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	<title>Ai Nostri Posti</title>
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		<title>Ai Nostri Posti</title>
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		<title>Sfigati</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 06:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[stupidità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordo come fosse ieri l’espressione d’incredulo stupore che si disegnò sul volto di quel laureando in giurisprudenza quando gli rivelai che “proprio” non si scrive come lui era convinto, ossia “propio”; o che la corretta grafia di “anticappato”, con cui il futuro leguleio apostrofava coloro che non avevano la sua stessa perspicacia, era diversa; o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5408&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Ricordo come fosse ieri l’espressione d’incredulo stupore che si disegnò sul volto di quel laureando in giurisprudenza quando gli rivelai che “proprio” non si scrive come lui era convinto, ossia “propio”; o che la corretta grafia di “anticappato”, con cui il futuro leguleio apostrofava coloro che non avevano la sua stessa perspicacia, era diversa; o che il grande filosofo Karl Marx non era russo ma tedesco.</p>
<p align="justify">Conosco laureati in ingegneria che stentano a compitare i polisillabi; che non sanno più reggere il peso della penna e dunque scrivono inintelligibilmente; che ignorano la sintassi, aberrano l’ortografia, pervertono il lessico; e che nondimeno si fregiano del loro bel titolo, certo meritato.</p>
<p align="justify">Ho chiacchierato con esperti in farmacia, medicina, comunicazione, economia, non cavandone che noia, rassegnazione, abbattimento – sensazioni che mi percuotevano l’animo con la medesima violenza usata dagl’interlocutori mentre illustravano le balordaggini che si piccavano di definire idee loro. Ho polemizzato con insigni addottorati che non osavano avventurarsi in periodi con tempi composti, o che allegramente – ridendo, intendo – confessavano di non aver mai letto un libro, o che dubitavano (non essendo però in grado di enunciarlo) dell&#8217;evoluzionismo. Ho perfino partecipato a quelle cerimonie nelle quali la “futura classe dirigente” si autocelebra, come nelle feste di compleanno dell’infanzia: se va bene, sono triviali sproloqui su luoghi comuni; se va male, cedo all’immaginazione di ciascuno…</p>
<p align="justify">Queste persone, questi avvenimenti, pare, sono “fichi”, stando all’eloquio forbito dei soloni di oggi. Io, uno sfigato. Meno male.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5408/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5408/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5408/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5408&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le finte liberalizzazioni</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:12:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prescinseua</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[liberalismo]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Okay, lo ammetto fin dall’inizio. Il titolo è fuorviante. Le liberalizzazioni di Monti non sono finte, ma sono insufficienti e in qualche caso semplicemente malfatte e quindi controproducenti. Mi limito solamente ad alcuni punti che stanno attirando le attenzioni della stampa in questi giorni, in parte a causa di una reazione per così dire esagitata [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5402&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Okay, lo ammetto fin dall’inizio. Il titolo è fuorviante. Le liberalizzazioni di Monti non sono finte, ma sono insufficienti e in qualche caso semplicemente malfatte e quindi controproducenti. Mi limito solamente ad alcuni punti che stanno attirando le attenzioni della stampa in questi giorni, in parte a causa di una reazione per così dire esagitata da parte delle categorie interessate.</p>
<p style="text-align:justify;">Il quadro è chiaro: aumento delle licenze dei taxi, più posti da notaio, incremento del numero di farmacie autorizzate, abolizione delle tariffe minime e massime per gli avvocati e gli altri ordini professionali. Evvai, gridano i media tutti in coro, questo sì che è liberalismo applicato. Sarà. Mi limito a constatare che è molto meno rispetto alle ipotesi circolate nelle settimane scorse e mi fa anche un po’ rimpiangere le lenzuolate di Bersani che, per quanto insufficienti, avevano almeno il dono della chiarezza: aspirina al supermercato. Se la trovi alla Coop, la liberalizzazione ha funzionato. Altrimenti, no. Lo capisce anche un bambino.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel caso attuale invece si mena palesemente il can per l’aia. Il mantra ufficiale è che le tariffe scenderanno. Ma come? Semplice, si aumenta il numero di professionisti disponbili sul mercato. A parità di clientela questo dovrebbe far abbassare le tariffe. Gli utenti-clienti spendono in totale tanto uguale, ma ogni singolo professionista guadagna pro capite di meno (a meno che non aumenti le tariffe&#8230;). In altre parole, non si aumenta la concorrenza, ma si riduce solo il reddito delle categorie colpite (ripeto, forse). Ora, ‘colpire i ricchi’ è di per sé una possibilità che in tempi di crisi non può essere scartata alla leggera, ma tanto vale farlo bene: introducendo una patrimoniale. E controlli fiscali a tappeto. Altrimenti, hanno un po’ di ragione anche i tassisti a chiedersi come è potuto accadere che un intero paese abbia finito per odiare proprio loro, fra tutte le categorie protette che ci sono.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi si dirà: ma se le tarrife scendono, i consumatori ci guadagnano, no? A breve può darsi, ma se siamo d’accordo che la politica in Italia dovrebbe smetterla di pensare a domani per tornare ad occuparsi meglio del dopodomani, allora dobbiamo anche avere il coraggio di ammettere che il piano Cresci Italia rischia in realtà di paralizzare il paese sul lungo periodo ancor più di quanto non sia avvenuto finora. Aumentare il numero di tassisti, farmacisti o notai senza toccare i lacci e lacciuoli che ne proteggono inopinatamente i rispettivi mercati significa semplicemente aumentare la platea dei protetti. In questo modo, se un prossimo governo deciderà di liberalizzare davvero questi settori, si troverà di fronte non professionisti ormai avvezzi alla concorrenza ma semplicemente un’opposizione ancora più ampia. Dal 2014, per esempio, ci saranno 1500 notai in più pronti a difendere i propri privilegi/diritti e proporzionalmente aumenterà la difficoltà per qualsiasi governo di intervenire sugli stessi, perché il quadro di regolamentazione della professione non sarà cambiato di una virgola.</p>
<p style="text-align:justify;">Arrivati a questo punto bisogna comunque fare una distinzione fra tassisti e altre categorie professionali. I primi infatti operano in regime di licenza, ma sono rappresentati da diverse organizzazioni di categoria. La loro opposizione a qualsiasi riforma del settore è motivata dal fatto che spesso hanno dovuto indebitarsi non poco per poter acquistare una licenza. Che sperano poi di rivendere al momento di andare in pensione, a mo’ di liquidazione. L’argomento ha una sua logica e non è totalmente indifendibile. Si vogliono liberalizzare le licenze? Perfetto, sarà bene allora rendersi conto che non lo si può fare a costo zero. Il governo, qualsiasi governo, non può far altro che rilevare tutte le licenze esistenti a prezzi di mercato per poi liberalizzarle immediatamente. Un’operazione in perdita? A breve forse, sul lungo periodo si sarà però realizzato l’obiettivo della liberalizzazione e di un concreto aumento della concorrenza, salvando però l’equità sociale cui anche i tassisti nel loro piccolo hanno diritto. Ma dove si trovano i soldi con i tempi che corrono? Benissimo, se non ci sono i soldi, allora lasciamo tutto com’è, per favore. Almeno si evita di aumentare il numero dei protetti e rendere la vita più difficile ai prossimi governi.</p>
<p style="text-align:justify;">E veniamo ad avvocati e affini. Vale a dire a tutte le categorie dotate di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_professionale">ordine professionale</a>. Sarà bene ricordare da dove vengono queste istituzioni. Si tratta di organi verticali di auto-organizzazione delle professioni che partono da una visione corporativa della società. Non a caso sono stati introdotti dal fascismo e mantenuti da una democrazia cristiana che su questo punto non la pensava in modo molto diverso: è meglio che gli avvocati (ma mutatis mutandis, anche i medici, i farmacisti, gli architetti, gli ingegneri, i geometri, i giornalisti, ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.) si regolino fra di loro, ricchi e poveri, giovani e vecchi, cittadini e villani, con ampia discrezionalità di regolamentazione interna e senza tenere di fatto in alcun conto la posizione del cliente. Tant’è vero che tutti questi ordini hanno introdotto tabelle tariffarie obbligatorie, fondi pensione propri (alcuni nel frattempo confluiti nell’INPS) e divieto di informazione pubblicitaria. Non proprio un modello liberale di trasparenza e concorrenza. Ma come detto sopra, questo non era neppure l’obiettivo originario.</p>
<p style="text-align:justify;">È proprio su questi ordini professionali che si sarebbe dovuto intervenire. &#8216;Aboliamoli!&#8217;, ha gridato qualcuno. Mi limito a dire che forse si sarebbe potuto fare molto senza arrivare a tanto. In fondo gli ordini rappresentano i propri iscritti, esattamente come fanno i sindacati con i lavoratori dipendenti, ed è questo una conquista sociale che nessuno vuol mettere in discussione. L’ammissione a questi istituti non funziona sempre nello stesso modo e non è il caso qui di entrare in dettaglio. In tutti i casi, però, due sono gli aspetti comuni: esistono albi professionali, gestiti ma distinti dai rispettivi ordini, e non esistono altre rappresentanze professionali oltre a questi ordini. Nel senso che proprio non sono consentite. Sei avvocato iscritto all’albo e vuoi farti tutelare nei tuoi diritti di professionista? Devi – proprio devi – essere iscritto all’ordine. Orbene, quest’ordine, all’epoca delle lenzuolate di Bersani, ha fatto di tutto, ma proprio di tutto, per impedire ai giovani professionisti, ancora sconosciuti ma ambiziosi, di farsi un po’ di pubblicità. In nome della solidarietà interna, che è il motivo primo dell&#8217;esistenza stessa di un ordine professionale. In altre parole, far finta di ingoiare il rospo per poi aggirare l’ostacolo con disposizioni interne (che in una visione corporativa ma illiberale della società, non dimentichiamolo, sono l’essenza dell’autoregolamentazione degli ordini, i quali, in buona sostanza, sono l&#8217;antonimo della concorrenza). Idem per l&#8217;abbassamento delle tariffe, che Bersani aveva già reso puramente indicative, con il conseguente mostruoso calo tariffario che oggigiorno è sotto gli occhi di tutti (lo dico con sarcasmo, nel caso non fosse chiaro).</p>
<p style="text-align:justify;">È verosimile attendersi che anche questa volta finirà in gloria. Gli avvocati non hanno più tariffe minime e massime? Bene, ma devono pur sempre iscriversi all’ordine, il quale probabilmente si farà avanti con una serie di tariffe consigliate. E va da sé che saranno ‘caldamente’ consigliate, pena tutta una serie di guai disciplinari interni che soprattutto un giovane professionista alle prime armi non avrà alcun interesse ad affrontare. Oltre al fatto che è uno dei compiti sacrosanti di un organo di rappresentanza professionale consigliare ai propri iscritti una tariffa dignitosa per le diverse prestazioni. Ovviamente, dell’abolizione delle tariffe massime non importa niente a nessuno, anzi, ben venga, mi sembra già di sentirli. Ripeto: perché un avvocato non può avere a disposizione una pluralità di associazioni professionali che lo rappresenti – esattamente così come esistono diverse sigle sindacali? Credo che sia nell’interesse della professione forense, prima ancora che del consumatore. L’avvocatura non è un monolite, non tutti avranno la stessa visione della professione, è bene che questa diversità di interessi e posizioni venga alla luce, che sia dovutamente rappresentata. Anche il legislatore ne trarrà il dovuto vantaggio, quanto meno in termini di conoscenza del tessuto professionale del paese.</p>
<p style="text-align:justify;">Lasciamo che gli albi e gli ordini professionali continuino ad esistere. Manteniamo i primi obbligatori in quanto è pur sempre interesse del consumatore sapere se qualcuno ha veramente le qualifiche per esercitare una data professione, ma rendiamo l’iscrizione agli ordini facoltativa, mettendo gli stessi in competizione con altre associazioni di categoria. Solo in questo modo si aumenterà davvero la concorrenza con una riduzione effettiva delle tariffe e adeguate tutele di categoria che non danneggino tutti indistintamente, consumatori e professionisti, in una specie di guerra intraclassista tra piccoli borghesi.</p>
<p style="text-align:justify;">Concludo con un altro punto del piano Cresci Italia, che non è direttamente legato alle professioni ma che mi lascia comunque assai perplesso perché si basa su una visione sociale altrettanto a compartimenti stagni. Parlo della possibilità per i giovani fino a 35 anni di aprire una Srl con solo un euro. Ottima misura, favorisce indubbiamente l’accesso all’imprenditoria con l’aumento globale di produttività e creatività che dovrebbe derivarne. Bene, bravi, bis! Eppure, mi devo chiedere, ma la creatività e la voglia di fare ce l’hanno solo i giovani con meno di 35 anni? Credo di no. Apriamo questa possibilità a tutti, santiddio! Perché, per fare un esempio a caso, un paio di operai della Fincantieri ultratrentacinquenni, i quali, visto l’andazzo, volessero riqualificarsi come imprenditori, non potrebbero godere di questa possibilità? Perché sono vecchi? Ma allora abbassiamo pure l’età pensionabile a 35 anni, cosa volete che vi dica. Davvero, soprattutto in tempi di carenza di stimoli per la crescita, non si può pensare di aprire l&#8217;economia limitandosi a socchiudere porte e finestre. Le si deve proprio spalancare. E il governo Monti non lo sta facendo.<em></em></p>
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		<title>Dalla padella del Porcellum alla brace del Mattarellum</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 11:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prescinseua</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Nei prossimi giorni la Corte Costituzionale si riunirà per esaminare i due quesiti referendari che chiedono l’abolizione dell’attuale legge elettorale, più nota come Porcellum, un nome che gli è stato dato dal suo estensore, l’immarcescibile Calderoli. E se è il padre a chiamare Porcellum la propria creatura, qualcosa di vero ci sarà pure. In effetti, fin dalle modalità di approvazione della legge era già chiaro che qualcosa non quadrava. Il governo Berlusconi III nel 2005, sentendo arrivarsi alle spalle una batosta alle elezioni che si sarebbero tenute nella primavera successiva, decise di modificare la legge elettorale, ritornando al proporzionale (legge 270/2005), però con liste bloccate e premio di coalizione. Ciò avvenne meno di sei mesi prima delle elezioni e senza il sostegno dell’opposizione, cosa che fece storcere il naso a diversi osservatori internazionali. Emerse inoltre che la nuova legge era così ingegnosamente congegnata da favorire il centrodestra al Senato. Tanto è vero che il centrosinistra, uscito vincitore, si ritrovò appeso ad una maggioranza al Senato di 1-2 parlamentari. Bastarono un paio di perle come i Dico e un po’ di campagna acquisti di Berlusconi per far cadere Prodi e riportare il paese alle elezioni nel 2008. Con una confortevole maggioranza al Senato per il centrodestra, guarda caso. Magari il legislatore italiano fosse sempre così preciso e puntuale nello scrivere le norme!</p>
<p style="text-align:justify;">Ovviamente di questi problemi concreti della vigente legge elettorale si sono dimenticati più o meno tutti, tranne forse Sartori e pochi altri. Ma si tratta di problemi che persistono ed è quindi interesse sia del centrosinistra sia del terzo polo sia della Lega (se vorrà andare da sola e non in coalizione alle prossime elezioni) cambiare legge, e al più presto. La questione è se il referendum, al di là della sua ammissibilità costituzionale, sia la via migliore per farlo. Che l’Italia conti su una lunga esperienza in merito è cosa nota. Dal famoso, quasi mitico per taluni, referendum del 1993 ad oggi, le raccolte firme e le consultazioni per modifiche, riforme e abrogazioni in tutto o in parte si sono sprecate. Alcune con successo, la maggior parte meno. Dovendo constatare che per avere un governo che governi c’è comunque stato bisogno dell’intervento – istituzionalmente assai pesante – del presidente della repubblica, viene da concludere che tutte queste riforme su riforme non sono servite a nulla. Gli italiani sembrano costitutivamente incapaci di scegliere dei politici non si dice onesti ma almeno competenti ed un minimo efficienti.</p>
<p style="text-align:justify;">E no, mi sembra già di sentirmi obiettare. Ma il problema non sono gli italiani (e infatti Berlusconi e Calderoli li hanno messi lì i Savi di Sion&#8230;), il problema sono i partiti che con l’attuale legge elettorale possono candidare chi vogliono, creando così un sistema di vassallaggio, di caporalato che limita soprattutto l’autonomia dei <em>backbencher</em>, dei parlamentari poco esposti mediaticamente ma proprio per questo assai preoccupati di non perdere il posto alle elezioni successive. La maggioranza dei parlamentari, diciamo pure. Il governo si garantisce quindi una maggioranza ad ogni costo minacciando implicitamente i propri eletti di metterli in fondo alla lista alle elezioni successive nel caso si azzardino a dar vita a qualche fronda interna. A parte il fatto che è proprio grazie all&#8217;attuale legge elettorale (o meglio, nonostante) che è nato il terzo polo, l’unica novità del panorama politico davvero di rilievo dal 1994 a Monti (anche per chi, come il sottoscritto, disistima profondamente un Buttiglione). A parte il fatto che è proprio grazie al Porcellum che ci siamo liberati di una serie di rottami storici come Ferrero e Diliberto. A parte il fatto che non è vero come sostengono alcuni che l’Italia è l’unico paese ad avere liste (semi)bloccate, <em>de iure </em>o <em>de facto</em>. Potrei citare il caso olandese, oppure quello spagnolo. Due casi peraltro in cui la classe politica per lo meno non brilla di ignavia come quella italiana&#8230;ma non era colpa delle liste bloccate?! A parte tutto questo, l’obiezione potrebbe essere fondata, a rigore di logica.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma davvero allora non sarebbe meglio tornare al vecchio Mattarellum, cioè alla legge precedente a quella eventualmente abrogata <em>in toto</em>? No. O più precisamente, non farebbe nessuna differenza. E sarebbe potenzialmente persino peggio. Primo, perché lo abbiamo già provato e non mi sembra che nessuno lo rimpianga. Secondo, perché chi sostiene che il problema del Porcellum è l’assenza delle preferenze, dà l’impressione che invece con il Mattarellum le preferenze ci fossero. Il trionfo della democrazia, verrebbe da dire. ‘Scelgi tu chi sarà eletto e chi governerà’, strillano entusiaste le anime candide dei <a href="http://www.firmovotoscelgo.it/" target="_blank">referendari</a>. Peccato che chi sostiene una cosa del genere sia uno stolto oppure sia in palese malafede. Il Mattarellum consisteva nell’elezione con il sistema maggioritario del 75% dei deputari e senatori. Il restante 25% veniva eletto per il Senato tramite recupero dei migliori non eletti (insomma, i perdenti che però avevano perso per pochi voti, poveretti) e per la Camera tramite un voto proporzionale da esprimere su una seconda scheda. Fantastico, così anche Ferrero e Diliberto avevano un posto al sole. Si stava meglio quando si stava peggio, non c’è che dire.</p>
<p style="text-align:justify;">Mi sia permesso anche ricordare a chi se ne fosse dimenticato (ebbene sì, divento vecchio e posso parlare – uh! – per esperienza) che cosa l’elettore si trovava di fronte sventagliando davanti a sé la scheda elettorale in stile Mattarellum. Per il voto maggioritario c’era una serie di simboli per ogni coalizione con accanto il nome di un solo candidato, scelto ovviamente con criteri imprescrutabili interni alla coalizione, criteri a cui la Prima Repubblica per lo meno aveva il buon gusto di dare un nome: manuale Cencelli. La scheda proporzionale era invece fregiata da una lunga serie di partiti e partitini con accanto (già stampati, sia chiaro) il nome di due candidati. A seconda dei voti presi dal partito (non dai candidati), per ogni partito ne venivano eletti 0, 1 o 2. Un nome su una scheda e due nomi sull’altra, prestampati. Alla faccia delle preferenze! E i comitati referendari vogliono farci credere che prima l’elettore poteva indicare liberamente il proprio candidato preferito? Ma fatemi il piacere!</p>
<p style="text-align:justify;">Non ci resta che sperare in un no della Corte Costituzionale. Lo dico con profonda convizione. Altrimenti il ritorno al Mattarellum e ai partitini insulsi sarà inevitabile (visto che ormai ai referendum vanno a votare solo i favorevoli al sì, per ragioni varie che ora non sono importanti). A meno che i &#8216;nominati&#8217; con il Porcellum non si mettano una mano sulla coscienza e cambino la legge elettorale in extremis. Non importa come, qualsiasi cosa sarebbe meglio sia del Porcellum sia del Mattarellum (soprattutto se per una volta si eviterà il latinorum degli idioti). Non è detto che non accada. Alla fine per mettersi una mano sulla coscienza è necessario averne una. E per quanto paradossale sia, è più probabile che a riservarci qualche sorpresa (qualche ho detto, non troppe) siano gli eletti con il Porcellum, piu di quanto abbiano mai saputo fare i cari vecchi (e non rimpianti) parlamentari <em>Mattarellum-style</em>.</p>
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		<title>Matrici</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Se non fosse che stiamo ciondolando sul limine dell’abisso, mi risparmierei questa tirata su un sacco di fandonie che solgo classificare come strame. Mi è ben noto che le cause della cosiddetta crisi (vocabolo invalso e indigesto che credo procuri ai più spasmi peristaltici) non provengono da noi &#8211; cioè a dire che non abbiamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5368&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Se non fosse che stiamo ciondolando sul limine dell’abisso, mi risparmierei questa tirata su un sacco di fandonie che solgo classificare come strame. Mi è ben noto che le cause della cosiddetta crisi (vocabolo invalso e indigesto che credo procuri ai più spasmi peristaltici) non provengono da noi &#8211; cioè a dire che non abbiamo colpe specifiche &#8211; ma che tale processo è l’ovvia conseguenza del sistema-prigione entro il quale viviamo da un paio di secoli; sistema-prigione che molto prima degl’infimi politici e economisti cui tutto si sacrifica, veri intelletti avevano compreso, iniziato a criticare e finito col temere, giacché fin da allora era chiaro come tutto si sarebbe risolto: in un deflagrante caos. Lo sapete, parlo di filosofi, di letterati, di pensatori, e il sistema-prigione al quale mi riferisco è quello capitalistico. Nessuno meno di me si stupisce per ciò su cui si favoleggia da mesi, anzi anni, infilando una via l’altra parole ignote, indefinite che dovrebbero, secondo l’oscillazione diuturna delle borse planetarie, accordarci o rinnovate illusioni o drammatiche atrocità. Io del resto ho da tempo assunto un atteggiamento di studiata indifferenza, e ho rinunciato a perseguire gli abomini del paradigma contemporaneo, imbellettato con un giovanilismo debosciato unito a una lancinante ristrettezza di vedute. La vera differenza fra uno come me e uno simile a me, ossia fra persone che condividono il medesimo pensiero fuorché nella prassi, consiste nel rinunciare alla lotta e nell’evocarla.&#160; (Sono qui coinvolte matrici sentimentali e temperamentali che esulano dal pezzo). Rinunciare equivale a rassegnarsi, a subire, a rintanarsi, mentre lottare significa darsi, donarsi, sperare. Romanticismo&#8230; Dove sono io, a condurre è il disgusto, è una lucida spietatezza.</p>
<p align="justify">Sono di gran moda, da una dozzina di anni, gli anti-sistema – capeggiati da nessuno, proclivi al nichilismo, refrattari al compromesso. Mi trovo d’accordo con il grosso delle loro istanze, ne sostengo le azioni, ne censuro gli estremismi. Però mi fermo qui. Il motivo? Ebbene, per quanto si dannino, per quanto sfilino, per quanto vocino, nulla cambierà, nulla devierà, nessuno (nessuno che davvero conti) li ascolterà. Il mondo, infatti, che altri chiama il Mercato, è un caposaldo fortificato e armato in grado di resistere a qualsiasi assalto, a qualsiasi imprevisto, salvo forse la sua propria implosione. Il sistema non si cambia perché il sistema non si lascia cambiare. E’ finito il tempo delle grandi idee, dei grandi ideali, così pure quello delle rivoluzioni, dei ribaltamenti di assetto, o perlomeno di quelli consentiti. Niente di ciò che accade è casuale, il mercante è demiurgo del Mercato, finché ci saranno merci ci sarà Mercato, finché ci saranno falsi bisogni ci saranno falsi beni, e viceversa. Viviamo in una fabbrica infinita, legittimata, indiscussa, che si alimenta e che non può essere né chiusa né ridimensionata né rallentata, pena la fine. Il nostro immaginario è molato dalla materia, dal materiale; obnubilato da sciocche superstizioni religiose; assuefatto a patetiche morali competitive, concorrenziali, familistiche, di status, ecc. Essenzialmente, siamo contro natura, signoreggiamo uno spazio che a torto riteniamo sol nostro e sol presente, odierno.</p>
<p align="justify">Ah la natura!… così bella e terribile… Ma no, sbaglio, non la si deve personificare, la natura è ciò che è, null’altro. Pure, per quanto una certa attitudine alla superficialità c’induca a infiorarne la sostanza per rendercela meno inquietante, da essa traiamo tutto quel che ci serve per vivere: senza la natura, infatti, moriremmo, non saremmo, niente potrebbe essere (niente di organico, dico). Il corollario vien dunque da sé: aver cura dell’ambiente (oggi l’uomo si trova in questa curiosa, mostruosa condizione: doversi curare dell’ambiente, sapere cioè che ogni sua azione produce conseguenze anche devastanti nel lungo periodo, conseguenze che possono inficiare la sopravvivenza delle generazioni a venire!) è una necessità, una priorità. Già, è davvero così? Son troppo prevenuto nei confronti dell’uomo – di <em>quest’uomo</em> – sarei orientato a rispondere: no. D’altronde, giorno dopo giorno testimoniamo dello sfacelo; sfacelo dal quale siamo non solo ben lungi dal risollevarci, ma al quale abbiamo anzi fatto l’abitudine; abitudine divenuta a un tempo fattore di rischio e auto-assolutoria consolazione. Insomma, mica è colpa mia (può querularsi ciascuno di noi) se le cose della Terra vanno a questa maniera! faccio quel che devo per tirare avanti, che altro!? Intanto, la popolazione mondiale ha raggiunto i 7 miliardi d’individui e si appresta, nel volgere di un quindicennio, a sfondare il tetto dei 9; negli ultimi anni, si avvicina sempre più il giorno in cui l’ammontare delle risorse che il pianeta è in grado di rinnovare ogni dodici mesi viene esaurito dai suoi ospiti (mangiamo a credito, e il conto presto o tardi ci verrà mostrato); nell’Oceano Pacifico, molto al largo del Giappone, “nuota” sotto il pelo dell’acqua l’immane Trash Vortex, colossale groviglio d’immondizia plastica, grande quanto il doppio degli Stati Uniti, formatosi grazie alle correnti marine e, soprattutto, all’inesauribile vocazione al disastro da parte dell’<em>humani generis</em>; benché nessuno ne parli dalla fallita conferenza di Copenhagen, il surriscaldamento terrestre, col conseguente scioglimento dei ghiacci polari dovuto alla mutazione climatica, resta il più certo, tristo, acuto risultato della pervicace boria modernista; guerre di religione, guerre per il petrolio, l’acqua, il grano (ultimamente, guerre per la Playstation all’inaugurazione dei capannoni commerciali) asfissiano ora e asfissieranno vieppiù in avvenire l’esiguo mucchio di cellule cerebrali rimasteci; ecc. Mi pare inutile infoltire l’elenco delle doglianze, tanto le conosciamo press’a poco tutte, non è vero?</p>
<p align="justify">Mi capita di osservare, con maggior frequenza, coppie d’innamorati della mia età condursi mano nella mano attraverso le vie principali della città o spingere una carrozzina contenente “il frutto della loro unione”. Nove volte su dieci, esse paiono fuoruscite da una di quelle sciocche riviste di moda, dove indossatori e indossatrici dai fisici improbabili inscenano situazioni ancor meno verosimili allo scopo di rendere appetibili, oltre ai vestiari, gli stili di vita che l’acquisto di determinati oggetti sembra finisca col conferire. L’orlo dei pantaloni del maschio cade dolcemente sul dorso del piede calzante un tenero mocassino azzurro che con commovente concordanza s’intona allo sgargiante rosso del tessuto dei primi; i tacchi delle scarpe della femmina quantunque non sia giorno di festa o di evento picchiettano marzialmente il duro sasso dell’impiantito e con tacita esattezza ammiccano alla lucida borsetta di cuoio che pende dall’avambraccio ripiegato a uncino e nella quale trovano ricovero gli strumenti precipui della civilizzazione: telefonino, rossetto, assorbente; il fuoristrada guidato dal maschio ma approvato previamente dalla femmina attende con canina mansuetudine che i padroni terminino la passeggiata onde riaccoglierli nell’enorme abitacolo e tosto menarli o a casa (una maniacalmente curatissima villetta a ridosso della campagna, perché “si respira un’aria migliore”) o altrove finché asfalto e carburante glielo accorderanno – ah la libertà!…; cessato il fine settimana, sia maschio sia femmina riprenderanno il lavoro – lui ha magari un fumoso ma remunerativo impiego tale da consentirgli il puntuale saldo delle rate del sopraddetto veicolo, lei ha magari una minuta rivendita di monili per civette tale da consentirle di non mancare un sol corso presso il tempio dell’inettitudine: la palestra; e la sera a letto espletate le funzioni sessuali ridotte a coreografia della finzione matrimoniale ella può idealizzare l’avvenire della prole compulsando proterve pubblicazioni i cui estensori hanno meno perspicacia del lombrico mentre egli può baloccarsi senza fili mercé l’ultima “app” del già trasumanato S.J.; ecc. Le guardo, queste coppie, e mi chiedo: che c’entro, io, con loro? in cosa siamo simili? dovrei nutrire fraterni sentimenti verso costoro? dovrei accettarne le bassezze intellettuali e morali in quanto emanazioni del diritto a essere sé stessi? Giammai! Non c’entro nulla con voi, non siamo simili, non ho che disprezzo da darvi, la vostra stupidità mi nausea, e dei vostri diritti mi costerno.</p>
<p align="justify">Il solito, patetico brontolone, giusto? Forse. In realtà, con l’attenuante dell’esasperazione, mi sia concesso di additare alcuni dei mali che ci affliggono e che in breve ci trascineranno nel cupo fondo di un baratro senza risalita. Un malanno, su tutti, c’insidia: l’idiozia. E’ dovunque, ci divora, rosicchia anche l’osso più piccolo, ingurgita, digerisce, riplasma, reitera… Ripeto sovente a me stesso che venticinque secoli or sono su questo mondo camminavano Platone e Aristotele, oggi incedono tronfi qualunquisti, gretti perbenisti, impudenti millantatori, privi di una seppur blanda vita interiore. Ciò mi dispera, mi sconforta, mi umilia… è tutto un indecente mercimonio: di corpi, d’intelletti, di bellezza… Ma è troppo complessa, troppo personale questa riflessione, non so manco perché la faccia, o la tenti, tanto mi angustia!</p>
<p align="justify">Ho avuto una discussione su tutto quanto più sopra si è detto – discussione interrotta per pietà reciproca: mia e del mio interlocutore. Sapendomi pessimista, egli tentava di persuadermi dell’eccessivo fatalismo della posizione su cui mi ostinavo; sapendolo di cieca buona fede, io tentavo d’istruirlo a un tempo sul mio modo di pensare e sui falsi piani della sua logica. Non ne è venuto fuori granché, se non che ciascuno ha potuto conservare – immutate – le proprie riserve. Tuttavia, mentre il cinismo di cui mi accusava forgia da sempre le mie convinzioni (portato di un retroterra aduso alla dialettica), i luoghi comuni che mi sono accorto infettavano la sua mentalità (portato, stavolta, delle idee dominanti di una società incolta) gl’impedivano di cogliere i nessi di un discorso tutt’altro che raccogliticcio. Liberarsi dei fantasmi della tradizione, lo sappiamo, è aspro cimento e travagliato…</p>
<p align="justify">Il punto, in conclusione, è che non c’è scampo. Se si esaminano i termini della questione “sussistenza della genia umana a breve e lungo andare”, non si può non ammettere che essa è niente affatto scontata. Certo, non è impossibile, ma a quale prezzo? Troppe, e abnormi, sono le aporie; troppi, e ingenti, sono i danni; troppo, e irrecuperabile, è il buon senso smarrito. Mi sto convertendo, io cosmopolita, alle piccole patrie?</p>
<p align="justify"><em>(P.s.: ho letto oggi, sul <u>Corsera</u>, un interessantissimo articolo di Michel Onfray. Mi pare dica, con maggiori chiarezza e competenza, quel che io ho solo sfiorato. Lo reperirò e pubblicherò. Questo mio pezzo, tuttavia, risale a ben prima e, scrivendolo, non avevo la menoma conoscenza di quello del francese).</em></p>
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		<title>E&#8217; finita?</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 22:24:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa sera si conclude una lunga pagina. Alle speranze per il futuro si accumulano tuttavia i timori per una caduta Berlusconiana voluta dai mercati, non certo combattuta politicamente dall&#8217;opposizione. I tempi duri sono quelli che ci aspettano. I festeggiamenti di cui leggo sono festeggiamenti dovuti, ma disperati. A conti fatti, c&#8217;e&#8217; poco da festeggiare. Di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5367&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa sera si conclude una lunga pagina. Alle speranze per il futuro si accumulano tuttavia i timori per una caduta Berlusconiana voluta dai mercati, non certo combattuta politicamente dall&#8217;opposizione.<br />
