Ai Nostri Posti

Ora e sempre Resistenza

Uomini, cacciatori, ominicchi

Pubblicato da sandro su 12 Novembre, 2009

Leggo sul Corriere del Veneto che una mostra organizzata nel palazzo regionale dall’assessore alla cultura Elena Donazzan (ex An) userebbe la figura del compianto Mario Rigoni Stern per propagandare la caccia. La cosa mi ha immediatamente messo di malumore perché amo lo scrittore di Asiago e odio – meglio: non comprendo – la caccia sportiva.

Di questo si tratta, di uno sport. Quella che viene praticata oggi non ha certo nulla da spartire con la caccia di un tempo, quando le doppiette sparavano per bisogno anziché per spasso. Del resto è sufficiente leggere lo stesso Rigoni Stern per rendersene conto. Cito una sua frase riportata nell’articolo: «Non sogno carnieri pieni di animali ma di andare per i boschi, lentamente, con il mio cane».

Proprio qui però sorge l’equivoco su cui si specula. L’immagine pervasa di sentimentalismo creata dal vecchio alpino offre l’occasione ai cacciatori invasati di considerarsi degli ambientalisti, degli amanti della natura, una specie di guardiani dei boschi. Niente di più lontano dalla realtà, se si considera l’ecatombe di bestie e bestiole uccise ogni anno per gioco. Chi avesse lo stomaco per vedere le foto delle prede di questi eroici mitraglieri, vada a cercare nei loro molti siti.

E’ noto che la psicologia considera il fucile un prolungamento, un’estensione della virilità. Ora, Mario Rigoni Stern era un uomo con la lettera maiuscola, un partigiano, innamorato della sua terra violentata nel paesaggio e nei costumi. Questi signori dalle doppiette facili e questi assessori poco perspicaci sono invece degli ominicchi che dovrebbero provare imbarazzo anche solo nel pensare di accostarsi a lui. Tanto più che questi stessi figuri non devono neppure aver l’aria di leggere granché. Nel dubbio sparano. O le sparano. Grosse.

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