Che belli gli studenti in sciopero! Io mi emoziono tutte le volte.
Ringrazio Repubblica per le belle fotine che mi fanno sentire un po’ a casa, in quell’Italia che vorrei vedere sempre.


Pubblicato da nicola su 10 Ottobre, 2009
Che belli gli studenti in sciopero! Io mi emoziono tutte le volte.
Ringrazio Repubblica per le belle fotine che mi fanno sentire un po’ a casa, in quell’Italia che vorrei vedere sempre.


Pubblicato su scuola | Contrassegnato da tag: Firenze, Gelmini, manifestazione studenti, sciopero studenti, scuola | 2 Commenti »
Pubblicato da nicola su 18 Agosto, 2009
I nostri lettori perdoneranno la pausa estiva che gli autori del blog si sono concessi. Per quanto mi riguarda, le calde giornate ferragostane hanno coinciso con un impegnativo trasloco da Firenze a New York, citta’ che mi vedra’ residente per i prossimi anni.
Avrei potuto pubblicare qualche riflessione contrita sul mio abbandono di Firenze, sui motivi che hanno spinto me e mia moglie a questa scelta. Avrei potuto scrivere qualcosa di nostalgico e lacrimevole circa quello che lascio, oppure qualcosa di entusiastico e positivo per gli impegni che mi attendono. Non ho fatto nulla di tutto cio’.
In massima parte, questo silenzio e’ dovuto alla mancanza di tempo che ha caratterizzato i miei ultimi giorni a Firenze, trascorsi nel tentativo disperato di chiudere utenze e contratti vari, in un paese ridicolo nel quale, ad agosto, anche i servizi pubblici chiudono gli uffici. Della mia ultima estate italiana ricordero’ la miseria meschina del mio ex-padrone di casa, che dopo tre anni di affitto carissimo, sempre pagato senza un solo giorno di ritardo, a cui ho riconsegnato una casa piu’ pulita e piu’ funzionale di quella che mi fece trovare, ha avuto il coraggio di cercarmi 55 euro precisi per un paio di piantine da terrazzo secche, soldi che ovviamente gli ho dato senza fiatare, poiche’ di fronte a tanta miseria si poteva solo ridere o stare zitti, ed io ho deciso di stare zitto; ricordero’ il fatto che per il secondo anno di fila la mia mancata occupazione estiva non ha corrisposto all’erogazione di alcun ammortizzatore sociale da parte dell’Inps, grazie agli amati contratti CoCoPro; ricordero’ la fila di anziani, rom e disperati vari che si affollavano con metodo intorno ai cassonetti in cui buttavo tutte le chincaglierie che non mi sarei portato nel trasloco, una scena che si e’ ripetuta varie volte e che mi ha spesso messo in imbarazzo, e dalla quale cerchero’ di trarre l’insegnamento di perseguire uno stile di vita molto piu’ sobrio.
Per il resto, devo ammettere che non me la sono sentita di sancire con un formale arrivederci la mia partenza dall’Italia. Se da un lato sono felicissimo di trovarmi all’estero, a riveder le stelle, dall’altro sono conscio che i miei interessi, sia lavorativi che personali, continuano ad essere per molti aspetti legati a questo paese, a cio’ che resta della sua cultura e, speriamo, a cio’ che val la pena ricordare di noi stessi e della nostra storia.
Da oggi, quindi, proseguo il mio impegno per il blog dalle strade di New York, nella speranza di portare un po’ di aria fresca e aggiungere alcune interessanti prospettive ai nostri dibattiti e alle questioni che affrontiamo. Ho gia’ visto alcune cose interessanti circa le quali vorrei mettervi al corrente, vedro’ di farlo con maggior costanza di quanto non abbia fatto fino ad ora.
Se vi puo’ consolare, vi segnalo che, viste da qui, tutte le vicende italiane di questi giorni (fregnacce sull’inno, Berlusconi che attacca Avvenire circa le “cene simpatiche” e tutte le altre volgarita’ di cui vi circondano i telegiornali) sembrano davvero piccine piccine, e sono certo che un giorno si potranno almeno in parte dimenticare.
Ai nostri posti, dunque, cari amici!
Una fotina del mio nuovo quartiere, Sunnyside, a Queens!
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Pubblicato da nicola su 12 Maggio, 2009
Per dovere di cronaca, ecco la fotina dello “Strappare? Un ti conviene!” con tanto di Censura Operaia, e non proletaria come mi sembrava di ricordare. Da notare senza dubbio che anche i novelli Catoni hanno ricevuto un bello strappo. Altrettanto interessante l’ipotetica firma P.R.C. Chissà.
Sempre per dovere di cronaca, vi segnalo che questo da me fotografato è l’ultimo cartello rimasto in Piazza Leopoldo su oltre venti. A procedere alla loro eliminazione sistematica non è stata la staffetta partigiana, bensì i camerati di Azione Giovani, che hanno occultato tutti i manifesti crociati con il loro più legittimo cartellone.
Chissà a che ore del giorno o della notte questa gente va a fare tutte queste operazioni di attacchinaggio, censura, strappo… io non li vedo mai! 
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Pubblicato da nicola su 11 Maggio, 2009
Mentre Giovanni si trastulla con le testimonianze semantiche della postmodernità del PD, un partito che ormai ha trasceso la sinistra, il centro-sinistra, la social-democrazia e a quanto pare anche l’UDC, i forzitalioti di ispirazione post-socialista e l’ultimo Gianfranco Fini, a Firenze assistiamo senza troppi giri di parole a rigurgiti di violenza verbale squadrista.
A voi la fotina di un bel manifesto appeso (credo) abusivamente sugli spazi dedicati alle elezioni amministrative; i simboli della croce celtica e di una sorta di crociato sullo sfondo si accompagnano alle parole “Strappare? Un ti conviene!”.
Un messaggio veramente moderno, eppure atavico nella sua violenza. Da un lato la minaccia preventiva, dall’altro la consapevolezza delle moderne pratiche d’attacchinaggio, di guerrilla marketing. La foto di questo manifesto ancora intatto è una vera e propria rarità, poichè la maggior parte di essi è stata in effetti strappata e, in Piazza Leopoldo, essi sono stati addirittura coperti da un manifesto bianco con la scritta Censura Proletaria.
Roba da pazzi. Tra le ronde, il razzismo, la situazione economica, i progetti di grandi opere, mi pare d’essere nel 1919.