I tempi duri sono quelli che ci aspettano. I festeggiamenti di cui leggo sono festeggiamenti dovuti, ma disperati. A conti fatti, c&#8217;e&#8217; poco da festeggiare. Di piu&#8217;: a conti fatti, c&#8217;e&#8217; ancora da pagare.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5367/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5367/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5367/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5367&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>E questi sarebbero gli antagonisti del sistema?</title>
		<link>http://ainostriposti.wordpress.com/2011/10/17/e-questi-sarebbero-gli-antagonisti-del-sistema/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 05:58:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Carrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Scarpe rigorosamente Nike o Adidas. Cappellini pure. Felpe North Face, o WESC. Bevanda insostituibile Coca Cola. Questi sarebbero gli antagonisti anti-sistema. Domanda da ingenuo: poichè credo che ormai siano gli stili di vita e le opzioni di consumo gli strumenti che veramente abbiamo in mano per modificare i meccanismi di questo sistema, non è forse [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5360&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/10/antagonisti.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5362" src="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/10/antagonisti.jpg?w=614&#038;h=377" alt="" width="614" height="377" /></a></p>
<p>Scarpe rigorosamente Nike o Adidas. Cappellini pure. Felpe North Face, o WESC. Bevanda insostituibile Coca Cola.</p>
<p>Questi sarebbero gli antagonisti anti-sistema. Domanda da ingenuo: poichè credo che ormai siano gli stili di vita e le opzioni di consumo gli strumenti che veramente abbiamo in mano per modificare i meccanismi di questo sistema, non è forse più rivoluzionario fare in modo intransigente consumo critico, anzichè oliare un sistema che si vuole distruggere?</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5360/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5360/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5360/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5360/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5360/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5360/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5360/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5360/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5360/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5360/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5360/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5360/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5360/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5360/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5360&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sinceri auguri</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 06:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[avvisi]]></category>
		<category><![CDATA[andrea zanzotto]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[Andrea Zanzotto compie oggi novant&#8217;anni. Auguri a uno degli ultimi poeti, e ultimo veneto. Presto non ci sarà più alcun paesaggio, presto non ci saranno più poesie; rimarremo soli e stupidi, e ci divertiremo un mondo, non è vero?&#8230;<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5353&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>Andrea Zanzotto compie oggi novant&#8217;anni. Auguri a uno degli ultimi poeti, e ultimo veneto.</strong></p>
<p><object width="600" height="450"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/0g_be9Lgcno?version=3"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/0g_be9Lgcno?version=3" type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="450" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align:justify;">Presto non ci sarà più alcun paesaggio, presto non ci saranno più poesie; rimarremo soli e stupidi, e ci divertiremo un mondo, non è vero?&#8230;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5353/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5353/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5353/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5353&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Su niente</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Capita un periodo così, in cui ci si sente nauseati e vacui al punto di rigettare perfino l’idea, il simulacro di un pensiero; e vagolare nell’ampio sotterfugio dell’implicito diviene prassi consolatoria, o sconfortante. A me, è di sconforto. Ma capita, sì, capita, non lo si vorrebbe, eppure ci si scopre a un tratto intrappolati, irretiti, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5351&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Capita un periodo così, in cui ci si sente nauseati e vacui al punto di rigettare perfino l’idea, il simulacro di un pensiero; e vagolare nell’ampio sotterfugio dell’implicito diviene prassi consolatoria, o sconfortante. A me, è di sconforto.</p>
<p align="justify">Ma capita, sì, capita, non lo si vorrebbe, eppure ci si scopre a un tratto intrappolati, irretiti, vinti: ci attornia un brusio, un murmure malsano che opprime le forze, un dolore bruciante insidia la mente riducendola a un’intenzione svestita, il dramma dell’indecisione assedia i contrafforti dell’essere.</p>
<p align="justify">Che ne è di quella fortezza – l’animo – cui tanto ci siamo prodigati? Crolla anch’essa al crollo della volontà, del sentimento, della persona? O resiste, si oppone all’estasi della devastazione, al brivido che procura lo spenzolarsi dal crinale che divide la cima del potere e il baratro dell’angoscia?</p>
<p align="justify">Non ne so nulla di queste frottole. Giaccio sul mio niente ancora un po’. Mi ostino nella dabbenaggine.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5351/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5351/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5351/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5351&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Demoni</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 06:00:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Vengono a visitarmi, la notte, tutti i miei demoni. Mi usano questa cortesia. Si palesano a lume spento, quando il libro è stato riposto e la mente volteggia, si fa cullare dal nulla, dai pensieri che si disfanno. Ormai li conosco, i miei demoni, sebbene non abbiano voce, né volto, né si lascino distinguere l&#8217;un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5331&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Vengono a visitarmi, la notte, tutti i miei demoni. Mi usano questa cortesia. Si palesano a lume spento, quando il libro è stato riposto e la mente volteggia, si fa cullare dal nulla, dai pensieri che si disfanno. Ormai li conosco, i miei demoni, sebbene non abbiano voce, né volto, né si lascino distinguere l&#8217;un dall&#8217;altro &#8211; è la loro spietatezza, al contrario, a renderli unici, a differenziarli dal resto delle ombre notturne: non sono sogni, né incubi, né presagi &#8211; sono piaghe, sono tormenti del dormiveglia. </p>
<p align="justify">Come in un prodigio, nell&#8217;attimo in cui dico a me stesso: «ecco, mi addormento», essi abbandonano i vicoli nefandi della città che li rifugia, essi sciolgono il laccio razionale lungo quanto i meandri della coscienza, e intraprendono il cammino a ritroso, devastando, sgomentando, abbrutendo. Diceva mio nonno, quand&#8217;ero piccolo: prima di coricarti, metti le scarpe ai piedi del letto, il diavolo per raggiungerti dovrà rifare tutti i tuoi passi. Ingenuo, ci credevo, e lo facevo, e non ho mai temuto; ora, che non ci credo, entità più crudeli e più malvagie si affannano per ghermirmi, e le temo, oh se le temo! Non lanciano fiamme, non spandono zolfo, non sono chimere con zoccoli e forcone e corna: sono meri pensieri dissimulati, sono mutili verità inespresse. </p>
<p align="justify">Dove fuggi, se sei steso sopra il materasso? Come lotti, se sei irrigidito dal torpore? Chi chiami, se le labbra a malapena si schiudono e dalla gola non esce che un rantolo smorzato? La disperazione ti aggredisce, ti prostra un&#8217;inermità assoluta, e il cuore si dibatte, e un sudore viscido avviluppa le membra. Come il prigioniero sul banco di tortura, attendi spaurito che il boia metafisico inizi il suo sordido ufficio. Non esiste attesa più straziante, non esiste angoscia più fonda. </p>
<p align="justify">I demoni emergono dai cupi angoli della stanza, si dispongono sciancati attorno al mio capezzale, mi fissano con espressione torva, che inquieta. C&#8217;è una sorta di bisbiglio, di lugubre mormorio, di musica mortifera; polmoni di terra e polvere intonano un canto assurdo, demenziale; e così i miei demoni colloquiano fra sé e con me stesso, mi giudicano, mi condannano &#8211; non è previsto alcun proscioglimento, mai; se finora mi sono sottratto al capitale gesto, è perché ho lottato contro la paralisi dei sensi, le ho inferto duri colpi, e alfine mi sono ridestato &#8211; no, sono fuggito dalla tenebra del sonno, vigliaccamente. </p>
<p align="justify">Obnubilato e stravolto, mentre sfumano malinconici e infidi i contorni eterei delle presenze, mi sollevo sui gomiti, giro il capo a destra e a sinistra, non vedendo altro eccetto muri e mobili e oscurità indefiniti. Accertatomi di essere vivo e vegeto, sento una forza pervadermi, un coraggio come una linfa benefica mi possiede, ogni timore svanisce e potrei affrontare chiunque, corporeo o incorporeo che sia. Ma ben presto mi avvedo della realtà, quindi riaffondo la testa nel guanciale, traggo uno o due grossi respiri, qualcosa si spegne, s&#8217;interrompe, e cedo. </p>
<p align="justify">Amo la notte perché è il regno della possibilità, in cui si combinano delizie e oscenità, incanti e miserie, virtù e abomini; e in cui ci si risparmia, dopotutto, l&#8217;irredimibile scorno della delusione. </p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5331/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5331/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5331/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5331&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Mutua Robespierre</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 06:00:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Sonnacchioso e accaldato, mi son detto: ora o mai più!; perciò ho inforcato la bicicletta e mi sono recato dal cosiddetto medico di famiglia – in realtà, uno scribacchino, nient’altro che un distributore umano di ricette – per sbrigare una faccenda di scartoffie. Erano appena scoccate le 16, e contavo di giungere in pochi minuti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5323&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Sonnacchioso e accaldato, mi son detto: ora o mai più!; perciò ho inforcato la bicicletta e mi sono recato dal cosiddetto medico di famiglia – in realtà, uno scribacchino, nient’altro che un distributore umano di ricette – per sbrigare una faccenda di scartoffie. Erano appena scoccate le 16, e contavo di giungere in pochi minuti allo studio, evitando code estenuanti fra gente malaticcia, sudaticcia, chiacchiericcia, per ottenere quei dannati timbri e dedicarmi poi a cose maggiormente edificanti.</p>
<p align="justify">Assicurato a un palo il mio mezzo con la catena, ho salito i gradini e calpestato le mattonelle muscose del vialetto, per subito dopo incrociare una coppia di signore in età provenienti dalla direzione opposta. Vuoi vedere che il dottore non c’è?, ho pensato, facendo esplodere nella mente una filza d’improperi. Ma no: faccio pochi passi e mi accorgo che la porta è aperta e che dentro c’è già qualcuno – più malato di me, o solo più avveduto – che siede nella sala d’attesa e aspetta il proprio turno. Ancor di lontano, vedo che si tratta di una donna sola e che nessun’altra sedia è occupata, quindi concludo di non dover impiegare troppo tempo.</p>
<p align="justify">Quando entro nella sala d’attesa e saluto un po’ meccanicamente la donna – un’anziana – mi rendo conto che non è affatto sola: di fronte a lei siede un uomo di pari aspetto anagrafico, calvo e panciuto; alla sinistra di questo, fuori della portata visiva esterna, una donna dai capelli nerissimi, di circa cinquant’anni, lotta coi tacchi a spillo per non dar modo alla minigonna di scoprire più generose porzioni di coscia. Profittando, prima di togliermele, delle lenti scure, do una fugace guardata e stabilisco che potrebbe pure risparmiarsi l’affanno: non c’è verso che possa suscitare in me torbidi propositi. La donna, infatti, è esponente di quel tipo di esseri di sesso femminile che non si rassegna alla maestà del tempo, tentando di dissimularne le lesioni eccedendo con la cosmetica oppure ostentando abbigliamenti audaci; e tuttavia risultando, agli occhi di un maschio attratto dalla muliebre bellezza, patetico oltreché volgare.</p>
<p align="justify">Raddoppio e triplico i saluti, che vengono ricambiati, ma – come dire? – non con lo slancio che uno si aspetta: al di là di ogni ragionevole dubbio, dovevo aver interrotto un discorso che si era sviluppato al termine dei soliti convenevoli, e ora, vedendosi d’improvviso insidiati da una più aliena presenza, mi scrutavano diffidenti. Sedutomi a due posti di distanza dall’anziana, ho assunto un’aria annoiata, contemplando svogliato le stampe impolverate affisse sulle pareti. Sopra il tavolino al centro della stanza non c’erano riviste o giornali degni della mia cura, pertanto alternavo sbuffi e vagheggiamenti a fischiettii e occhiate di fuori, dove un ippocastano enorme ombreggiava l’inevitabile Suv del medico, parcheggiato come capitava.</p>
<p align="justify">Finalmente i miei compagni, ritenendomi inoffensivo, hanno ripreso la conversazione, dapprima servendosi di un mormorio discreto, dunque rinvigorendosi e accalorandosi come e più che in precedenza. Oggetto del contendere, da quel che ho potuto capire, era la politica, anzi il ladrocinio dei politici. Favellando in dialetto, i tre scambiavano opinioni grevi e astiose su tutto quanto accade negli ultimi giorni, concludendo che la democrazia (ma è una mia deduzione) è un affare sporco e che bisognerebbe proprio cambiare le cose. L’uomo, in particolare, che aveva poggiato su una sedia allato una busta portadocumenti, ce l’aveva con la burocrazia, che a suo dire è talmente pletorica da non consentirgli nemmeno di fare beneficienza senza che entità terze realizzino dei plusprofitti. Inoltre, era imbufalito contro le tasse, che costringono a evaderle. Lui del resto parlava per esperienza, poiché essendo addentro nel settore artigiano ne sapeva di cotte e di crude. L’anziana non faceva che assentire e dirsi indignata e ripetere che è tutto uno schifo. Miss Coscialunga, dal canto suo, infilava rapide stilettate in vernacolo ogni qual volta l’uomo s’interrompeva per prendere fiato, e alzava la posta in gioco aggiungendo nuovi scandali, nuove contumelie. La parola Roma procurava ai tre accessi di parossismo, mentre costituiva per loro una catarsi l’augurio che reciprocamente s’inviavano di uscir presto da questa cattiva situazione.</p>
<p align="justify">Quanto a me, mi auguravo di uscir presto da quella saletta.&#160; Anche un cieco si sarebbe accorto che mi sforzavo per non scoppiare a ridere, e non mi davano più conforto né le stampe ammuffite né gli scintillii della carrozzeria del carrarmato giapponese; e ero afflitto da vampate di calore allorché il vento surriscaldato s’intrufolava nel minuscolo vano. Naturalmente, sapevo di essere al centro dell’attenzione dei tre giacobini quando osavano le espressioni più dure (volevano capire da che parte pendevo), ma io perseveravo in un sussiegoso distacco, cosicché erano costretti a un giubilo troncato. L’uomo, a un certo punto, non potendosi trattenere, ha rincarato la dose rivolgendosi a me direttamente, tentando una battuta sul fatto che “poareti, i se a scurtà e vacanse paa crisi, pensa ciò che sforso!” (destinatari della gentilezza, i politici). Guardavo la sua risata posticcia come l’etologo guarda un gorilla fumare: con meravigliata sorpresa. Per non deluderlo, ho riso, sigillando fra noi un’affinità. Soddisfatto, l’uomo ha riscosso l’approvazione dell’anziana e della Miss, che si è mordicchiata un labbro, provocante.</p>
<p align="justify">Deus ex machina, il paziente che teneva occupato il medico ha abbandonato lo studio, e l’anziana ha fatto uno scatto giacché toccava a lei. In men che non si dica, ha ceduto il posto all’uomo, che in capo a un minuto è stato sostituito dalla corvina procace. Mi sono sfilati davanti uno via l’altro, borbottando un arrivederci distratto. Avevano avuto il timbro, erano appagati, e potevano tornare alle loro solite vite da perfetti sconosciuti. Quando è venuto il mio turno, e la sala d’attesa si è svuotata, ho pensato che non vinceremo mai, che saremo sempre degli sconfitti, perché tutta la nostra affabulazione compita non regge il confronto con tanta convinta ottusità.</p>
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		<title>Errori</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nuove, nefaste parole (spread, default), oltre alle solite (cavaliere, giustizia), si depositano come velatura di forfora sulle spalle cedevoli dell&#8217;italico suolo, e soprattutto danno ulteriore nausea ai già indeboliti da mille conati italici villici. Leggere un giornale o seguire una trasmissione di approfondimento &#8211; per quel poco che valgono &#8211; richiede fantasia; sì, la fantasia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5317&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Nuove, nefaste parole (spread, default), oltre alle solite (cavaliere, giustizia), si depositano come velatura di forfora sulle spalle cedevoli dell&#8217;italico suolo, e soprattutto danno ulteriore nausea ai già indeboliti da mille conati italici villici. Leggere un giornale o seguire una trasmissione di approfondimento &#8211; per quel poco che valgono &#8211; richiede fantasia; sì, la fantasia salgariana che genera sciabolate e ruggiti e monsoni pur non avendone mai avuta esperienza. Inoltre, richiede pazienza, tolleranza, una sorta di bovina condiscendenza, purché si lasci intravedere un finale se non positivo, almeno speranzoso. Come in un film d&#8217;azione nel quale compaiono brutti ceffi e valorosi eroi, vediamo scorrerci innanzi una rassegna d&#8217;improbabili maschere: il presidente, lo speculatore, il ministro, l&#8217;azionista, il terrorista, il cazzaro, ecc., armati e avviluppati in una schermaglia. Il fatto è che, terminata la proiezione, lo spettatore indugia dubbioso prima di battere le mani: chi applaudire? cosa applaudire? perché applaudire?</p>
<p style="text-align:justify;">Da anni, ci siamo abituati a considerare precario tutto ciò che ci circonda, non esclusi beni ritenuti intangibili e inalienabili da scuole di tutt&#8217;altra pasta e di tutt&#8217;altro spessore. Ma oggi, complice l&#8217;estensione del dominio della libertà banale, qualunque materia, qualsiasi astrazione è oggettualizzabile, reificabile, soggiogabile, prendibile, dunque valutabile, dunque vendibile, dunque prezzabile; qualcuno che vende e qualcun altro che compra, del resto, ci sarà sempre. La crisi del modo di produzione capitalistico, prim&#8217;ancora che economica e tecnica e politica, è crisi del modo di essere umani, di considerarsi limitati, di considerarsi dignitosi, di rifiutare la barbarie in ogni sua determinazione. Affidare la cura dell&#8217;esistenza ai manager, e permettere all&#8217;eloquio comune di volgersi in aziendalese, e pretendere da sé stessi e dagli altri prestazioni, dimostrazioni di concorrenzialità: sono stati questi gli errori irrimediabili che ci condurranno &#8211; lo temo e un po&#8217; lo spero &#8211; all&#8217;estinzione. Meritata, peraltro.</p>
<p style="text-align:justify;">Poiché sono ignorante, non ho risposte, non ho spiegazioni, non ho idee. Mi spaesano le riflessioni percentili degli odierni soloni, degli studenti rampanti, dei cervelli prefabbricati e militarizzati e atrofizzanti. Mi terrorizzano. Ma amo le fantasmagorie e il loro creato, amo le cupezze, gl&#8217;inganni, le semplici meraviglie. Perciò non ditemi che la borsa è il mio destino, che il suo fallimento prelude alla mia rovina &#8211; non ditemelo, non m&#8217;interessa, non lo riconosco, non lo autorizzo. C&#8217;è stato il rinascimento, c&#8217;è stato il romanticismo: questo è l&#8217;uomo, questo dev&#8217;essere, non un conto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5317/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5317&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Consigli di lettura per le vacanze (pi&#249; seri di quelli di Ratzinger)</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 06:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[avvisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi ha visto i telegiornali di ieri sa che a un certo punto, tra gl’immancabili morti ammazzati e le previsioni del tempo fatte dall’uomo della strada mentre si terge il sudore della fronte, sono stati lanciati dei servizi ariosi ma compunti sui consigli di lettura che il papa, dal suo castello dorato e affrescato per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5314&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Chi ha visto i telegiornali di ieri sa che a un certo punto, tra gl’immancabili morti ammazzati e le previsioni del tempo fatte dall’uomo della strada mentre si terge il sudore della fronte, sono stati lanciati dei servizi ariosi ma compunti sui consigli di lettura che il papa, dal suo castello dorato e affrescato per la villeggiatura, ha dato alla plebe cattolica accorsa per omaggiarlo. Manco a dirlo, si tratta di testi sacri, fra cui spicca il cosiddetto Magnificat, che è poi un inno alla sottomissione (!). </p>
<p align="justify">Già è curioso il fatto che un telegiornale mi venga a dire cosa fa, cosa pensa, cosa mangia, cosa beve, cosa veste il papa, ma che il vicario di dio in terra ottenga perfino di curare una rubrica letteraria mi pare inaudito. Ecco, io dei consigli papali non so che farmene, e in franchezza penso che i libri, quelli veri, quelli importanti, siano altri; tuttavia, riconosco l’utilità di suggerire delle letture, specie se queste possono aiutare a investire il tempo delle vacanze in modo decente; allora, mi son detto: se lo può fare uno come Ratzinger, figuriamoci se non lo puoi fare tu! Più modestamente, però, non abuserò del “servizio pubblico pagato coi soldi di tutti”, bensì dello spazio di questo povero blog. </p>
<p align="justify">Spero di farvi cosa gradita stilando un breve elenco commentato nel quale figurano alcuni dei libri che ho letto negli ultimi mesi. Se no, amen.</p>
<p align="justify">BENITO CERENO, di Herman Melville, 1855. – Corto romanzo di ambientazione marinara; su un’isoletta cilena, nel 1799, s’incontrano due navi, una americana, una spagnola; poiché quella spagnola sembra in difficoltà, il capitano di quella americana decide di soccorrerla, portando oltre a doni e generi di conforto tutto il suo ottimismo e la sua urbanità anglosassoni; a bordo si trova dinanzi una situazione ambigua: la nave spagnola trasporta schiavi negri, e essi sono non solo privi di catene ma addirittura in coperta e non hanno alcuna soggezione degli ufficiali; fra il capitano americano e quello spagnolo (Benito Cereno, per l’appunto) inizia un fitto dialogo fatto di silenzi e allusioni, perché qualcosa decisamente non va; tensione elevata, sviluppo prevedibile, eppure finale di grande effetto.</p>
<p align="justify">I DEMONI E LA PASTA SFOGLIA, di Michele Mari, 2004. – Monumentale antologia di recensioni e brevi saggi sulla letteratura fantastica; un testo necessario.</p>
<p align="justify">IL TRENTESIMO ANNO, di Ingeborg Bachmann, 1961. – Raccolta di racconti; le conseguenze della guerra; la violenza dei rapporti umani; il desiderio di esorcizzare il dolore del mondo con la poesia; spicca su tutti il racconto omonimo, nel quale un ragazzo giunge a trent’anni senza raccapezzarsi, e di disperazione in disperazione, mentre suggella con frasi mirabilissime pensieri di rara profondità, giunge alle estreme conseguenze; o forse no?</p>
<p align="justify">LA VERITA’ SUL CASO D., di Dickens, Fruttero &amp; Lucentini, 1989. – Pasticcio letterario della coppia di giallisti più famosa d’Italia, con la collaborazione del padre del romanzo sociale; una multinazionale giapponese decide di sponsorizzare i propri prodotti convocando a Roma un convegno di studiosi e esperti al fine di concludere le principali opere incompiute; a Sherlock Holmes, a Hercule Poirot, al giudice Porfirij, e ad altri celebri investigatori della finzione è affidato il caso più intricato della storia letteraria moderna: chi ha ucciso il protagonista dell’interrotto “Il mistero di Edwin Drood” a causa della morta improvvisa del suo autore, Charles Dickens?; si alternano capitoli originali del romanzo inglese a capitoli nei quali, in maniera divertente e nondimeno avvincente, i “segugi” seguono tracce e fanno ipotesi; finale con colpo di scena.</p>
<p align="justify">LA VERSIONE DI BARNEY, di Mordecai Richler, 1997. – Ampio romanzo di micidiale, feroce, cinico umorismo; Barney Panofsky, produttore canadese di programmi televisivi spazzatura, giunto sulla soglia dei settant’anni, decide di scrivere la propria autobiografia per discolparsi, fra le altre cose, di un omicidio e lavare l’onta diffamatoria che un suo ex amico (massima autorità letteraria del Canada) ha ingenerato dando alle stampe un memoriale; irresistibile cavalcata di cinquecento pagine a suon di sigari, whisky, scrittori, poeti, rabbini, magnaccia, matrimoni naufragati, vuoti di memoria, risate; epilogo amaro ma edificante.</p>
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		<title>Acido</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 06:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo nel dopocena di un giorno di fine luglio umido e vile. Il luogo è una cittadina bruttina e sciocchina, dove si colgono a manciate gl’inetti e dove, par giusto, gl’inetti governano. Di solito trovo la domenica detestabile, con tutto il suo finto immobilismo e quell’aria d’irrealtà che si respira sin dai precoci barbagli del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5307&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Scrivo nel dopocena di un giorno di fine luglio umido e vile. Il luogo è una cittadina bruttina e sciocchina, dove si colgono a manciate gl’inetti e dove, par giusto, gl’inetti governano. Di solito trovo la domenica detestabile, con tutto il suo finto immobilismo e quell’aria d’irrealtà che si respira sin dai precoci barbagli del sole mattutino. Oggi l’ho trovata a dir poco degradante, imbecille, visceralmente superflua; un mucchio di ore morte al servizio della più primitiva delle forze: la stupidità umana.</p>
<p align="justify">Eccoli lì, i miei molestatori – una masnada inqualificabile di ggiovani che siccome son ggiovani fan casino da ore con la loro musica ggiovane e si dimenano essi ggiovani squarciando la quiete e gli attribuiti dei meno ggiovani.</p>
<p align="justify">S’immagini una dolorosa digestione postprandiale, afflitta dal caldo e dall’ebete chiacchiericcio di un televisore che, remoto, in altre stanze, trasmette l’ennesimo gran premio automobilistico, col suo corollario di effetti sonori amplificati, di bieche interviste a ragazzotti il cui unico vantaggio è la magrezza, di ronzii d’insetti indistinguibili nella penombra, di colleriche strombazzate d’auto dirette a qualche spiaggia sovraffollata, surriscaldata, sopravvalutata… Non è forse già un bello strazio, questo? Evidentemente no, a sentir ciò che penetra i muri, satura le camere, ridonda nella testa – e a nulla servono le cuffiette dell’obsoleto lettore mp3 per neutralizzarlo.</p>
<p align="justify">La scena è questa (mi sono sporto, famelico, per osservarla): sul parcheggio dismesso di una pizzeria dismessa lambente la striscia d’asfalto di un’antica strada romana dismessa c’è un fuoco che arde provocando un fumo denso che si sposta pigramente di lato fino a invadere l’immaginario confine della stazione ferroviaria; attorno al fuoco un incalcolabile sciame di giovanotti in abiti debitamente succinti si dà da fare per montare un palco e istallare amplificatori e microfoni e quant’altro; nel frattempo la registrazione di un concerto dal vivo di vecchi attrezzi come i Creedence Clearwater Revival viene diffusa urbi et orbi neanche fosse l’annuncio della fine della guerra; sui marciapiedi una piccola folla peregrina in direzione di quello che si annuncia un memorabile evento; in lontananza si avvertono i rombi di dieci o mille motociclette che non han per soma viaggiatori né profumati né decorosi; e infine un tale pesantemente trevigiano dalla parlata innesca il giubilo collettivo quando dichiara iniziata la festa non mancando di elencare il folto carnaio disponibile aggratis.</p>
<p align="justify">Oddio!, ho detto, un rave! No, non era un rave. Come ho scoperto poi, si trattava di un party aperto a tutti (a tutti quelli che non vomitano udendo del metal, s’intende) e durante il quale si lavavano pure le macchine, sempre aggratis. Come gli vengono in mente certe idiozie?, mi son chiesto, e chi gliele permette? Be’, a permetterle è in tutta evidenza l’amministrazione comunale (poveretta, più che rotonde, parcheggi e condomini non sa concepire, quindi la si può solo compatire), e a officiarle – se ho ben capito – il locale millelire, ossia l’odierno bordello (dalle radici molto poco cristiane). Fantastico!, ho pensato, e questi sono i miei vicini!</p>
<p align="justify">Dostoevskijanamente, io sono una persona malata… sono una persona cattiva… io sono uno che non ha niente di attraente… D’accordo, ma sono anche inoffensivo, non do fastidio ad alcuno, sono perfino incapace di urlare, anzi detesto chi parla a voce troppo alta. Perché, dunque, devo subire la vessazione di un’umanità sguaiata, volgare, insolente? Cos’hanno a che vedere i tamburi e le chitarre elettriche e le grida lanciate nel vuoto con un quartiere residenziale? Cos’hanno a che vedere con la musica – col mio concetto di musica – gli ululati rochi d’improbabili profeti del nulla anglosassoni? Cos’hanno a che vedere le sgommate da fermo e i berci tardoadolescenziali con l’urbanità cittadina?</p>
<p align="justify">Per un pomeriggio intero ho vissuto in un fumetto, in un’opera degenerata; e persisteva in me il dubbio, giunti a un certo punto, che se non c’è niente di male nell’ostentazione del futile non c’è niente di male nella radicalizzazione, nell’istituzionalizzazione del greve, del retrivo, dell’abietto. Pesci fuor d’acqua fino a tal segno?</p>
<p align="justify">Ma ho tenuto a bada l’ira costringendomi a leggere qualcosa di complicato, ascoltando una sinfonia trionfante, aspirando il muschioso effluvio di uno strato di terriccio raschiato via da un vetro, sbirciando il silenzioso declino della luce al tramonto spogliare le foglie, sedendo al tavolo e scrivendo delle righe intime per me e me soltanto.</p>
<p align="justify">E d’un tratto, come rinvenendo da un turbine di sogno, ecco svanire i guaiti di fuori, ecco svaporare la bruttura di cemento armato che gl’inetti chiamano città, ecco sublimarsi la rabbia nella calma, ecco trascendere il dicibile nell’indicibile, ecco rinsavire alla dolce pratica della meditazione. La domenica, il mio tabù infranto.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5307/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5307/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5307/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5307&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Margini</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2011 06:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri si preparava un temporale: il vento è cresciuto all&#8217;improvviso, il luminoso sereno del cielo si è incupito, faceva perfino freddo. Non si decideva a piovere, però: le cose sono andate avanti così per un po&#8217;, poi il vento è calato, la notte si è schiarita, c&#8217;era un bel fresco che deliziava i sensi. Lampi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5300&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Ieri si preparava un temporale: il vento è cresciuto all&#8217;improvviso, il luminoso sereno del cielo si è incupito, faceva perfino freddo. Non si decideva a piovere, però: le cose sono andate avanti così per un po&#8217;, poi il vento è calato, la notte si è schiarita, c&#8217;era un bel fresco che deliziava i sensi.</p>
<p align="justify">Lampi e tuoni non mi piacciono, quindi mi sono rannicchiato a terra e, per far passare il tempaccio, ho curiosato all&#8217;interno di un vecchio stipo le cui ante si aprono al livello del pavimento.</p>
<p align="justify">Una teoria di cose risalenti a epoche trascorse: videocassette, fumetti, libri scolastici, berretti da baseball, ecc. Tutto emanava il famigliare odore che ogni cosa assume per il fatto stesso di essere posseduta da te e soltanto da te – strati di passato sedimentatisi con pazienza e testimonianti vigori, passioni, auspici irrimediabilmente estinti.</p>
<p align="justify">Rimuovendo delle scatoline, involucri di non so neppure cosa, ho scovato una pila di grossi albi fotografici. Le copertine, di cartone rivestito, esibivano istantanee di paesaggi ora estivi ora autunnali, e le pagine erano tenute insieme da larghe spirali di plastica. Sollevandoli in blocco e traendoli a me, mi ha sorpreso il loro peso; il polso mi si è piegato in giù, con dolore. Uno scrittore che sto leggendo elaborerebbe una frase a effetto impiegando questi elementi – il tempo, il peso, il dolore – ma poiché è uno scrittore che non sono riuscito a farmi piacere eviterò di scadere banalmente.</p>
<p align="justify">Ho sfogliato gli albi con vago interesse, ogni posa mi era nota, ogni faccia mi rimandava a voci, a discorsi, a ricordi dispersi. I morti, in verità pochi, pulsavano come ferite schiuse sulla superficie attaccaticcia dei fogli. Un giallore implacabile corrodeva i margini di quegli attimi pietrificati, condannati a riprodursi con ostinazione – sospesi, intangibili. Mi rendevo conto di sorridere, rivedendomi fanciullo, quando scorgevo fra una foto e l&#8217;altra i danni del tempo. Certo, il tempo: è una cosa che logora, e si nota.</p>
<p align="justify">Non sono uno che ama le proprie foto. Le sole che conservo, le sole che ho incorniciato e tengo sui miei mobili, sono due: in una mostro i denti da latte caduti, con un ghigno estremamente ridicolo; in un&#8217;altra attraverso la strada aggrappato alla mano di mio nonno, mentre lecco un cono di gelato e lancio uno sguardo distratto all&#8217;obiettivo. Ridicolaggine e distrazione: lo scrittore di sopra farebbe un ritratto illanguidito della mia giovinezza, e si divertirebbe a valutare oggi l&#8217;esattezza di quelle intuizioni.</p>
