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Dalla padella del Porcellum alla brace del Mattarellum

10 gennaio 2012

Nei prossimi giorni la Corte Costituzionale si riunirà per esaminare i due quesiti referendari che chiedono l’abolizione dell’attuale legge elettorale, più nota come Porcellum, un nome che gli è stato dato dal suo estensore, l’immarcescibile Calderoli. E se è il padre a chiamare Porcellum la propria creatura, qualcosa di vero ci sarà pure. In effetti, fin dalle modalità di approvazione della legge era già chiaro che qualcosa non quadrava. Il governo Berlusconi III nel 2005, sentendo arrivarsi alle spalle una batosta alle elezioni che si sarebbero tenute nella primavera successiva, decise di modificare la legge elettorale, ritornando al proporzionale (legge 270/2005), però con liste bloccate e premio di coalizione. Ciò avvenne meno di sei mesi prima delle elezioni e senza il sostegno dell’opposizione, cosa che fece storcere il naso a diversi osservatori internazionali. Emerse inoltre che la nuova legge era così ingegnosamente congegnata da favorire il centrodestra al Senato. Tanto è vero che il centrosinistra, uscito vincitore, si ritrovò appeso ad una maggioranza al Senato di 1-2 parlamentari. Bastarono un paio di perle come i Dico e un po’ di campagna acquisti di Berlusconi per far cadere Prodi e riportare il paese alle elezioni nel 2008. Con una confortevole maggioranza al Senato per il centrodestra, guarda caso. Magari il legislatore italiano fosse sempre così preciso e puntuale nello scrivere le norme!

Ovviamente di questi problemi concreti della vigente legge elettorale si sono dimenticati più o meno tutti, tranne forse Sartori e pochi altri. Ma si tratta di problemi che persistono ed è quindi interesse sia del centrosinistra sia del terzo polo sia della Lega (se vorrà andare da sola e non in coalizione alle prossime elezioni) cambiare legge, e al più presto. La questione è se il referendum, al di là della sua ammissibilità costituzionale, sia la via migliore per farlo. Che l’Italia conti su una lunga esperienza in merito è cosa nota. Dal famoso, quasi mitico per taluni, referendum del 1993 ad oggi, le raccolte firme e le consultazioni per modifiche, riforme e abrogazioni in tutto o in parte si sono sprecate. Alcune con successo, la maggior parte meno. Dovendo constatare che per avere un governo che governi c’è comunque stato bisogno dell’intervento – istituzionalmente assai pesante – del presidente della repubblica, viene da concludere che tutte queste riforme su riforme non sono servite a nulla. Gli italiani sembrano costitutivamente incapaci di scegliere dei politici non si dice onesti ma almeno competenti ed un minimo efficienti.

E no, mi sembra già di sentirmi obiettare. Ma il problema non sono gli italiani (e infatti Berlusconi e Calderoli li hanno messi lì i Savi di Sion…), il problema sono i partiti che con l’attuale legge elettorale possono candidare chi vogliono, creando così un sistema di vassallaggio, di caporalato che limita soprattutto l’autonomia dei backbencher, dei parlamentari poco esposti mediaticamente ma proprio per questo assai preoccupati di non perdere il posto alle elezioni successive. La maggioranza dei parlamentari, diciamo pure. Il governo si garantisce quindi una maggioranza ad ogni costo minacciando implicitamente i propri eletti di metterli in fondo alla lista alle elezioni successive nel caso si azzardino a dar vita a qualche fronda interna. A parte il fatto che è proprio grazie all’attuale legge elettorale (o meglio, nonostante) che è nato il terzo polo, l’unica novità del panorama politico davvero di rilievo dal 1994 a Monti (anche per chi, come il sottoscritto, disistima profondamente un Buttiglione). A parte il fatto che è proprio grazie al Porcellum che ci siamo liberati di una serie di rottami storici come Ferrero e Diliberto. A parte il fatto che non è vero come sostengono alcuni che l’Italia è l’unico paese ad avere liste (semi)bloccate, de iure o de facto. Potrei citare il caso olandese, oppure quello spagnolo. Due casi peraltro in cui la classe politica per lo meno non brilla di ignavia come quella italiana…ma non era colpa delle liste bloccate?! A parte tutto questo, l’obiezione potrebbe essere fondata, a rigore di logica.

Ma davvero allora non sarebbe meglio tornare al vecchio Mattarellum, cioè alla legge precedente a quella eventualmente abrogata in toto? No. O più precisamente, non farebbe nessuna differenza. E sarebbe potenzialmente persino peggio. Primo, perché lo abbiamo già provato e non mi sembra che nessuno lo rimpianga. Secondo, perché chi sostiene che il problema del Porcellum è l’assenza delle preferenze, dà l’impressione che invece con il Mattarellum le preferenze ci fossero. Il trionfo della democrazia, verrebbe da dire. ‘Scelgi tu chi sarà eletto e chi governerà’, strillano entusiaste le anime candide dei referendari. Peccato che chi sostiene una cosa del genere sia uno stolto oppure sia in palese malafede. Il Mattarellum consisteva nell’elezione con il sistema maggioritario del 75% dei deputari e senatori. Il restante 25% veniva eletto per il Senato tramite recupero dei migliori non eletti (insomma, i perdenti che però avevano perso per pochi voti, poveretti) e per la Camera tramite un voto proporzionale da esprimere su una seconda scheda. Fantastico, così anche Ferrero e Diliberto avevano un posto al sole. Si stava meglio quando si stava peggio, non c’è che dire.

Mi sia permesso anche ricordare a chi se ne fosse dimenticato (ebbene sì, divento vecchio e posso parlare – uh! – per esperienza) che cosa l’elettore si trovava di fronte sventagliando davanti a sé la scheda elettorale in stile Mattarellum. Per il voto maggioritario c’era una serie di simboli per ogni coalizione con accanto il nome di un solo candidato, scelto ovviamente con criteri imprescrutabili interni alla coalizione, criteri a cui la Prima Repubblica per lo meno aveva il buon gusto di dare un nome: manuale Cencelli. La scheda proporzionale era invece fregiata da una lunga serie di partiti e partitini con accanto (già stampati, sia chiaro) il nome di due candidati. A seconda dei voti presi dal partito (non dai candidati), per ogni partito ne venivano eletti 0, 1 o 2. Un nome su una scheda e due nomi sull’altra, prestampati. Alla faccia delle preferenze! E i comitati referendari vogliono farci credere che prima l’elettore poteva indicare liberamente il proprio candidato preferito? Ma fatemi il piacere!

Non ci resta che sperare in un no della Corte Costituzionale. Lo dico con profonda convizione. Altrimenti il ritorno al Mattarellum e ai partitini insulsi sarà inevitabile (visto che ormai ai referendum vanno a votare solo i favorevoli al sì, per ragioni varie che ora non sono importanti). A meno che i ‘nominati’ con il Porcellum non si mettano una mano sulla coscienza e cambino la legge elettorale in extremis. Non importa come, qualsiasi cosa sarebbe meglio sia del Porcellum sia del Mattarellum (soprattutto se per una volta si eviterà il latinorum degli idioti). Non è detto che non accada. Alla fine per mettersi una mano sulla coscienza è necessario averne una. E per quanto paradossale sia, è più probabile che a riservarci qualche sorpresa (qualche ho detto, non troppe) siano gli eletti con il Porcellum, piu di quanto abbiano mai saputo fare i cari vecchi (e non rimpianti) parlamentari Mattarellum-style.

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