Questa Comunità Militante La Fenice è un gruppo di estrema destra che mi sembra di capire legato a Forza Nuova, anche se non ufficialmente. Visitando il sito internet che potete leggere sul manifesto, vi accorgerete che non fanno mai riferimenti precisi a una collocazione politica, nemmeno scrivono “destra”. Si definiscono “non conformi”, autonomi, ribelli o cose simili. Citano la necessità di preservare le bellezze artistiche, serbare il ricordo di Dante, che immagino coltivino con i loro dialettalismi, come l’ “un ti conviene” del manifesto. Il gruppo è stato frequentemente vittima di attacchi e vandalismi da parte di gruppi di estrema sinistra.
Vi confesso di provare un certo timore quando manifesti come questo vengono tranquillamente affissi in mezza città. Non da meno, comunque, i manifesti legittimi di Azione Giovani nella sua nuova declinazione pidiellina: soliti vecchi simboli dal passato missino e un manifesto completamente nero, con scritte in bianco. Alla faccia della svolta di Fiuggi.
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Pubblicato da nicola su 2 Maggio, 2009
Stamattina, passeggiando per Firenze, ho trovato un banchetto elettorale del Popolo della Libertà. Tra i vari manifesti elettorali che pendevano dai lati del tavolino di plastica bianca, uno mi ha lasciato di sasso. Recitava, testualmente: “I GIOVANI CHE VOGLIONO RESTARE LIBERI VOTANO [logo] POPOLO DELLA LIBERTA’/ BERLUSCONI PRESIDENTE”
Roba da pazzi! E chi non vota PDL, che succede? Lo fanno prigioniero?
Passi che i pubblicitari che curano le campagne elettorali sono i soliti buffoni usciti da chissà quale master e con chissà quali stage negli Stati Uniti alle spalle, ma dov’è finito il buon senso? Con il clima di questi tempi, una frase del genere a me mette una certa inquietudine. Non voglio esagerare con le preoccupazioni, ma mi sembra proprio un manifesto intimidatorio.
Tra l’altro, anche se fossi del PDL non lo gradirei: non vi sembra che l’esortazione sia quasi ad ad esprimere un voto che lasci la gente impunita e libera di fare i propri porci comodi? Ma i camerati di Azione Giovani dove sono finiti? Non c’è proprio più disciplina?
Aspetto di vedere il 75% di consensi a Berlusconi ai primi di Giugno. Realisticamente, credo non andrà oltre un 55%, forse 60% se si include la Lega Nord. Pavento inoltre la scomparsa definitiva della sinistra, a questo punto oserei dire meritata.
A presto con eventuali aggiornamenti. Qualcuno se la sente di fare altri pronostici?
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Pubblicato da nicola su 22 Aprile, 2009
Non senza dispiacere, noto che qui a Firenze la corrente Trotskista interna a Rifondazione sta prendendo nuovamente la via dell’opposizione interna e dello scontro con la maggioranza del partito e con le altre forze in campo della sinistra.
Come potrete leggere dal seguente articolo, una questione di poltrone e candidature sta disseminando innumerevoli dissapori interni al partito, e soprattutto all’interno di quel tentativo di ricoesione delle forze della sinistra che sta avendo luogo proprio qui a Firenze.
Per quanto si possa parlar male di Valdo Spini, egli in questo momento è riuscito a mettere insieme Rifondazione, Verdi, Comunisti Italiani e Movimento Repubblicani Europei. Non è poco, e questo esperimento fiorentino, se riuscisse ancora una volta a portare il candidato sindaco del PD al ballottaggio, come successe con Domenici la volta scorsa, potrebbe rappresentare un buon esempio per la sinistra in tutto il paese.
So bene quanto Falce e Martello abbia come obiettivo una ricostruzione della sinistra a partire da Rifondazione e nei limiti di Rifondazione; e apprezzo il peso e il valore che questa particolare corrente continua ad assegnare alla questione del lavoro, un fatto ormai raro anche a sinistra. Non credo però che questo sia il momento di ulteriori isolamenti, di candidature di bandiera o di dottrina. La linea si è spezzata il 14 aprile del 2008, è inutile rimanervi fedeli oggi.
Il Prc di Firenze sbanda sulla questione elettorale |
| Scritto da Dario Salvetti (segreteria provinciale Prc Firenze)
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“Qualcosa di antico, anzi di nuovo” era lo slogan che il Psi di Craxi adottò nella sua ultima campagna elettorale a Firenze. Questo slogan si presta tutt’oggi a presentare la proposta elettorale con cui Rifondazione ha deciso di affrontare le prossime amministrative di Firenze. Con 35 voti a favore, 27 contrari e 7 astenuti il Cpf di Firenze ha infatti deciso di formare una coalizione insieme alla lista “Valdo Spini, insieme per Firenze”.