<p align="justify">M&#8217;imbatto finalmente in una foto che mi fa far tanto d&#8217;occhi. Ho uno, due anni, sono paffuto e vestito di bianco e marrone, una donna vecchissima coi capelli bianchi e una vestaglia nera mi sorregge per gli avambracci – cammino a stento. So bene chi è quella donna, una zia di mia nonna, e so bene dove mi trovo, in un paesino di campagna dove tuttora abbiamo piccole proprietà. La vecchia zia ha un volto bellissimo, ruga su ruga, malinconia su malinconia, nodo su nodo. Mi guarda con timida fierezza – io rido compiaciuto. Sullo sfondo, un rosaio, un capanno di mattoni rossi, il tetto del fienile, la piatta distesa dei campi. Guardo la foto, rapito, e penso sia una delle più belle in assoluto: poesia per immagini. Poi mi atterrisce e mi esalta un pensiero fulmineo: quella donna, morta quasi novantenne, era nata nell&#8217;Ottocento. Dio! come siamo lontani, adesso, dal misero mondo caliginoso che essa aveva conosciuto e al quale era sopravvissuta &#8211; la dignità incisa sul viso. Una donna dell&#8217;Ottocento, mi ripeto, una donna dell&#8217;Ottocento. Pensa!&#8230;</p>
<p align="justify">Ho contemplato quella singola foto per mezz&#8217;ora, guardandomi, riflettendo, indagandomi. Da niente son diventato poco.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5300/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5300/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5300/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5300&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il matrimonio gay è legge nello stato di New York</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Jun 2011 04:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[progresso]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una grande notizia. Pochi minuti fa il senato dello stato di New york ha votato la legge che istituisce la più completa marriage equality tra coppie eterosessuali ed omosessuali. Questa faccenda è importantissima: la proposta è stata votata anche da un piccolo ma significativo numero di senatori Repubblicani, e New York è il più popoloso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5289&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una grande notizia. Pochi minuti fa il senato dello stato di New york ha votato la legge che istituisce la più completa marriage equality tra coppie eterosessuali ed omosessuali.<br />
Questa faccenda è importantissima: la proposta è stata votata anche da un piccolo ma significativo numero di senatori Repubblicani, e New York è il più popoloso tra gli stati che ammettono i matrimoni gay. E si tratta di New York, un luogo che ha un proprio peso specifico nella cultura e nella società statunitense, come pure in quella mondiale.<br />
Credo che questo evento abbia una portata storica nella sfida all&#8217;ampliamento dei diritti civili.</p>
<p>Questo fine settimana a New York si celebra anche il Gay Pride, non mancherò dalla piazza.</p>
<p>È bello, una volta ogni tanto, potersi sentire ancora fieri di una decisione politica. Oggi sono felice di avere la residenza in questa città.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5289/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5289/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5289/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5289&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>I nuovi appestati</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 12:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prescinseua</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diplomazia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<description><![CDATA[In un Paese fortemente politicizzato come l’Italia il fatto di non poter parlare di politica per due giorni e mezzo in concomitanza con elezioni e referendum produce sempre effetti deleteri. Soprattutto quando la fine del silenzio è ormai in vista, vale a dire il lunedì mattina. Basta andare sul sito del Corriere della Sera per rendersene [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5272&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">In un Paese fortemente politicizzato come l’Italia il fatto di non poter parlare di politica per due giorni e mezzo in concomitanza con elezioni e referendum produce sempre effetti deleteri. Soprattutto quando la fine del silenzio è ormai in vista, vale a dire il lunedì mattina. Basta andare sul sito del Corriere della Sera per rendersene conto. Opportunamente P.G. <a href="http://www.corriere.it/politica/11_giugno_12/battista_c57238ea-94c4-11e0-b80f-3da7c892fae6.shtml">Battista</a> ha messo ieri in luce la posizione ambigua, tra amore e odio, che gli italiani all’estero rivestono agli occhi della classe politica. Che spera sempre di averli conquistati e deve ad ogni giro ricredersi rassegnandosi all’invitabile impossibilità di classificare con sicurezza una pletora di milioni di persone che non si conoscono fra loro, non condividono gli stessi luoghi e sono inseriti in contesti poiltici, sociali e culturali tanto diversi quanto la Norvegia e il Burkina Faso. Dal <a href="http://www.corriere.it/dilatua/Primo_Piano/Politica/2011/06/13/lettera-referendum-estero_full.shtml">forum</a> aperto stamani sul sito del Corriere, a seguito di polemica lettera di un&#8217;italiana residente a Madrid, emerge che anche molti cari connazionali rimasti in terra natia ignorano esattamente cosa siano e perché votino gli italiani all’estero.</p>
<p style="text-align:justify;">Da esperto per esperienza e – soprattutto – preso dalla noia di far venire le 15, mi permetto di soffermarmi brevemente sulla questione. Offrendo in conclusione anche una breve proposta per risolvere il problema, ammesso che un problema ci sia (e c’è). Cominciamo dall’inizio: perché gli italiani all’estero dovrebbero votare? Bella domanda. La verità, non stiamocela a raccontare, è che una ragione logica non c’è. Circa dieci anni fa l’allora ministro Tremaglia si impegnò a far inserire in costituzione il diritto di elettorato attivo e passivo per i connazionali residenti all’estero ed iscritti all’Aire, l’anagrafe estero. Leggo sul forum del Corriere che gli italiani all’estero devono poter votare perché pagano le tasse in Italia. Baggianate. A parte il fatto che quest’idea anglosassone del ‘voto perché pago’ è piuttosto discutibile, bisogna subito dire che il sottoscritto vota anche se non paga tasse in Italia (non perché sia un pericoloso evasore, cosa che per un italiano non va mai esclusa, ma perché non ho redditi né patrimonio in Italia, bontà mia). In aggiunta, ci sono stranieri residenti all&#8217;estero che hanno casa in Italia e pagano le relative tasse&#8230;dovrebbero questi forse votare? I motivi non mancherebbero, ma almeno si abbia il coraggio di dirlo, cribbio!</p>
<div id="attachment_5276" class="wp-caption aligncenter" style="width: 240px"><a href="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/06/l-estero-traina-l-alimentare-italiano.jpg"><img class="size-full wp-image-5276" title="l-estero-traina-l-alimentare-italiano" src="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/06/l-estero-traina-l-alimentare-italiano.jpg?w=600" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Un italiano all&#039;estero?</p></div>
<p style="text-align:justify;">Ma torniamo a Tremaglia. Il motivo che lo animava era essenzialmente uno. Il nostro, come gran parte degli italiani, aveva e ha un’immagine strappalacrime dell’emigrazione italiana. Gente partita con la valigia di cartone, la caciotta sottobraccio e neanche un fazzoletto con cui asciugarsi le lacrime per l’addio. E fin qui nulla di sorprendente, sono vent’anni che l’Italia guarda al passato e la nostalgia finisce per farla da padrona anche quando si parla di emigranti. Da lì sono cominciati gli equivoci. Visto che molti di noi sono impegnati all’estero in aziende, università e istituzioni varie (e non in miniere e acciaierie, con il dovuto rispetto), non ci resta molto tempo per suonare il mandolino, intonare ‘O Sole Mio e andare ai concerti di Toto Cutugno. Preferiamo inserirci nel nuovo Paese, ma allo stesso tempo senza recidere i contatti con l’Italia. I consolati e la rete diplomatica sono per noi la porta di accesso all’Italia, i nostri uffici comunali, uffici però di cui la maggior parte degli italiani in Italia non si cura, tranne quando deve essere salvata da qualche calamità o rivoluzione all’altro capo del mondo. Il voto per gli italiani all’estero è un corollario di questa situazione. Volete voi poter influire sul funzionamento del vostro comune, di cui fate uso? Immagino di sì. Agli italiani all’estero è stata data la possibilità di influire, con propri rapprensentanti a Roma, sul funzionamento del proprio comune, vale a dire del proprio consolato. Nulla obbligava l’Italia a farlo. In molti Paesi è necessario ‘tornare a casa’ per votare. Una volta era così anche in Italia e niente vietava di lasciare le cose come stavano. Ma visto che si è deciso di cambiare, beh, almeno mettiamo le cose in chiaro.</p>
<p style="text-align:justify;">C’è però un problema aggiuntivo. Non tutti gli italiani all’estero sono semi-intellettuali, laureati, impiegati nei servizi o nella cultura e più o meno consapevoli del proprio posto nel mondo. Il sottoscritto ha lavorato anche per un breve periodo in una rappresentanza diplomatica in Inghilterra e si è reso presto conto che molti cittadini hanno il passaporto perché sono figli, nipoti, bisnipoti di italiani. Lo jus sanguinis, si chiama, sono sicuro che non ve lo devo spiegare. Peccato che si tratti di persone che non parlano una parola di italiano, non rinnovano né richiedono mai il passaporto (ne hanno spesso già un altro, del paese in cui vivono) né – e qui veniamo al punto rilevante per i referendum con quorum – votano neanche sotto tortura. E questo in Inghilterra. Possiamo ben immaginare che tale indifferenza sia ancor più forte nel cuore di un ‘italiano per caso’ che abita nelle distese desertiche dell’Australia centrale. Ebbene, sono queste persone che abbassano l’affluenza e aumentano il quorum necessario.</p>
<p style="text-align:justify;">La questione quindi non è: voto agli italiani all’estero sì o no. Ormai c’è e teniamocelo. La questione è piuttosto come riconoscere gli italiani all’estero attivi nel mantenere i contatti con il consolato e quindi con l’Italia e nel seguire l’attualità italiana – a volte con la freschezza mentale di chi non si trova in medias res – e distinguerli da coloro a cui, non giriamoci intorno, non gliene può fregare di meno, comprensibilmente o colpevolemente. L’attuale legge obbliga ad inviare le schede elettorali a tutti – TUTTI – gli italiani all’estero. Anche a quelli di cui non si conosce l’indirizzo certo, anche a quelli nati nel 1888 di cui non è mai giunto un certificato di morte, anche a quelli che vorrebbero rinunciare alla nazionalità italiana ma vengono inseguiti dal sangue dei padri.</p>
<p style="text-align:justify;">Una soluzione ci sarebbe, anche se forse richiede qualche modifica legislativa e/o costituzionale. Inviate ad ogni italiano all’estero un modulo con cui si chiede a ciascuno di loro di iscriversi alle liste elettorali del consolato di appartenenza. Iscrivete poi nelle dette liste elettorali solo coloro che rispondono entro una certa scadenza e fate votare loro e soltanto loro. Vi assicuro che il numero degli aventi diritto al voto si abbassa vertiginosamente, diventa più facile raggiungere il quorum e – più in generale – si crea un profilo dell’italiano all’estero più omogeneo, il che favorisce anche la rappresentanza politica degli interessi effettivamente ‘vivi’ di questo gruppo di connazionali che fino ad ora sono rimasti sostanzialmente dei grandi sconosciuti. Questa operazione di ‘iscrizione’ nelle liste elettorali può essere ripetuta ad ogni consulatazione oppure ogni quattro, cinque, sei anni. Poco importa. L’essenziale è capire che l’attuale sistema rende incerta la democrazia italiana e quindi non contribuisce realmente agli interessi né degli italiani all’estero né degli italiani in Italia. C’è da scremare, da scremare parecchio, e c’è da farlo il più velocemente possibile. Chissà che il caos provocato dalle modifiche in extremis al quesito sul nucleare non possa finalmente aprire una discussione seria su chi vale davvero la pena di considerare ‘italiano all’estero’.</p>
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		<title>Acqua. Atomo. Impedimento. Io non mi astengo, e voto SÌ</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Jun 2011 06:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[avvisi]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>

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		<title>Cronaca di un anno su Facebook</title>
		<link>http://ainostriposti.wordpress.com/2011/05/28/cronaca-di-un-anno-su-facebook/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 May 2011 06:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[stupidità]]></category>

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		<description><![CDATA[Pochi giorni fa, prima di compiere trent’anni, ho disattivato il mio profilo su Facebook. Non è stato un vezzo, così come non lo era stato, un anno addietro, l’atto dell’iscrizione. Semplicemente, soddisfatta la curiosità di capire di che cosa si trattasse, e avendo ricevuta la conferma che non è niente d’indispensabile ma anzi tutto sommato [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5261&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Pochi giorni fa, prima di compiere trent’anni, ho disattivato il mio profilo su Facebook. Non è stato un vezzo, così come non lo era stato, un anno addietro, l’atto dell’iscrizione. Semplicemente, soddisfatta la curiosità di capire di che cosa si trattasse, e avendo ricevuta la conferma che non è niente d’indispensabile ma anzi tutto sommato futile, me ne sono tirato fuori. Proverò qui, in breve, a stendere il resoconto di un’esperienza che non ha lasciato il segno.</p>
<p align="justify">Un amico, per mesi, non ha fatto che spronarmi: dai, iscriviti, vedrai che ti divertirai, ritroverai amici dispersi, gente di cui nemmeno sospettavi l’esistenza in vita, potrai commentare l’attualità, scrivere cose serie o simpatiche, parteciperai a un evento di portata planetaria, ti potrai impunemente fare gli affari di tutti. Eccetera, eccetera. Per mesi, ho declinato ogni invito, deridendo per giunta questo suo entusiasmo infantile. Finché un giorno, lasciandomi persuadere, ho ceduto.</p>
<p align="justify">Grande è stata la sorpresa dei contatti che via via accumulavo nella mia rubrica, quasi che l’essermi piegato alla moda del momento significasse avallarne la bontà e progredire a un’era virtuosa. A tutta prima, ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a qualcosa di effettivamente straordinario: messaggi in tempo reale con chiunque, accesso a gruppi di discussione innumerevoli, costruzione del proprio io virtuale come se si trattasse di un’opportunità catartica, illusione di prender parte a un movimento di trasformazione totale. In seguito, apprese le funzionalità e impratichitomi aggiornando il mio stato, commentando quelli degli altri, abbonandomi a pagine che m’inondavano di posta elettronica privata, arricchendo le categorie del mio profilo etereo, ho finito con lo sviluppare un senso di melanconico fatalismo: più numeretti rossi si accendono nel riquadro delle notifiche, più importante e considerato e amato sei. Non che fossi un assiduo frequentatore, ma la sera indugiavo volentieri fra le altrui bacheche e gli accorati appelli dei miei compagni effimeri.</p>
<p align="justify">Ho collezionato circa settanta “amici”, e ciò mi ha fornito il primo elemento di riflessione. In condizioni normali, ovvero nella vita reale, conosco e frequento regolarmente un paio di decine di persone, perlopiù coetanee e residenti nei miei paraggi. Di queste, posso considerare amiche solo alcune, e in misure differenziate. Lì, però, è tutta un’altra storia: non appena si sparge la notizia che ci sei dentro anche tu, piovono le richieste di amicizia, uno stillicidio di ammiccamenti, una girandola di blandizie, con l’implicito scopo d’ingrossare la propria lista della chat, non certo di stabilire una relazione dotata anche solo di una parvenza di verosimiglianza. E a volerti è proprio chiunque, da dovunque. Tu, lusingato, accetti, ti predisponi alla loquela, sicuro che avrete cose da dirvi, ma ben presto realizzi l’intrinseco limite del medium, cioè l’amplificazione dell’arbitrio, per cui precipiti nell’indifferenza e te ne fai diffusore.</p>
<p align="justify">In seguito, mi son detto: pubblica quel che t’ispira, quel che ti motiva, condividi i tuoi piaceri e le tue idiosincrasie. In pratica, non ho fatto altro. Il risultato? Le stesse persone con le quali sono solito proferire a viva voce quelle identiche cose, erano le sole a mostrare la volontà d’interloquire, confermando quindi l’artificiosità dei legami che abbisognano di connessioni internet per palesarsi.</p>
<p align="justify">Con un monitor davanti, si tende a improvvisarsi cavalieri impavidi, intrepidi. Il costume prediletto dai facebookiani – o facebookisti, non so come definirli – è quello della polemica dolente, oppure della vivida commiserazione: giù ingiurie, giù moniti, giù petizioni, in un gorgo confuso e autocompiaciuto. Svenevolezze puerili si mischiano a virili requisitorie, album di pose imbecilli fanno da rozzo contraltare a quelle più drammatiche. Valanghe di link, di note, di “mi piace”, di commenti sgrammaticati e inetti… si spalancano le cateratte del luogo comune, che ammorba tutto…</p>
<p align="justify">Fra marzo e maggio, devo aver postato appena un paio di cosucce, poi, essendosi chiaramente formata in me l’idea di affrancarmi, ho taciuto, e senza suscitare in alcuno alcuna meraviglia. Come in una catena di montaggio di cui non s’intravedono la prima e l’ultima linea, ho seguitato a ricevere inviti, promemoria, segnalazioni; ho seguitato a osservare il viluppo di numeri e lettere e sgorbi; ho seguitato ad annoiarmi della noia altrui; ho constatato la misera superficialità dei miei coetanei – ma non solo la loro. Quindi, risoluto, ho fatto “log out”.</p>
<p align="justify">Non penso servano elaborate riflessioni sulla sociologia di Facebook, e non ne voglio tentare, del resto sono un insipiente. Si tratta di un fenomeno passeggero, che durerà molti anni ancora. Tuttavia, al di là della simpatia adolescenziale del formato, c’è molto poco, soprattutto molto poco di serio, di utile. Non è roba per trentenni.</p>
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		<title>&#8220;Il dono&#8221;. Recensione</title>
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		<pubDate>Tue, 24 May 2011 21:18:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi]]></category>
		<category><![CDATA[vladimir v. nabokov]]></category>

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		<description><![CDATA[Amo la letteratura russa, ho letto parecchi libri di autori russi (classici e contemporanei), trovo che quello russo sia un affascinante e formidabile territorio romanzesco, e il mondo delle lettere ha un debito immenso nei confronti della Russia. Eppure, se ci si pensa, la formazione di un gusto letterario russo è piuttosto recente; infatti, prima [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5252&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Amo la letteratura russa, ho letto parecchi libri di autori russi (classici e contemporanei), trovo che quello russo sia un affascinante e formidabile territorio romanzesco, e il mondo delle lettere ha un debito immenso nei confronti della Russia. Eppure, se ci si pensa, la formazione di un gusto letterario russo è piuttosto recente; infatti, prima dei grandi poeti e scrittori ottocenteschi, non si segnalava per particolari originalità o ricchezza; ma nel breve volgere di un secolo, fra Puškin e Tolstoj, ha imposto nuovi canoni estetici e contenutistici, continuando, sviluppando le tradizioni occidentali. Chi voglia istruirsi nelle bellezze letterarie di quel paese, non può prescindere dal lascito monumentale dei maestri dell&#8217;Ottocento, a torto accusati d&#8217;essere «dei mattoni».</p>
<p style="text-align:justify;">In questi giorni ho letto un romanzo estremamente piacevole ed estremamente prolisso (oltre 450 pagine fitte fitte) di un scrittore che, prima d&#8217;ora, avevo sempre temuto e sempre associato – sbagliando – a scene boccaccesche: Vladimir Vladimirovič Nabokov. L&#8217;equivoca associazione era dovuta alla fama di “Lolita”, il suo libro più conosciuto, ma la presente ammirazione è da attribuire a “Il dono”, che a dire il vero comprai tre anni fa e che, nonostante un paio di tentativi precedenti, avevo immancabilmente finito con l&#8217;accantonare: impenetrabile, mi dicevo. Macché!</p>
<p style="text-align:justify;">Scritto fra il 1935 e il 1937 a Berlino, dove Nabokov viveva, è considerato un romanzo importante perché, da un lato, rappresenta l&#8217;ultimo scritto dall&#8217;autore nella lingua madre e perché, dall&#8217;altro lato, consiste in una lunga riflessione – non esente da frequenti richiami autobiografici – sulla scena letteraria euro-asiatica, in particolare quella russo-tedesca e dell&#8217;emigrazione. Inoltre, sembrerà strano, per certi tratti assume le forme di un manuale di entomologia&#8230;</p>
<p style="text-align:justify;"><a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845913518" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-5258" title="nabokov_il_dono" src="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/05/nabokov_il_dono.jpg?w=600" alt=""   /></a></p>
<p style="text-align:justify;">Fëdor Konstantinovič è un poeta giunto nella capitale tedesca dopo che, a causa delle note vicende politiche, ha dovuto abbandonare l&#8217;originaria Pietroburgo. Figlio di gente altolocata, è orfano del padre, il quale è scomparso (non si sa se morto) durante un viaggio scientifico in oriente, mentre la madre si è stabilita a Parigi, e la sorella in Finlandia, presso parenti. Avendo più di trent&#8217;anni e essendo privo di vincoli geografici, approda nella città teutonica, patria d&#8217;elezione degl&#8217;intellettuali russi. Lì s&#8217;inserisce nella società letteraria, frequenta i caffè nei quali altri poeti, scrittori e artisti s&#8217;incontrano per discutere di tutto e di nulla – più spesso di nulla. Si mantiene con qualche ripetizione d&#8217;inglese e francese, pubblica versi senza grande fortuna, fuma parecchio e soprattutto medita, ricorda. I ricordi legati al passato, all&#8217;infanzia, dominano i suoi pensieri sia nella veglia sia nel sonno. Sogna il padre, che ha veduto per l&#8217;ultima volta adolescente, allontanatosi dalla famiglia per inseguire la passione per le farfalle. A proposito delle farfalle – interesse che Fëdor Konstantinovič ha ereditato – si spendono ampi e circostanziati periodi, sublimi per lessico e abbondanti di metafore sul tempo, la bellezza, la fugacità del vivere. Il protagonista si trascina stancamente e con malinconia attraverso le strade, le piazze, i parchi di Berlino, interagendo in modo stralunato, comico con la popolazione locale, non mancando di annotare un inesprimibile, indefinibile tratto esteriore che pare contraddistinguerli tutti: la sciatteria, l&#8217;apatia; come se i tedeschi attendano e abbiano necessità di qualcosa che li riscuota (il nazismo: siamo, anno più anno meno, al principio degli anni Trenta&#8230;). Il tema politico non è mai esplicitato, rimane sottotraccia, e non si può dire fino a che punto Nabokov lo faccia intenzionalmente. Quel che è certo è che il capitolo quarto (il libro ne ha in tutto cinque) suona come una sorta di condanna del materialismo. A mio giudizio, non il materialismo filosofico, bensì quello culturale, che è visto come un&#8217;aberrazione delle teorie sociali elaborate all&#8217;epoca di Černyševskij, il celebre autore di “Che fare?” che influenzò non poco i post-decabristi e i rivoluzionari alla Lenin. Fëdor Konstantinovič decide di cimentarsi nella redazione di un romanzo biografico, e poiché leggendo un giornaletto scacchistico s&#8217;imbatte in alcuni problemi concepiti da Černyševskij stesso, ritiene di doversi concentrare su di lui. Dopo oltre cento pagine di brillante polemica intorno alla figura sopravvalutata e, in fondo, mediocre dell&#8217;osannato pensatore, se ne trae la conclusione dell&#8217;impossibilità dell&#8217;arte quando questa è asservita a scopi che le sono, per natura, estranei. Ma la vicenda del romanzo nel romanzo costituisce un aspetto tutto sommato marginale: la narrazione, a ben vedere, ha per perno la letteratura in ogni sua sfumatura, e com&#8217;è ovvio aspettarsi, quella dei russi specialmente. L&#8217;esistenza di Fëdor Konstantinovič si dipana in una placida, quasi rassegnata accettazione del contingente, di tanto in tanto scossa, illuminata dalla velenosa stroncatura di un collega, dalla conoscenza di una graziosa e indipendente ragazza figlia di connazionali, dai divertentissimi intermezzi di critica del costume, da languide elucubrazioni su ciò che a un tempo angustia e ammalia l&#8217;umano.</p>
<p style="text-align:justify;">“Il dono” è questo e molto altro, una lettura piacevole, in un certo senso necessaria, perché vi sono, qui, mescolati con maestria impareggiabile, sentimenti, sensazioni, idee, vissuti, idiozie che appartengono a tutti, che descrivono il contemporaneo. Sorprende la distanza cronologica che ci divide da chi l&#8217;ha scritto e dalla commedia fittizia che ha inscenato; e sorprende, una volta ancora, la facoltà che soltanto la grande letteratura possiede, ovvero d&#8217;infilare il mondo intero in un mucchio di pagine, dissezionarlo, esaminarlo, catalogarlo, senza dissimulazioni, senza infingimenti, neppure retorici. Nabokov, va da sé, dopo questa scorpacciata primaverile, entra di diritto nel mio parnaso delle lettere. Spero vorrete farvi il medesimo regalo.</p>
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		<title>Migranti verso le coste italiane</title>
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		<pubDate>Wed, 11 May 2011 17:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Carrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto di Giovanni Carrosio<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5228&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><a href="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/05/migranti.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5232" title="migranti" src="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/05/migranti.jpg?w=600&#038;h=280" alt="" width="600" height="280" /></a><a href="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/05/img_80091.jpg"><br />
</a>Foto di Giovanni Carrosio</p>
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		<title>Razza Piave</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 06:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>
		<category><![CDATA[stupidità]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[Lungi da me l&#8217;infrazione della promessa fatta su questo blog un paio di settimane fa: non scrivere (più) di politica. Ecco perché oggi, scrivendo del bizzarro giornaletto elettorale trovato ieri nella cassetta della posta, posso in tutta tranquillità parlare della lista denominata Razza Piave, che nelle prossime elezioni provinciali trevigiane sosterrà il candidato leghista e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5215&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Lungi da me l&#8217;infrazione della promessa fatta su questo blog un paio di settimane fa: non scrivere (più) di politica. Ecco perché oggi, scrivendo del bizzarro giornaletto elettorale trovato ieri nella cassetta della posta, posso in tutta tranquillità parlare della lista denominata Razza Piave, che nelle prossime elezioni provinciali trevigiane sosterrà il candidato leghista e attuale presidente Leonardo Muraro, senza timore di venir meno a quanto annunciato. In fondo, spendere delle parole contro una cosa tanto stupida e volgare, significa svolgere un dovere civico oltreché sollazzare me stesso e voialtri con irresistibili distillati d&#8217;involontaria comicità.</p>
<p style="text-align:justify;">Non so nemmeno da dove iniziare. Diciamo, allora, com&#8217;è fatto il giornaletto: due fogli di grande formato infilati l&#8217;uno nell&#8217;altro a mo&#8217; di quotidiano; due, parimenti, sono i colori impiegati: un blu molto scuro, quasi nero, e un rosso molto cupo, quasi sanguigno (vien da sé la battuta, visti i referenti culturali: color del vino); nella parte più interna, a tutta pagina, le foto che ritraggono innaturalmente sorridenti i due candidati: Muraro da una parte, e un tale che non nomino dall&#8217;altra, che sarebbe il candidato consigliere del mio collegio: sullo sfondo, l&#8217;immagine stilizzata di un cavallino rampante, e, in basso, il motto «Orgogliosi di essere Razza Piave»; per il resto, una serie di frasette buttate lì, gran parte delle quali ridondanti, che contrabbandano luoghi comuni per inverati dati di fatto.</p>
<p style="text-align:justify;">Se non sbaglio, codesta gustosa dimostrazione d&#8217;intellettualità è stata battezzata in pompa magna circa un mesetto addietro, alla presenza del grand&#8217;uomo di provincia (mi perdoni Balzac per l&#8217;inopinata citazione) e di altri autoctoni notabili. Prontissime, televisioni locali e testate ultra-locali hanno rimbalzato la gioiosa epifania ai quattro angoli del padano suolo, prefigurando vittorie schiaccianti a cagione dell&#8217;entusiasmo che la gloriosa evocazione dei bei tempi andati non mancherà di recare, e rintuzzando preventivamente le sterili polemiche che i soliti perdigiorno ostili alla poetica del «territorio» e della «sicurezza» non si stancano mai di suscitare. Il faccione rubizzo del grand&#8217;uomo campeggia sulle fiancate delle corriere, sui pannelli istallati nelle città (o dovrei dire: nei villaggi?), sugli spazi acquistati nei giornali, sulla cascata di volantini che come coriandoli gli strilloni indiani spargono dalle grazielline cigolanti. Il grand&#8217;uomo ci tiene a precisare – è la sua frase – che per lui contano solo i fatti. Con malizia, il pusillanime contestatore potrebbe far notare come il gergo corrente usi riferirsi ai «fatti» intendendo quei simpaticoni che abusano di sostanze lisergiche&#8230; Perbacco! noi non lo faremo! siamo persone serie!</p>
<p style="text-align:justify;">Vediamoli, &#8216;sti fatti. Per colmo di sfortuna, l&#8217;audace stampato non li riporta, non ne menziona nemmeno mezzo, e dunque al pur volenteroso lettore altro non rimane che compulsare le otto-diconsi-otto facciate riempite alla bell&#8217;e meglio: via! qualcosa dovran propagandarlo, no? No. Il povero elettore infila la mantella sherlockiana, stira i baffetti poirotiani, invoca le facoltà mentali dupiniane, ma niente! nulla!&#8230; questi «fatti» han deciso di darsi alla macchia! Tocca, perciò, rifugiarsi in un&#8217;operazione di mite ermeneutica. Con metodo, e spregiando rischiosi contraccolpi neurologici, si devono sviscerare gli esoterici significati che l&#8217;incognito, druidico autore ha provveduto a occultare disseminandoli qua e là nel testo. Essendo l&#8217;estensore del presente articolo un rappresentante della nobile schiatta fluviale, nonché un esperto parlatore del sublime vernacolo veneto, aggrappatevi al mio braccio e seguitemi nella perigliosa catabasi. Conosco la strada, direbbe Stephen King.</p>
<p style="text-align:justify;">Cos&#8217;è Razza Piave? Lecita curiosità. Ce lo spiega, a pagina 2, una sorta di sonetto composto a caratteri cubitali (il capzioso impudente, qui, potrebbe insinuare: così almeno riempiono la pagina!). Scrivono gli eredi di Catullo: “Parte integrante/ della nostra cultura// Un modo di dire/ consolidato e amato/ da chi si sente/ figlio di questa terra// Un modo di essere/ che ci è stato riconosciuto// Un patrimonio di valori// Razza Piave/ è la lista/ del territorio/ che parte/ dalla gente//”. Applausi, per favore. D&#8217;accordo, ma perché Razza Piave? Ebbene, balzando a pagina 6, l&#8217;arcano è presto disvelato: una quartina fitta fitta, un distico largo largo, poi nove sostantivi o incroci di sostantivi sparati come altrettante fucilate – concretezza, coraggio, tenacia, caparbietà, intraprendenza, voglia di darsi da fare, capacità di non mollare, spirito di sacrificio, autenticità. Orco zio! La lista, infatti, «è nata dall&#8217;esigenza di affrontare questo momento storico recuperando i valori del nostro passato, che hanno reso unica questa terra e il popolo trevigiano. Ieri come oggi, i trevigiani si sono sempre dati da fare e non hanno mai smesso di rialzarsi dalle difficoltà contando sempre sulla solidarietà reciproca e sulle proprie forze, senza piangersi addosso”. Le logiche istanze che abitano i pensieri del cittadino medio, del resto. Perlomeno, sono state scritte in un italiano (!) monotono ma corretto.</p>
<p style="text-align:justify;">Proseguiamo tosto la discesa&#8230; osserviamo la pagina 7&#8230; il meglio viene alla fine&#8230; Domandiamoci adesso: quali sono le priorità di Razza Piave? In sostanza, il circolo dei vecchi, riunitosi nella capanna del saggio, fumando l&#8217;erba-pipa, ha sancito che: «Se te si dei nostri, puito; se no te si dei nostri, via dai cojoni». Ciò, sostiene il dotto consesso, «porta dritti al federalismo». Ai tanti dummies che affollano la Rete, sarà bene riproporre il severo elenco di recisi intenti: 1) avere sempre a cuore il nostro territorio 2) valorizzare la nostra gente 3) rispettare le nostre tradizioni 4) portare avanti il nostro patrimonio di valori 5) trasmettere ai giovani la ricchezza della nostra cultura 6) onorare la nostra identità 7) non dimenticare la nostra storia. Chiaro? E allora: VOTA RAZZA PIAVE&#8230; PERCHÉ UN FUTURO DI VALORE HA RADICI NEL SUO PASSATO.</p>
<p style="text-align:justify;">Divertente, non trovate? Io ho riso dalla prima all&#8217;ultima riga, anzi verso. Non so, col senno, dire quali contorti passaggi etico-morali possano spingere un homo sapiens sapiens a barrare con una crocetta il simbolo che esprime questa sbobba di ridicolaggini. E il bello sapete qual è? È che vinceranno! stravinceranno! Ah ah ah!</p>
