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Sfigati

24 gennaio 2012

Ricordo come fosse ieri l’espressione d’incredulo stupore che si disegnò sul volto di quel laureando in giurisprudenza quando gli rivelai che “proprio” non si scrive come lui era convinto, ossia “propio”; o che la corretta grafia di “anticappato”, con cui il futuro leguleio apostrofava coloro che non avevano la sua stessa perspicacia, era diversa; o che il grande filosofo Karl Marx non era russo ma tedesco.

Conosco laureati in ingegneria che stentano a compitare i polisillabi; che non sanno più reggere il peso della penna e dunque scrivono inintelligibilmente; che ignorano la sintassi, aberrano l’ortografia, pervertono il lessico; e che nondimeno si fregiano del loro bel titolo, certo meritato.

Ho chiacchierato con esperti in farmacia, medicina, comunicazione, economia, non cavandone che noia, rassegnazione, abbattimento – sensazioni che mi percuotevano l’animo con la medesima violenza usata dagl’interlocutori mentre illustravano le balordaggini che si piccavano di definire idee loro. Ho polemizzato con insigni addottorati che non osavano avventurarsi in periodi con tempi composti, o che allegramente – ridendo, intendo – confessavano di non aver mai letto un libro, o che dubitavano (non essendo però in grado di enunciarlo) dell’evoluzionismo. Ho perfino partecipato a quelle cerimonie nelle quali la “futura classe dirigente” si autocelebra, come nelle feste di compleanno dell’infanzia: se va bene, sono triviali sproloqui su luoghi comuni; se va male, cedo all’immaginazione di ciascuno…

Queste persone, questi avvenimenti, pare, sono “fichi”, stando all’eloquio forbito dei soloni di oggi. Io, uno sfigato. Meno male.

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  1. david.deconcilio permalink
    26 gennaio 2012 04:24

    Il continuum che lega molte scelte di questo governo con quello precedente traspare anche da questo: la ricerca di visibilità facile con la provocazione, a noi ben nota grazie al berlusconismo. A quanto pare è ancora uno strumento valido per personaggi come Martone, il quale – nato sotto Brunetta, che di quest’arte era maestro – continua a fare carriera oggi, senza abbandonare la strada intrapresa dal suo ex datore di lavoro.

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