Valdo Spini sarà quindi il candidato con cui Rifondazione spera di intaccare l’egemonia del Pd. Il pedigree del personaggio non scherza: deputato nel 1979 del Psi, vicesegretario nazionale dal 1981 al 1984 ai tempi del più bieco craxismo, Sottosegretario al Ministero dell’Interno dal 1986 al 1992, Sottosegretario ali Esteri con il Governo Amato, poi Ministro dell’Ambiente, Presidente della Commissione Difesa della Camera dal 1991 al 2001, Deputato dei Ds dal1996 al 2001, presidente della Fondazione Italia Usa nel 2007 e aderente al nuovo Partito socialista. Insomma, è proprio il caso di dirlo: un uomo vecchio per Palazzo Vecchio. Com’è possibile che un fossile della Prima Repubblica, impegnato in incarichi governativi nel corso di 20 anni di attacchi alle condizioni di vita dei lavoratori, sia rotolato di bocciatura in bocciatura fino alla grande incoronazione con cui il Prc di Firenze lo ha scelto come il nuovo che avanza? La verità è che il partito esce disorientato e immobilizzato da questa scelta tanto improvvisa quanto traumatica. Inizia così l’ennesima campagna elettorale messa in salita dalle sciagurate scelte istituzionali. E non solo per il passato dell’individuo, ma per il merito e il metodo che hanno accompagnato la sua candidatura. La vicenda è quindi antica, anzi nuova. Manovre a sinistra Questo in sintesi quello che è successo: per due mesi il Prc di Firenze è stato immobilizzato da tensioni interne legate alla questione elettorale. Le ragioni sono di difficile comprensione, visto che la posizione del partito a Firenze si presentava come una delle più avanzate a livello nazionale. Il partito formalmente avanza il 6 febbraio una propria candidatura – quella della compagna Mercedes Frias – a guidare una coalizione di sinistra alternativa al Partito Democratico. La guardia è tenuta ben alta anche rispetto alle manovre del Pdci: viene ribadita l’ambiguità dei comunisti italiani rispetto al Pd e la necessità che il Prc si presenti con le proprie liste. Il tutto è sintetizzato da un documento politico approvato il 6 febbraio. A quel punto tra il 10 marzo e il 6 aprile vengono convocati 5 federali sul tema elettorale. Ma ognuno di questi rimanda qualsiasi decisione. Il corpo del partito è posto di fronte ad un immobilismo difficile da capire. Nei corridoi evidentemente si svolgono complicate manovre. Una parte dei compagni sostiene la necessità di candidare a sindaco di Firenze Ornella De Zordo, esponente della lista civica Unaltracittà-unaltromondo. Con Ornella De Zordo non ci sono particolari differenze programmatiche. Al contrario: ha svolto per cinque anni una efficace opposizione al Pd fiorentino a fianco del nostro partito. Le perplessità riguardano semmai la necessità di presentare un nostro candidato di partito in una fase in cui si vuole ripartire da Rifondazione Comunista. Oltre tutto in diversi comuni della provincia, le liste civiche ispiratesi alla De Zordo mostrano un carattere contraddittorio. A Borgo San Lorenzo, ad esempio, la lista civica Libero Mugello stringe contatti con un’altra lista civica guidata da un esponente del centrodestra. Queste sono le argomentazioni politiche con cui i dirigenti della prima mozione insistono per due mesi a mantenere la candidatura della Frias. Come quarto documento sosteniamo la necessità di individuare una candidatura operaia da contrapporre a Renzi, ma nella misura in cui non si trova la disponibilità di un candidato che risponda a questo identikit, riteniamo che la candidatura della Mercedes Frias possa comunque rappresentare la svolta a sinistra del Prc, a patto che nella lista siano inserite candidature provenienti dal mondo del lavoro che qualifichino la nostra campagna elettorale. Ma proprio la prima mozione tra venerdì 27 e lunedì 30 svolge la più classica e clamorosa delle capovolte politiciste. Mercedes Frias è scaricata a favore della candidatura di Valdo Spini. Mercedes Frias scrive in seguito una lettera in cui racconta di averne ricevuto comunicazione in un incontro al gruppo regionale lunedì 30 mattina e di sapere che la proposta arriva direttamente dal segretario nazionale, Paolo Ferrero. Ma i compagni coinvolti in questo incontro si guardano bene dal darcene comunicazione quando lunedì 30 sera si riunisce l’ennesimo Cpf. Il passato di Valdo Spini l’abbiamo già descritto. Qualcosa in più va detto sul presente. Pochi giorni prima aveva rilasciato un’intervista in cui affermava: “la mia candidatura non è contro il Pd” (ripreso da Il Manifesto, pagina di Firenze, 2 aprile). Il programma che Spini ha propagandato per due mesi per Firenze è impresentabile. E’ un misto di demagogia territorialeggiante da far invidia al candidato della Pdl e di vecchia concertazione diessina. Il suo slogan è “Firenze una città da riconciliare e da amare”. Sul tema del lavoro, sostiene la necessità di una“rivisitazione e un aggiornamento del “Patto per lo Sviluppo”, firmato quattro anni fa fra le parti sociali e le istituzioni locali” . Un patto che da sempre il Prc di Firenze ha correttamente criticato come espressione della peggior concertazione sindacale. Sin dall’inizio Spini ha abbandonato il tavolo delle trattative per la coalizione di sinistra (in verità lui in persona non si è mai fatto vedere), ponendo come discriminante la sua candidatura a sindaco. A noi appare evidente qual’era allora la sua manovra: mandare Renzi al