<p style="text-align:justify;">Toglie le forze, non è vero?, anche solo il pensiero di tentare una critica. Ti svuota. E forse è a questo che mirano. Dicono: noi scemi lo siamo già, distruggiamo il cervello anche a loro. Be&#8217;, signori, complimenti, con questa roba avete fatto il capolavoro, avete vinto, è definitivo. Francamente, non me ne frega nulla della provincia di Treviso. Io le toglierei le province – a che servono? Inghiottono soldi e arricchiscono le proverbiali oche da salotto di Heinrich B<span style="font-family:Liberation Serif,serif;">ö</span>ll. Però vi voterò contro, è scontato. E soprattutto riderò, riderò sulla vostra nullità. Una bella risata veneta, ostrega!</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/05/razza-piave-lega-nord-treviso-muraro.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-5217" title="razza-piave-lega-nord-treviso-muraro" src="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2011/05/razza-piave-lega-nord-treviso-muraro.jpg?w=368&#038;h=256" alt="" width="368" height="256" /></a><em>(Foto tratta dal <a href="http://steffanpaulus.wordpress.com/" target="_blank">blog</a> di Paolo Steffan)</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5215/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5215/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5215/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5215&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>«We got him»</title>
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		<pubDate>Wed, 04 May 2011 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Pare impossibile, ma sono già passati dieci anni da quel settembre che cambiò il mondo. È una frase fatta, pertanto sciocca. Tuttavia, in questi due lustri abbiamo davvero assistito a un avvitamento orribile di guerre, violenze, soprusi, lesioni di diritti che &#8211; dalla salute all&#8217;istruzione, dal lavoro alla sfera personale &#8211; davamo per acquisiti e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5209&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Pare impossibile, ma sono già passati dieci anni da quel settembre che cambiò il mondo. È una frase fatta, pertanto sciocca. Tuttavia, in questi due lustri abbiamo davvero assistito a un avvitamento orribile di guerre, violenze, soprusi, lesioni di diritti che &#8211; dalla salute all&#8217;istruzione, dal lavoro alla sfera personale &#8211; davamo per acquisiti e scontati.</p>
<p style="text-align:justify;">Poiché però non corre dubbio sul fatto che la storia procede marxianamente, nessuno si è stupito più di tanto. C&#8217;è sempre un momento, un punto di rottura; viene sempre l&#8217;ora di levarsi e lottare; si devono sempre difendere con le unghie e coi denti gli spazi di libertà conquistati &#8211; possibilmente, per estenderli. Semmai, la cronaca degli ultimi anni ci deve sorprendere per il grado di assuefazione che l&#8217;umanità ha conseguito: nulla pare più turbarci, la massa assorbe e digerisce tutto, e trova perfino soddisfacente la turpitudine.</p>
<p style="text-align:justify;">Il ritornello dei miei vent&#8217;anni è stato: «Siamo tutti americani». Striscioni, marce, eventi, commozione: tutta un&#8217;esibizione di &#8211; sincera &#8211; solidarietà al gigante ferito. Non nascondo d&#8217;avervi aderito almeno in parte. Le mie riserve erano d&#8217;ordine politico, e il bushismo non ha fatto che rafforzarle. Viviamo in un mondo insicuro soprattutto per colpa di quella Weltanschauung deleteria, una visione non a caso religiosa. E religiosa, a conti fatti, è stata la reazione, religioso il controcanto. L&#8217;eloquenza obamiana, che tanto ci ha affascinati, covava al suo interno tratti sermonici, addirittura messianici. Dal 2001 non facciamo che sentire di duelli fra bene e male, di paradigmi occidentali e orientali, di stati amici e stati canaglia, di mercato e statalismo, ecc. In qualche maniera, ci siamo abituati a rinunciare alla soluzione (alla discussione?) delle aporie che perseguitano l&#8217;esistenza, demandando ogni cosa ai consigli d&#8217;amministrazione, agli organismi sovranazionali, alle consulte dei facoltosi. Questa terra è a loro immagine e somiglianza. Storditi, quindi, ci siamo rifugiati nei paradisi artificiali dell&#8217;apatia, della gioia sintetica, delle narrazioni oltremondane.</p>
<p style="text-align:justify;">Pavoni in giacca e cravatta presidiavano gli studi televisivi rintronando i poveri ascoltatori con indigesti salamelecchi sulla libertà! la democrazia! il progresso! l&#8217;economia! il consumo! la crescita! E a noi, codardi dissidenti, non lasciavano parole altrettanto efficaci, non consentivano neppure d&#8217;iniziare a elaborare un discorso, una critica. Per carità! abbasso i sofismi! Era tutto loro, per loro, dato da loro. Via gli eroi laici, via i ragionatori &#8211; su i militi costruttori di pace, su gli stregoni beatificati.</p>
<p style="text-align:justify;">Poi, capita una giornata come quella dell&#8217;altro ieri. Il re dei cattivi viene preso, viene ucciso: una strage. Hanno fatto un tale macello, che ora ci dicono: le foto ve le faremmo vedere, se non ci credete, ma sono agghiaccianti. Temono che si scopra cosa c&#8217;è dietro l&#8217;algida compostezza delle parole d&#8217;ordine. Il premio Nobel per la pace 2009 compare in tv, l&#8217;espressione dura, determinata, e pronuncia un discorso di quelli che si stamperanno sui libri di storia. Subito si scatena l&#8217;orgiastica esultanza di un popolo oppresso da rancori, timori, strumentalizzazioni: gente che gridava di felicità per un massacro, in tutto e per tutto simile a quegli estremisti che giubilano sparando raffiche di mitra dopo un attentato riuscito. Del resto, quando costruisci, pianifichi, escogiti l&#8217;idea, l&#8217;immagine del nemico e vi rovesci sopra ogni possibile significato, l&#8217;esito è questo. Ma ora che l&#8217;obiettivo è stato raggiunto, cosa succederà? Ora che la retorica sulla superiorità morale dei civilizzatori secolarizzati si è mischiata a quel sangue raggrumato sul pavimento del covo, quali altre parole profaneremo?</p>
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		<title>Noi non ci pensiamo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 06:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Noi non ci pensiamo, ma una guerra è un affare serio. Affare, nella sua duplice accezione: una gergale, una venale. Essere bombardati, tenuti sotto tiro, fatti oggetto di rappresaglie, sequestrati, imprigionati, torturati, uccisi. Si scatena una violenza inaudita, l’uomo dà corso a tutta la ferocia del proprio atavismo. Poi qualcuno si arrende, qualcun altro proclama [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5201&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Noi non ci pensiamo, ma una guerra è un affare serio. Affare, nella sua duplice accezione: una gergale, una venale. Essere bombardati, tenuti sotto tiro, fatti oggetto di rappresaglie, sequestrati, imprigionati, torturati, uccisi. Si scatena una violenza inaudita, l’uomo dà corso a tutta la ferocia del proprio atavismo. Poi qualcuno si arrende, qualcun altro proclama la vittoria, ci si guarda in giro e si vedono rovine, pile di corpi, infanzie, giovinezze, unioni spezzate. Il regno se lo prende il caos, se lo prendono i profittatori, se lo spartiscono i rettili in doppiopetto e in uniforme. Bisogna ricostruire, ti dicono – veniamo noi, vi aiutiamo, aggiungono – in cambio del vostro sviluppo e della nostra buona volontà chiediamo solo di partecipare alla creazione di un mercato da cui ripartire e dal quale trarre entrambi beneficio, concludono. Hai forse scelta? No, e dunque cedi. Vediamola, questa libertà. È un colonialismo pacato, perfino gentile, che carezza le guance dei piccoli e si fa addirittura degli scrupoli – ma è pur sempre un sopruso, è pur sempre un rapporto di dominazione, benché sotto l’amorevole tutela dell’austero scudo delle nazioni unite (sì, in minuscolo, non fa differenza, ormai al palazzo di vetro si timbrano permessi di caccia). Da molte notti il rombo dei top gun di Aviano è la mia ninna nanna: ci si pensa un attimo – “To’, escono in missione!” – ci si rimbocca la coperta, si leggono altre due pagine prima di spegnere il lume, si cade addormentati mentre altrove si cade e basta. Esternalità negative.</p>
<p align="justify">E l’acqua, l’acqua mi fa una paura… Noi non ci pensiamo, ma traversare il Mediterraneo non è uno spasso. Alcuni lo fanno, per spasso, solo che in quel caso si chiama crociera. Quelli che lo fanno in gommone sono disperati, non annoiati. Non è bello essere disperati, così disperati – almeno, non nel senso intellettuale del termine. Io, da anni, non entro in mare oltre le caviglie, mi terrorizza la sensazione di quel liquido gelido quando raggiunge il petto e mozza il fiato, mi sgomentano i pesci che nuotano fra i piedi o guizzano senza controllo mentre si è immersi e anche se si aprono gli occhi non si vede che un ribollire torbido e non si sente che un cupo sciaguattare. Figuriamoci se entrerei in una barchetta! un traghetto già mi scoraggia! E al largo, poi! per giorni e giorni! in un deserto di flutti! senza bagno né libri né musica né alberi né ultim’ora! Sono moderni Ulisse, quei disperati. Me la sono sempre immaginata così la loro traversata, come un viaggio mitologico, un’anabasi che non termina all’approdo, bensì prosegue, non c&#8217;è soluzione di continuità. I nuovi reietti, gli eterni girovaghi, i neri incubi del benestante. Come dev’essere un’onda durante la burrasca? Quanto alta? quanto forte? quanto crudele? È tutto un muggire e uno schiumare e un buio pesto, non si vede un accidente, l’amico che ti sta rannicchiato al fianco un momento prima scompare un momento dopo, se l’è preso il maroso, ora lotta per non annegare, per non farsi inghiottire dai gorghi, grida a tutta voce eppure non riesce a farsi udire, il rombo è sovrano, e per quanto tenti, per quanto cerchi, devi rassegnarti, un altro sacrificio è compiuto, un altro obolo versato. E ci sono madri giovanissime stipate fra quei legni marci, e ci sono neonati ignari, e ci sono le mille speranze di mille popoli. Che delusione allorché tutto vanifica il burocrate!…</p>
<p align="justify">Noi non ci pensiamo, è questo il fatto. Tutto ci è distante, remoto. Non sapremmo bene che fare, è vero, nessuno lo sa. Attendiamo, ci comportiamo al solito, reiteriamo usanze esaurite, ci saturiamo di nulla. Siamo così impreparati… È un’opulenza malinconica, misera, in definitiva…</p>
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		<title>Di politica non scrivo (pi&#249;)</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 06:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[avvisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo blog, quando nacque tre anni fa, aveva come cifra esclusiva lo scriver di politica, o meglio il criticar Berlusconi. Ogni autore, pur conservando distinte posizioni personali, non si è risparmiato: invettive, indignazioni, requisitorie, proclami, solenni giuramenti: tutto era giustificato dalla presenza dell’inaccettabile e indecoroso governo tuttora in carica. Il blog stesso, in realtà, fu [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5197&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Questo blog, quando nacque tre anni fa, aveva come cifra esclusiva lo scriver di politica, o meglio il criticar Berlusconi. Ogni autore, pur conservando distinte posizioni personali, non si è risparmiato: invettive, indignazioni, requisitorie, proclami, solenni giuramenti: tutto era giustificato dalla presenza dell’inaccettabile e indecoroso governo tuttora in carica. Il blog stesso, in realtà, fu la nostra reazione al ritorno al potere della peggior destra continentale, dopo che dal 2001 al 2006 avevamo già subito lo scandalo e la vergogna di tali personaggi a ricoprir ruoli di rappresentanza e decisione. Il nome <strong>Ai Nostri Posti</strong> fu scelto con grande perspicacia da Nicola, che lo ricavò da un verso della vibrante <span style="text-decoration:underline;">Lapide ad ignominia</span> di Piero Calamandrei; ciò doveva servire a connotarci in modo netto, e l’ha fatto fin troppo bene. Passò infatti poco più di un anno e decidemmo di non morire antiberlusconiani (cosa che siamo, e con rigidità, almeno per quanto riguarda il sottoscritto). Non che ci mancassero i visitatori – anzi – ma iniziammo a renderci conto della ripetitività autoreferenziale dei nostri discorsi. Insomma, non siamo capaci di scriver di meglio? di scriver di altro? La risposta fu un cambio di grafica, di tono e di contenuto. In compenso, e com’è triste rilevarlo!, la produttività ha subito una drastica riduzione: da un post ogni due giorni a un post ogni due settimane. Ma la vita vera non è quella virtuale, perciò ciascuno fa fronte ai propri obblighi come vuole e come può.</p>
<p align="justify">Personalmente, ho colto l’occasione per fare un po’ di pulizia fra le mie cose. Di quasi quattrocento post, ne rimane ora una sessantina; quante sciocchezze avevo pubblicato! E ho preso una decisione irreversibile: di politica non scrivo, non ne voglio manco più sapere, m’irrita troppo, mi riesce persino doloroso l’atto di pensare. È poi politica questa? Se va bene, è avanspettacolo, da una parte e dall’altra. Il fatto stesso che ci si accalori come contrapposte tifoserie per la dichiarazione di tizio, la smentita di caio, la figuraccia di sempronio, e che poi il tutto si esaurisca in un chiacchiericcio senza né capo né coda, la dice lunga sul patetismo estenuante del nostro antico vizio: quello di contenderci non le ragioni bensì i torti. Be’, insomma, davvero non m’interessa, ci sono altri quattro autori, se se la sentiranno di buttar giù dei commenti sulla quotidiana degenerazione che altrove, nel mondo, vede coinvolte persone quantomeno normali, facciano pure, non sarò certo io ad alzare il dito in segno di monito. Per carità, è terribile quel che accade al paese, è angosciante quel che i masnadieri delle libertà hanno in animo di fare contro la democrazia, e la misura è colma, colmissima, siamo forse a un passo dallo scoppio di qualcosa di grave… sì, tutto quel che si vuole… ma io me ne faccio un baffo! Ecco, l’ho detto. Se i governanti sono stupidi, vuol dire che i governati lo sono ancor più, dunque la guerra è perduta in partenza. Continuerò a votare, mi sono ormai intestardito, però non chiedetemi di proferir alcunché su alcunché di politico, vi prego, v’imploro!…</p>
<p align="justify">Detto questo, che si fa? La mia parte, qui, è nota, e credo di recitare in maniera passabile. Si può resistere nonostante il linguaggio povero, protervo, paranoico del pensiero dominante. Si può dire molto senza dir troppo. Si può parlare di tutti parlando di noi stessi, tanto la psicologia è universale. O si può tacere, se lo si preferisce, e a me non provocherebbe urti interiori. Ma fin che si parla, io mi voglio distaccare dalla volgarità del comune.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5197/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5197/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5197/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5197&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Impromptu</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 06:00:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Io, di natura, sono pessimista. Recalcitro a considerare il mondo, le sue convenzioni, come un sistema necessario, esaustivo, cui tendere, cui affannarsi per farsene casamento. Non mi pare vi sia alcunché di particolarmente sano o vantaggioso nell&#8217;adeguarsi al cerimoniale che prevede, a un bel momento, di nascere, di crescere, di riprodursi, di morire. Veniamo da [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5190&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Io, di natura, sono pessimista. Recalcitro a considerare il mondo, le sue convenzioni, come un sistema necessario, esaustivo, cui tendere, cui affannarsi per farsene casamento. Non mi pare vi sia alcunché di particolarmente sano o vantaggioso nell&#8217;adeguarsi al cerimoniale che prevede, a un bel momento, di nascere, di crescere, di riprodursi, di morire. Veniamo da un nulla verso il quale siamo destinati a far ritorno; e qual è la massima ambizione dell&#8217;umano in tutto ciò? Lasciare un segno del proprio transito. Come se a qualcuno dovesse poi importare molto! Si cerca nella soddisfazione delle pretese materiali un tipo di compensazione che risarcisca gli sforzi compiuti per stare a galla e non affondare nel mare della disperazione. Perché se solo riflettessimo, se solo sospendessimo il moto frenetico che adoperiamo per realizzarci, dovremmo avere il coraggio dell&#8217;anonimo personaggio di quel racconto di Thomas Mann, “La delusione”, e ammettere di star facendo molto chiasso per nulla. Mi sono formato un&#8217;opinione precisa nel merito e so per certo di non voler niente in più di quel che ho: da me stesso, dagli altri, dalle cose dell&#8217;esistenza in generale. Tutta questa vuota retorica sull&#8217;indispensabilità di raggiungere una meta, superare un ostacolo, segnare un punto, oltrepassare un confine per potersi dire “arrivati”, a me provoca convulsioni di risa. Non mi so spiegare il motivo, ma riesco sempre a vedere la povertà che circonda il palco sul quale s&#8217;inscena lo spettacolo. Mi sento estraneo alla maggior parte delle pretese del mio tempo. Trovo trascurabili le ragioni che inducono gli altri a felicitarsi, e inizio a dissociarmene, o trovo al massimo grado ridicoli i seriosi proclami degli officianti del conformismo. Sono trascinato da una corrente impetuosa che mi allontana dalla riva del mio modesto terreno, sono imprigionato in vaniloqui insensati, sono chiamato a testimonio di eventi a dir poco stucchevoli, sono torturato da assilli d&#8217;inqualificabile irrilevanza. Pure, non mi so sottrarre, non mi so riscattare dall&#8217;infingardaggine che come fuoco inestinguibile alimenta lo sgraziato corpo che dà forma incerta ai pensieri più sconnessi. Né covo la menoma illusione che un giorno tale circo cessi. Anche reagire, anche resistere, sono agglomerati letterali che non descrivono azioni plausibili, praticabili. La resa, piuttosto, questa sì. E per che cosa? Difficile, duro a dirsi. I giunchi degli stagni godono di panorami lucenti.</p>
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		<title>à la Céline</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 06:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Eccolo qui, il puntuale flagello&#8230; Come si rinnova di anno in anno, il sordido prodigio!&#8230; Mi orripila, mi sfibra, m&#8217;inquieta, mi toglie il fiato, il sonno, la ragione&#8230; mi uccide, ve lo dico io! Non si avverte quel tepore che il cielo spande all&#8217;improvviso come un alito pesante, come il fetido rigurgito risalito da uno [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5175&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Eccolo qui, il puntuale flagello&#8230; Come si rinnova di anno in anno, il sordido prodigio!&#8230; Mi orripila, mi sfibra, m&#8217;inquieta, mi toglie il fiato, il sonno, la ragione&#8230; mi uccide, ve lo dico io! Non si avverte quel tepore che il cielo spande all&#8217;improvviso come un alito pesante, come il fetido rigurgito risalito da uno stomaco infetto?&#8230; Eh? Non è così? Ma no! se ne deve dir bene! no, ci mancherebbe! Ah la primavera!&#8230; Ecco, sì, diciamolo, essa è la stagione più sopravvalutata! Ne ho viste, io, di stagioni, e nessuna quanto questa m&#8217;indispettisce. È troppo bella, irreale nella sua armoniosa distensione, tutto si rigenera, si svezza, il freddo scioglie la catena, il vento urla fiero nei dirupi e fra i ruderi, la pioggia ruscella dai tetti e cade come pianto su guance di pietra, e si risvegliano i canti nelle gole dei pennuti, e è tutto un furibondo furore funambolico, nidi, uova, pulcini, piume, penne, poi si fottono e via daccapo, e gl&#8217;insetti&#8230; oh gl&#8217;insetti!&#8230; buoni quelli!&#8230; piccoli tormenti alati pungenti succhianti brulicanti molesti noiosi nugolanti notturni diurni diuturni, finché CIAFF!&#8230; vi ho beccato maledetti! E via, non è che l&#8217;inizio! La luna la sera è così invitante, vien voglia di spiccarla dall&#8217;universo per giocarci nel letto. Io, solo, sempre, ho scorto nel pallido disco un volto di donna affralita, con orbite di ghiaccio foderate, e occhi talmente malinconici, talmente sperduti, e con bocca talmente vasta, talmente vuota, tutta una contrazione muta di dolore e di stupore e d&#8217;irrequieto, irrisolto ammonimento: che è, poi, &#8216;sta vita? È un fatto che l&#8217;orizzonte non termina dove si arresta il nostro sguardo. E curvare!&#8230; il mondo curvo, il mondo obliquo, il mondo sorretto dal nulla, il mondo nel nulla!&#8230; Non facciamo che svoltare, come topi in gabbia, come ruote e ingranaggi&#8230; &#8216;Na merda! Lugubre melodia di gufo, il tramonto&#8230; si pensa al silenzio, alla quiete, alla pace&#8230; Ma no! è lì, invece, che l&#8217;uomo si procaccia il cibo, il nutrimento di cui abbisogna! Oh vana creatura protesa all&#8217;accumulazione&#8230; L&#8217;uomo è un ben strano tipo di vivente, non è vero? Me ne infischio, io, del rinascimento, del romanzo, del sonetto, della medicina e della lampadina, ma anche della lanolina me ne infischio io! a me interessa quel che non ha definizione, quel che sta nel mezzo, e che occupa maggior spazio&#8230; l&#8217;uomo comune, questo sì mi offende il pensiero! Che è l&#8217;uomo? Abitator di steppe, di paludi, di lande avvilite, su cui erige domini fatiscenti, pericolanti, stamberghe del piffero! Mangiator d&#8217;intrugli innominabili, mestator di strami fetenti, tessitor di trame violente, agitator di animi infelici, procurator di occasioni futili, parlator a vanvera d&#8217;irrilevanti ciance animose. L&#8217;uomo! come lo detesto! Amo l&#8217;umanità, invece&#8230; Non l&#8217;ha detto un saggio, l&#8217;ha detto un cane, che poi è lo stesso!&#8230; Già, che se ne fa, l&#8217;uomo, dei saggi, dei cani, dei buoni, dei fedeli, se alfine si crogiola nei suoi luridi cenci morali? Dategli una chiesa! dategli un messia purchessia! dategli un feticcio da odorare, da leccare, un libro sacro da compulsare, sarà l&#8217;unica lettura della sua esistenza, e non l&#8217;avrà manco per sogno compresa&#8230; Una certezza pure ce l&#8217;ha, è il sé medesimo proprio, che altro occorre?! Animale sociale? lui? Giammai! O non più!&#8230; Son stufo marcio di tali fandonie. Suvvia, chi fa per sé fa per tre, ecco la trinità, ecco il venerabile mistero! Il guaio è che siamo raziocinanti&#8230; io mica lo so se sono raziocinante, almeno non come lo sono gli altri&#8230; io me ne sbatto del raziocinare! A che ci ha portato tutto &#8216;sto raziocinio? A questo, ecco dove&#8230; a questa cloaca miseranda, a questo bruttume in cui ci si augura di esser longevi abbastanza per veder figli e nipotini e affini guadar il corso della lor individual impresa! Ah! La vita un&#8217;impresa! Sì, il superno insulto, l&#8217;abominio al suo parossismo&#8230; questo c&#8217;è rimasto dell&#8217;umanesimo, parole dissennate, sembianti plastificati utili ad abbellire concetti meno attraenti dello sputo di un moscerino&#8230; Un linguaggio pubblicitario, un&#8217;istruzione pubblicitaria, un amore pubblicitario, un matrimonio pubblicitario, un parto pubblicitario, una famiglia pubblicitaria, un week-end pubblicitario, una macchina pubblicitaria, una vacanza pubblicitaria, perfino un raffreddore pubblicitario! la morte pubblicitaria! Mi spolmono nel mio gabbio di mattoni gridando stentoreo il disgusto che mi sgorga dal cuore, e rimbalza in ogni cantuccio questa disperata contumelia, e si fa nube, e si addensa, e si sfilaccia, e si affusola, e diviene freccia, e mi trafigge, e mi trapassa, e si conficca nel muro, e il muro crolla, e si apre un varco, e dal varco filtra prima una luce, e dopo la luce s&#8217;intuisce un ambiente, e quell&#8217;ambiente è una stanza, e quella stanza è un altro gabbio, e nel gabbio un altro me stesso logora la propria voce in un identico ultimo afflato, e la giostra riparte&#8230; mentre l&#8217;epigono si accascia, e il suo muro si squarcia, e via discorrendo!&#8230; Dovremmo girare al largo da questo detestabile palcoscenico, anzi nemmeno calcarlo per scherzo! no, neanche per una fugace apparizione! Ci si mette poco a farsi intrappolare. Essere un minerale, una roccia, ci ho pensato spesso!&#8230; rotolare sul fondo del fiume della storia, farsi carezzare dagli eventi e con indifferenza guatarli, misurarli, soppesarli, tutt&#8217;al più disperdendo per via dell&#8217;attrito un millimetro di scorza, ma magari acquistando una lucentezza dorata, una consapevolezza ferrea, e conservarla, contenerla, donarla allo scopritore, se mai ve ne sarà uno, che ci coglierà, ci sbreccerà e, nell&#8217;attimo che precede l&#8217;oblio, respirerà un selvaggio aroma di vittoria&#8230;</p>
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		<title>Viva</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 06:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[italia]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Teniamoci a debita distanza dagli eccessi retorici degli ultimi tempi e di oggi in particolare, ma celebriamola questa ricorrenza. Non c&#8217;è ragione per non farlo. Soprattutto se aderiamo a una maniera di vivere tale circostanza non come un vuoto salmodiare di parole d&#8217;ordine, bensì come un sincero atto di riconoscimento e riconoscenza: riconoscimento del valore storico della conquistata unificazione italiana, e riconoscenza nei confronti di quegli avi che &#8211; citando un noto attore &#8211; hanno prima fatto la cultura e poi la nazione. La mia idea di patria è questa, in fondo; la stupidità dei contrapposti estremismi di chi vilipende i simboli comuni e di chi, invece, subdolamente li esalta, la lascio punto ad altri. Se è pur vero che gli stati nazionali sono recinti entro cui si muovono genti agite da interessi spesso esclusivi e da concupiscenze venali, è anche vero che quelle genti formano un popolo associatosi per degli scopi più alti. Ora, in Italia s&#8217;è smarrito il senso delle cose, d&#8217;accordo; pure, abbiamo dietro di noi una tradizione umanistica che deve farci inorgoglire, e da questa ripartire per consacrare il futuro a quegli ideali di libertà, giustizia e solidarietà che rimangono l&#8217;incancellabile portato dell&#8217;impresa risorgimentale e partigiana. Dunque non mi vergogno, con lucido realismo, di dire pacatamente: viva l&#8217;Italia.﻿</p>
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		<title>Adagio</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 06:00:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Recita un antico adagio, che la storia è maestra di vita. Lo studio della storia, dunque, non solo fornirebbe alla persona nuove e approfondite conoscenze concernenti il passato, ma potrebbe addirittura presidiare, come un tutore, il campo delle scelte presenti e future, mettendo la persona medesima nella condizione di ponderare, discernere, onde evitare errori anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5133&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Recita un antico adagio, che la storia è maestra di vita. Lo studio della storia, dunque, non solo fornirebbe alla persona nuove e approfondite conoscenze concernenti il passato, ma potrebbe addirittura presidiare, come un tutore, il campo delle scelte presenti e future, mettendo la persona medesima nella condizione di ponderare, discernere, onde evitare errori anche fatali.</p>
<p style="text-align:justify;">Nulla di più falso. Del resto i proverbi, essendo il distillato d&#8217;inveterati luoghi comuni, sono intrinsecamente falsi. Il mistero della loro sopravvivenza ai secoli e ai mutamenti sociali, ci dice dell&#8217;uomo che è un inguaribile illuso e che persevera nello sbaglio a costo di qualunque prezzo, evidentemente mai abbastanza caro.</p>
<p style="text-align:justify;">Se davvero la storia insegnasse qualcosa, la storia umana &#8211; appunto &#8211; sarebbe stata e sarebbe diversa, nonché migliore. Invece, prevalendo sempre il dionisiaco sull&#8217;apollineo, le generazioni si sono rincorse e si rincorrono di brutalità in brutalità, di stupidità in stupidità; e quando pochi, invariabilmente pochi, si sono appellati e si appellano ai valori più nobili per perorare la causa di un progresso equo e pacifico, molti hanno preferito e preferiscono replicar loro o con indifferenza o con violenza, soffocandone il mirabile sforzo. Ecco che la storia, ancora, si ripete e reitera le sue determinazioni peggiori.</p>
<p style="text-align:justify;">Intorno alla storia si possono fare molti discorsi, alcuni perfino interessanti. Da materia incerta e duttile qual è, però, il minimo che ci si può attendere dai suoi fautori e detrattori sono le contraffazioni. A fin di bene o a fin di male, poco conta: restano truffe. Alterare la storia, edulcorarla, esasperarla, fa il gioco di interessi terzi rispetto a ciò che, con ampollosa inattendibilità, potremmo definire la verità.</p>
<p style="text-align:justify;">Viviamo nell&#8217;epoca in cui tutto è autoreferenziale e postmoderno: piccole comunità inserite in un contesto deformato, biforcato, contraddittorio. La storia è l&#8217;ultima delle nostre preoccupazioni, essendo per il resto protesi alla consumazione del fuggevole qui e ora. A quasi nessuno importa del prima, quasi tutti desiderano conoscere il poi, e l&#8217;adesso dispare in un gorgo di frenetica inanità. «Finisce la storia o la storia ha un fine?». «Non chiedermelo, sono stressato». E la faccenda è risolta.</p>
<p style="text-align:justify;">La storia è materia viva, è un discorso aperto, è dialettica, non la si può ridurre a feticcio. Se essa diventa banale, cos&#8217;altro può continuare a considerarsi serio?</p>
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		<title>I tagli alle rinnovabili sono pro-nucleare?</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 18:14:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Carrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Il Fatto Quotidiano on line Da più parti viene biasimata la politica degli incentivi alle energie rinnovabili, colpevoli – a sentire i critici meno disinteressati – non solo di pesare sulla bolletta dei consumatori, ma anche di aver favorito “grassi affari garantiti” a speculatori e malavita. Innanzitutto bisogna respingere l’idea che il fotovoltaico sia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5129&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Il Fatto Quotidiano on line</p>
<p>Da più parti viene biasimata la politica degli <strong>incentivi</strong> <strong>alle energie rinnovabili</strong>, colpevoli – a sentire i critici meno disinteressati – non solo di pesare sulla bolletta dei consumatori, ma anche di aver favorito “grassi affari garantiti” a speculatori e malavita. Innanzitutto bisogna respingere l’idea che il fotovoltaico sia in mano a speculatori, multinazionali e mafiosi. In Italia i primi investitori nel settore sono state le <strong>famiglie</strong>, con impianti di piccola taglia, che hanno mobilitato risorse economiche ancorate territorialmente, dando anche la spinta a diverse imprese locali ad investire nel settore. Tuttavia, poiché il governo è intervenuto pesantemente, proviamo ad analizzare brevemente la questione.</p>
<p>Il 25 gennaio 2011, durante un’audizione informale davanti alla X Commissione Senato, il <strong>Gestore dei Servizi Elettrici </strong>ha paventato la possibilità che gli impianti fotovoltaici installati in Italia al 31 dicembre 2010 abbiano già raggiunto i <strong>7.000 Mw</strong>, per un totale di 200.000 impianti. Anche se non ancora allacciati alla rete, 55mila di questi impianti (per un totale di 4.000 MW), se entreranno in esercizio entro giugno 2011, avranno diritto alle tariffe di incentivazione previste per il 2010. Stando così le cose, nel corso del 2011 sarebbe raggiunto il target di 8.000 Mw di fotovoltaico installato, che il Piano di Azione Nazionale sulle fonti di energia rinnovabili (Fer) aveva previsto per l’anno 2020.</p>
<p>Secondo l’<strong>Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas</strong>, per tutte le rinnovabili complessivamente, il costo degli incentivi corrispondenti a un<strong> prelievo dalle bollette</strong> è stato di 2,5 miliardi di euro nel 2009, 2,75 nel 2010 e potrebbe raggiungere i 5,7 miliardi nel 2011. La composizione dei prelievi a carico dei consumatori non è però sempre ben esplicitata. Se prendiamo gli oneri in bolletta nel 2010, scopriamo che dei 5.808 miliardi di euro totali <strong>soltanto il 47% è imputabile alle rinnovabili</strong>. La restante parte è suddivisa tra assimilate (ben 1.214 miliardi), oneri nucleari (285 milioni di euro), agevolazioni tariffarie per le Ferrovie dello Stato (355 milioni), mentre la restante parte è suddivisa tra ulteriori forme di finanziamento e agevolazioni.</p>
<p>Tutti puntano il dito su quei 2,75 miliardi di incentivi alle rinnovabili, ma nessuno lo fa contro il quasi miliardo di euro di Iva che in maniera del tutto scorretta lo Stato incamera sulle bollette. Nessuno ricorda che ogni anno milioni di euro li paghiamo sia, come detto, per il vecchio <strong>nucleare</strong>, sia per il noto <strong>Cip6</strong> (“assimilate” = 1,2 miliardi nel 2010, seppure in esaurimento), quando i “costosissimi” incentivi al solo fotovoltaico sono stati 826 milioni. Detto questo, il discorso va completato con un’altra considerazione: le Fer, a fronte dei sussidi che ricevono, producono <em>effettivamente</em> (nessun impianto non funzionante prende incentivi!) lavoro, entrate fiscali, risparmi negli acquisti di combustibili fossili, riduzione delle emissioni climalteranti e nessuna ipoteca sul futuro dei nostri figli, diversamente dal nucleare. E, per di più, evitano al nostro paese l’esposizione a multe per il mancato raggiungimento degli obiettivi di Kyoto.</p>
<p>Prima di toccare le rinnovabili, perciò, si potrebbe intervenire sulla cifra equivalente che dovrebbe al massimo essere riversata sulla<strong> fiscalità generale </strong>e non sui consumi in bolletta. Eppure il Governo è andato giù duro ed ha deciso la sospensione, in attesa di un definitivo pronunciamento a giugno. Ci sarebbe da sorridere, se il blocco non passasse attraverso il decreto che recepisce nella nostra legislazione la Direttiva 2009/28/Ce, relativa alla promozione dell’uso delle fonti rinnovabili in Europa. Il peggio che si possa fare con queste fonti è quello di fare <strong>politiche a singhiozzo</strong>, come fecero gli Usa nel periodo 1998-2005: l’altalena dei provvedimenti causò un’altalena degli investimenti che crollavano e poi si impennavano.</p>
