Ai Nostri Posti

Ora e sempre Resistenza

Muri

Pubblicato da sandro su 9 Novembre, 2009

Cadeva vent’anni fa un muro tristemente famoso, e non possiamo che rallegrarci del visibile salto in avanti compiuto da quella Germania e da quell’Europa da quel giorno remoto ad oggi.

Bisognerebbe chiedersi però se alla caduta del celebre muro, con i calcinacci stessi del muro sia stato edificato qualcosa di buono e giusto, al di là delle aggettivazioni celebrative.

Bisognerebbe chiedersi se altri muri, più solidi e meglio presidiati, collocati nell’immaginario o nell’esistente, non formino adesso barriere maggiormente efficaci contro un desiderio diffuso di giustizia ed equità.

La qualità della democrazia, insomma, ha tratto giovamento da quel crollo, o il vuoto apologizzare contemporaneo farà crollare anche il simulacro di quest’ultima?

Una Risposta a “Muri”

  1. Nicola detto

    Argomento difficile da affrontare, caro Sandro. In linea di massima, la caduta di un muro e’ sempre cosa positiva; esattamente come la costruzione di un ponte. Tuttavia, non potremmo rallegrarci della caduta di un muro (ideale) che fosse stato eretto a protezione dalla barbarie, cosi’ come non potremmo rallegrarci della costruzione di un ponte (reale) che sconvolga paesaggi, e che poggi le proprie fondamenta sulle speculazioni e sulla corruzione dei suoi costruttori ed amministratori.
    Perdonate il mio esempio banalizzante, ma la questione richiede riflessioni davvero molto ampie.
    Resto fermamente convinto che la caduta del muro di Berlino abbia ingenerato una lunga serie di ricadute positive, non ultima la fine delle dittature comuniste in buona parte del globo.
    Che le democrazie di mercato, con i loro specchietti per allodole, con la loro logica di vincitori e vinti, con le loro ricadute sociali in termini di poverta’, emarginazione, emigrazione, con i loro novelli governi piu’ o meno autoritari che ancora attanagliano buona parte dei paesi dell’ex blocco sovietico, con i rigurgiti ultranazionalisti e razzisti che in molti casi hanno portato a guerre; ecco, riguardo a tutte queste cose, non sono certo che la caduta di quel muro abbia risolto molto, anzi.

    Nel particolare, comunque, ovvero nel caso della Germania Est, il mio personale parere e’ che l’evento sia stato provvidenziale e benefico.

    Restano ovviamente decine di altri muri da abbattere: alcuni fisici, come quelli tra USA e Messico, Corea del Nord e Sud, India e Pakistan, Israele e Palestina; altri ideali, ovvero tutti i mancati riconoscimenti di diritti fondamentali che ancora affliggono le nostre societa’, sia quelle piu’ conservatrici che quelle piu’ liberali. Nel caso delle societa’ liberali, inoltre, credo sia lecito temere che la concessione di certi diritti della persona (nel merito di orientamento sessuale, conservazione di lingua e tradizioni, e cosi’ via) sia funzionale al solo mantenimento dello status quo e alla persistente negazione di altri diritti del corpo politico della societa’, che in questi anni e’ stato invece pesantemente attaccato. Si potrebbe aprire un lungo dibattito sullo stato di eccezione e su cosa esso abbia comportato negli ultimi anni, ma non saro’ io a farlo in questa sede.
    Nel frattempo, cerchiamo di cogliere quanto di positivo vi sia in questo anniversario, e lavorare perche’ l’eredita’ di questo evento porti frutti sempre migliori. In fin dei conti, l’eredita’ di un crollo e’ appunto uno spazio vuoto: sta a noi costruire qualcosa di nuovo e migliore. Magari una piazza, o un parco.

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