ballottaggio per poi apparentarsi al secondo turni e magari rientrare nei giochi da assessore. Cosa sia andato male al povero Valdo non lo sappiamo e poco ci interessa: fatto sta che domenica 5 aprile è disposto a ritrattare grosse parti del suo programma e il 6 aprile è pronto all’incoronazione a candidato sindaco da parte del Cpf di Rifondazione con i voti determinanti di ciò che rimane della vecchia seconda mozione vendoliana. Una scelta che lascia il Prc di Firenze privo di una linea politica comprensibile e spiegabile in città. Alla conquista dello spazio che non c’è La verità è che c’è dell’ordine in questa apparente follia. Si tratta di una scelta che risponde ad una logica politica ben precisa. Con la candidatura Spini si pensa di andare a coprire quello spazio elettorale di diessini delusi dall’eccessivo spostamento a destra del Pd. E’ la stessa teoria elettoralistica che ha guidato il compagno Vendola e che è alla base della scissione che abbiamo subito. Questa teoria è tanto banale da essere disarmante: i Ds non esistono più, candidiamo qualcosa che ci assomigli, chi votava Ds voterà noi. Torniamo quindi al punto di partenza: perchè allora Sd è nata come un aborto, perchè La sinistra fondata da Vendola è in forti difficoltà, perché noi stessi non abbiamo appoggiato la teoria di Vendola? Forse sarebbe necessario prendere atto che lo spazio elettorale che si rincorre affannosamente semplicemente non esiste. Il Pd è il risultato di uno spostamento ventennale a destra che ha finito per ingurgitare da ogni punto di vista ciò che rimaneva dei Ds. Non ci pare un caso che in diverse elezioni primarie siano gli ex-esponenti del Ppi-Margherita a guadagnare larghi consensi. Renzi è l’esempio per eccellenza. I contrasti che oggi emergono dentro il Pd assomigliano ad uno scontro tra bande con ben pochi rapporti con la situazione sociale. Rifondazione non si ricostruisce dalle alchimie elettorali, ma ricostruendo totalmente il partito, la sua egemonia tra la classe e nel cosiddetto blocco sociale. Il Prc sopravvive al bipolarismo se mette in campo un terzo progetto. Ma questa non è l’unica parte della svolta a sinistra di Chianciano che è stata calpestata con la scelta fatta a Firenze. La segreteria fiorentina, nonostante i documenti votati dal Cpf di Firenze e dal Cpn, ha messo in campo come materia di scambio elettorale il ritiro del simbolo del Prc alle amministrative per fare una lista unica con il Pdci (vedi il documento del Cpf ). Il nostro Cpf ha lasciato addirittura l’ultima parola a riguardo al Pdci, il quale ha riunito il proprio Cpf il giorno dopo il nostro. E il Pdci ha scelto: dopo due mesi di trattative il Cpf dei comunisti italiani si è proclamato per un appoggio a Matteo Renzi e al Pd (vedi http://www.comunistifiorentini.it/). Una capovolta causata dal fatto che non gli abbiamo dato il candidato a presidente della provincia. Partita chiusa, quindi? Assolutamente no. Lo stesso giorno in cui apprendiamo tutto questo una mail del nostro segretario regionale ci tranquillizza, dicendo che il Pdci Nazionale ha deciso di non dare il simbolo a quello fiorentino. Questo viene definito: “un passo decisivo verso l’obiettivo di cui abbiamo parlato anche nel nostro CPN, teso a fare del nostro non un semplice cartello elettorale, ma, appunto, l’avvio di un progetto politico aperto e condiviso”. In pratica il Pdci di Firenze è sciolto d’arbitrio dall’alto da Diliberto per permettere al Prc….. di non presentare il proprio simbolo alle amministrative. Della serie: ci unifichiamo con un partito che a livello fiorentino non esiste più, ma se esistesse….voterebbe Renzi. Contro le stesse decisioni del Cpn, quindi, il partito a Firenze e provincia correrà con una lista unificata con il Pdci. Abbiamo assistito in questi giorni a Firenze al risorgere della peggior miopia che ci portò alla formazione della Sinistra Arcobaleno e all’entrata nella giunta regionale Martini. Non a caso oggi, su Repubblica Firenze, Valdo Spini loda così il nostro partito: “Rifondazione Comunista collabora in regione con Martini e ha fatto una scelta coraggiosa a candidare un uomo della sinistra laica e riformista come me.” I fatti sono finora senz’appello. Non può vivere una reale svolta a sinistra senza una forte sinistra interna al partito. Gli stessi dirigenti che si sono resi complici dei peggiori errori passati stanno facendo di tutto per dimostrarci di avere ancora gli stessi vecchi vizi. Ma ciò che ci appare altrettanto dimostrato è che chi negli ultimi mesi è uscito dal Prc per inventarsi qualcosa più a sinistra di Rifondazione è finito rapidamente nella testimonialità o nell’inattività. Questo partito è il patrimonio organizzato più importante da contrapporre al Pd e alla Pdl. E lo difenderemo, a partire da una campagna elettorale che metta al centro il radicamento operaio. Useremo anche le elezioni per ricostruire il partito, e lotteremo contro chi invece vuole un partito da usare per soli scopi elettorali. Firenze, 9 aprile 2009 |