<p>Noi pensiamo che la critica agli incentivi per le rinnovabili sia di <strong>natura politica</strong>. Se non fosse così, si discuterebbe della transizione fino all’avvenuto “apprendimento” e al consolidamento sul mercato; si penserebbe a rimodulare gli incentivi in base alla grandezza degli impianti, affinché non vadano a ingrassare le società multinazionali e vadano a premiare le scelte virtuose delle famiglie e delle imprese. Oppure, si farebbe di tutto perché nascano filiere economiche locali legate alle fonti naturali, in modo che gli incentivi alla produzione ricadano soprattutto all’interno del territorio e non sulle aziende cinesi, magari già incentivate in loco per esportare la produzione.</p>
<p>In definitiva, riteniamo che si voglia attaccare un settore senza un vero motivo, per preparare il terreno agli<strong> investimenti nel</strong> <strong>nucleare</strong>. La verità è che è in atto una campagna per gettare fango sull’intero settore delle fonti eoliche e solari, che in un solo anno ha installato capacità generativa equivalente a uno dei mega reattori nucleari da 1.600 Mw che si vogliono imporre in Italia e che hanno bisogno di minimo otto anni, per essere costruiti. E chi assicura i consumatori che gli investimenti per il nucleare non <strong>incideranno ancora di più sulle bollette</strong> energetiche?<br />
<em><br />
di Mario Agostinelli e Giovanni Carrosio</em></p>
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		<title>Vuoto</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 06:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<description><![CDATA[Ai tempi della mia prima giovinezza, quelli delle scuole elementari e medie, era abitudine consolidata, nel periodo primaverile ed estivo, trascorrere le ore libere cogli amici e i coetanei, in quegli spazi più o meno protetti denominati oratori. Era davvero raro imbattersi in qualcuno che non ne avesse fatto esperienza. Non sono certo trascorsi molti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5109&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Ai tempi della mia prima giovinezza, quelli delle scuole elementari e medie, era abitudine consolidata, nel periodo primaverile ed estivo, trascorrere le ore libere cogli amici e i coetanei, in quegli spazi più o meno protetti denominati oratori. Era davvero raro imbattersi in qualcuno che non ne avesse fatto esperienza. Non sono certo trascorsi molti anni &#8211; una quindicina &#8211; eppure sento di poter affermare che, oggi, le nuove generazioni disconoscono tale pratica. Naturalmente sono subentrati altri svaghi, altri piaceri, altre possibilità; ma anche noi, quand&#8217;eravamo piccoli, avevamo disponibilità maggiori (c&#8217;erano i videogiochi, insomma), e ciononostante non abbiamo mai disdegnato la reciproca frequentazione, la partecipazione a eventi che favorissero la mescolanza di generi e temperamenti, la fruizione di momenti di crescita collettiva. Godevamo del sole, dell&#8217;erba, dell&#8217;aria, della nostra esuberanza &#8211; le ginocchia sbucciate, le rincorse in bicicletta, lo svuotare le tasche per mettere insieme gli spiccioli per dei gelati, delle bibite, delle caramelle, erano la regola. Conoscevamo e rispondevamo a codici ben precisi: l&#8217;onore dell&#8217;amicizia, l&#8217;etica del mutuo soccorso, l&#8217;autorità dei genitori. Persino dalle più furibonde litigate poteva nascere un affetto, e i rancori si dissolvevano allorché ci si prospettava l&#8217;occasione di un&#8217;avventura. Pian piano, percorrendo le tappe obbligate di quella vita che ci pareva non dover mutare né in meglio né in peggio, abbiamo riempito il fagotto di ricordi che, nel presente, ci trasciniamo appresso con un senso di dolorosa nostalgia. Da allora, qualcosa abbiamo perduto e, forse, qualcosa abbiamo guadagnato; non v&#8217;è dubbio, però, che nessuno di noi, se richiesto, baratterebbe mai un singolo istante del passato con alcunché di diverso. Siamo stati fortunati: quest&#8217;aggettivo, in ultima analisi, ci definisce con maggiore sincerità.</p>
<p style="text-align:justify;">I luoghi fisici dell&#8217;epoca della mia giovinezza sono ancora lì, ma tutt&#8217;altro che invariati, tutt&#8217;altro che simulacri rutilanti di reminiscenze confortevoli. Succede un giorno, senza preavvisi, e ci si guarda d&#8217;intorno sbalordendo: come sono cambiate le cose! e che aspetto rozzo hanno assunto! dove sono finiti quei ragazzi? e quelle gesta, e quelle sbiadite istantanee fissate da occhi ingenui? Già, ci si accorge dopo, ci si fa sorprendere impreparati, è sempre così. Che dire, che pensare, quando i nudi fatti si mostrano per ciò che veramente sono e non per ciò che credevamo d&#8217;aver indissolubilmente legato al nostro immaginario? Un edificio che ci ha accolti nei suoi recessi da bambini, quindici anni più tardi rimane lo stesso edificio, e accoglie nuove presenze; ma se lo si osserva meglio, se ci si accosta, se ci si avvicina, ecco che si scorgono sulla sua superficie segni tangibili di cambiamento, di diversità, di rivoluzione: magari è solo un&#8217;intonacatura rifatta, tuttavia ci sembra che col vecchio colore siano stati raschiati anche quegli urli, quelle spinte, quei sussurri, quegli scherzi, quegli amori che tanto hanno significato, che molto hanno influito sulla definizione di noi e del nostro valore. E quello spiazzo ghiaioso, quei sassolini finissimi su cui era così bello scricchiolare con le ruote della bicicletta, con le suole d&#8217;un usurato paio di scarpe mentre si rincorreva la palla, quella sala giochi spoglia e semplice eppur viva, eppur frenetica, eppur teatro di divertimenti, che fine han fatto tutti loro? Son trascorsi, trapassati, non neghiamocelo. Cosa li ha sostituiti? Ecco, questo è il punto. Ci è stata conculcata un&#8217;idea per cui il tempo, distendendosi in linea retta su un cammino determinato a priori, ostenta il proprio potere assoggettandoci &#8211; non c&#8217;è partita, non c&#8217;è vittoria, contro il tempo si è sempre sconfitti, né altro si può; e il tempo, molatore di mondi, è moderno, genera e si rigenera, in una palingenesi ininterrotta; perciò all&#8217;uomo, che impara e imita le leggi del tempo &#8211; o crede d&#8217;imparare e mal scimmiotta &#8211; s&#8217;impone, al fine d&#8217;illudersi d&#8217;essergli parte se non l&#8217;essenza stessa, il medesimo ufficio: cambiare, modificare, rivoltare, emendare, poiché il futuro è roseo, il domani florido, il poi tentatore. Ah comodità! Ah dissipazione!</p>
<p style="text-align:justify;">Giorni fa passeggiavo presso l&#8217;oratorio, che qui chiamiamo patronato. Una giornata di sole, premonitrice della bella stagione. Piccoli petali blu e gialli macchiettavano il prato dietro l&#8217;asilo, alberelli d&#8217;ignota specie esibivano sui rami spogli le gemme acerbe di nuove fioriture. Me ne venivo dal centro cittadino e stavo rincasando, le mani infilate nelle tasche profonde del soprabito che tenevo aperto sul davanti, dove solo la sciarpa proteggeva la gola e il petto. Non pensavo a nulla di particolare, camminavo e basta, fischiettando al massimo un motivetto. Quasi un idillio, che potrebbe non a torto suscitare facili ironie, ma tant&#8217;è. La strada era in leggera pendenza e, mentre discendevo con lentezza un tratto che prima d&#8217;essere asfaltato era sassoso, guardavo un gruppo di platani a dir poco imponente, cui erano stati scorciati i tralci. Sulla destra, un campetto per le bocce &#8211; neanche paragonabile a quello che ha rimpiazzato, provvisto di panchine, tavoli da tennis, vie di fuga erbose &#8211; a sinistra, un edificio polifunzionale &#8211; così mi pare sia stato battezzato &#8211; dove s&#8217;insegna la danza e si svolgono attività ricreative: due piani di vetro e cemento disanimati. Più oltre, un campo da calcio con le porte, senza reti, l&#8217;una di fronte l&#8217;altra, e nel mezzo trenta metri di verde. Poi, superato lo sbarramento di transenne che delimita la zona pedonale, la strada piega a manca, lambisce una fontana dal basamento di pietra colonizzato dai muschi (lì, una volta, un muretto, e dietro il muretto un fosso: erano i rifugi ascosi per confidenze infantili o per contemplazioni crepuscolari, quando c&#8217;erano le lucciole e si catturavano i maggiolini). Ma qui l&#8217;idillio cessa.</p>
<p style="text-align:justify;">Ingegneri, architetti, assessori: dove passano loro non c&#8217;è più bellezza. Stanno costruendo un parcheggio. Attraverso i riquadri dell&#8217;inferriata, ho osservato il procedere dei lavori: manovali e manovratori s&#8217;industriavano per inverare il progetto disegnato sulla carta. Macchine per scavare, rulli per ripianare, tubi da interrare, pali da conficcare, mattoni da posare. Verbi della prima coniugazione, verbi del pragmatismo, ostili al piagnisteo dell&#8217;inattivo, dell&#8217;inoperoso, del cogitabondo. Stridori, clangori, decisori: tutto un concerto di certezze. Muti sui loro veicoli, gli uomini eseguivano il compito da bravi, e privi di colpa. Inerte sotto il cielo chiarissimo, un fazzoletto di terra, l&#8217;ennesimo, si congedava, non visto, dalla comunità. E per sempre. Chissà, quindici anni fa, là sopra, potevo esserci scivolato io; ma morendo il luogo, muore anche il ricordo che custodiva. Veloci! veloci! siamo già a buon punto! Do un&#8217;ultima occhiata, e mi sorge nella mente un pensiero turpe: non sembrano fosse sepolcrali quelle schiere allineate di rettangoli bordati di marmo? Via! che pensi! E infatti me ne vado, per non più ritornare, con indosso un senso&#8230; non so&#8230; di vuoto.</p>
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		<title>Hinterland</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 06:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>
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		<category><![CDATA[società]]></category>
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		<description><![CDATA[Saliamo in macchina, il pomeriggio è tardo, l&#8217;umidità dell&#8217;aria percuote il corpo con brividi acuti, e un nevischio poco convinto cala dal cielo. A fine serata, un velo leggerissimo, come una barba di due giorni, sovrasta il suolo, i tetti delle case, le foglie dell&#8217;edera. Dobbiamo raggiungere Treviso – no, una zona periferica di Treviso, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5078&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { size: 21cm 29.7cm; margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="text-align:justify;">Saliamo in macchina, il pomeriggio è tardo, l&#8217;umidità dell&#8217;aria percuote il corpo con brividi acuti, e un nevischio poco convinto cala dal cielo. A fine serata, un velo leggerissimo, come una barba di due giorni, sovrasta il suolo, i tetti delle case, le foglie dell&#8217;edera.</p>
<p style="text-align:justify;">Dobbiamo raggiungere Treviso – no, una zona periferica di Treviso, poco meno di trenta chilometri – e abbiamo un appuntamento per le diciannove.</p>
<p style="text-align:justify;">Subito prendiamo la strada Postumia: la cosa da fare per prima è uscire da Oderzo – un patetico groviglio grigio, con qualche rudere romano – quindi superare Ponte, infine infilarsi nel traffico dell&#8217;ora di punta.</p>
<p style="text-align:justify;">Il Piave, in questi giorni, è più alto del consueto, ha piovuto tutto novembre, le acque si sono ingrossate, sommergendo il pietrisco tra cui si era soliti intravvedere una sorta di ruscello pomposamente decorato con l&#8217;appellativo di “sacro alla patria”, e ora fluiscono repentine verso il Mar Adriatico. Dal ponte, guardando in giù, si scorgono le sponde erbose, frastagliate, dove piante di basso fusto esibiscono rami di un improbabile verde smorto, e dove trovano ricovero le feroci nutrie, in onore delle quali s&#8217;è già formata e diffusa un&#8217;amplissima mitologia negativa. Chissà che ne è stato delle famose e temute buche, invece: degli inghiottitoi subacquei che risucchiano senza scampo il malcapitato che decide di nuotarvi sopra, e che in passato molte vittime hanno mietuto – o è piuttosto un&#8217;altra leggenda? Ad ogni modo, oltrepassato il fiume si entra in un brevissimo paesino, famoso essenzialmente per due cose: il bar con un&#8217;iscrizione fascista conservata sulla facciata, e il sacrario dei caduti della Grande Guerra. Lo si voglia oppure no, trascorrendovi davanti e leggendovi nel timpano l&#8217;imponente epigrafe, sull&#8217;abbacinante pietra bianca: «il Piave mormorò non passa lo straniero», vien la pelle d&#8217;oca. Dopo, un viale alberato chiude la vista a destra e a sinistra.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci pare un&#8217;idea sagace, ancorché poco praticata, per evitare il convulso accavallarsi e incrociarsi di Suv con donna impellicciata al telefono, camion con autista annoiato in procinto di assopirsi, Bmw con libero professionista stressato e dunque moralmente giustificato all&#8217;evasione fiscale, motocicletta con ragazzo saturo d&#8217;ormoni frementi e cervello lento – ci pare insomma un&#8217;idea sagace abbandonare la ferale Postumia e mettere le quattro ruote su una strada a essa parallela, che s&#8217;inoltra attraverso le località di Monastier, Roncade, Silea, per sbucare senza sbandamenti di sorta nel capoluogo.</p>
<p style="text-align:justify;">Manteniamo una velocità di crociera sostenuta, com&#8217;è costume locale, infischiandocene dei cartelli indicanti il limite consentito. L&#8217;evenienza produce un felice effetto: vediamo il nevischio trasformarsi per alcune migliaia di metri in tormenta, con tanto di folate trasversali, e i fiocchi sono così ravvicinati da costruire intorno alla carrozzeria della macchina lanciata nel buio una galleria. Dai finestrini si vede, come in un filmato accelerato, un susseguirsi di forme e estensioni che, lì per lì, non vien voglia di definire ameno. È il paesaggio, perbacco!</p>
<p style="text-align:justify;">Quest&#8217;agnizione ci sconvolge. Come? Questa cosa sgraziata, questo conglomerato zanzottiano, questa paccottiglia di recinzioni, muriccioli, parcheggi, capannoni, rotatorie, strade, stradine, stradette, torri di cemento, file illimitate di luci giallo-arancio-rosse, questo pullulante deserto è il paesaggio? Suvvia, dobbiamo avere le traveggole! dobbiamo star poco bene! dobbiamo aver frainteso qualcosa! Ma no, non c&#8217;è niente di sbagliato in ciò che vediamo, perché ciò che vediamo altro non è che l&#8217;esistente. Proviamo un&#8217;emozione strana, uno sbigottimento inaudito, ci sentiamo come naufraghi vinti dalle onde, esausti dinanzi alla spietata indifferenza di un avversario forte, mastodontico, che non ha nemici da temere. Ci diciamo che si tratta indubbiamente di un&#8217;impressione, che siamo fuorviati dalla scarsa dimestichezza con luoghi a noi non famigliari, che del resto siamo in periferia, in quello che in ogni parte del mondo si chiama hinterland, e che prima o poi la passerella abbrutente cesserà, finirà, muterà all&#8217;improvviso in un&#8217;esplosione di cose belle e sensate e gradite, come quando si ridiscende a valle da una zona di montagna e i pendii e i declivi sfumano all&#8217;orizzonte inaspettatamente, restituendoci ai pianori su cui non svettano masse rocciose e non lussureggiano boschi e radure e sentieri, e dove ci sentiamo a casa, a nostro agio, al posto che ci spetta.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono scuse ridicole, scialbe giustificazioni, lo sappiamo. Tuttavia, nulla è più solido, pesante, ghiacciato della visione che c&#8217;intorbida le pupille. Ah sappiamo! eccome! Torniamo bambini sgomenti di fronte a un atto malefico, oltraggioso, fedifrago. Torniamo adolescenti beffati dall&#8217;esuberanza virile di un compagno più grande proprio quando ci sentivamo invulnerabili. Ci scopriamo giovani adulti spersi in un&#8217;incoerente trama, in un&#8217;assurda recita. Deboli, impotenti, rassegnati.</p>
<p style="text-align:justify;">E impauriti. Sì, ci travolge una paura, una sensazione di pericolo che è arduo descrivere. Come in una fiaba in cui orchi e blasfemie sbarrano il passo all&#8217;eroe, penetrare il fitto maglio di edifici rettangolari che sgraziatamente ricopre le campagne fra un borgo e l&#8217;altro dà l&#8217;impressione d&#8217;inoltrarsi in un regno di nessuno, in una landa di sempiterna desolazione, nel minaccioso avamposto che coloni alieni da qualunque liturgia civile hanno istallato per preparare l&#8217;invasione. E cosa infatti paiono quei chilometrici blocchi di pareti lisce, punteggiate di fari, inframmezzate con vuote orbite nere, sigillati con alte griglie d&#8217;acciaio, rigurgitanti lingue d&#8217;asfalto pavesate a parcheggi e aiuole marcite e alberelli ritorti, se non astronavi discese dall&#8217;incubo nebuloso e interminabile dell&#8217;universo profondo?</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco Monastier: qui ci accoglie una lunga strada che inizia con una rotonda, allinea a destra una cupa azienda ospedaliera e a sinistra un assembramento ininterrotto di botteghe, più in là un quartiere di case a schiera simile all&#8217;acquartieramento d&#8217;un esercito, poi termina con un&#8217;altra rotonda – dove siano le fumanti macerie della scuola di Hemingway, non so: dove sia finita la poesia, qui, non so.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco Roncade: un cartello ci dà il benvenuto, e il primo residente ha le forme di un vecchio capannone smantellato, mentre la strada insiste dritta e sonora, ci conduce nella zona industriale, e del paese – supponendo esista – altro non si vede tranne che “cose”: parcheggiate, spente, lucide, polverose, fradice, costose, appariscenti – ma pur sempre “cose”; e l&#8217;ultimo residente che incontriamo è uno smisurato, gargantuesco centro commerciale mai inaugurato: giace come una scogliera affacciata su un mare elettrostatico.</p>
<p style="text-align:justify;">Ecco Silea: a questo punto il cuore accelera il battito, il fiato si accorcia, l&#8217;indignazione ci ghermisce come una febbre: cabotiamo un disco pietrificato dal diametro abnorme, tutt&#8217;intorno si ergono possenti muraglie squadrate, lampioni slanciati emanano intense luci come stelle fisse, al di sotto della sede stradale che s&#8217;impenna soprelevandosi si distribuiscono ingorghi d&#8217;ipermercati, centri benessere (tragica contraddizione!), saloni d&#8217;esposizione veicoli, gru, paranchi, cinema multisala, condomini con l&#8217;aspetto d&#8217;alveari, e macchine, macchine, macchine a perdita d&#8217;occhio; velocità, fretta, impersonalità; un malcelato bisogno di gridare negli abitacoli, spogliarsi, rompere catene invisibili eppure solidissime. C&#8217;è un latente desiderio di libertà in tutta quest&#8217;ipocrita modernità.</p>
<p style="text-align:justify;">Arriviamo, ammutoliti e esausti, a Treviso – no, in una zona periferica di Treviso, poco meno di trenta chilometri – e abbiamo un appuntamento per le diciannove. Siamo in anticipo. Scendiamo dall&#8217;auto, ci stiracchiamo, il viaggio è durato un&#8217;eternità. Qualcosa è cambiato. Qualcuno dice: «Dovrei pisciare».</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/5078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/5078/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/5078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/5078/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/5078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/5078/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/5078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/5078/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/5078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/5078/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/5078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/5078/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/5078/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/5078/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5078&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Pochezza</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 06:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sgomenti, ci si chiede: cos&#8217;altro deve accadere? Ma una risposta nitida, decisiva, decorosa non c&#8217;è. Pare non aver fondo il baratro di vergogna, disonore, squallore entro il quale un uomo ridicolo, un paio di satiri improbabili e un mucchio di sgualdrine senza pudore hanno precipitato un paese intero, prosternandolo al punto da far correre il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5048&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Sgomenti, ci si chiede: cos&#8217;altro deve accadere? Ma una risposta nitida, decisiva, decorosa non c&#8217;è. Pare non aver fondo il baratro di vergogna, disonore, squallore entro il quale un uomo ridicolo, un paio di satiri improbabili e un mucchio di sgualdrine senza pudore hanno precipitato un paese intero, prosternandolo al punto da far correre il pensiero, con melancolica rassegnazione, all&#8217;infausto teatrino &#8211; così gli avanguardisti lo beffeggiavano &#8211; del passato. Si è perduta la cognizione del reale, e di ciò che importa, e di ciò che serve. Persino lo spirito, antico rifugio dell&#8217;idea, è spogliato d&#8217;ogni categoria; la dialettica è un esercizio vuoto, morto, profanato; la parola stessa, la fatica del pensiero, l&#8217;ardente conquista dell&#8217;astrazione non hanno più cittadinanza qui. Trionfa il ciarpame, trionfa il dispotismo, trionfa l&#8217;arrogante pochezza di un popolo minuto e dei suoi volonterosi carnefici.</p>
<p style="text-align:justify;">Deprime e offende, più d&#8217;ogni evidenza, il chiacchiericcio vano sotto cui ci si seppellisce per non affrontar le conseguenze morali di una lunga notte codarda, reticente, triviale. Opinioni cancellano fatti, grida coprono riflessioni, encomi rintuzzano accuse. Il vero non si manifesta, solo il falso può nascere, svilupparsi, riprodursi in una spirale di geometrica grandezza. E falso, e volgare, e egoista, e sciocco, e incolto è il presente. Nutritosi di sterili discorsi, ideali, modelli, si presenta sotto le spoglie sbrindellate di una corrotta lascivia, di un depravato orgoglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Ci si aggira fra macerie e desolazioni, l&#8217;incertezza del futuro ruba la scena al vilipendio della storia, e l&#8217;incipiente celebrazione dell&#8217;unità assume un triste connotato di resa. E ci assale il dubbio che davvero ci sia qualcosa per cui valga battersi, per cui valga resistere, per cui valga l&#8217;affidamento alla mitezza, alla cultura, alla dignità. Siamo i posteri di noi stessi.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Siamo entrati nell&#8217;era del caos alimentare globale</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 15:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Carrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre le prime pagine di tutti i quotidiani sono impegnate negli scandali nostrani, il mondo sta entrando in una nuova drammatica crisi alimentare. Più che dalle rigorose analisi e dagli allarmi lanciati dagli organismi internazionali ormai qualche mese fa, ad imporci di affrontare la questione sono stati i moti di protesta in Algeria e Tunisia, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=5046&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre le prime pagine di tutti i quotidiani sono impegnate negli scandali nostrani, il mondo sta entrando in una nuova drammatica crisi alimentare. Più che dalle rigorose analisi e dagli allarmi lanciati dagli organismi internazionali ormai qualche mese fa, ad imporci di affrontare la questione sono stati i moti di protesta in Algeria e Tunisia, destinati secondo molto osservatori a diffondersi nella aree più sensibili del pianeta.  Se per molti commentatori gli aumenti dei prezzi nel 2008 erano soltanto frutto di una combinazione fortuita di fattori concomitanti, oggi possiamo affermare che non si trattò di una eccezione. Siamo nel pieno di un’era caratterizzata dal <strong>caos alimentare globale</strong>. È sufficiente che assuma comportamenti anomali uno dei tanti fattori che compongono il complesso sistema alimentare, che il prezzo dei beni oscilli in modo considerevole, producendo conseguenze incontrollabili.</p>
<p>L’indice dei prezzi calcolato dalla Fao è cresciuto nell’ultimo mese del 4%. Ad incidere di più sono stati i prezzi di cereali, olii vegetali e zucchero. Rispettivamente cresciuti del 6,3%, 8% e 6,7%. Cifre che apparentemente non dicono molto, se non fosse che per milioni di esseri umani tale aumento percentuale significa non avere più accesso al cibo. L’indice complessivo ha un andamento instabile ormai dalla fine del 2006, alternando brusche impennate e altrettanto veloci deprezzamenti. In questi giorni, con 214 punti si è toccato il record storico, superando di mezzo punto l’impennata dei prezzi del 2008.</p>
<p>Nonostante l’indice globale della fame (GHI) sia calato &#8211; la popolazione denutrita è diminuita dal 20% dei primi anni ’90 a circa il 15% nel 2010 &#8211; il numero assoluto di persone che non hanno accesso quotidiano al cibo è cresciuto, superando il miliardo nel 2009. Oltre agli affamati stabili nelle statistiche, vi sono milioni di persone che entrano ed escono dalla condizione statistica di malnutrizione a seconda del verificarsi o meno dell’aumentare del prezzo dei prodotti alimentari. Il numero reale di persone che non hanno accesso sufficiente al cibo, perciò, potrebbe essere più alto rispetto a quanto denunciato dagli organismi internazionali.</p>
<p>L’oscillazione dei prezzi alimentari, perciò, è anche un <strong>fattore di instabilità politica</strong>, che incide soprattutto nei paesi dove ampie fasce della popolazione non soffrono stabilmente la fame, ma a causa delle proprie condizioni economiche precarie possono trovarsi da un giorno all’altro nel girone degli affamati. Laddove esistono masse enormi compattamente affamate, come in alcuni paesi dell’Africa Subsahariana, per molta parte della popolazione l’oscillazione dei prezzi non comporta un peggioramenti di condizione. Gli affamati restano affamati. In altre aree, invece, dove gli stati sono caratterizzati da indici della fame medio-bassi (gran parte dell’Europa dell’Est, il Maghreb, la Cina, parte dell’America Latina) il rischio di rivolte si fa più alto. Larghe fasce della popolazione si trovano in una condizione instabile, per cui al crescere dei prezzi dei prodotti alimentari diventa maggiore il rischio fame. Quando si raggiungono dei picchi, come quello del 2008 e quello attuale, le rivolte diventano molto probabili.</p>
<p>Ricorda la Roiatti, nel suo libro “Il nuovo colonialismo”, come a Pechino, nel febbraio 2009, quando il cibo costava il 23% in più rispetto allo stesse mese del 2007, le autorità cinesi hanno temuto il verificarsi di importanti “tumulti per il riso”. Del resto, solo 20 anni prima, una delle scintille che accese le proteste di piazza Tienanmen fu l’insostenibilità dell’inflazione per le classi medie.</p>
<p>Fino ad oggi le molteplici rivolte che si sono succedute negli anni non hanno mai avuto una lettura unitaria da parte dei commentatori. Normalizzata la situazione, non si è mai dedicato un approfondimenti serio a questi accadimenti. E così si sono succedute, soltanto negli ultimi tre anni, ribellioni di massa in Messico, Argentina, Tunisia, Sudan, Venezuela, Mozambico, Tagikistan, Egitto, Pakistan, Algeria, Senegal. Spesso con repressioni inaudite, altre volte con concessioni governative, altre ancora con la sconfitta dei governi.</p>
<p>Calmierati i prezzi degli alimenti, però,  il sistema procede inesorabile, come se non fosse accaduto nulla. Individuando nell’eccezionalità delle concomitanze le cause delle crisi alimentari.</p>
<p>Ma il quadro delle probabili rivolte contro la fame, e contro i governi che mantengono inalterate le condizioni di vita delle popolazioni e la distribuzione del reddito al proprio interno, è destinato ad ampliarsi a macchia d’olio. Siamo entrati nell’era del caos alimentare, e le rivolte politiche a partire dalla difesa delle condizioni materiali di vita si faranno sempre più drammatiche e frequenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Contributo #2</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 06:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[collaborazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;affezionato lettore Andrea ci invia, dopo il suo primo, un secondo contributo, scegliendo stavolta un registro decisamente meno narrativo. Grazie. *** LA LAVATRICE NELLA DEMOCRAZIA Nella mia militanza ecologista, alcuni anni fa, mi capitava di ricevere questa risposta (la domanda la diciamo dopo): “Ma voi volete tornare alle candele? Non vi rendete conto che solo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4965&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong>L&#8217;affezionato lettore Andrea ci invia, <a href="http://ainostriposti.wordpress.com/2010/10/22/collaborazione-1/" target="_blank">dopo il suo primo</a>, un secondo contributo, scegliendo stavolta un registro decisamente meno narrativo. Grazie.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">***</p>
<p style="text-align:center;">LA LAVATRICE NELLA DEMOCRAZIA</p>
<p style="text-align:justify;">Nella mia militanza ecologista, alcuni anni fa, mi capitava di ricevere questa risposta (la domanda la diciamo dopo): “Ma voi volete tornare alle candele? Non vi rendete conto che solo la lavatrice, tra i molti prodotti del mondo del consumo, ha permesso alla donna di non faticare tutti i giorni sui panni per ore!”. In effetti affermazioni come queste ti facevano patire la sensazione di essere una persona che non apprezzava i vantaggi indubbi del mondo del consumo e i suoi successi nell’emancipazione femminile e delle classi sociali più svantaggiate.</p>
<p style="text-align:justify;">Le risposte a queste considerazioni erano di questo tenore: “Noi non vogliamo tornare indietro, ma siamo molto preoccupati di ciò che sta comportando e comporterà nel futuro questo andare avanti nel consumo delle risorse del pianeta, insomma vorremmo e vorremo un mondo che riesca a trovare un suo equilibrio, che sappia consumare solo ciò che è in grado di riprodursi, che siano risorse materiali o energetiche.”<br />
La cosa che dovrebbe stupirci tutti, ma che non ci stupisce, è che queste considerazioni sulla finitezza delle risorse e sulla necessità di una necessaria oculatezza nella loro gestione hanno trovato oggi una loro concretissima attuazione nei piani economici di tutti i governi del mondo, in seguito (ma in realtà già da molto tempo prima) alla crisi partita nel 2008 dagli Stati Uniti d’America.<br />
Le risorse in questione però non sono quelle del nostro pianeta, bensì quelle dei governi che si trovano a dover tagliare in continuazione servizi su servizi ai cittadini dalle pensioni alla sanità, per ripianare i debiti pubblici degli stati.</p>
<p style="text-align:justify;">Prescindendo dalla constatazione ovvia ma forse ingenua, che il deficit statale ha sempre accompagnato la storia di tutti gli stati (vedi ad es. Lineamenti dell’evoluzione del debito pubblico in Italia (1861-1961)), viene da chiedersi perchè l’unico obiettivo su cui tutti i governi sono concentrati debba essere quello del ripianamento del debito pubblico (vedi ad es. la diversa opinione espressa ne L’appello degli economisti) qualsiasi siano i costi in termini di impoverimento e di sperequazione sociale.<br />
Non è casuale, credo, che contemporaneamente (almeno nella discussione politica italiana), sia cresciuta fino a diventare un mantra oramai condiviso collettivamente l’idea che lo Stato debba essere in definitiva una enumerazione di regole a cui i cittadini devono attenersi e che le cause di tutti i nostri problemi economici e politici siano appunto date dalla mancanza di regole condivise e dalla incapacità dello Stato di farle rispettare.<br />
Per controllare il debito pubblico (si afferma) è necessario che lo Stato si imponga e segua a sua volta delle regole finanziarie precise, (con effetti altrettanto precisi nella vita delle persone) così come attraverso delle regole lo Stato garantisce l’esercizio della libertà ai suoi cittadini.<br />
I problemi nascono (si continua ad affermare) quando governanti per primi e cittadini (ben imbeccati) al seguito, esercitano quotidianamente l’esercizio di non rispettare affatto le regole che sono tenuti a far osservare (i primi) e a rispettare (i secondi). E così l’unica regola condivisa collettivamente (destr, sinistr, centr…) è quella del ripianamento del debito pubblico costi quel che costi: delle altre non solo si può fare a meno, ma (insegna il nostro Leader) si deve fare a meno (se si vuole continuare a vincere le elezioni) e comunque a doverle rispettare per forza devono essere chiamati quotidianamente solo gli ultimi della nazione: immigrati, clandestini, tossici, rom, disoccupati, carcerati, precari, studenti, disabili, malati.</p>
<p style="text-align:justify;">E torno ora alla domanda inziale, non espressa, che suscitava quella risposta piccata e ben dotata retoricamente di cui all’inizio di questo testo. E la domanda era questa: “Dobbiamo cambiare stile di vita. Forse dovremmo cambiare tutti stile di vita se vogliamo riuscire a continuare a mantenere buona parte delle cose buone che la modernità ci ha portato. Le risorse comunque sono finite (nel senso che non sono infinite), dobbiamo fare conto con questa realtà.” Direte giustamente: Ma che razza di domanda: questa è una affermazione! E infatti eravamo (ero) e volevamo farci vedere ben convinti di quanto dicevamo.<br />
Oggi sono convinto di poche cose, ma questa mi convince di più: le persone sono più importanti delle merci ma alcune merci possono essere importanti per le persone (ad es. del pane può essere più importante di un computer per qualcuno che muore di fame e un computer può essere molto più importante del pane per un informatico precario), mentre sicuramente tutte le persone ed alcune merci sono più importanti di qualsiasi speculazione finanziaria.</p>
<p style="text-align:justify;">Gli strumenti per garantire che le persone abbiano accesso alle merci necessarie per la vita quotidiana sono quelli che la Democrazia ha messo a punto secolo dopo secolo, fino al secolo passato. In questo senso la lavatrice, per me, fa parte della democrazia prima ancora che del mondo del consumo. Se qualcuno oggi vuole togliercela, con la motivazione che non ci sono risorse per tutti, sarà bene ricordargli che se vogliono tornare all’Ancien Régime e insomma a Schiavopoli, noi là non ci saremo.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma anche noi dovremmo tenere a mente una cosa, è accaduto, diceva un grande autore e un grande uomo, come era Primo Levi, quindi può accadere, di nuovo.</p>
