Salta al contenuto

L’omofobia è contro l’economia

22 ottobre 2009

La questione omofobia non riguarda solo ambiti ideologici e religiosi. Riguarda aspetti economici e sociali di vitale importanza, perché se si vuole costruire un’economia moderna e dinamica occorre costruire una società altrettanto moderna e dinamica. Riconoscere, rispettare ed integrare le diversità è un elemento fondamentale dello sviluppo, oggi più che mai. Viviamo in un mondo in cui il sistema economico si regge sulle forme di creatività individuale.

E inoltre, sull’innovazione, sulla capacità degli individui di esprimere il meglio di se stessi e dare un contributo originale alla società che li circonda. Ma questo può avvenire solo in contesti capaci di stimolare e accettare le varie forme di espressione e di libertà individuali. Contesti capaci di valutare e valorizzare le persone per il loro contributo di idee, energia e competenze, e non per il Dio che pregano prima di andare a dormire o la persona che scelgono di avere accanto nella vita.

Una società in grado di accettare le diversità è una società che sa motivare e gratificare i propri cittadini, che sa guadagnarsi il loro rispetto e la loro partecipazione sociale, civile, economica. È una società che cresce, che innova, che prospera.

Da decenni gli studiosi ci mostrano questa relazione. Dalle ricerche condotte negli Anni 80-90 dal sociologo Ronald Inghleart, dell’Università del Michigan, fino ai lavori più recenti dell’economista Richard Florida, secondo cui la competizione globale per l’attrazione di talenti non può che essere vinta da società aperte e tolleranti, perché le persone più istruite, brillanti e creative sceglieranno di vivere in società dove sono libere di essere se stesse. I dati supportano queste tesi, sia all’interno degli Stati Uniti, in cui le città più aperte e tolleranti come San Francisco, Seattle o Austin hanno i tassi più elevati di innovazione e di concentrazione di talenti e creativi, che nei Paesi europei, dove Svezia, Danimarca, Olanda registrano, guardacaso, sia altissimi livelli di tolleranza verso le diversità e l’omosessualità, che alti livelli di innovazione, di sviluppo e di competitività economica.

Purtroppo l’Italia su questo fronte è molto indietro. Gli ultimi dati prodotti dalla Gallup sono assai eloquenti. Alla domanda se il proprio Paese fosse un buon posto per vivere per gay e lesbiche, solo il 49% degli italiani ha risposto di sì, contro l’83% degli olandesi, il 75% degli spagnoli e addirittura il 70% di un Paese tradizionalista come l’Irlanda, che fino a pochi anni fa era tra i più arretrati. Questo ci dice che l’Italia si sta pericolosamente chiudendo, proiettando dentro e fuori di sé un’immagine cupa e intollerante su cui sarebbe urgente intervenire.

Certo, non è semplice cambiare le attitudini culturali e i pregiudizi. Ma non è impossibile, ed è proprio su queste sfide che si misura la buona politica. Mostrando ai cittadini che le diversità sono un diritto individuale e una risorsa collettiva, che le discriminazioni limitano le possibilità di sviluppo, e avendo il coraggio di prendere iniziative legislative innovative, la politica può spianare la strada ad una crescita sociale e culturale lungimirante. Perché è questo che deve fare: guardare più avanti di quanto tanti normali cittadini sono in grado di fare e assumersi la responsabilità di scelte giuste per il futuro.