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Pubblicato da nicola su 23 Marzo, 2009
Questo fine settimana ho trascorso una piacevole oretta nel giardino della Villa Medici di Castello, alle porte di Firenze.

Si tratta di un giardino particolarmente ben conservato: lunghi cespugli di bosso, potati con precisione geometrica, individuano decine di aiuole fiorite con colori particolarmente sgargianti. Il giardino formale, disposto su terrazze, funge da indispensabile complemento alla villa rinascimentale.

La parete di fondo del giardino conserva intatta la preziosa Grotta degli Animali, realizzata dal Tribolo e probabilmente in parte da Giambologna.

Sopra questa grotta, tramite una rampa di scale, si raggiunge la zona boscosa del giardino, ove è possibile ammirare la statua del Gennaio di Bartolomeo Ammannati. Da qui si accede poi al grande giardino all’inglese, realizzato nell’Ottocento.

La visita è senz’altro consigliata, poichè alle bellezze naturalistiche e a quelle artistiche si accompagnano una grande facilità di parcheggio (i mezzi pubblici non servono la zona con grande costanza) e l’ingresso gratuito.
Perdonerete il luogo comune ma purtroppo, anche in questo giardino primaverile, non sono tutte rose e fiori.
Sfruttando senza pudore i versi di Leopardi, sono costretto a segnalarvi che le siepi, ahimè, non escludono il guardo da tanta parte dell’ultimo orizzonte.
Sedendo e mirando, il visitatore non potrà fare a meno di notare in lontananza, ma nemmeno troppo, la pista di decollo e atterraggio dell’aeroporto di Firenze Peretola.

La pista è orientata in modo tale che gli aeromobili sono costretti a dare le spalle alla villa e al giardino proprio nelle fasi di decollo. Accompagnato da un vento sempre favorevole a causa delle vicine colline, il rombo dei propulsori offende la quiete del giardino con cadenza perpetua, dal mattino a sera, ogni quindici o venti minuti. Potrebbe andare peggio, per carità, ma la colonna sonora di una domenica mattina è bastata a guastarmi almeno in parte la visita.
Vi confesso che, per la verità, il sottoscritto è un grande appassionato di aviazione; fremo all’opportunità di osservare da vicino gli aeroplani, sentirne il rombo e ammirare quest’opera dell’uomo che combina, a mio parere meglio di altre, tutta la nobiltà del lavoro intellettuale e di quello manuale. Uno strumento che pone le leggi della fisica al servizio di ciò che l’uomo altrimenti non potrebbe osare.
Il filmato non è mio, ma pure io condivido questa debolezza/hobby con molti altri entusiasti. Per riprendere da così vicino bisogna andare in Via della Cupola, qualora qualche lettore del blog fosse interessato.
Nondimeno, sono ben conscio che le pale dell’ennesimo ATR42 non siano rispettose della quiete e dell’ambiente che circonda Firenze, e questa villa, sede dell’Accademia della Crusca, vive un incubo acustico quotidiano e ricorrente.
Forse il disturbo di questa zona periferica è tutto sommato poca cosa, se paragonato al rischio e al disagio di aerei sorvolanti parti densamente abitate della città a bassa quota, cosa che purtroppo già accade in fase di atterraggio.
Tuttavia, sapendo che il progetto di orientamento della pista in direzione NW-SE risolverebbe i problemi di sicurezza dell’attuale corridoio di atterraggio, con sorvolo di sole aree industriali; i problemi di vento che attualmente affliggono gli aerei in fase di atterraggio e, a quanto pare, buona parte dei problemi di inquinamento acustico, non si capisce quali strani interessi stiano tenendo tale progetto fermo da anni. Anzi, si capisce eccome, ma per una volta mi dichiaro favorevole a stendere un altro po’ di asfalto. In fin dei conti, la vecchia pista verrebbe smantellata.
I problemi del bel giardino, purtoppo, non finiscono con gli aerei.
Sempre sedendo e mirando, è possibile purtroppo intravvedere un’avvilente orizzonte, fatto di casermoni infami, di quel mostro di vetro e cemento armato che è il nuovo tribunale di Firenze, e delle decine e decine di gru della famigerata zona Castello, quella in cui il palazzinaro della Fondiaria Ligresti sta progettando di rovinare il paesaggio con le autorizzazioni e la complicità del Comune di Firenze, che a sua volta vorrebbe aggiungere un intero stadio.

I condomini-alveare di Novoli, ahimè, sono ormai sedimentati nel tessuto urbano, e non sarà facile levarseli di torno. Forse, se si riuscirà a produrre con costanza una bella coltre di smog, la nebbiolina tossica riuscirà a tenerli lontani dalla vista.
Il nuovo tribunale dell’architetto Ricci merita un intero post di approfondimento. Cercherò di occuparmene nelle prossime settimane, poichè il danno paesaggistico e, oserei dire, ideologico arrecato da quella struttura è mostruoso. Serve una riflessione a parte.

