La strage degli imbecilli
Pubblicato da sandro su 7 Novembre, 2009
Mercoledì sono andato con un amico in un posto, a Treviso, chiamato supermercato dei libri. Come si capisce dal nome, è una libreria enorme, effettivamente delle dimensioni di un supermercato. Gli scaffali sono gli stessi, di conseguenza la quantità di libri a disposizione supera quella che ciascuno potrebbe immaginare: personalmente, non ne avevo mai visti tanti tutti assieme (benché alle porte di Treviso esista un luogo simile, chiamato però centro biblioteche). Per me, un vero paradiso, una golconda. Io e questo amico, tuttavia, non siamo capitati lì per caso, bensì con uno scopo preciso: abbuffarci di libri approfittando dello sconto generale del 30%. Alla fine, dopo ore di piacevole gironzolare, ne ho presi tre. Uno di questi, che sto leggendo, è La strage degli imbecilli. Si tratta di un romanzo francese del 2007, opera prima di Carl Aderhold, di professione direttore editoriale. La trama è presto detta: un uomo si stanca degli imbecilli da cui si sente circondato e decide di ammazzarli ad uno ad uno, tentando anche di elaborare una teoria generale della stupidità. Be’, chi come me adora il Gustave Flaubert di Bouvard e Pécuchet, non poteva restare indifferente a tale richiamo. Per il momento mi piace e desidero segnalarvelo. Seguirà una recensione.
Una volta fuori, aggiunsi il nome della veggente sul taccuino. La lista si allungava. C’era anche una vecchietta, al supermercato dell’angolo, che approfittava dell’età avanzata per scroccare, il motociclista del palazzo di fronte che tutte le mattine faceva sgasare la moto prima di partire e un tizio incontrato a una serata mondana cui mi aveva trascinato Fabienne. Non ricordo come si era svolta la conversazione, ma a un certo punto mi aveva chiesto di cosa mi occupassi. «Di imbecilli». Mi aveva avvicinato l’orecchio alla bocca.
«Scusi?».
«Di imbecilli».
«Di imbecilli?».
Trovò il concetto molto attuale. «Di un nichilismo radicale con un tocco di sarcasmo canzonatorio. E’ Céline! E’ puro genio». Poi si lanciò in un lungo monologo per spiegarmi che, contrariamente a un’idea piuttosto diffusa, «la relatività dell’imbecillità era solo apparente, ma era riconducibile a quella forma popolare di speranza collettiva in una generica salvezza, e questo contro tutte le lezioni della Storia. L’imbecille crede nel progresso, nell’esemplarità dei divi e nei discorsi dei politici». «Quindi lei studia i borghesucci?», aggiunse. «Non solo», feci io fissandolo dritto negli occhi. Scrissi il suo nome sul taccuino, lui pensò che annotassi le sue idee. «L’immoralità è il solo vaccino efficace contro l’imbecillità», mi disse, invitandomi con il dito ad annotare la frase. «Anche un colpo di rivoltella», replicai. Scoppiò a ridere, trovando il mio commento deliziosamente rock’n'roll.



Nicola detto
Ah! Questo libro sembra proprio godibile! Controllero’ se lo pubblicano anche qui.
giovannicarrosio detto
La prosa mi ricorda quella delle anime morte, di gogol. Lo cercherò anche io, sembra molto divertente e acuto. Di quanti colpi di rivotella avremmo avuto bisogno nella nostra dimora universitaria!