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		<title>Federaismo</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>
		<category><![CDATA[dialetto]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>

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		<description><![CDATA[Sinte dir in &#8216;sti giorni che &#8216;sto qua saria l&#8217;ano bon pal federaismo, parché i leghisti i a dita che l&#8217;e vegnua l&#8217;ora de farlo. Lori i dise che sarà &#8216;na bona roba par tuti, ma specialmente pae region del sud, cusì e se responsabiisa e l&#8217;e finio el bengodi de ciapar schei da nialtri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4948&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Sinte dir in &#8216;sti giorni che &#8216;sto qua saria l&#8217;ano bon pal federaismo, parché i leghisti i a dita che l&#8217;e vegnua l&#8217;ora de farlo. Lori i dise che sarà &#8216;na bona roba par tuti, ma specialmente pae region del sud, cusì e se responsabiisa e l&#8217;e finio el bengodi de ciapar schei da nialtri del nord, che produsen e paghen e no poden mai goder i fruti dei sacrifisi che fen. Benon, sten a veder, quasi quasi me augure che i o fae, e dopo se podarà giudicar se sten meio o peso de prima.</p>
<p style="text-align:justify;">No vui anoiarve co stupidae poitiche: ve parle pitost del me Veneto, ansi ve parle in veneto &#8211; in &#8216;sto modo ve abitué a leser nea lengua che trovaré sora el Po, fin a Venessia e Beun, ma no pì in là, dove i parla &#8216;na roba che no se capisse: el furlan.</p>
<p style="text-align:justify;">Eora, disen che el me Veneto l&#8217;e &#8216;na bea region, ven i monti, i mari, i laghi, a campagna e anca e paeudi (quee le e poche, comunque). Sen pieni de storia, de arte, de musica, de robe bone da magnar, e ne piase el vin &#8211; ah el vin lo beven pì che poden! Ma mia parché sen imbriagoni eh, no, l&#8217;e parché i ne a insegnà che doven rispetar e tradision, overo a tera e quel che a tera a ne dà. El sinque de &#8216;sto mese tacaren el panevin, brusaren a vecia, e coa vecia tuti i scartossi de l&#8217;ano passà. &#8216;Na volta i veci i savea capir cossa che saria sucess in tel futuro vardando a diresion dee fuive, co &#8216;l vento le portea a spaso. &#8216;Dess i veci de &#8216;na volta no i e pì, gnanca in tei bar se soga pì ae carte come &#8216;na volta, e i vecioti che se spacia par sagi in &#8216;sti ani qua no i val nient. Chio che ne conta pì dea guera? chio che ne insegna pì a semenar, a vendemar, a sarpir e vide, a cior su el formento? chio che sa pì cossa che voea dir eser poareti? Nesun, veo dise mi. Ah che bruti ani! Eco parché ne piase e tradision: no le capin pì, però e ne dà l&#8217;impresion de ver dirito de star al mondo.</p>
<p style="text-align:justify;">A ogni modo, el Veneto l&#8217;e bel. Se no te si nassuo veneto no te pol capir cossa che se prova. Meti caso che te vae fora, in te un posto dove che te si foresto, dove che i te varda mal parché no te parla ben e no te someia a un de lori: ben, a volta che par sbaio te trova un che el parla come ti e che el vien dae to part, te ciapa &#8216;na roba in tel cuor che te vien voia de pianser. Bever un got de merlot co &#8216;naltro veneto come ti no l&#8217;a paragoni. Ma vialtri no podé capir, dai, no stae gnanca a insister.</p>
<p style="text-align:justify;">Nialtri lavoren tant, sen onesti, a fameia l&#8217;e tut, e ne piase e bee tose, che e sie chiete, che e cusine, che e stae coi fioi. &#8216;Nden poc a mesa, ma nee ocasion che conta sen tuti fracai un co chealtro, se no e maelengue e taca a ciacoear. No ne piase quei che dise che el Signor no esiste, anca se bestemen tut el dì (lo fen sotovose pì che altro; quee volte che ne scapa dita a vose alta l&#8217;e parché sen propio inrabiai). I preti li traten ben, &#8216;na volta i servia par benedir i campi e e bestie, &#8216;dess i ne tien i boce in istà.</p>
<p style="text-align:justify;">Odien poche robe, e ve dise quae: i comandoni, i desposenti, i recioni, i negri. Pal resto &#8216;nden dacordo co tuti, in fondo no saven tegner el muso par tant.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;alegria dovaria eser a pì bea roba dea vita, parché a vita dura poc, e se no te te diverte un fià no l&#8217;e gusto a verser i oci a matina.</p>
<p style="text-align:justify;">In ultima, i schei. I e bei e i e importanti e se deve tegnerghe da conto. Sensa schei no te va lontan, eora no se deve magnarsei &#8211; in specie drio ae femene. Anca studiar l&#8217;e importante, ma dime: co cossa te riempitu el stomego, coi libri o coa poenta? Eco, te a capio, lavora, fa&#8217; festa, ciava, fate &#8216;na fameia e el resto se vedarà.</p>
<p style="text-align:justify;">Ve aeo piasuo &#8216;sto toc che o scrit? Prapareve, parché se pasa el federaismo&#8230; altro che itaian! Mi scrivarò in trevisan, &#8216;naltro in piemontes, &#8216;naltro in lumbard, &#8221;naltro in venessian, e &#8216;naltro &#8216;ncora in genoves. Magari no sarà brut &#8211; se farà un fià de fadiga a capirse &#8211; ma pasiensa, anca questa la e cultura!</p>
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		<title>Serata</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 06:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[finzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Giorni fa sono stato a una cena di compleanno. Dalla piazza del paese, dov&#8217;è avvenuto il ritrovo, ci siamo spostati &#8211; io e una dozzina d&#8217;altri coetanei &#8211; in un locale fuori mano, nell&#8217;aperta campagna che precede Ponte di Piave e Salgareda. In una sala ampia, surriscaldata, ingombra d&#8217;addobbi e luci e persone, ci siamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4933&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --></p>
<p style="text-align:justify;">Giorni fa sono stato a una cena di compleanno. Dalla piazza del paese, dov&#8217;è avvenuto il ritrovo, ci siamo spostati &#8211; io e una dozzina d&#8217;altri coetanei &#8211; in un locale fuori mano, nell&#8217;aperta campagna che precede Ponte di Piave e Salgareda. In una sala ampia, surriscaldata, ingombra d&#8217;addobbi e luci e persone, ci siamo accomodati attorno a un tavolo dal quale si poteva vedere l&#8217;esterno, perché le pareti non erano che lastre di vetro rinforzato. Aveva nevicato tutto il giorno avanti, e sulle strade remote fra i campi la neve s&#8217;era compattata e trasformata in ghiaccio, sul quale pericolosamente eravamo transitati occhieggiando una nebbia tanto importuna quanto misteriosa e affascinante. C&#8217;è sempre qualcosa d&#8217;incantato e prodigioso in una nevicata: il paesaggio sgraziato fino a un minuto prima diventa pittoresco un minuto dopo, l&#8217;aria si riempie di silenzio che il buio dilata senza confine, il fragore dei passi che affondano nella bianca sostanza ha un suono lugubre che sa di crepuscolo e di processione verso riti innominabili. Ma è anche una noia la neve! La rivincita che la natura &#8211; imperscrutabile nonostante tutto &#8211; si prende all&#8217;improvviso, quando più le piace. La temperatura era di circa dodici sotto zero.</p>
<p style="text-align:justify;">Sedevo all&#8217;estrema sinistra di uno dei lati lunghi: a destra il festeggiato, di fronte un paio di conoscenti (uno barbuto, uno rasato), alle spalle un va e vieni di camerieri, strilli, luci pallide. Se protendevo il collo e lo sguardo, potevo osservare il nero angosciante della notte srotolarsi al di sopra delle coltri nevose, e il riverbero dei colori dei festoni stamparsi tremulo sulle vetrate. Divisasi come per effetto d&#8217;un tacito accordo, la compagnia aveva dato vita, alle estremità della tavola, a due recite distinte. Al capo opposto al mio, qualche ragazza e qualche ragazzo conversavano futilmente, interessati più ai listini che all&#8217;oggetto del discorrere. Poche le coppie, molti i singoli – a dimostrazione della durezza dei rapporti fissi. Tutti si conoscevano fin dal liceo, o anche prima, quindi nessuno aveva segreti tranne quelli inconfessabili. Impiegati, soprattutto, un artigiano, un libero professionista, e me, che potrei dirmi un aspirante qualcuno. Dalla mia parte eravamo quasi tutti maschi, perciò abbiamo affrontato argomenti maschili, assolutamente prosaici. Sulla politica non c&#8217;era uniformità di vedute, sul lavoro si sono spese le convenevoli parole come al funerale d&#8217;uno sconosciuto, sulle donne i soliti elenchi di pregi e difetti, sui motori cose che ho finto di udire, mentre al calcio non s&#8217;è per fortuna accennato. Poi sono state portate delle caraffe di birra bionda e rossa, in verità dal gusto anonimo, e s&#8217;è brindato e s&#8217;è bevuto in attesa di poter comunicare le ordinazioni. Una musica sottile creava un sottofondo che rendeva ininterrotto il brusio.</p>
<p style="text-align:justify;">Detesto i luoghi caldi, anzi detesto il caldo in sé, e ancor più detesto i locali in cui si è costretti a spogliarsi per non sudare. Di solito mi trovo a dover togliere il maglione, arrotolare le maniche della camicia e asciugarmi la fronte dopo appena una manciata di minuti, e ciò m&#8217;indispone come poco altro al mondo. M&#8217;indispettisce, poi, il maestoso sussiego di quanti (non sono rari) paiono essere immuni agli sbalzi termici: possono stare con giacca e cravatta in piena estate o con lupetto e sciarpa in pieno inverno senza che il sole cocente sulla testa o le fiamme d&#8217;un focolare sulla schiena producano alcun effetto sulla loro traspirazione. Che ingiustizia! Nella sala, un&#8217;enorme stufa moderna occupava da sola un angolo; ardeva come il ventre di un&#8217;antica locomotiva, e scaricava fuori attraverso un tubo che s&#8217;insinuava nella parte alta di una vetrata pigre nuvole di fumo grigio. La sorte ha voluto che fosse distante da noi, e in modo particolare da me. In compenso, sorgevano qua e là, come isole, i funghi, ovvero delle bombole di gas rivestite da un&#8217;armatura metallica sulla sommità della quale un fornello coperto da una sorta di cappello concentra in un raggio ristretto il calore. Uno di questi funghi stazionava a un paio di metri dal mio posto – posto che, naturalmente, non mi ero scelto. Per un po&#8217;, all&#8217;inizio, ho cullato l&#8217;intenzione di svestirmi preventivamente, onde scacciare subito l&#8217;imbarazzo, ma d&#8217;altra parte ero ancora infreddolito dal viaggio di cinque chilometri a bordo di un&#8217;auto gelata, così ho preferito attendere. Con mia somma meraviglia, in seguito non si è resa necessaria alcuna svestizione, il tepore era della giusta misura, e una volta presolo – come si prende l&#8217;acqua prima d&#8217;immergersi nel mare – non ci si fa più caso. Solo i piedi hanno continuato a spedire intermittenti scosse di disagio al cervello. Be&#8217;&#8230; pazienza.</p>
<p style="text-align:justify;">Il nostro cameriere, sulla quarantina, capelli impomatati, fisico snello, si dava arie di gran classe benché servisse libagioni in una birreria dove non mancavano, messi in disparte, i beoni. A tradire l&#8217;importanza del suo contegno, il marcato accento trevigiano che decorava la parte finale di ogni parola: «Signoriii&#8230; avete sceltooo?&#8230;». Certo, avevamo scelto. Grigliate, polli arrostiti, contorni, panini. Presa la nota, il cameriere se n&#8217;è andato con la sua immaginaria livrea, lasciandoci a un tempo divertiti e affamati, poiché pregustavamo il sapore dei cibi che ci avrebbe portato di lì a poco. A quel punto, un commensale col quale ero a gomito a gomito ha iniziato un discorso incentrato sullo sci, sport da me aborrito. L&#8217;indomani doveva recarsi non so più dove per sciare, e era convinto che non vedessi l&#8217;ora di conoscere tutti i dettagli, ma a me della faccenda importava davvero nulla. Tuttavia avevo il dubbio d&#8217;aver involontariamente innescato la sua loquacità con una considerazione che voleva essere una facezia: ah!, dovevo aver detto riferendomi alla nevicata, ancora un po&#8217; e dovremo metterci gli sci! Dopodiché, accesa la miccia, era stato impossibile frenarlo. Per almeno mezz&#8217;ora, da solo, ho ascoltato nomi di monti, di vette, di impianti, di sciatori, di tecniche, assentendo di tanto in tanto per educazione, sorseggiando la birra per distrarmi, carpendo brani di una discussione che si svolgeva più in là. La chiusa della lezione sullo sci, però, l&#8217;ho voluta per me: va bene, gli ho detto, rispetto la tua passione, ma secondo me si tratta di un&#8217;attività pericolosa e insensata, una volta ho provato a sciare e mi sono quasi ucciso contro un albero, per non dire dei morti e dei feriti e dei mutilati che annualmente bisogna registrare, e infine trovo stupido spianare un bosco per costruire una pista sulla quale lanciarsi a cento all&#8217;ora sperando di non sfracellarsi a un passo dall&#8217;arrivo. Lui ha sollevato pacate obiezioni, e io pur di non prolungare quella tortura gli ho dato vinta la partita.</p>
<p style="text-align:justify;">Intanto erano arrivati i piatti e ciascuno si è avventato sul proprio cibo. Ora, tra un morso, una risata, un&#8217;allusione, con gli stomaci che si colmavano, sui volti di tutti andava disegnandosi una parvenza di godimento. Le chiacchiere si son fatte più rade, ci si limitava a domandare quanto fossero saporiti quel pane, quella coscia, quella patata, quella salsa. La birra scorreva a litri, le posate tintinnavano, altri clienti prendevano posto o si affrettavano a guadagnarne uno. Se un pittore avesse istallato il suo bel cavalletto sull&#8217;uscio che metteva in comunicazione la sala con gli altri vani del locale e avesse iniziato a tratteggiare un quadro, ne sarebbe scaturita un&#8217;interessante tela ambientista, una di quelle tele nelle quali un tiepido fulgore circonfonde le figure principali e si spande dappresso, dando all&#8217;illustrazione un colore così famigliare, così confortevole da far venir la voglia di trasferircisi, di vivere all&#8217;interno della scena dipinta. Per lunghi tratti questo vagheggiamento m&#8217;è sembrato concreto: a chi non è capitato, del resto, di perdersi in una fantasticheria così verosimile da trasportare in essa, quasi per sortilegio, tutta la propria storia? Sovvertendo il tempo e lo spazio, ci si può figurare alla corte di un re medievale, seduti per banchettare in suo onore, dopo aver compiuto un viaggio difficoltoso e traversato la brughiera o una foresta invasa dai lupi; ci si può figurare in un rifugio remoto, al riparo dalle intemperie, stretti in una confidenza priva di ritrosie perché si è finalmente al sicuro, e al di là del muro infuriano gli elementi; ci si può figurare scampati a un disastro, e poiché la sorte ci ha sorriso tanto vale sorriderle di rimando e darsi alla gioia della spensieratezza, ecc. Sovente mi sono figurato di vivere in un quadro, lì, immobile, eternato in una posa graziosa o drammatica, immortalato a dispetto dell&#8217;usura dei tempi, dei luoghi, delle morali, muto, insensibile, e ciò nondimeno vivido, bello, fulgente. Allo stesso modo, mi sono figurato una cosa da nulla, un esserino dappoco, un Odradek messo in un canto, che al massimo rotola, quindi sparisce. Ma con la fantasia ci si illude, non ci si consola. Non ancora.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;esperto di sci si è congedato prima del dolce, mi sono sentito in dovere di accompagnarlo alla macchina, far due parole mentre fumavo e, malignamente, accertarmi che se ne andasse sul serio. No, dopotutto mi stava simpatico, non lo pensavo davvero. In realtà volevo prendere una bella boccata d&#8217;aria sana, pura, quell&#8217;aria che c&#8217;è solo in inverno, quell&#8217;aria che “sa” di qualcosa, quell&#8217;aria che scende fredda nei polmoni, li scuote, li rigenera, ed esce come un fiato vaporoso dalle nari e dalla bocca. E poi volevo fumare una sigaretta, non lo nego. Mi ha raggiunto uno dei miei dirimpettai, quello rasato. Abbiamo fumato e parlato. Lui, che è un giramondo, raccontava aneddoti della sua permanenza nell&#8217;Est; io, che sono stanziale, lo ascoltavo ciondolando il capo e gemendo silenziosamente per il freddo. Mentre parlava, dalla bocca gli uscivano soffi di vapore densi come cotone, e le labbra gli si contorcevano come fossero animate. Reggevamo le sigarette con dita intirizzite, la mano libera infilata nei pantaloni, voltando la testa quel tanto che bastava per guardarci in tralice. Non si sentiva altro suono all&#8217;infuori della sua voce, tutto era sommerso dalla neve, solo i fari dei lampioni proiettavano un triangolo di luce a terra, e l&#8217;aria illuminata brulicava di cristalli scintillanti. Sono stato il primo a gettare il mozzicone, ho atteso che lui finisse a sua volta, poi abbiamo infilato la porta e ci siamo fatti fagocitare dalla calura dell&#8217;interno, mai abbastanza paghi di quel sollievo. Le lenti degli occhiali mi si sono appannate.</p>
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		<title>Frammento</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 05:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Non bisogna essere troppo vecchi per sentirsi immalinconire a misura dello scorrere dei giorni. Sento dire da amici neanche trentenni: com&#8217;era bello una volta! non siamo più giovani! come passa in fretta il tempo! Una luce nostalgica colma allora i loro occhi, costringono le labbra a un sorriso che non ha nulla di lieto, e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4923&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Non bisogna essere troppo vecchi per sentirsi immalinconire a misura dello scorrere dei giorni. Sento dire da amici neanche trentenni: com&#8217;era bello una volta! non siamo più giovani! come passa in fretta il tempo! Una luce nostalgica colma allora i loro occhi, costringono le labbra a un sorriso che non ha nulla di lieto, e s&#8217;aspettano di veder confermati nell&#8217;espressione dell&#8217;interlocutore i loro timori. Quasi sempre questo li accontenta, recitando un salmo di luoghi comuni sulla bellezza della gioventù, come fosse l&#8217;unica età della vita a contare, e sospirando di desiderio abbassa lo sguardo per tuffare il pensiero nella corrente dei propri ricordi. Implicita, la morale di tale convincimento dovrebbe tradursi in una posa di aperto disincanto, di sollecito abbandono agli ideali, ai piaceri, alla forza che nutriva quella rimpianta giovinezza. Ma no, è questione di pochi attimi, al patetismo sentimentale subentra un pragmatico ritorno alla realtà, e s&#8217;affaccendano in altre questioni, meno dense di significato. Pensieri distillati che si ripresentano puntuali al successivo convegno, alla successiva rimembranza collettiva, coi quali si trastullano per un periodo altrettanto breve, non sortendone altro senso eccetto il medesimo, fugace rammarico. Lambire tanto da vicino una verità, un momento rivelatore, e abilmente scansarli, respingerli, evitarli, a che? per quale scopo? Forse per l&#8217;inevitabile, umana capacità di elaborare le sensazioni, le emozioni, e di combinarle producendo effetti tanto ricercati quanto sgraditi. Forse, con più prudenza, per  accertarsi che, nonostante i paradigmi morali di un&#8217;epoca restia a concedere margini di scelta, ci aspetta nell&#8217;avvenire qualcosa di grande, di importante, di solenne; e che vivere, in definitiva,  non è solo un&#8217;ottusa abitudine, un incedere spedito, talvolta accidentato, verso un orizzonte distante, luminoso, esteso &#8211; ma pur sempre piatto, e dove presto o tardi tramonterà il sole.</p>
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		<title>La diffusione del fotovoltaico in Italia: assetti territoriali e forme organizzative</title>
		<link>http://ainostriposti.wordpress.com/2010/12/10/la-diffusione-del-fotovoltaico-in-italia-assetti-territoriali-e-forme-organizzative/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 07:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Carrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Inauguriamo un modo nuovo di fare blog. Qui sotto trovate una presentazione in power point, direttamente consultabile. Si tratta di un lavoro sulla diffusione del fotovoltaico in Italia, nel quale si vuole fare emergere l&#8217;importanza dei modi di produzione dell&#8217;energia. A partire dallo stesso sistema socio-tecnico, si possono raggiungere risultati economici, politici e sociali assai [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4872&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inauguriamo un modo nuovo di fare blog. Qui sotto trovate una presentazione in power point, direttamente consultabile. Si tratta di un lavoro sulla diffusione del fotovoltaico in Italia, nel quale si vuole fare emergere l&#8217;importanza dei modi di produzione dell&#8217;energia. A partire dallo stesso sistema socio-tecnico, si possono raggiungere risultati economici, politici e sociali assai differenti.</p>
<p>A breve un commento articolato sulle slides.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.slideshare.net/EnergiaFelice/la-diffusione-del-fotovoltaico-in-italia-assetti-territoriali-e-forme-organizzative">Il fotovoltaico in Italia</a>: assetti territoriali e forme organizzative</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4872/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4872/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4872/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4872&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Auto-Petrolio: un binomio in crisi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 14:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Carrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Articolo di Mario Agostinelli (www.marioagostinelli.it) &#160; 1. Il disordine dell’impresa globale. Nella competizione a cavallo del secondo millennio la extraterritorialità assunta dal sistema di impresa è responsabile di una sconsiderata e frenetica corsa a riorganizzare i fattori della produzione su scala planetaria per ottenere la massima compressione dei costi a beneficio esclusivo della propria contabilità [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4868&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Articolo di Mario Agostinelli (www.marioagostinelli.it)</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>1. Il disordine dell’impresa globale.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Nella competizione a cavallo del secondo millennio la extraterritorialità assunta dal sistema di impresa è responsabile di una sconsiderata e frenetica corsa a riorganizzare i fattori della produzione su scala planetaria per ottenere la massima compressione dei costi a beneficio esclusivo della propria contabilità interna e prescindendo dalla dilatazione spaziale imposta alla catena produttiva e alle filiere dei consumi. Nella globalizzazione in corso non c’è nulla di “naturale”, nel senso corrente di una compatibilità e di una considerazione dei limiti fisici dell’ambiente, bensì prevale una rappresentazione artificiale della realtà della vita e del rapporto tra produzione e biosfera, impostata sulla <em>contemporaneità e sull’annullamento delle distanze</em>. Una visione adatta a chi – il manager assai più del padrone – alla ricerca di astratte e improbabili “performances”, si esercita su modelli e variabili che non hanno né luogo né tempo e che, quindi, nell’era dell’insostenibilità dei gas serra e dell’esaurimento delle fonti fossili, riproducono ancora fino all’estremizzazione i meccanismi della crescita che hanno governato l’intera epoca industriale. Sono proprio i manager (in prevalenza quelli di cultura nordamericana ed in parte anche europea) che nella loro presunzione portano a compimento una visione meccanicistica del mondo, come se della scienza occidentale fossero gli eredi acritici solo di Galileo e Newton, dato che volutamente ignorano le scoperte e le complesse conseguenze del secondo principio della  termodinamica, della rappresentazione fragile e controversa del mondo dovuta alla relatività , alla quantistica e alle modernissime scienze della vita. E sono ancora loro, quindi, che  dimenticano che i tempi biologici sono incomprimibili, che l’energia si degrada, che una società e la stessa specie umana, nonostante le sirene e la coartazione dell’immaginario operato dai media, tendono ad autorganizzarsi al risparmio in vista della loro felicità e della salute delle loro progenie. Quando Marchionne afferma – letteralmente – che “passa il proprio tempo per il 75% negli Stati Uniti e per l’altro 75% in giro per il mondo”, inconsciamente  parla dell’irrealizzabilità del suo progetto, che non per caso ha come corollario un risvolto temporale indesiderabile sull’opposto versante, come il taglio delle pause (mensa!) a Pomigliano e la saturazione (a 90!) dei tempi di lavoro dei suoi operai. E’ <em>con il tempo in cui si produce e consuma</em> e con la sopravvivenza di una natura alimentatrice insostituibile di vita che l’impresa globale deve fare i suoi conti; altro che con ipotetiche date “dopo Cristo” da cui partirebbe l’irreversibile retrocessione del lavoro al livello dei “vasi comunicanti” previsti dalla mondializzazione e indicati da Pirani come “ragionevoli” per la FIOM e come “inevitabili” per i renitenti del referendum di Pomigliano!</p>
<p style="text-align:justify;">Forse è necessario che la nuova narrazione che la politica più avveduta vuole tessere sappia partire dai conflitti che sempre più acutamente attraverseranno la produzione, svelando l’autonomia di soggetti oggi senza voce, eppure centrali per conquistare il cambiamento: parlo degli <em>operai</em> e della formidabile intuizione che la FIOM di Landini, in preoccupante isolamento, ha accreditato opponendosi al diktat della Fiat. Allora, occorre riflettere sulla qualità distruttiva della discontinuità offerta dalla globalizzazione dopo quasi tre secoli di semplice reiterazione anche fuori dei propri confini del modello industriale del Nord del mondo. Un sistema organico, omogeneo, ma localizzabile,  aggiornato  e perfezionato da “rivoluzioni” ampiamente catalogate da una letteratura sviluppista sotto la sola tipologia della macchina che le ha caratterizzate (la macchina a vapore, il telaio meccanico, il motore elettrico, il computer). Lo iato di fine millennio, per la verità,  consiste nell’aver ridefinito il tempo e lo spazio entro cui i fattori produttivi vengono rigovernati dal sistema di impresa: il tempo è diventato quello della contemporaneità e lo spazio quello dell’intero pianeta, “attraversato” prima che abitato o vissuto. Non si tratta più solo di tecnologia e scienza applicata, ma di una <em>interferenza irriducibile con la vita</em> degli esseri umani che producono e consumano. E’ come se lo spazio-tempo dell’impresa si separasse definitivamente da quello reale della vita quotidiana e dai tempi di ricostruzione della natura. L’impresa così, guidata e spinta da una classe internazionale di manager di cultura affine, si allontana dal luogo fisico dove lavoro e natura vengono organizzati e “ordinati” per fornire al capitalista merci e servizi di sua proprietà. Si è persino separata dai luoghi reali di fruizione e di consumo per vivere l’illusione di dominare il pianeta senza alcuna responsabilità verso la riproducibilità della forza lavoro, il consumo di territorio e risorse non rinnovabili,  l’emissione di scarti, l’attività di riciclo e riuso dei suoi prodotti. E’ chiaro come in queste condizioni il sistema d’impresa capitalistico multinazionale abbia la necessità <em>“politica” </em>di rivendicare la propria centralità e  di liberarsi dai vincoli sociali e ambientali che, ad esempio, una Costituzione come quella italiana  pone alla sua “libertà”, intesa come autoreferenzialità dei propri bilanci e vocazione al profitto senza cura dello spreco  sistematico e intrinseco di risorse (umane e naturali).</p>
<p style="text-align:justify;">Una separazione resa possibile – e qui sta un altro dei suoi punti di crisi –  solo dal basso costo delle <em>fonti fossili</em> (vita e biosfera al passato da consumare al presente), dalla loro “sconfinata” disponibilità e dalla possibilità per un certo tempo di trascurare la vulnerabilità dei cicli naturali alla quantità di trasformazioni energetiche ottenute per combustione di gas, petrolio e carbone. Per certi versi, delle due “sorgenti della ricchezza” analizzate da Marx – lavoro e natura – il capitalismo globale, diversamente dal suo predecessore, ha curato la  rinnovabilità della prima al più basso costo possibile, mentre ha totalmente ignorato la irreversibile deperibilità della seconda.</p>
<p style="text-align:justify;">Di conseguenza, per delocalizzare e addirittura deterritorializzare la fase della fabbricazione e massimizzare i profitti reggendo la competizione globale, non si è cercato solo di aggiustare al livello più basso salari e diritti, ma è stato necessario un eccesso di prelievo istantaneo di risorse naturali accumulate nel tempo nelle viscere della Terra (si pensi solo agli aumenti impetuosi di produttività, al trasporto e alla comunicazione a grande distanza) e una infrazione dei cicli biologici (si pensi alle emissioni e alle variazioni di temperatura) che finiscono col minare la vita sul pianeta. In sostanza, l’estensione della produzione – in spazio, intensità, contemporaneità – si è scontrata coi <em>limiti fisici e biologici del pianeta</em> e pertanto la più nota e evidente dimensione sociale del problema posto dall’attuale fase del capitalismo finisce coll’andare di pari passo con quella ambientale, rendendo auspicabile il ridisegno di alleanze ampie per i soggetti del cambiamento e offrendo inedite convergenze alle nuove generazioni.</p>
<p style="text-align:justify;">E’ evidente che un sistema che non tiene in conto la vita e l’ordine sociale è destinato a soccombere di fronte ai conflitti che si aprono inevitabilmente e, quindi, o a negarne la praticabilità con forme di autoritarismo e di negazione della democrazia o a chiedere allo Stato e alla società di accollarsi l’onere di riparazione dei guasti provocati, magari a spese del welfare e dei diritti sociali. E’ quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi a tutti i livelli, fino all’impressionante schieramento che dal Governo ai media e ai sindacati amici sostiene la prova di forza di Marchionne, accompagnandola con l’attacco all’articolo 41 e alla democrazia nei luoghi di lavoro. In fondo, addirittura la sopravvivenza della nostra civiltà e, senza esagerazioni, della specie umana intesa nella completezza e autodeterminazione delle sue relazioni, passa dalla critica radicale di questo modello oggi ai suoi primordi, di questa organizzazione del lavoro che si pretenderebbe senza conflitto, di  questa <em>alienazione contemporanea del lavoro e della natura</em>. Oggi a mio parere è di sinistra chi comprende che capitale lavoro e natura non sono attori separati e immutabili di un processo sempre riproducibile e temporalmente illimitato, ma che occorre porsi in ascolto di <em>conflitti </em>che, ovunque sorgano, non saranno mai più né settoriali né unidimensionali. Sono i conflitti reali nei territori e nei luoghi di lavoro e non i modelli meccanicisti e le relazioni matematiche della crescita continua a mettere in luce la specificità della biosfera, i valori della persona e, in una fase di scarsità di risorse, la precedenza della riproduzione e della vita sulla produzione e sull’economia tout court. Una crisi epocale richiede ricette diverse da quelle che hanno provocato la malattia: non dovremmo più accettare che i profitti  vengano dalla finanza speculativa, dalla guerra, dalla distruzione dell’ecosistema, mentre tutto il resto scende: occupazione, salario, consapevolezza del consumo e fiducia nel futuro. Senza conflitto, aumenterebbe solo il disordine, la perdita di informazione sul sistema e di controllo dei processi e finiremmo col non capire che l’attacco al welfare dei governi europei che trasgrediscono le costituzioni dei loro paesi, l’accanimento delle multinazionali ad accaparrarsi e  commercializzare i beni comuni, il fallimento della conferenza sul clima di Copenhagen, e perfino il “risorgimento nucleare” e il rilancio degli OGM, che affascinano gli scienziati del potere quanto gli oppositori di una democrazia energetica e di una sovranità alimentare oggi a portata di mano, sono <em>tutt’uno</em> con la prova che si sta svolgendo a Pomigliano, a Melfi, a Mirafiori.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>2. Auto-petrolio: oltre il limite?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il binomio auto individuale-petrolio, che ha connotato l’immaginario di intere generazioni e si è inverato non solo nel prodotto più studiato e sperimentato di tutta l’era industriale, ma anche nella punta di più alta di resistenza operaia all’organizzazione capitalistica del lavoro,  è condannato oggi a rispondere con successo al mercato solo a condizione che  si concentrino  elevatissimi volumi di produzione in un numero limitato di imprese e vengano standardizzati  su scala sovranazionale i processi di progettazione e fabbricazione, in direzione o di prodotti “di lusso” ad alta innovazione o “di massa” a bassissimo costo.  In ogni caso una crescita, pur  differenziata e con diverse opportunità, delle due tipologie di prodotto dovrà tener conto dei limiti fisici e spaziali a cui il pianeta è già sottoposto dalla crescita ininterrotta  del sistema mondiale dei trasporti. Dal punto di vista dello spazio, Cina, India, Africa ed America Latina  hanno sicuramente più chances di consumo di veicoli di quante ne abbia il Nord del mondo, ma gli effetti sulla disponibilità di combustibile e sulle emissioni di gas serra si ripercuoteranno sull’intero pianeta in tempi molto più rapidi della saturazione delle vie di trasporto nei paesi in via di sviluppo. Pur con differenziazioni geografiche e con tempi di transizione difficilmente prevedibili, possiamo dire che il “binomio” del sogno di intere generazioni sta giungendo ad un tramonto senza scampo. Il raggiungimento del picco di Hubbert per i fossili e l’impossibilità di affidare alla  forza pura del mercato l’espansione dell’auto individuale, fanno della <em>vettura privata con motore a combustione interna</em> (l’oggetto su cui si concentra ossessivamente l’attenzione della politica industriale in Italia) il primo prodotto della storia capitalistica che mentre si espande impone una sua autolimitazione. Se è così, risulta quasi ovvio che laddove gli elementi di crisi risultano fin d’ora più evidenti, più acuto debba risultare lo scontro tra capitale e lavoro, nel momento in cui rimangono gli unici due contendenti confinati in una arena delimitata e senza sbocchi. Non deve perciò meravigliare che l’attacco di Marchionne e la risposta della FIOM siano stati all’altezza del carattere di classe  che la sfida modernissima del settore auto anticipa rispetto ad un futuro mai preso in seria considerazione dal presente della politica, proprio a partire dalla sinistra. Stare coi lavoratori vuol dire anche disegnare subito alternative alla politica economica e industriale che limita il loro potere contrattuale e lottare con loro per liberarli dalla morsa a cui li sottopone il sistema dell’impresa globalizzata,  che nel trasporto individuale a propulsione fossile raschia già ora il fondo del barile, spingendo il movimento operaio ad una corporativizzazione  a sostegno dell’impresa nazionale in competizione con altre sulla scena globale.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma non si tratta, come ho scritto all’inizio, di una crisi della sola auto. Il <em>petrolio</em> che le viene abbinato resta un prodotto strategico, al centro della lotta geopolitica, con problemi che riguardano il controllo fisico e politico delle risorse, e quello strategico delle vie di trasporto. Secondo le proiezioni attuali, nel 2050 il settore dei trasporti sarà responsabile del 97% dell’aumento di consumo di petrolio, risorsa sempre più scarsa. Se non ci saranno cambiamenti radicali, siamo di fronte ad un problema irrisolvibile senza la “silenziosa” e “benedetta” entrata in campo degli eserciti che si chiameranno di volta in volta “per la pace, la democrazia, la civiltà, la liberazione della donna etc. ”. Il problema è che nessun paese al mondo possiede un potenziale di crescita dell’estrazione di barili paraonabile a quello dell’Iran, oggi in buoni rapporti commerciali solo con la Cina e la Russia. Questi fatti chiariscono il lento ma irreversibile slittamento del Medio Oriente verso l’Asia e l’apprensione dell’Occidente per la nuova geopolitica dei fossili e la rinascita russa.</p>