Vale forse la pena ricordare che negli Stati Uniti poco più di cinquant’anni fa (1967) coraggiosi membri della Corte Suprema dichiararono incostituzionali le leggi che in alcuni Stati del Sud ancora proibivano i matrimoni tra persone di razze diverse. La loro decisione fu presa nonostante il 73% dell’opinione pubblica americana, fosse, all’epoca, contraria ai matrimoni interrazziali. Così come cinquant’anni prima venne concesso il voto alle donne nonostante molti ancora sostenessero «che il voto alle donne avrebbe portato alla disgregazione della famiglia e dell’ordine morale della società». Quelle decisioni non furono mere questioni ideologiche o valoriali, ma hanno avuto conseguenze enormi sullo sviluppo economico e sociale degli Stati Uniti. Basta pensare a chi oggi ricopre le più alte cariche del Congresso e del governo americani per rendersi conto di quanto quelle scelte abbiano aiutato il Paese a divenire non solo una grande democrazia, ma una grande potenza economica, capace di far leva sulla motivazione, l’impegno e l’entusiasmo di tutti i suoi cittadini a prescindere dalla razza, dal genere, dalle preferenze religiose o sessuali. Perché niente motiva e stimola un essere umano più della consapevolezza di potersi realizzare in pienezza e in libertà.

Irene Tinagli

fonte: http://www.arcigay.it/omofobia-contro-economia-tinagli

5 commenti Lascia un →
  1. J.S. permalink
    22 marzo 2010 12:11

    cosa non si fa per giustificare l’ommosessualità,prima la ricerca pseudo scientifica dell’ università del Miching,adesso la pseudoeconomia

    è un interessante parallellismo col nazismo:i nazisti per dare un fondamento di verià alle loro idee politiche si avvalevano di
    -pseudoscienza,pseudobiologia
    -pseudoarcheologia (ricerche in tibet etc…)
    -pseudoeconomia

    insomma,è molto strano che politica e scienza coincidano perfettamente come accadeva una volta,ma è sempre stato così…

  2. nicola permalink*
    22 marzo 2010 15:59

    Caro J.S., lei e’ proprio un disperato.
    In primo luogo, omosessualità si scrive con una sola m, e al limite la ricerca è stata condotta in Michigan.
    In secondo luogo, nessuno sta giustificando l’omosessualità, in quanto essa non ha bisogno di alcuna giustificazione per esistere. Ne ha pieno diritto, e non necessita di scuse.
    L’articolo che lei tanto sagacemente chiosa, pur nella sua semplicità, è molto chiaro ed espone un argomento assai piu’ complesso delle fantascienze naziste che lei crede di rintracciare. Se lo rilegga mille volte, e forse capirà qualcosa.

  3. sandro permalink*
    22 marzo 2010 19:01

    L’opinione di Nicola è anche la mia.
    Continua a divertirmi il costume di questi catoni sgrammaticati, che esibiscono un coraggio di carta nascondendosi dietro la sigla.
    Se li considera malati o anormali, esimio J. S., non contempli più le opere di Michelangelo, non legga più Proust, non ascolti più Tchaikovskij, solo per fare alcuni nomi della cultura universale.
    C’è solo da guadagnarne. Per tutti.

  4. J.S permalink
    26 luglio 2010 09:09

    già,ci siete cascati

    omosessualità l’ho scritta (ironicamente) con 2 emme per vedere se sareste stati talmente disperati da aggrapparvi a questo particolare,è un vero classico dei forum…

    è una ricerca dal sapore politico e moralistico,non scientifico

    le innovazioni e l’economia di una società non dipendono direttamente dalla tolleranza:altrimenti non ci sarebbe stata la rivoluzione industriale nata nell’inghilterra vittoriana,la cina di oggi non esisterebbe etc…

    però,da un certo punto di vista, può anche essere vero che una società oggi deve essere tollerante per svilupparsi:sommariamente parlando l’economia è ancora retta dalle società occidentali e socialdemocratiche, che mal tollerano e preferiscono ostacolare stati e nazioni che non si conformano all’occidente

    anche l’accusa di firmarmi con un sigla non regge in piedi,sul web di solito si usano dei nickname e ciò non lede la legittimità dei miei argomenti:altrimenti per coerenza dovrebbe anche screditare chi la pensa come voi…

    ps:ora vi volete aggrappare al fatto che non ho usato le maiuscole o che ho risposto tardi?

    • alessandro segatto permalink*
      26 luglio 2010 14:01

      Io, nel dubbio, mi inchino.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.