Quello che non si capisce, davanti a tanto orizzonte, è l’impellente necessità di versare altre migliaia di metri cubi di calcestruzzo per far felici Ligresti e compagni di merende: già il complesso Regione-Carabinieri che sta vedendo la luce tra le gru e quei torrioni post-medievali di cemento armato rappresenta, nella concretezza di tutti quei piloni, un degrado che la mia scarsa fantasia non poteva nemmeno immaginare. A tutto ciò pare si vogliano aggiungere altri centri commerciali, altri uffici, abitazioni e, a coronare il tutto, il nuovo stadio! Non resta che inchinarsi davanti a tanta niciana volontà di potenza.

A proposito di stadio, per dovere di cronaca segnalo che i metri cubi del famigerato Progetto Viola sono stati progettati dal buon Massimiliano Fuksas, quello che firma gli appelli su Repubblica contro il piano casa del Cavaliere. Il suo progetto prevede una riduzione drastica di una zona che era stata destinata a parco pubblico, e la riconversione di gran parte di quell’area in parcheggi, centro commerciale, cittadella dello sport e uno stadio coperto di vetro che da lontano assomiglia suppergiù ad un enorme sputo di Dio sulla piana fiorentina.


Insomma, da questo gioiello dell’architettura paesaggistica rinascimentale è possibile osservare alcuni capisaldi del degrado urbanistico presente e futuro di Firenze. Lo sconforto è grande, e solo una camminata tra i fitti alberi del giardino all’inglese mi ha restituito un po’ di serenità.
L’urbanistica di Firenze ha conosciuto momenti migliori dell’attuale, e le premesse per il futuro lasciano poche speranze. Cercherò di tornare presto ad occuparmi di alcuni mostri in dettaglio. Nel frattempo, vi segnalo alcuni articoli su questi argomenti raccolti dal sito Eddyburg. Buona lettura.
Firenze. Vogliono lo stadio nella piana di Castello
Firenze e l’affare nuovo stadio. Il sindaco disse: è meglio del parco
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Pubblicato da nicola su 28 Gennaio, 2009
Ecco a voi un interessante articolo, tratto da www.repubblica.it, relativo alla situazione politica interna al PD fiorentino. Buon divertimento!