<p style="text-align:justify;">Che fare? Di fronte alle valutazioni degli esperti scientifici sull’esauribilità del petrolio diventa ancora più impellente la scelta del perseguimento dell’efficienza energetica, dell’espansione delle energie rinnovabili e degli investimenti nella ricerca sui combustibili e la trazione elettrica anche per i trasporti . Se gli americani usassero automobili europee, o comunque con consumi come quelle europee, risparmierebbero quattro milioni di barili il giorno, che è l’equivalente della produzione dell’Iran. Se tutta l’area OCSE usasse automobili di ultima generazione, dove con un litro si percorrono 20 Km, il risparmio globale sarebbe pari a 10 milioni di barili al giorno, come la produzione dell’Arabia Saudita, che è il primo produttore mondiale di petrolio, e pari a più del consumo di Cina e India messe insieme. Pesano su tali scelte lungimiranti, oltre alla voglia “egemonica”, i proventi della pesante tassazione che gli Stati operano sul petrolio. Tra il 2000 e 2006 i Paesi del G 7 hanno guadagnato 2310 miliardi di dollari, notevolmente superiori ai 2045 miliardi di dollari introitati dai paesi Opec (esportatori di petrolio), cui vanno sottratti i costi per produzione e trasporto.</p>
<p style="text-align:justify;">Dobbiamo, a mio parere, aver presente tutto ciò quando affrontiamo i nodi del futuro dell’auto o, su un piano più vasto, le questioni della svolta energetica e della green economy. Oltre la questione più aspra portata in scena dalla Fiat, ci dobbiamo convincere che siamo giunti al più acuto conflitto storico tra crescita economica e vita, anche se non vogliamo convincercene, un po’ per pigrizia e un po’ per paura. Bisogna uscir di metafora, anche per ragionare su aspetti ritenuti irrilevanti fino ad ora. A cospetto dei limiti fisici riconosciuti del pianeta, la produzione di qualsiasi bene o servizio, in termini di consumo di materia e di degrado dell’energia, e la fruizione di beni prodotti con fonti fossili  (o nucleari) non solo comporta un’opportunità in meno per gli esseri viventi che verranno, ma implica anche l’adesione a un <em>sistema di valori</em>che prescinde dal bene comune proprio quando la proprietà privata non corrisponde più allo sviluppo. Il benessere, la sopravvivenza, la soddisfazione, non si identificano più nel ciclo produzione-consumo che ci viene imposto da un sistema in crisi su molti piani, ma ancora così forte e impenetrabile da impedire la rappresentanza di opzioni alternative e l’avvio di una transizione. Nel caso che stiamo trattando, la proprietà privata dell’auto nega se stessa quando impedisce le funzioni chiave per cui è stata realizzata: la libertà e l’autonomia di movimento. La quantità di proprietari annulla la qualità delle prerogative del prodotto, sia nella fase di sua fruizione, che addirittura in quella di rottamazione (è già in atto nel settore – in imprese avanzate ma non certo in Fiat – una industrializzazione dello smontaggio). Tuttavia i cittadini lavoratori/consumatori/elettori non intervengono affatto sulla congestione del traffico, né sui veleni nocivi emessi se non dopo i blocchi sempre più frequenti e a valle delle emissioni e, nemmeno, sul riciclo e recupero di enormi quantità  di materia e energia: rimangono attenti, al più, a sforzi volti a contenere, ma non a riprogettare. E’ evidente invece che si deve spostare la democrazia sulla <em>progettazione della mobilità</em>, piuttosto che confinare la decisione politica su effetti alle cui cause non si è mai ammessi a partecipare. Quello della riprogettazione è il nodo vero del settore auto in crisi e chi lo affronta per primo può essere anche titolato a governare la fase di transizione e di abbandono di un prodotto in superamento. Vale soprattutto, a mio giudizio, per il sindacato, che ha bisogno di rispondere al dilemma tra bisogni e produzione ad un livello internazionale e con una risalita a monte delle politiche industriali dei governi, liberandosi dalla morsa delle singole aziende in forsennata competizione.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>3. La via cinese: un’alternativa di breve periodo?</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Oggi e’ la Cina che esperimenta una nuova politica economica. E lo sta facendo da 30 anni con successo. Chi legge i giornali o assiste agli oltre 60 programmi televisivi sente ripetere, forse propagandisticamente, che il governo favorisce l’aumento dei salari, spinge verso prodotti piu’ sofisticati, incentiva i consumi interni, investe nelle tenologie “pulite”, industrializza il centro- Asia e lo copre di autostrade e di ferrovie, costruisce gli stadi sportivi di mezzo mondo, impianta ospedali e acquedotti  in Africa, stabilisce alleanze economiche e commerciali con la Russia, con i paesi del Sudest Asiatico, con l’India,con l’Australia, chiede a Bulgaria e Ungheria di fare da testa di ponte per la penetrazione in Europa. In sostanza, la Cina sembrerebbe percorrere la<em>strada dell’espansione</em> creando un enorme mercato interno e relazionandosi con il resto del mondo come leader globale e non nazionale e, nel contempo, garantendosi dall’egemonismo bellicoso sempre in agguato negli USA pre-Obama.<br />
E’ evidente che dietro un tasso di sviluppo così alto ci sono scelte di politica economica e strategie, rapporti di lavoro e di classe che non possono essere rimossi, ma vanno invece indagati, provando a cogliere anche le novità di un <em>movimento operaio</em> non così subalterno e piegato come lo si dipinge. E’chiaro che la politica economica e imprenditoriale cinese produce conseguenze sociali molto gravi e che queste possono dare vita a movimenti anche interessanti, non semplicemente raffigurabili nel quadro dell’attivismo “per i diritti umani”; è sicuro che il protagonismo globale cinese rappresenta un fattore internazionale importante e che nei prossimi anni determinerà nuovi rapporti di potere mondiali, certamente economici e politici, senza escludere quelli militari. Ma la questione ambientale è dalla programmazione cinese solo pericolosamente spostata nel tempo e ripiomberà quanto prima sulla testa e sui programmi dei governanti di questo immenso paese.</p>
<p style="text-align:justify;">In ogni caso, è interessante anche dal punto di vista di queste note indagare la<em>“soluzione cinese” di transizione</em> al problema dell’auto: credo in effetti che le sorti delle lavoratrici e dei lavoratori europei del settore dipenderanno anche dal grado di ripresa della lotta in Cina e dalle capacità di visione di classe e di coscienza internazionale del movimento operaio cinese.</p>
<p style="text-align:justify;">Occorre comunque considerare che mentre il “modello di sviluppo Fiat” si balocca sulla bassa produttività addebitandola ai lavoratori anziché agli insufficienti investimenti in ricerca e tecnologia e trovando la soluzione a “tutti” i problemi nell’ulteriore abbattimento del potere di controllo dei Piani d’impresa e del potere contrattuale e dei salari (così comprimendo la domanda interna e quindi aggravando la crisi di sovrapproduzione),  l’ultima Direttiva del governo cinese rivolta alle imprese del Paese impone di incrementare la qualità e la tecnologià  sia dei prodotti che del processo, mentre si è aperta la strada alle rivendicazioni salariali, gli scioperi si sono moltiplicati e in alcune fabbriche sono stato eletti i delegati di fabbrica. Difficile affermare che questo si stabilizzi come un modello vincente, ma non c’è dubbio che la Cina si ponga come <em>leader incontrastato nel settore a basso costo</em>, <em>senza l’arretramento delle condizioni di lavoro come perno del suo successo</em>.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4. La strada di Marchionne: la rinuncia del potere dei lavoratori.</strong></p>
<p style="text-align:justify;">Il giorno della sua presentazione come Amministratore. delegato Fiat, Marchionne</p>
<p style="text-align:justify;">invitò a “non più concentrarsi sul costo del lavoro che riguarda solo il 7% dei costi di produzione di automobili”. Posizione esattamente rovesciata oggi, perchè si vuole usare la crisi come occasione di ristrutturazioni industriali, di ridimensionamenti produttivi, e sopratutto per puntare ad una nuova e più sofisticata soglia di comando politico sulla forza lavoro con il dichiarato obbiettivo di svalorizzarla al massimo,  con la passivizzazione e l’inanità dei lavoratori   rispetto non solo i diritti, sia di sciopero che di organizzazione nel sindacato, ma rispetto al loro <em>potere sul piano d’impresa e sull’organizzazione del lavoro</em>. Da quanto scritto in precedenza è questo potere del lavoro organizzato la chiave di volta indispensabile per il cambiamento, che si rivela necessario non solo per l’economia, ma per la vita: una questione di civiltà e di futuro desiderabile che competerebbe costituzionalmente alla rappresentanza democratica sia in fabbrica che nella società, ma che il sistema di impresa tende ormai sistematicamente a negare. La vera “sconfitta” da evitare a  Pomigliano – che inciderebbe sull’intero sistema produttivo e panorama economico, politico e sociale nazionale – sarebbe la rinuncia del sindacato a intervenire sulla politica industriale e l’organizzazione del lavoro: una abdicazione che la FIOM ha respinto, ma che la CISL e la UIL hanno avvallato. E con la <em>CGIL</em> che cerca disperatamente una inesistente “terza via”, rischiando di porsi nelle condizioni di reclamare diritti senza il potere sociale che li garantisce, perché si mette sullo stesso terreno e a sostegno degli stessi fini “produttivi” proposti da Marchionne.</p>
<p style="text-align:justify;">La strada di Marchionne ha un futuro breve davanti a sé ed ha ragione Viale a temere un prossimo abbandono della produzione negli stabilimenti italiani. Non si può competere, non solo semplicemente con i costi, ma tanto meno con  la funzione del modello cinese in questa fase di transizione. Si tratta, piaccia o no,  di un passaggio di sopravvivenza, che i paesi più sviluppati  possono affrontare solo nello schema di<em>“decrescita e convergenza”, </em>che diversifica geograficamente obiettivi, compiti e politiche economiche   nazionali a salvaguardia, contemporaneamente, delle condizioni ambientali globali e della giustizia sociale. Sotto questo profilo, nel settore auto in tutta Europa – come già stanno provando a fare  Volkswagen e Renault, – si deve innanzitutto evitare la sostituibilità fra risorse naturali e capitale, dopo che si è potuto sostituire – a costi sociali enormi – capitale a lavoro. Ma la rivalorizzazione della risorsa umana e il “mantenimento” della natura richiedono scelte che riconvertono prodotti e politiche industriali proprio a cominciare dalla parte più ricca del mondo.  Essendo inevitabile in termini fisici la decrescita della produzione al passare del tempo e a partire da dove i consumi sono elevati, occorre – ed è il caso italiano – orientarsi a produrre valore con meno materia, con meno energia e, nonostante ciò, con piena e buona occupazione, aumentando <em>l’efficienza</em> assai più che la produttività dei processi. Per quanto riguarda poi il sistema di consumo, occorre uscire dal criterio per cui sia il valore di scambio ad ordinare le varie alternative e per cui, specularmente alla pretesa di una crescita illimitata dei beni, si debba considerare il consumatore come un individuo mai sazio.   Perciò si deve trarre opportunità dalla crisi dell’auto e sviluppare una vera e propria <em>«auto-critica».</em> Sia relativa “all’auto-immobile”in sè, sia relativa a quella inerzia della sinistra e dei movimenti che arriva ai problemi solo a compimento della crisi e intanto vive tranquilla come sempre la subalternità al modello auto-petrolio come regola del globo.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5. Riprogettare e riconvertire</strong></p>
<p style="text-align:justify;">L’auto termica a proprietà individuale, come dimostrato,  rappresenta ormai un sistema tecnologico e finanziario obsoleto e anche capitalisticamente debole, ma, soprattutto un vincolo alla libera mobilità personale. Così, allo scenario dell’inquinamento spaziale (si pensi allo stupefacente ingorgo di 100 Km su 9 corsie di questi mesi in Cina!) dobbiamo aggiungere quelli derivanti dall’estensione del modello auto-petrolio a livello mondiale, che, se applicato alla Cina, all’India e a tutti gli stati in via di sviluppo, entra in rotta di collisione con le risorse energetiche del pianeta.</p>
<p style="text-align:justify;">Riprogettare il rapporto fra <em>auto-immobile e mobilità personale</em> significa affrontare un cambio di paradigma, mettendo al centro il tempo speso per muoversi e il costo/km, piuttosto che l’auto. Significa affrontare la forma dell’urbano e la macchina energetica, nonché il rapporto fra spazio e telecomunicazioni, riprogettando lo spazio delle strade, i materiali dei veicoli, le tipologia della trazione, i servizi di telecomunicazione, i servizi finanziari, le regole/norme della mobilità. Uno sforzo in tal senso era stato compiuto <em>dall’ENEA </em>nei confronti della Regione Lombardia<em> </em>a seguito di un accordo sindacale e  in funzione della <em>riconversione dell’ex-Alfa Romeo.</em> Io ne sono stato testimone, prima in qualità di responsabile CGIL e poi come coordinatore scientifico del progetto di riconversione verso un “Polo della Mobilità Sostenibile” dell’area di Arese, dove una realistica road map verso la green economy avrebbe riportato in un’area dismessa oltre 7.000 posti di lavoro stabili. Qui è cominciato il disimpegno Fiat dall’auto in Italia, proprio quando una riconversione produttiva  praticabile e condivisa dai lavoratori e dal sindacato è restata lettera morta ed è naufragata di fronte alla forza della speculazione immobiliare sui due milioni di metri quadrati su cui sorgevano gli ex-capannoni. Quella è stata la prima sconfitta – dovuta, ed occorre trarne insegnamento,  ad una latitanza della politica, all’isolamento del sindacato e a rapporti di forza sfavorevoli al lavoro –  che avrebbe invece tenuto insieme presente e futuro, difesa dell’occupazione, transizione e riconversione condivisa e socialmente desiderabile.</p>
<p style="text-align:justify;">Vorrei concludere con una proposta. Si insiste spesso sulla necessità di ritrovare o ricostruire una narrazione comune che recuperi la parte migliore della storia pregressa e delle aspettative future di chi si sente impegnato – come è il nostro caso -  sul fronte  del cambiamento. Questa narrazione può trovare senz’altro un punto di agglutinazione nel lavoro di elaborazione intorno all’obiettivo della<em> riconversione dell’apparato produttivo</em>: a livello sia locale – soprattutto nei punti di maggior crisi occupazionale – che regionale, nazionale e europeo (agire localmente, ma pensare globalmente). Riguarda sia il fronte del lavoro e della produzione che quello del consumo e della distribuzione, oltreché, ovviamente, quello di una cultura condivisa che attenga al progetto di società. Se il sindacato sceglie di rappresentare questa funzione e questo diritto del lavoro ad essere forza di cambiamento, è possibile, come era avvenuto nel ’68,  <em>rimettere a confronto i saperi acquisiti da generazioni umiliate nella loro funzione sociale con le urgenze del mondo del lavoro</em> – le fabbriche che chiudono, o che chiedono di sopravvivere procrastinando produzioni insostenibili, oltre al mondo dell’impresa – in primo luogo quella del terzo settore – ma anche il mondo agricolo e della piccola distribuzione  e le amministrazioni locali esposte agli influssi delle mobilitazioni popolari.</p>
<p style="text-align:justify;">Il punto di forza delle esperienza di lotta e di autorganizzazione più rilevanti degli ultimi anni sta nel <em>contatto tra saperi – tecnico scientifici – conoscenze del territorio – crisi settoriali e buone pratiche.</em> Potremmo accettare davvero la sfida dell’applicazione a un contesto definito che ha al centro l’occupazione il potere e i diritti, dei saperi e delle conoscenze acquisite  in tutti i campi (energia, mobilità, agricoltura, alimentazione, urbanistica, educazione, gestione rifiuti, mobilità, salute, etc) dove produzione e consumo richiedono un urgente cambiamento. Si tratta di un patrimonio da istruire al più presto, da mettere in relazione con le situazioni di crisi occupazionale e da sottoporre alla verifica e alla valutazione “indipendente” di tutti, a cominciare da un sindacato come la FIOM che ha colto appieno la rilevanza della sfida in corso.</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 22:51:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi, quando ho avuto un momento libero, ho controllato i titoli su Repubblica. Ve li segnalo perche&#8217; mi hanno lasciato, per cosi&#8217; dire, un po&#8217; turbato. Il Colle: &#8220;Rispetto per mie prerogative&#8221;. Verdini replica: &#8220;Ce ne freghiamo&#8221;. Padova, Lega boicotta la maratona. &#8220;Basta soldi, tanto vincono i neri&#8221;. Il consigliere provinciale Giovannoni: &#8220;Stop ai contributi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4848&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, quando ho avuto un momento libero, ho controllato i titoli su Repubblica.</p>
<p>Ve li segnalo perche&#8217; mi hanno lasciato, per cosi&#8217; dire, un po&#8217; turbato.</p>
<h2>Il Colle: &#8220;Rispetto per mie prerogative&#8221;. Verdini replica: &#8220;Ce ne freghiamo&#8221;.</h2>
<h2>Padova, Lega boicotta la maratona. &#8220;Basta soldi, tanto vincono i neri&#8221;. Il consigliere provinciale Giovannoni: &#8220;Stop ai contributi per la maratona del Santo: corrono solo africani o extracomunitari in mutande&#8221;.</h2>
<p>Mah, non so che dire. Nel frattempo, mi vergogno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4848/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4848/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4848/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4848&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Wikileaks</title>
		<link>http://ainostriposti.wordpress.com/2010/11/30/wikileaks/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 04:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiedevo se per caso voi aveste una precisa opinione circa le rivelazioni di Wikileaks che stanno facendo il giro dei media. Qui negli Stati Uniti vi e&#8217; parecchia fibrillazione, e si puo&#8217; capire. Per quanto riguarda la situazione italiana, stando alle carte finora diffuse (in realta&#8217; pochissime) la mia impressione e&#8217; che si stia [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4844&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4845" class="wp-caption aligncenter" style="width: 510px"><a href="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2010/11/siers.jpg"><img class="size-full wp-image-4845" title="siers" src="http://ainostriposti.files.wordpress.com/2010/11/siers.jpg?w=600" alt=""   /></a><p class="wp-caption-text">Vignetta di Kevin Siers</p></div>
<p>Mi chiedevo se per caso voi aveste una precisa opinione circa le rivelazioni di Wikileaks che stanno facendo il giro dei media.</p>
<p>Qui negli Stati Uniti vi e&#8217; parecchia fibrillazione, e si puo&#8217; capire.</p>
<p>Per quanto riguarda la situazione italiana, stando alle carte finora diffuse (in realta&#8217; pochissime) la mia impressione e&#8217; che si stia montando un caso in parte inesistente. Insomma, qualcuno veramente si scandalizza che lo staff dell&#8217;ambasciata Usa a Roma abbia letto i giornali e abbia compreso che Berlusconi mantenga comportamenti reprensibili?</p>
<p>Non vedo quale sia il problema se funzionari di un governo, quale che sia, conducano analisi e raccolgano informazioni riguardanti i diversi scenari istituzionali con i quali hanno modo di confrontarsi. La posizione personale di un funzionario, l&#8217;inoltro di memoranda o lo scambio di opinioni azzardate non costituiscono la forma della politica estera statunitense, e non so fino a che punto ne costituiscano l&#8217;essenza.</p>
<p>Senza dubbio, trovo preoccupante il livello di frode e raggiro con il quale al Dipartimento di Stato degli Stati Uniti si conduca la politica estera americana negli scenari piu&#8217; problematici del globo. Preoccupante perche&#8217; appunto stiamo parlando del Dipartimento di Stato, ovvero dell&#8217;equivalente del Ministro degli Affari Esteri. Le azioni intraprese da questo organismo rappresentano quella che dovrebbe essere la posizione diplomatica e ufficiale del governo statunitense, quella che dovrebbe potersi confrontare con le prassi delle relazioni internazionali senza alcun imbarazzo.</p>
<p>Non stiamo parlando della CIA, che svolge un lavoro di intelligence e che di conseguenza lavora fisiologicamente ai limiti delle convenzioni; e non stiamo parlando dell&#8217;esercito, del Secretary of Defense, il cui ruolo prevede la possibilita&#8217; di condurre azioni militari offensive, di infrangere precisamente il quadro istituzionale internazionale, di creare uno state of exception.</p>
<p>Che il Dipartimento di Stato sia attivo protagonista di queste stesse attivita&#8217; e&#8217; oggi una certezza inquietante, ma davvero non lo si poteva immaginare? Suvvia.</p>
<p>Per quanto riguarda poi il caso italiano, non trovo per il momento alcunche&#8217; da eccepire. Mi sembra che le osservazioni su Berlusconi e sui suoi rapporti con Putin siano sacrosante, e anzi dovremmo esserne tutti informati maggiormente.</p>
<p>Gli altri documenti, quali il verbale della riunione con Frattini, ci fanno a mio parere quasi onore; Frattini sembra all&#8217;altezza degli interlocutori. Circa quel che combini l&#8217;Eni in Iran, mi sembra ovvio che gli Stati Uniti vogliano esser tenuti al corrente.</p>
<p>Infine, sono francamente sfinito dai miserevoli commenti dell&#8217;opposizione. Questi telegrammi tra ambasciate e funzionari non sono la testimonianza certa del discredito di cui gode la nostra repubblica a causa del suo Primo Ministro. Tale discredito e&#8217; radicato da tempo, e spesso si produce e ripresenta in termini di politica ufficiale, altro che chiacchiere tra impiegati.</p>
<p>Poi mi chiedo: se le carte segrete avessero rivelato che Berlusconi stesse agendo come zerbino degli Stati Uniti, il PD non avrebbe forse urlato allo scandalo di un&#8217;Italia ancora serva degli amerikani? Ora che Berlusconi se ne discosta, ci si meraviglia che sia finito nelle braccia delle oligarchie russe. Ma dico, si e&#8217; mai sentito ragionare Berlusconi, negli ultimi anni? Lo si e&#8217; visto in azione?</p>
<p>A mio parere, insomma, almeno per quanto riguarda l&#8217;Italia, questi documenti per ora rappresentano una cosiddetta scoperta dell&#8217;acqua calda. E come al solito, l&#8217;opposizione pare non sappia bene come rapportarsi a questa nuova invenzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4844/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4844/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4844/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4844/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4844/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4844/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4844/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4844/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4844/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4844/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4844/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4844/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4844/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4844/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4844&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Nichi Vendola a New York</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Nov 2010 15:57:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Un po&#8217; in ritardo, consegno a voi tutti i link necessari per farvi una completa opinione circa le res gestae di Nichi Vendola in quel di New York. Piu&#8217; che i miei riassunti, credo valga la notevole rassegna stampa generata dall&#8217;evento, che vi segnalo a questo link: http://www.casaitaliananyu.org/content/newsroom A questi articoli vorrei aggiungere il resoconto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4839&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; in ritardo, consegno a voi tutti i link necessari per farvi una completa opinione circa le res gestae di Nichi Vendola in quel di New York.</p>
<p>Piu&#8217; che i miei riassunti, credo valga la notevole rassegna stampa generata dall&#8217;evento, che vi segnalo a questo link:</p>
<p><a href="http://www.casaitaliananyu.org/content/newsroom" target="_blank">http://www.casaitaliananyu.org/content/newsroom</a></p>
<p>A questi articoli vorrei aggiungere il resoconto lodevole e completo apparso sulla stampa italoamericana, a firma di Stefano Vaccara. <a href="http://www.americaoggi.info/2010/11/19/21654-lintervento-di-nichi-vendola-alla-nyu-la-poesia-al-potere" target="_blank">Lo trovate qui.</a><br />
Infine, qualora voleste godervi l&#8217;intero dibattito, vi segnalo la disponibilita&#8217; della registrazione video integrale dell&#8217;evento.</p>
<p><a href="http://vimeo.com/17135886">Nichi Vendola at Casa Italiana Zerilli-Marimò</a> from <a href="http://vimeo.com/user2256270">i-Italy</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
<p>Vorrei chiosare il tutto con qualche commento personale. L&#8217;intervento di Vendola mi e&#8217; senz&#8217;altro piaciuto, a livello epidermico e retorico quanto a livello contenutistico, seppur per larga parte il presidente della regione Puglia si sia tenuto su linee generali. Nelle sue parole ho percepito una cultura politica che sento ancora mia e che, francamente, temevo completamente perduta con le elezioni del 2008. La sorpresa di sentirmi ancora rappresentato e&#8217; stata piacevolissima, l&#8217;entusiasmo e la proposta &#8220;narrativa&#8221; di quest&#8217;uomo sono coinvolgenti e credo rappresenterebbero un sano trattamento per il ventre molle del paese, dopo tanti, troppi anni di Berlusconismo. Non sono certo che Vendola abbia idee chiare in termini di problemi economici, ne&#8217; che abbia una chiara agenda di priorita&#8217; per il paese, ma la cosa non mi preoccupa. Credo sia dotato di buon senso e di una retta visione politica e sociale, e spero sia in grado di circondarsi di persone competenti qualora chiamato a responsabilita&#8217; di governo. La sua esperienza pugliese, per la verita&#8217;, ha avuto alti e bassi, ma credo che la buona fede e l&#8217;impegno personale non siano mai mancati.</p>
<p>Tra le cose che vorrei segnalare e che piu&#8217; di ogni altra mi ha fatto piacere, e&#8217; la risposta ad una giornalista che chiedeva di garantire un posto fisso alla meritocrazia nella futura proposta politica di Vendola; senza alcun imbarazzo, egli ha risposto come prima di ogni meritocrazia sia necessario abbattere le barriere che di fatto impediscono l&#8217;equo sviluppo di tutti i partecipanti alla societa&#8217;.</p>
<p>In tutta onesta&#8217;, ho provato un certo fastidio davanti alla professione continua e martellante della sua fede cristiana. Si tratta di una fede in qualche misura eterodossa, marcata da una vena pauperista e certo non dimentica della teologia della liberazione. Tutto bene, ma non riesco a capire perche&#8217; questa dimensione individuale debba essere proclamata come parte integrante dell&#8217;uomo politico. Temo vi sia un desiderio inespresso di capitalizzare questo tratto personale verso un elettorato di matrice apertamente cattolica, seguendo una logica che a livello di successive alleanze politiche potrebbe rivelarsi molto pericolosa. Il sottoscritto per lo meno la vede cosi&#8217;, non so se voi la pensiate diversamente.</p>
<p>Queste le mie riflessioni. Spero di legger presto le vostre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Siamo davvero alla frutta?</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 03:59:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[berlusconismo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[silvio berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[Orbene, a quanto mi riesce di capire, siamo quasi giunti alla fine. Passeranno anche le prossime due o tre settimane, e ci ritroveremo tutti con il Governo Italiano caduto e, credo ce lo si possa augurare, le elezioni a primavera. Se cosi&#8217; fosse, avrei tuttavia timore dei risultati: il PD a tutt&#8217;oggi non offre candidati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4768&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://ainostriposti.wordpress.com/2010/11/16/siamo-davvero-alla-frutta/"><img src="http://img.youtube.com/vi/WXf-YbsSh0Y/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p style="text-align:justify;">Orbene, a quanto mi riesce di capire, siamo quasi giunti alla fine. Passeranno anche le prossime due o tre settimane, e ci ritroveremo tutti con il Governo Italiano caduto e, credo ce lo si possa augurare, le elezioni a primavera.</p>
<p style="text-align:justify;">Se cosi&#8217; fosse, avrei tuttavia timore dei risultati: il PD a tutt&#8217;oggi non offre candidati credibili, ne&#8217; tantomeno una generica proposta politica che io senta di condividere, e immagino che milioni di Italiani si trovino in questa stessa situazione imbarazzante, anche se probabilmente per ragioni politiche in qualche misura diverse. Cio&#8217; ahime&#8217; non cambia la gravita&#8217; del problema.</p>
<p style="text-align:justify;">
Quanto agli scenari a destra, lo strappo di Fini potrebbe in ultima analisi risultargli fatale, qualora la Lega e Berlusconi riuscissero a presentarlo nell&#8217;opportuna cattiva luce. E, sia bene inteso, un governo della Repubblica guidato da Fini non sarebbe certo un mio sogno nel cassetto.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, il PD cosa fara&#8217;? Proporra&#8217; davvero la candidatura di Montezemolo? Devo credere a queste chiacchiere? Candideranno forse Nichi Vendola? A giudicare dalle reazioni che si sono avute durante le primarie a Milano, dopo la vittoria di Pisapia, direi proprio che non succedera&#8217;. Senza contare il fatto che, a quanto ho capito, D&#8217;Alema non puo&#8217; sopportare il suo conterraneo e una eventuale candidatura popolare verrebbe affossata in modi strazianti a tempo debito. Il primo governo Prodi ha insegnato questa lezione.</p>
<p>Per la cronaca, vi segnalo che il signor Vendola tra due giorni sara&#8217; qui a New York, a chiacchierare amabilmente proprio nell&#8217;auditorium del Dipartimento di Italiano della mia universita&#8217;. Andro&#8217; certamente a sentire e vi riferiro&#8217; della piacevole conversazione.</p>
<p style="text-align:justify;">Gia&#8217; che vado blaterando di cose piacevoli, vi consiglio una degustazione del video allegato qui sopra: non ricordavo che fosse cosi&#8217; pacchiano e sfacciato. Tra gelatai, muratori e operatori di call center ce n&#8217;e&#8217; veramente per tutti. Dio mio, l&#8217;operazione propagandistica e&#8217; cosi&#8217; sfacciata da esser quasi innocente.  Due sole cose lasciano un sapore amaro. Vi prego di considerare la strofa &#8220;Dillo cosi&#8217;/con quellla forza/che ha solamente/chi e&#8217; puro di mente&#8221;: l&#8217;attributo psico-biologico e&#8217; francamente inquietante. Come pure inquietante e&#8217; la scelta del Palazzo della Civilta&#8217; Italiana all&#8217;EUR per il ritornello finale; ma non potevano girarlo all&#8217;Altare della Patria, se proprio dovevano buttarla sull&#8217;idea di nazione?</p>
<p style="text-align:justify;">&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4768/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4768&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La leggerezza dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 13:29:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prescinseua</dc:creator>
				<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ho letto i titoli sull’ultima tirata di Marchionne all’Italia, più peso che risorsa, ho pensato: finalmente! Finalmente qualcuno si lancia in un’analisi approfondita (per quanto concesso dai tempi di un’intervista) del fatale mix di modernità superficiale fatta di tre telefonini a testa e di atavico provincialismo rappresentato da uno dei tassi di utilizzo di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4645&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ho letto i titoli sull’ultima tirata di Marchionne all’Italia, più peso che risorsa, ho pensato: finalmente! Finalmente qualcuno si lancia in un’analisi approfondita (per quanto concesso dai tempi di un’intervista) del fatale mix di modernità superficiale fatta di tre telefonini a testa e di atavico provincialismo rappresentato da uno dei tassi di utilizzo di internet più bassi del mondo cosiddetto avanzato che affligge e zavorra il Bel Paese. E invece mi sbagliavo, Marchionne stava solo facendo i conti della serva, constatando che i grandi magazzini Polonia sono molto più convenienti del mercato di Piazza Castello.</p>
