

Pubblicato da nicola su 19 Novembre, 2009

Vorrei chiedervi una piccola riflessione o un piccolo aggiornamento sulle proteste studentesche di queste settimane.

Vi segnalo che da qui negli Iuessei non si riesce a percepire quasi nessun movimento, se non qualche titoletto sui giornali in merito agli arresti di Milano, nei giorni scorsi.

Sono finiti i motivi per protestare? La famosa Onda che fine ha fatto? Manca una guida politica? O forse la protesta si e’ trasferita su Twitter e io, troglodita, non me ne sono accorto?

Al di la’ del contesto rituale, festaiolo e gaudente di molte manifestazioni, specialmente a partire dal 1999, credo che gli scioperi studenteschi abbiano rappresentato per molti italiani il primo e forse unico schieramento e impegno politico nel corso della loro vita.

Portare tutti per strada resta comunque un momento di presa di coscienza della realta’ e una affermazione pubblica del proprio corpo politico.

In anni come questi, caratterizzati dalla personalizzazione ad absurdum dei costumi e dei consumi, del governo per decreti, dello sgretolamento sistematico dei diritti civili, del tentativo di imporre una comunita’  etnica, identitaria e corporativa in sostituzione ad una piu’ complessa identita’ politica, multiculturale e sindacale; in questi anni, credo, il trovarsi assieme in piazza per una protesta invece che per l’ennesimo concerto di Vasco Rossi ha un suo valore.

Credetemi, per quanto piccola, anche questa e’ una linea Maginot che viene travolta.

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