Michele Ventura, classe 1943, ragioniere, comunista, “miglior figlio” di Sestigrad, la Sesto Fiorentino rossa descritta da Ernesto Ragionieri, deputato da quattro legislature, ministro ombra del governo ombra di Walter Veltroni per l’Attuazione del programma (quello ombra) e tra i promotori della dalemiana Red, è ufficialmente da domenica il quinto concorrente alle primarie di coalizione per la candidatura a sindaco di Firenze, la contorta operazione politica che si è trasformata in un tormentone. Un parto multiplo a rischio aborto, nonostante la ridefinizione delle regole che da Roma è venuto a dettare Vannino Chiti, dopo lo scandalo di Castello, l’area di 180 ettari a nord ovest del capoluogo, al centro di un’inchiesta giudiziaria che ha coinvolto, tra gli altri, l’assessore-sceriffo Graziano Cioni, indagato per corruzione ed escluso dalle primarie. Sanguigno “figlio di babbo cenciaio”, come si presenta, Graziano ha minacciato fino all’ultimo di fare una sua lista fuori dal Pd, che alle politiche del 2008 a Firenze ha avuto il miglior risultato nazionale da difendere come l’icona della Madonna di Lourdes. Ma, palesatosi il ministro ombra dalemiano, ha avuto una resipiscenza e gli ha garantito la raccolta delle firme necessarie, mille, per presentare la candidatura. Di Ventura, che i vecchi cronisti fiorentini per la cripticità dell’eloquio chiamano “Supercazzola” in onore del Tognazzi di “Amici miei”, dice che è un Sor Tentenna, che “traccheggia da quarant’anni”, ma che, lui decisionista, gli garantisce il suo appoggio, nonostante lo slogan attendista di Ventura sia: “Occorre una riflessione più ampia”.
Sarà forse perché il cacicco fiorentino ricorda che anche l’odierno anticacicco fu un cacicco ante litteram? Correva il 1989 e in una tragica sera di fine giugno, il 29, il segretario del Pds Achille Occhetto disse che sentiva “puzza di bruciato” negli affari fiorentini. Pochi giorni prima i ragazzi della Fgci avevano innalzato una tenda rossa sulla proprietà allora Fiat-Fondiaria a Castello, per protestare contro la speculazione che lì si preparava, con l’avallo di una variante della giunta del sindaco Massimo Bogianckino. Occhetto, che oggi descrive Firenze come un prato affollato di “compagni di merendine”, ordinò al segretario della Federazione Paolo Cantelli: “Blocca tutto”. Quello, ricevuto l’ordine per telefono, si schiantò sulla sedia. Il giorno dopo, nel Salone dei Dugento fu uno psicodramma e un’intera classe dirigente comunista fu decapitata. Compreso il vicesindaco Michele Ventura, che commentò cripticamente: “Ho la sensazione che si vada verso il commissariamento della città”. Intendeva dire che Occhetto commissariava dei gentiluomini che facevano solo il loro dovere di amministratori, favorendo lo sviluppo della città, o che il segretario prendeva in mano una situazione nella quale l’amministrazione di sinistra inciuciava con i poteri forti della speculazione, del cemento e della finanza? Nessuno lo saprà mai.
Di certo Ventura non è tipo che vada a cena con Ligresti, il quale ovunque mette le mani provoca, come in una ineluttabile maledizione, peristalsi politiche, o si incontri con Della Valle a trattare segretamente affari pubblici. Né è tipo che si faccia intercettare al telefono a gestire pastette clientelari.
Passati vent’anni, la maledizione ligrestiana del Castello torna a perseguitare Firenze e il Partito democratico nella sua trincea fiorentina, dove ad ogni costo occorre perpetuare l’egemonia ormai dimenticata altrove.
Obiettivo non facile in uno scenario di bande contrapposte. Daniela Lastri, assessore comunale uscente del Pd, bionda, testarda, autocandidatasi fin dal luglio scorso; Lapo Pistelli, deputato della Margherita preferito da Veltroni, che Cioni definisce “generale democristiano”; Matteo Renzi, ex boy scout trentaquattrenne, rampante presidente della Provincia cultore di Giorgio La Pira, antico sindaco cattolicissimo fiorentino; Eros Cruccolini, presidente del Consiglio comunale de La Sinistra: su Castello oggi tutti i candidati alle primarie vanno un po’ “schisci”. Il ministro ombra comparso in extremis alle primarie di coalizione, criptico, scandisce: “Cercheremo un approccio pragmatico”. Che vuol dire? Si farà o non si farà la speculazione di Ligresti a Castello, con l’integrazione dello stadio della Fiorentina voluto dai Della Valle, insieme alla Cittadella viola, ai palazzi, agli alberghi e quant’altro? Non molto tempo fa tutto l’establishment cittadino, convocato al lussuoso Hotel Four Season, esultava in prima fila, fiero della vicinanza ai poteri forti incarnati dai Della Valle. La Fiorentina? Non solo, i Della Valle hanno stabilimenti a Bagno a Ripoli e a Pontassieve. A Incisa Valdarno hanno comprato 130 ettari per farci un centro sportivo. A Firenze hanno acquistato un pezzo di palazzo Tornabuoni dai Fratini, quelli che dalle armi sono passati all’immobiliare e hanno preso una quota della nuova Alitalia. In altri tempi il giovane presidente della Provincia scriveva senza timore: “Sogno uno stadio bello, con una grande firma dell’architettura contemporanea, magari intitolato a Lorenzo il Magnifico”. Oggi il sogno di Lorenzo il Magnifico è diventato un incubo, da quando il sindaco Domenici, in un’intercettazione telefonica, è stato sentito dire che gli 80 ettari di parco previsti per il ligrestiano Castello erano una “cacata” e potevano essere dedicati benissimo allo stadio dei Della Valle, con tutto il relativo indotto.
La scatologia sull’area ligrestiana, che dovrebbe produrre un affare da un miliardo di euro, del resto aveva già fatto delle vittime. Mentre l’estate scorsa Domenici si apprestava segretamente a sponsorizzare lo stadio rispetto al giardino previsto fino ad allora, l’assessore alla Cultura Giovanni Gozzini, suo amico personale, dichiarava: “La mia opinione molto sfumata è che i Della Valle possono arrotolare il loro progetto del Castello e ficcarselo su per le trombe del cosìddetto”. La mattina successiva Domenici, molto sfumatamente, ne pretese le dimissioni. Adesso, dopo essersi incatenato a un cancello in una gelida giornata del dicembre romano per protestare contro la presunta “gogna mediatica”, il sindaco ha come riacquistato la parola. Non va molto in consiglio comunale, lascia giacere le pratiche, come se assaporasse una sorta di semestre bianco in attesa di essere chiamato a nuovi incarichi dopo dieci anni di governo della città, ma fa scorrere tutti i veleni, non risparmia nessuno, piccona come Cossiga quando lasciò il Quirinale. Lo stesso giorno in cui il ministro ombra arrivava a Firenze, lui accettava la nuova tessera del Pd, che prima aveva detto di rifiutare. E intanto si toglieva un sacco di sassolini contro i vertici del Partito democratico, “autoreferenziali”, capaci persino, nella loro insipienza, di perdere la roccaforte fiorentina: “Io ho fatto la mia parte perché il Pd arrivasse al 48 per cento. Mi spiace dirlo, ma ora nel nostro partito c’è un deficit di direzione politica”.
Le primarie di coalizione? Con cinque candidati è come ammettere che il Pd non esiste. Il rinnovamento? Non si può fare a spese delle esperienze di governo della città per un decennio. I cacicchi e la questione morale? La confusione nella gestione politica può favorire qualcuno sul territorio, ma non si può segare il ramo su cui si è seduti. E questa crisi, in cui non si capisce se il Pd è un vero partito o un luogo dove ciascuno fa quel che vuole, non fa altro che mascherare l’inadeguatezza del governo Berlusconi.
Le primarie di coalizione infiammano – poco – Firenze, mentre la città, plumbea, si deprime, crollano le presenze nei musei e negli alberghi. La crisi morde, in attesa di Godot. In attesa come Denis Verdini, coordinatore nazionale di Forza Italia e ras toscano, che aspetta ridanciano i risultati della partita nel Pd a metà febbraio per rivelare il suo candidato. Tanto lui lo sa, ormai in Italia, nell’opacità della gestione del territorio, chiunque vinca, politica e affari si intendono alla perfezione.
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Pubblicato da nicola su 21 Gennaio, 2009
Un piccolo consiglio turistico-culturale per eventuali nostri lettori fiorentini o prossimi ad una gita domenicale in quel di Firenze.

