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X-Files: Voglio Crederci

Pubblicato da nicola su 12 Settembre, 2008

Cronaca minima di altri sette euro buttati.

Due sere fa, intimorito dal vuoto siderale della televisione, e troppo stanco per leggere un libro, ho deciso di dare una chance al nuovo film di X-Files. In tutta onestá, ho ancora qualche buon ricordo della serie televisiva, o almeno delle prime stagioni, quando ancora parlavano di cose strane e misteriose, e non di chi avesse lasciato incinta l’agente Scully.

Purtroppo, come ormai accade di frequente, tutti i miei buoni propositi cinematografici si sono infranti sul muro della stupiditá e della volgaritá di una pellicola che sembra uscita dalla Convention Repubblicana di Saint Paul.

X-Files: Voglio Crederci é una pellicola di violenta propaganda, mirata al pubblico di giovani imberbi ammiratori delle cose occulte, e di una lunga serie di nerds come il sottoscritto, che hanno visto la serie in tv quindici anni fa. Gli stessi che sono andati a vedere Batman. Il tutto é orchestrato da qualche scherano della Fox, che produce il tutto e che ha tradotto in film il cattivo gusto e il cattivo esempio che  la stessa offre ogni giorno ai cittadini americani con programmi come Cops, canali televisivi come Fox News e quotidiani come il New York Post.

L’agenda politica del film si articola in quattro punti: é anti-gay, pro-chiesa cattolica, pro-preti pedofili e pro-terapie aggressive per salvare vite umane oltre ogni limite di buon senso e di desiderio degli interessati. Non sembra possibile che un film di fantascienza riesca a cooptare tutti questi argomenti e farne un pastone digeribile non solo ai cani; in effetti, il risultato é che trama e sceneggiatura traballano in piú punti. Questo non ha fermato il regista o gli attori, che hanno continuato a filmare imperterriti con gli occhi ricolmi di lucida follia.

L’intreccio é presto svelato: un prete pedofilo ha le visioni. Vede una agente dell’FBI tenuta prigioniera da qualche parte. Ogni tanto vede arti umani sepolti qua e lá, senza alcun motivo. Scully e Molder vengono contattati per capire se questo prete sia o meno un cretino patentato. Scully nel frattempo é divenuta una dottoressa in una clinica cattolica piena di statue della Madonna e cerca di salvare bambini con malattie terminali al cervello.  Vi chiederete, come fa? Semplice: cerca le cure su Google. Molder, al contrario, si é ritirato in una casa di campagna e vive come uno straccione. Critica l’estabilishment razionalista e lo vediamo borbottare mentre appende un ritaglio di giornale in cui si annuncia la chiusura del laboratorio ESP a Princeton. I due visitano il prete: Scully lo rimprovera come solo Ratzinger ha saputo fare durante la recente visita in terra statunitense, ma Molder fin da subito lo perdona per i trascorsi da pedofilo e lo ascolta affascinato. Insomma, un po’ Ratzinger Neo-Con, un po’ Ratzinger stile-Lettera ai Vescovi del 2001. Passano i minuti. Finalmente si scopre che due pazzi, ovviamente russi, e ovviamente gay, stanno conducendo degli esperimenti “contro natura” per trapiantare la testa di uno dei due gay, colpito da cancro, sul corpo di qualcun altro. In questo modo potranno continuare ad amarsi nel peccato. Molder e Scully intervengono e salvano l’ordine del Creato voluto da Dio. Anche il bambino col tumore al cervello continua le cure: dalle ultime scene si suppone, ma non é certo, che il pargolo venga salvato. Il tutto contro il parere dei genitori. Ma sono i genitori, ovviamente, che non capiscono il disegno di Dio. Solo la dottoressa Scully capisce.

In tutto il film compaiono solo due afroamericani e, come da copione, sono cattivi: la prima é una dottoressa-dirigente dell’ospedale, che cerca di far ragionare Scully dicendole che se non ci sono cure per il bambino malato bisognerebbe arrendersi e, piú umanamente, limitarsi a offrire cure palliative. Il secondo é un dirigente dell’FBI, razionalista, incapace di dare ascolto al prete pedofilo. In compenso, é un terribile omofobo. Riferendosi ai russi, giunge addirittura a dire “grazie alle leggi del Massachussettes, questi due sono anche sposati”. Ecco cosa succede a mettere i neri ai posti di comando. A dirigere la baracca servono preti, invasati e dottori pro-life.

Da altre parti del film si inferiscono tutta una serie di considerazioni interessanti:la piú importante, forse, deriva dal legame che viene scoperto tra il prete pedofilo e uno dei due gay. Questo, ovviamente, dimostra agli occhi dello spettatore poco istruito che tra gay e pedofili ci debba essere una qualche connessione, e che una persona diventa gay a causa di traumi: una persona normale non potrebbe mai essere gay.

Non mi dilungo sugli aspetti cinematografici o narrativi dell’opera, in quanto inesistenti. Gli attori sembrano presi da una fiction italiana, qualcosa a metá tra Distretto di Polizia e Nonno Felice. I buchi nella trama sono voragini: perché il compagno gay butta arti e teste sotto la neve o sotto lastre di vetro in giro per i campi della Virginia? Perché rapiscono donne invece che uomini per sostituire le teste? Perché il prete e il gay molestato da giovane muoiono allo stesso momento? Nemmeno gli sceneggiatori hanno una risposta, e lasciano carta bianca a Molder per sparare cazzate.

In definitiva, un film che dimostra come i neri al comando non vadano bene, poiché non sanno prendere le giuste decisioni. Leggete qualche riferimento alla politica attuale?

Un film che riabilita la figura del prete pedofilo, perché in fondo qualcosa di buono avranno fatto pure loro.

Un film che denigra i gay come estranei due volte (perché gay e perché immigrati), contro natura, legati al mondo della pedofilia e dediti a comportamenti criminali. Tutto questo poi, autorizzato da qualche politico Democratico impazzito (vedi il riferimento alla legge del Massachussettes voluta da Kennedy).

Un film che distorce in ottica cristiano-cattolica la realtá delle cure mediche, senza per altro ricordare la disumana mercificazione della sanitá statunitense dovuta alle assicurazioni sanitarie.

Buona visione!

3 Risposte a “X-Files: Voglio Crederci”

  1. sandro detto

    Scusa la perfidia, ma aggiungendo un euro ai sette buttati avresti comprato “Una rosa per Emily”: serata salvata e spirito ritemprato!

  2. prescinseua detto

    Un film di denuncia, insomma…io tuttavia non me preoccuperei: il Tg1 – blockbuster dell’informazione italiana – provocherà sempre più danni cerebrali di un filmetto che sì e no vedrà qualche migliaio di persone…

  3. nicola detto

    Mah, il film non ha proprio sbancato negli Stati Uniti, ma ha comunque raccolto venti milioni di dollari in un mese: a 10 dollari il biglietto, l’hanno visto due milioni di persone. Non male. Speriamo che la maggior parte di questi non sia in etá elettorale.
    Per quanto riguarda i tg nostrani, consiglio una visita urgente su odiostudioaperto.blogspot.com per vedere gli ultimi grandi reportage.

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