<p>Non che da un punto di vista aziendale Marchionne abbia torto. L’Italia è un peso, evidentemente, con i suoi alti costi del lavoro, i suoi diritti ipergarantiti (ma anche sempre controversi) dei lavoratori a tempo indeterminato e la precarietà crescente di chi invece è costretto a lavorare indeterminatamente a tempo determinato. Economicamente il ragionamento non fa una piega, bisogna ammetterlo. È il preannuncio, quello di Marchionne, di un’uscita della Fiat dalla struttura produttiva italiana? Non è escluso, a termine. Del resto, l’idea per quanto seducente di un legame intrinseco, esistenziale tra stabilimento e ambiente umano circostante è stata ormai dichiarata morta dalle stesse aziende, la Fiat in testa, nel momento in cui hanno spiccato in massa il volo verso aree come la Romania, la Turchia o la Cina, non perché volessero produrre per quei mercati, per quella clientela e contribuire – almeno non come motivazione diretta – allo sviluppo di quelle aree, ma solo, banalmente, perché costava meno. E qui varebbe la pena di soffermarsi. Se l’Italia non ha una strategia industriale degna non dico del XXI secolo ma neppure del tardo XX è colpa – non solo, certo, ma anche – di una classe imprenditoriale che vede la riduzione costante dei costi come un risultato in sé rinunciando ad ogni senso dell’innovazione, dell’investimento, del rischio. Non è tanto il caso della Fiat che di recente ha saputo rilanciarsi con nuovi modelli e nuove tecniche – oltre che con investimenti importanti sul mercato USA – che l’hanno rimessa in gioco su un mercato dell’auto da cui sembrava destinata da tempo ad uscire. Ma la Fiat è in buona parte la proverbiale eccezione che conferma la regola. Se <a href="http://www.ricercaitaliana.it/imprese_chifaricerca.htm">le imprese italiane investono pochissimo nella ricerca industriale rispetto agli paesi europei</a>, se ne deve concludere che molto ci sarebbe da dire sull’’italianità’, intesa come provincialismo, chiusura e a volte ingnoranza <em>tout court</em>, degli imprenditori della penisola &#8211; nord, centro e sud senza grandi differenze. Viene per esempio il sospetto che i frequenti appelli della Confindustria al governo per maggiori investimenti nella ricerca (pubblica) siano soprattutto una richiesta di assistenza e di supplenza per un compito fondamentale delle imprese del quale però le imprese stesse non sognano nemmeno di farsi carico. Davvero, Marchionne, il problema sono solo i sindacati e le normative troppo rigide? O ci sarebbe da dirne quattro anche alla Marcegaglia, intesa come metonimia?</p>
<p>Ovviamente le responsabilità interne al sistema Italia non si fermano qui. I politici sono riusciti, nella loro rincorsa personale alla visibilità, a rispondere a Marchionne facendo bene attenzione a non centrare il punto. Criticare i sindacati è prassi corrente (e non necessariamente a torto, diciamolo <em>en passant</em>). Criticare Confindustria invece è evidentemente <em>not done</em>, e lasciamo stare l&#8217;autocritica. Tutti, Fini in testa, si sono affrettati a ricordare a Marchionne che la Fiat dovrebbe piuttosto ringraziare l’Italia per gli aiuti che i governi di ogni colore e odore si sono sempre affrettati a concederle nel corso dei decenni. Senza quegli aiuti la Fiat, incapace, fino all’arrivo di Marchionne, di qualsiasi sussulto creativo o strategia di mercato degna di nota, sarebbe fallita già da parecchio tempo. </p>
<p>Una lezione di <em>corporate history</em> a Marchionne forse non farebbe male, siamo d’accordo, ma è bene non lasciarsi neppure abbacinare dal populismo dei vari politicanti. Se le imprese italiane non hanno saputo darsi una strategia degna di un’economia globalizzata è anche perché nessun governo le obbligate a farlo o le ha messe in condizione di farlo delinando linee di politica industriale a lungo termine che fossero ambiziose e non farraginose, strategiche e non tattiche. Se l’impresa è malata, lo è anche la politica industriale dei governi italiani, grosso modo dagli anni Ottanta ad oggi, e forse persino da prima. E il ritardo nella sostituzione di Scajola al ministero dello sviluppo economico da parte di Berlusconi è solo l’ultimo, e magari nemmeno il più grave, sintomo in ordine di tempo di una cancrena che va avanti da troppo ormai. Quella di una classe politica che salva la Fiat non per il suo bene o quello dei suoi lavoratori, ma perché pensa solo a come non perdere le elezioni più vicine. Quella di una classe politica che investe sulla difesa <em>in articulo mortis</em> di strutture produttive superate pur di non doversi sforzare ad elaborare una via d’ingresso nel futuro, comunque lo si voglia sognare. </p>
<p>Fa piacere vedere che sia Vendola sia Fini stanno cercando di portare un vento nuovo (vabbè, dai, nuovicchio) nella politica italiana e che intendono farlo – almeno a parole – tracciando una nuova narrativa, una nuova grande visione dell’Italia, della sua identità, della sua posizione nel mondo. Per ora, tuttavia, dobbiamo constatare che anche loro hanno latitato parecchio sui contorni delle strategie economiche per l’Italia a lungo termine. Ci stanno ancora lavorando o non sanno proprio che pesci prendere? Le dichiarazioni degli ultimi giorni non sono confortanti in questo senso. Il fatto che sia <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/economia/2010/10/25/AMDTRUBE-manager_marchionne_italiano.shtml">Fini </a> sia <a href="http://www.hercole.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=22066&amp;Itemid=246">Vendola </a> abbiano colto l’occasione fornita dalle parole di Marchionne solo per puntare il dito sugli industriali senza portarsi neppure per un istante il pugno al petto mi fa temere che anche loro, in fatto di visioni a lungo termine, siano alla fine dei conti soltanto molto miopi.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4645/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4645/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4645/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4645/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4645/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4645/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4645/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4645/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4645&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Contributo #1</title>
		<link>http://ainostriposti.wordpress.com/2010/10/22/collaborazione-1/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 05:00:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[collaborazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lettore Andrea ci ha inviato il seguente contributo. Lo pubblichiamo e ringraziamo l&#8217;autore, raggiungibile a quest&#8217;indirizzo. Andrea ha rotto il ghiaccio; ora ci auguriamo che altri lettori imitino il suo esempio e ci sottopongano testi altrettanto originali e interessanti. *** IL BIDONE E LA TELECAMERA Un passaggio stretto tra due fila di case, ognuna [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4629&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><strong><span style="color:#000000;">Il lettore Andrea ci ha inviato il seguente contributo. Lo pubblichiamo e ringraziamo l&#8217;autore, <a href="http://www.illeonedorme.it/" target="_blank">raggiungibile a quest&#8217;indirizzo</a>. Andrea ha rotto il ghiaccio; ora ci auguriamo che altri lettori imitino il suo esempio e ci sottopongano testi altrettanto originali e interessanti.</span></strong></p>
<p style="text-align:justify;">***</p>
<p style="text-align:center;">IL BIDONE E LA TELECAMERA</p>
<p style="text-align:justify;">Un passaggio stretto tra due fila di case, ognuna con il suo bel giardino. Frontale a tutti questi giardinetti la stradina ed il passaggio, malvisto dagli abitanti, ad ore ben precise, di studenti delle medie e di alcuni istituti superiori, che accorciano di qui, e di molto, il percorso alla fermata dell’autobus.<br />
E proprio qui, dove la stradina per evitare il giardino di una casetta si curva nettamente, sono stati posti tre paletti per renderla intransitabile alle auto e rallentare il passaggio di motorini e biciclette.</p>
<p style="text-align:justify;">Sono passato per questa strada di recente, in bici.<br />
Sono passati anni da quanto mi capitava di affrontarla quotidianamente dato che abitavo là vicino e ne approfittavo anch’io.<br />
La strada era sempre piena di cartacce, cicche, specie là dove tra i paletti e alcune murette basse ci si poteva fermare, farsi una fumata chiaccherando mentre si aspettavano gli amici, guardando la gente passare. E anche per le cartacce e i bighelloni che si attardavano i locali continuavano a fare muso duro.</p>
<p style="text-align:justify;">Una bella telecamera, di quelle che risolvono tutti i problemi a quanto ci dicono, posta sopra un bel palo fissava da un’angolo propizio la curva e un po’ di stradina mentre sotto un cartello avvertiva: area videosorvegliata.<br />
Niente di strano quante ce ne sono attorno a noi che ci guardano: dalla postazione bancomat alle stazione di servizio, all’entrata (e uscita) delle autostrade, dai cancelli delle case ai punti i innumerevoli e oramai invisibili di tutte le nostre città, anche le più piccole.<br />
Mi immaginavo, guardandola (ricambiato), un’operatore al di là di un terminale che verificava se qualcuno gettava a terra una cicca, pronto ad avvisare chissà quale forza pubblica (mi suggeriva la memoria la memorabile sequenza di TEMPI MODERNI dell’operaio Chaplin, che si rifugiava nel bagno della fabbrica per fumarsi una cicca, dove il padrone lo sorprendeva grazie ad una fetente telecamera).<br />
Mah! Tutto questo sforzo tecnologico, ma se non c’è un benedetto uomo a sorbirsi per 24 ore al giorno tutto il girato, serve a poco, a nulla.<br />
Serve a dire soprattutto: io qui ti guardo, stai in campana!</p>
<p style="text-align:justify;">Ma di sicuro non si scomoda nessuno per una cartaccia o una cicca gettata a terra. Ma figuriamoci!<br />
E infatti non c’era nessuna telecamera. Avrebbe potuto starci ma invece della telecamera c’era un bel bidone d’acciaio con il sacchetto di naylon nero per raccogliere la spazzatura.<br />
Proprio così, invece di dirmi: stai in guardia e non fare il furbo, perchè qua io potrei vederti, mi dice, questo bidone: ascolta se puoi invece di gettare la cicca per terra, usami. Per favore.<br />
E sapete una cosa?<br />
La strada è proprio bella pulita.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4629/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4629/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4629/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4629/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4629/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4629/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4629/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4629/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4629&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Perche&#8217; la rivoluzione non passera&#8217; da Twitter</title>
		<link>http://ainostriposti.wordpress.com/2010/10/14/perche-la-rivoluzione-non-passera-da-twitter/</link>
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		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 00:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>nicola</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Interrompo il mio silenzio millenario per segnalarvi un articolo molto interessante apparso la settimana scorsa sul New Yorker. La firma in calce al testo e&#8217; di Malcolm Gladwell, uno scrittore di origini multietniche e di multiformi vedute politiche. L&#8217;articolo si configura come una spiazzante analisi dei social network, in particolare Facebook e Twitter. L&#8217;autore si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4627&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interrompo il mio silenzio millenario per segnalarvi un articolo molto interessante apparso la settimana scorsa sul New Yorker. La firma in calce al testo e&#8217; di Malcolm Gladwell, uno scrittore di origini multietniche e di multiformi vedute politiche.</p>
<p>L&#8217;articolo si configura come una spiazzante analisi dei social network, in particolare Facebook e Twitter. L&#8217;autore si trincera dietro una serie di affermazioni poco approfondite. Cosa anche peggiore, egli tratta il concetto di gerarchia con una leggerezza da mettere i brividi.</p>
<p>Tuttavia, temo di dover condividere almeno una parte della sua analisi, e non vi nascondo che essa mi abbia fatto sorgere parecchi dubbi in merito all&#8217;utilita&#8217; e alle ragioni per le quali anche il nostro blog dovrebbe, un giorno, sdoppiare parte delle proprie attivita&#8217; su Facebook.</p>
<p>Buona lettura.</p>
<p><a href="http://www.newyorker.com/reporting/2010/10/04/101004fa_fact_gladwell">Twitter, Facebook, and social activism: newyorker.com</a>.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4627/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4627/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4627/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4627/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4627/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4627/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4627/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4627/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4627/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4627/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4627/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4627/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4627/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4627/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4627&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Giustizia di popolo</title>
		<link>http://ainostriposti.wordpress.com/2010/10/07/giustizia-di-popolo/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 16:50:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>prescinseua</dc:creator>
				<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[costituzione]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[diritto]]></category>
		<category><![CDATA[liberalismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera la tv italiana ha raggiunto uno dei punti più bassi della sua storia. E con essa anche la storia delle forze di polizia e del diritto. Ieri sera si è assistito a qualcosa di rivoltante, tanto più rivoltante perché venuto da un programma tv che possiamo definire senza esitazione ‘di servizio’. ‘Chi l’ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4622&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sera la tv italiana ha raggiunto uno dei punti più bassi della sua storia. E con essa anche la storia delle forze di polizia e del diritto. Ieri sera si è assistito a qualcosa di rivoltante, tanto più rivoltante perché venuto da un programma tv che possiamo definire senza esitazione ‘di servizio’. ‘Chi l’ha visto?’ ha informato in diretta tv i familiari della povera Sarah – riprendendo un lancio del Quotidiano di Puglia, sia detto a onor del vero &#8211; che lo zio della stessa veniva in quel momento interrogato e aveva confessato di essere il responsabile dell’efferato omicido della giovane. Premessa la più totale solidarietà alla famiglia della vittima in questo difficile frangente, non posso subito dopo esimermi dal chiedere che razza di paese sia diventato quello che una volta amava definirsi la patria del diritto.</p>
<p>È evidente che i colpevoli devono finire in carcere. È dovere morale prima ancora che costituzionale dello Stato. Ma che la loro confessione venga resa nota ad un programma tv prima ancora che alla famiglia della vittima e prima ancora di un comunicato ufficiale e che questo programma tv pensi prima allo scoop che al rispetto della privacy di tutti, ivi compresa la presunzione d’innocenza di chi è formalmente ancora sotto interrogatorio, indica che il rapporto tra giustizia e media in Italia si è trasformato ormai in abbraccio ferale.</p>
<p>Mi sia permesso dire a questo punto una cosa che forse risulterà sgradita a molti. Questa deriva è da imputare alla bulimia di giornali e tv costantemente alla ricerca del colpo grosso, certo. Ma è causata anche da una struttura – in primo luogo costituzionale – della giustizia che fa della trasparenza assoluta un feticcio intoccabile. Salvo poi non riuscire ad evitare insabbiamenti vari e svolgimento dei processi in tempi ragionevoli. Oltre alla sterile contrapposizione tra giustizialisti e linciatori che sistematicamente tutti i giornali si beano a riproporre (beati i tempi in cui c’erano ancora gli innocentisti e i colpevolisti!). Ora, è evidente che è insostenibile pensare di tenere nascosto il nome di un imputato (o qualsiasi elemento in grado di consentirne l&#8217;identificazione) fino a condanna definitiva. Probabilmente non è neppure opportuno. Farlo però fino al rinvio a giudizio, come – ebbene sì – proposto dal governo in estate, oppure fino all’eventuale confessione del reo mi sembra a questo punto il minimo. Possiamo chiederci se ciò debba essere raggiunto tramite sanzioni ai giornalisti o ai funzionari della giustizia un poco pettegoli. O ad entrambe le categorie. Ma che chiunque finisca nel registro degli indagati o riceva un semplice avviso di garanzia abbia il diritto sacrosanto di non farlo sapere a tutti prima che diventi qualcosa di più concreto mi sembra un principio di buon senso, prima ancora che semplicemente liberale. Questo vale anche per le intercettazioni di qualisiasi tipo e per quant’altro non finisca poi agli atti del rinvio a giudizio, è evidente, e che sia Berlusconi ad avanzare certe proposte non dovrebbe farci dimenticare che oltre al dito contro cui abbaiamo c’è davvero anche una luna che vale la pena di indicare e osservare.</p>
<p>Ieri sera il corso della giustizia non ne sarebbe stato deviato neanche di un millimetro. Il colpevole alla fine avrebbe confessato ugualmente. I giornalisti avrebbero potuto dare la notizia anche se solo qualche ora più tardi. Si sarebbe però così evitato uno spettacolo indegno, un ulteriore leggero aumento dell’imbarbarimento del pubblico e la scandalosa pornificazione del dolore di una famiglia distrutta. </p>
<p>Ma non si può rivoltare il rapporto tra media e giustizia come un calzino (e ce n’è bisogno, ne converrete) mettendo mano solamente alle modalità di indagine e di rinvio a giudizio. Bisogna intervenire sui processi stessi. Sarebbe opportuno per esempio che fossero vietate le riprese tv delle sedute degli stessi. Non per tenere nascosto ciò vi accade o vi viene detto – gli atti resterebbero pubblici e i giornalisti potrebbero anche sedersi in aula per poi fare un resoconto all’opinione pubblica – ma per evitare quella teatralizzazione che, benché insita nelle forme stesse del processo, non andrebbe mai incoraggiata.</p>
<p>L’anonimità delle indagini e la riservatezza dei processi avrebbero peraltro positivi effetti collaterali su diversi fronti. Si eviterebbe l’uso politico della giustizia (vedi intercettazioni irrilevanti ai fini della giustizia sventolate a destra e a manca a tre mesi dalle elezioni), si eviterebbe il protagonismo di certi pm (che, a mio modesto avviso, avrebbero solo che da guadagnare da una maggiore riservatezza e tranquillità), si ridurrebbe probabilmente il ricorso inaccettabilmente smodato alla custodia cautelare, spesso usata come clava per dare un colpevole qualsiasi in pasto ai media e all’opinione pubblica oltre che per aumentare – circolo vizioso – la presunzione di colpevolezza. Ma si eviterebbe soprattutto, quel che più conta, di dare false speranze alle vittime o ai loro congiunti e di rovinare la vita ad un presunto innocente.</p>
<p>A me sembrano solo constatazioni logiche e di buon senso (scusate la presunzione). È comprensibile che la sinistra non ne voglia sapere fintanto che c&#8217;è in giro Berlusconi. Ma chiedo forse troppo se spero che, passata la nottata berlusconiana, ci si decida a mettera mano non solo alla lentezza dei processi (ovviamente inaccettabile) ma anche ai tanti altri e forse persino più gravi difetti della giustizia italiana?</p>
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		<title>Lo spostamento dell&#8217;utopia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 16:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Carrosio</dc:creator>
				<category><![CDATA[antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[potere]]></category>
		<category><![CDATA[progresso]]></category>
		<category><![CDATA[regime postmoderno]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Non sono un cieco estimatore di Marc Augé. Non amo la retorica dei non-luoghi e non mi piace l&#8217;impressionismo sociologico. Credo che chi ha il privilegio e l&#8217;onere di fare ricerca sociale debba descrivere e comprendere la realtà così come si mostra, anche se i risultati del proprio lavoro sono spesso grigi e poco attraenti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4494&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Non sono un cieco estimatore di Marc Augé. Non amo la retorica dei non-luoghi e non mi piace l&#8217;impressionismo sociologico. Credo che chi ha il privilegio e l&#8217;onere di fare ricerca sociale debba descrivere e comprendere la realtà così come si mostra, anche se i risultati del proprio lavoro sono spesso grigi e poco attraenti per il mercato dell&#8217;industria culturale.</p>
<p style="text-align:justify;">Ai non-luoghi non ci credo. Piuttosto, possono esistere quasi-non-luoghi. Luoghi dove le relazioni sociali sono più fugaci e fanno fatica ad esrpimersi e consolidarsi. Luoghi dove i sensi di appartenenza sono più funzionali, e apparenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Insomma, credo sia più interessante studiare le forme di resistenza sociale nei contesti che sembrano dover annullare le identità, le relazioni, le appartenenze, i legami, piuttosto che esaltare in modo impressionistico la disfatta del sociale.</p>
<p style="text-align:justify;">Detto questo, ho molta stima per Marc Augé. Spesso, è capace di intuizioni davvero travolgenti. E di queste è colmo il testo pubblicato dalla Jaco Book &#8220;Per una antropologia della mobilità&#8221;. Il pamphlet, una novantina di pagine ben scritte e ottimamente tradotte, rappresenta una originale critica alla globalizzazione. Globalizzazione come rappresentazione immaginifica di un progetto compiuto, che ha segnato la fine dell&#8217;incedere storico e che ha derubato le soggettività sociali della immaginazione di un mondo a venire.</p>
<p style="text-align:justify;">La globalizzazione come fine antropologica dell&#8217;utopia: l&#8217;esaurirsi dei confini ha prodotto una incapacità di immaginare qualcosa che sta al di là, di voler abbattere e superare.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma l&#8217;umanità non può permettersi di restare senza utopia e vivere l&#8217;accettazione della totalizzazione del capitalismo globalizzato.</p>
<p style="text-align:justify;">Spostare l&#8217;utopia più in là, allora, oltre i confini che non ci sono più. Più in là, ma non altrove.</p>
<p style="text-align:justify;">Leggete questo libro, e poi ne discutiamo insieme.</p>
<p style="text-align:justify;">
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4494/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4494/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4494/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4494&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Attesa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 05:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A torturarci, sono cose indefinibili. Assumono una sembianza fluida nella mente, si cristallizzano in solidi senza nome, e quando si tenta di guardarli da vicino, come in un dormiveglia nel quale si ha l&#8217;impressione di muovere gli arti non producendo però alcuno spostamento, questi esplodono, si frantumano, ridiventano gocce, si allargano in una pozza di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4454&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">A torturarci, sono cose indefinibili. Assumono una sembianza fluida nella mente, si cristallizzano in solidi senza nome, e quando si tenta di guardarli da vicino, come in un dormiveglia nel quale si ha l&#8217;impressione di muovere gli arti non producendo però alcuno spostamento, questi esplodono, si frantumano, ridiventano gocce, si allargano in una pozza di misterioso liquido che rinnova l&#8217;angoscia, frustra la coscienza, paralizza la volontà.</p>
<p style="text-align:justify;">A inquietarci, sono cose mediocri. Il foglio bianco su cui non si sa cosa scrivere, la nota di una musica che si riduce a singulto, le parole di un discorso veritiero che non si ha il coraggio di pronunciare, gli sguardi ansiosi di chi attende una risposta liberatrice ma che purtroppo non arriva e anzi si adombra.</p>
<p style="text-align:justify;">A sfigurarci, sono le incoerenze. Patti che stringiamo con noi stessi si infrangono alla prima difficoltà. Amori brucianti non si palesano per ritrosia o eccesso d&#8217;idealismo. Talenti luminosi non si esprimono per mancanza di fiducia e, in ultima analisi, di stimoli.</p>
<p style="text-align:justify;">A salvarci, cosa può essere? Non l&#8217;inganno di una felicità infinita o a buon mercato o di mera forma. Non la ripetizione anodina di pretesti insulsi. Non il furore di un ideale saldo eppure sul punto d&#8217;estinguersi.</p>
<p style="text-align:justify;">A salvarci, saranno i versi di una poesia, l&#8217;ombra di un ramo che il sole stampa sul suolo, il colore di un tramonto, l&#8217;odore di un falò d&#8217;autunno, il lampo che squarcia un&#8217;alba scura, il meraviglioso stupore di chi impara a leggere e si commuove d&#8217;innanzi a una storia, la risata che lega sinceramente due amici che s&#8217;incontrano, la solitudine e il silenzio che elevano l&#8217;animo e fortificano la ragione.</p>
<p style="text-align:justify;">L&#8217;attesa, in tutto ciò, è il compito più grave di chi vive.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ainostriposti.wordpress.com/4454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ainostriposti.wordpress.com/4454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ainostriposti.wordpress.com/4454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ainostriposti.wordpress.com/4454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ainostriposti.wordpress.com/4454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ainostriposti.wordpress.com/4454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ainostriposti.wordpress.com/4454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ainostriposti.wordpress.com/4454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ainostriposti.wordpress.com/4454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ainostriposti.wordpress.com/4454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ainostriposti.wordpress.com/4454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ainostriposti.wordpress.com/4454/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ainostriposti.wordpress.com/4454/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ainostriposti.wordpress.com/4454/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4454&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Chilometri zero</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 05:00:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Segatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[turismo]]></category>
		<category><![CDATA[viaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[In una conversazione sul più e sul meno, la mia interlocutrice abbassa gli occhi, sospira e dice, sconsolata: «Ogni tanto penso al fatto che morirò senza aver visto tutte le bellezze del mondo, e questo mi dispiace». Prende il via, allora, un dibattito supplementare su turismo, viaggio e movimento. Io sostengo che il frenetico desiderio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ainostriposti.wordpress.com&amp;blog=4659307&amp;post=4432&amp;subd=ainostriposti&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">In una conversazione sul più e sul meno, la mia interlocutrice abbassa gli occhi, sospira e dice, sconsolata: «Ogni tanto penso al fatto che morirò senza aver visto tutte le bellezze del mondo, e questo mi dispiace».</p>
<p style="text-align:justify;">Prende il via, allora, un dibattito supplementare su turismo, viaggio e movimento.</p>
<p style="text-align:justify;">Io sostengo che il frenetico desiderio di macinare chilometri a scopo turistico sia diventato negli ultimi anni un bisogno indotto da un certo marketing, cosa ben lontana dal concetto di viaggio che contraddistingueva gli spostamenti di qualche decennio addietro, quando a muoversi era una ristretta moltitudine (non me la sento di chiamarla élite) di individui consapevoli, sinceramente animati dall&#8217;anelito di conoscere, di calarsi in una realtà altra, aliena, per contaminarsi di diversità e lanciare in un altrove privo di mediazioni favolistiche uno sguardo critico, nel senso migliore del termine. Oggi, in una società schiava del mercato e dedita al consumismo in luogo dello sviluppo morale e civile della persona, tutto quanto si può materialmente realizzare trova la sua propria legittimazione nella capacità stessa di spendere per realizzarlo. Divenuto un business, il viaggio si è fatto merce, il viaggiatore un cliente, e l&#8217;ingenua armonia del paesaggio terrestre o le fiere vestigia delle civiltà avite nient&#8217;altro che un itinerario esotico da percorrere sgranocchiando ghiaccioli alla menta. La proliferazione di compagnie aeree low cost, la martellante propaganda pubblicitaria sull&#8217;indispensabilità di impiegare le vacanze muovendosi, l&#8217;acquisizione conseguente di uno status che non si può mettere in discussione, hanno dato la stura a: in primo luogo, un incessante andirivieni di folle che prendono destinazioni disparate, mosse da scopi tanto eterogenei quanto opinabili; in secondo luogo, una prosaica costruzione di un immaginario nel quale &#8211; per evocare una scena flaubertiana &#8211; l&#8217;uomo passeggia bonariamente con la canna in mano attraverso il vasto giardino del mondo; in terzo luogo, un&#8217;affettazione da parvenu allorché si accede al non più stretto giro di trasvolatori della domenica.</p>
<p style="text-align:justify;">Lei ribatte che è connaturata all&#8217;essenza umana la brama di ampliare la conoscenza, visitando luoghi prima inaccessibili per ragioni economiche o logistiche, e che la vita essendo un&#8217;opportunità fugace è bene sfruttarla piacevolmente.</p>
<p style="text-align:justify;">Io proseguo e dico che il turismo ha involgarito il viaggio &#8211; non a caso gli antropologi parlano di turismo banale. Chiunque può prenotare un sedile d&#8217;aereo, volare sino in Cina, in Indonesia, a Machu Picchu, nello Yemen, in Angola, a Caracas, senza che ciò comporti, da parte del visitatore, un coinvolgimento superiore a quello richiesto nel portarsi alla bocca una cucchiaiata di minestra. Praticamente in ogni destinazione, a qualunque latitudine, troverà ad attenderlo un comitato d&#8217;accoglienza che riproduce sé stesso in cerimonie inveterate e stanche. Al massimo, il turista occidentale più temerario sceglierà d&#8217;alloggiare in una pensione anziché in un albergo a sette stelle o in un villaggio vacanze dove dalla mattina alla sera i ritmi e gli orari sono scanditi militarmente. Ma la sostanza non cambia: trascorrerà lì un periodo intento in cose non dissimili da quelle che faceva e tornerà a fare nel proprio paese d&#8217;origine, evitando con accuratezza di entrare nel vivo della cultura e dei costumi locali, che anzi troverà così pittoreschi da considerarli stravaganti, meritevoli tutt&#8217;al più di una foto, una ripresa, una risata. Perché questo? Perché la banalizzazione del viaggio banalizza il contenuto medesimo del viaggio, fomenta un&#8217;aspettativa priva di riscontro e assurge l&#8217;esotismo a mera categoria del divertimento. Divertirsi è la parola d&#8217;ordine &#8211; divertirsi all&#8217;occidentale &#8211; dunque in ciascuna meta il viaggiatore non potrà rinunciare alle discoteche, ai centri commerciali, ai saloni di bellezza, alle autostrade, ai fast food, ai pub: segni inequivocabili di progresso. Non importa che l&#8217;inconsapevole turista abbia a malapena nozioni sufficienti a montare sull&#8217;autobus corretto, importa invece che egli si diverta, e che per farlo spenda, e che spendendo non si interroghi sinceramente sul motivo di tale attività.</p>
<p style="text-align:justify;">Lei accoglie alcuni dei miei rilievi, ma oppone un argomento nuovo: alcune zone della terra sono comunque inesplorate, e come la mettiamo con quei paesi che vivono di turismo e che senza i turisti fallirebbero?</p>
<p style="text-align:justify;">Io mi felicito del fatto che l&#8217;Antartide, per esempio, sia salva &#8211; nonostante abbia la certezza che dipenda dal fatto che la temperatura media sia di decine di gradi sotto lo zero &#8211; e proseguo immaginando il caos che eventuali installazioni umane &#8211; eventuali avamposti del &#8220;progresso&#8221; &#8211; scatenerebbero in Amazzonia piuttosto che nel Borneo piuttosto che nella savana. Credo che l&#8217;antropizzazione dell&#8217;ambiente abbia raggiunto livelli di parossismo prossimi all&#8217;entropia. Abbiamo colonizzato insensatamente uno spazio gigantesco, piegandolo all&#8217;uopo della razionalizzazione, ma gli effetti deleteri dello pseudorazionalismo della civiltà industriale ci sono tristemente noti e onorano le prime pagine dei giornali con una periodicità stucchevole. Quanto alle economie turistiche, è in effetti un problema di indubbio rilievo, al quale non saprei come porre rimedio, l&#8217;ammetto. Tuttavia mi sembra insensato e, alla lunga, svantaggioso non sollevare la questione di un genere umano che a nord vive secondo concezioni produttive ottocentesche e a sud sfoga le proprie frustrazioni detrupandone il volto.</p>
<p style="text-align:justify;">Lei si fa pensierosa, poi cambiamo discorso, fermi lì, a due passi da casa, sorseggiando un caffè. A chilometri zero, si potrebbe dire. E la cosa non mi turba affatto.</p>
<p style="text-align:justify;">
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