Lo scorso fine settimana ho avuto il piacere di visitare per la prima volta il Museo Nazionale Alinari della Fotografia, in occasione della mostra “I Macchiaioli e la fotografia”. Il museo, di per sè, è il solito recupero maldestro all’italiana, una serie confusa di stanze piccole, buie e affollate, in cui vengono presentati troppi reperti di incerto valore storico nei modi meno ergonomici possibili. Siamo lontani anni luce dagli standard museali del resto del mondo, ma anche solo dal MADRe di Napoli, per intenderci.
La mostra temporanea, al contrario, è molto interessante: essa mette in dialogo, secondo uno schema ampiamente ipotizzabile ma di fatto quasi inedito nella letteratura specialistica, le opere pittoriche dei Macchiaioli e la fotografia.
Il dialogo tra i diversi sistemi di rappresentazione non è affatto sorprendente o innovativo, e credo sia proprio questo ad avermi profondamente colpito: mentre in Francia gli impressionisti si accostavano alla fotografia di Nadar innovando a colpi di scandali la propria tecnica pittorica, tagliando le figure e scompaginando la composizione classica dei dipinti, in Italia è il medium fotografico a piegarsi all’idealismo artistico.
Le foto che troviamo ci parlano di una realtà nella maggior parte dei casi costruita e organizzata secondo canoni pittorici, oltre ogni evidenza: modelli in costume, paesaggi arcadici, vedute romantiche. In altre parole, la fotografia è servita ai Macchiaioli per tener zitti e fermi i propri modelli a tempo indefinito, per cristallizzare ancora una volta, e ancora di più, il progresso delle arti in Italia.
Detto questo, i risultati sono piacevoli alla vista, sia sul lato fotografico che sul lato pittorico. Ma è un vero successo? Vi riporto di seguito alcune opinioni espresse da Eugene Neuhaus, professore di Storia dell’Arte a Berkeley nella prima metà del ventesimo secolo. Il suo brillante parere, che sento di condividere appieno, è stato espresso nel 1915, in occasione della Panama-Pacific International Exposition a San Francisco. A onor del vero vi segnalo che queste critiche non sono rivolte ai dipinti dei Macchiaioli, la cui opera in verità presenta significative novità nel panorama artistico italiano, e il cui ruolo storico è indubbiamente encomiabile. Tuttavia, le parole del Neuhaus si riferiscono a problemi largamente diffusi nell’arte italiana, e possiamo farle nostre ancora oggi. Visitate la mostra dopo averle lette, e mi darete ragione. Essa rimane aperta fino al 15 Febbraio.
The landscapes in this gallery, of which there are a goodly number, are all typically Italian in their artificiality of colour and in a certain sweetness which makes them lose in one’s estimation the longer one studies them. Clever as they are technically, they do not convince and they do not reflect a thorough knowledge of the spirit of outdoors. All one admires in the Barbizon men – the lyric feeling of a Corot or the more dramatic note of a Rousseau – is missing in the modern Italian landscape as seen in these pictures. They are flippant in their catchy technique and in the absence of any thought.
[I paesaggi in questa galleria, e ve n'è un buon numero, sono tutti tipicamente italiani nell'artificiosità del loro colore e in una certa loro sdolcinatezza, che fa perder loro stima man mano che una persona li esamina attentamente. Seppur ben costruiti da un punto di vista tecnico, essi non convincono e non riflettono una sincera conoscenza dello spirito della pittura en plein air. Tutto quello che una persona ammira nei pittori di Barbizon - il sentimento lirico di un Corot o l'intonazione più drammatica di un Rousseau – manca nella pittura di paesaggio italiana, quale la possiamo ammirare qui. Questi dipinti sono ridicoli nella loro tecnica accattivante e nell'assenza di ogni pensiero.]
“The Arch of Septimius Severus,” by Luigi Bazzani. I cannot fathom why Luigi Bazzani should go to all this trouble in trying to imitate a photograph when the result over which he so painfully laboured could be done by any good photographer for less than five dollars. It seems to me an absolutely futile thing to try to represent something in a medium very badly chosen for this particular stunt. A stunt it is, and always will be, no matter how much we admire the painstaking drawing and the infinite care involved. Texturally the canvas is all wrong, because the sky, the stone, everything in the picture, looks like glass and not like the various things it is intended to represent. However, it is a wonderful piece of patience – so much should be said for it.
["L'arco di Settimio Severo", di Luigi Bazzani. Non riesco a comprendere perchè Luigi Bazzani si sia dovuto affaticare tanto in questo tentativo di imitare una fotografia quando il risultato su cui si è tanto dolorosamente impegnato poteva esser raggiunto da un qualsiasi buon fotografo per meno di cinque dollari. Mi sembra una cosa assolutamente futile, questo tentativo di rappresentare una cosa tramite un mezzo davvero inadatto per questo genere di acrobazie. Perchè di acrobazia si tratta, e sempre si tratterà, al di là di quanto si possa ammirare il minuzioso disegno e l'infinita cura prestata. La tela è strutturalmente sbagliata: il cielo, la pietra, tutto ciò che appare sembra fatto di vetro e non ricorda affatto ciò che dovrebbe rappresentare. Ad ogni modo, è una meravigliosa opera di pazienza – questa è l'unica cosa che alla fine si può dire]
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Pubblicato da nicola su 23 Ottobre, 2008
Ieri pomeriggio, in Piazza della Signoria, è stata tenuta una lezione di civiltà.
Quella che vi propongo ora è la prima parte dell’intervento di Margherita Hack, preceduto dalle dichiarazioni di alcuni studenti in protesta. Seguirà tutto il resto. Buon ascolto!
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