Già mi mancano, i “grandi”. Cenare, dopo gli ultimi tre giorni, non sarà più come prima. Chi mi farà vedere, quale Tg mi farà vedere, con ravvicinata molestia, il sorriso di Obama, il profilo di Sarkozy, le gambotte di Merkel, i tacchi di Papi? Chi mi spiegherà quanto e come si sono commosse le first ladies dinanzi alle macerie, per poi ristorarsi tra una foto e l’altra in piazza Navona? Chi mi risarcirà dell’impegnativo, e basilare per il sistema mediatico, giornalismo di Rai Uno? No, non posso pensare di cenare, stasera, senza Pezzopane che ridacchia con George (Clooney, per voi impreparati), o Carlà che geme fra i pompieri, o Michelle che ancheggia nel Pantheon. Che senso avrà la mia vita, da oggi in poi? Senza i “grandi” come termine di paragone, che ci rimane? Ah, il G8, che magnifica festa! che organizzazione perfetta! Ieri, nel servizio di commiato, il Tg1 mostrava i muscoli del governo italiano: cecchini sul tetto degli alloggi, batterie di missili sui promontori, elicotteri sempre pronti a decollare, aerei invisibili che tengono tutto e tutti sotto controllo. Ma sì, compiaciamoci della militarizzazione dell’esistenza! E difatti i vari militari intervistati gonfiavano il petto come tacchini, rispondevano agilmente a domande lodative, estasiate. Bello, il concetto sotteso: dentro ci sono i “grandi” che se la ridono, si danno pacche sulle spalle, si scambiano doni da 24 chili in marmo di Carrara; fuori ci siamo noi soldati a vigilare sulla loro sala giochi; e più in là – brutti, sporchi e cattivi – i terremotati, che stridono parecchio, con le loro tute sudice, le tende puzzolenti, i pasti consumati in piedi, se messi accanto ai palleggi in perfetto stile di Barack o all’incedere grazioso di Michelle. Sorprende come la gente si beva tutto quello che la televisione le racconta. Il Tg1 ha spiegato che sono state trovate soluzioni eccezionali per l’economia, l’Africa, l’ambiente, la caduta dei capelli e finanche l’untuosità della crema solare. In realtà, come al solito, gli accordi favoriranno il gruppo dei migliori, l’aristocrazia razzista che dirige l’economia globale. Figuriamoci se il G8 ha mai deciso e attuato qualcosa di concreto per l’Africa! Prendete l’Italia, per esempio: l’Onu l’ha accusata l’altro giorno di grave inadempienza perché non ha versato gli aiuti allo sviluppo stabiliti nei vertici precedenti. Sono seguite meschine smentite, che tutti sanno essere rituali ma non veritiere. Va be’ che tanto, a noi che c’importa? i soldi, meglio darli a Gheddafi, che almeno li usa per farci un favore, ammazzando i clandestini al posto nostro. Mica siamo scemi, noi. Comunque sono davvero triste: non vedo l’ora che facciano presto il prossimo, fondamentale G8: chissà che scarpe calzerà Michelle?
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We miss you
Pubblicato da sandro su 11 Luglio, 2009
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Va tutto bene
Pubblicato da sandro su 9 Luglio, 2009
Secondo giorno di G8, e il Tg1 sceglie il registro agiografico. Berlusconi è un santo, ha organizzato un vertice perfetto, impeccabile, tutti lo amano. Non fosse una sciocchezza, le parole dei cronisti sono tanto vivide che ce lo si figura con la cazzuola in mano e il capellino di carta, mentre allestisce ponteggi, stucca muri, consola i disperati. Ma la situazione dell’Abruzzo, l’amarezza degli abruzzesi, non trovano spazio nel telegiornale del berlusconiano Minzolini. Ogni possibile fonte, anche indiretta, inconsapevole, subliminale, di dissenso è preventivamente disinnescata. Semplicemente non se ne parla. Esistono soltanto i “grandi”, le loro consorti che fanno prima shopping a Roma e poi si sporcano le suole dei mocassini fra i calcinacci dell’Aquila. Il solerte Bertolaso, nei guai in Campania per lo smaltimento illegale dei rifiuti, sembra Nino Bixio, pronto a tutto per il suo Garibaldi. Seguono allucinanti servizi sul made in Italy che trionfa a Coppito, pensate un po’. Le stanze nelle quali temporanemente dimorano i “grandi”, infatti, sono arredate e ammobiliate da ditte italiane. E non è tutto: il pigiama di Medvedev è in seta italiana, così la stilografica di Obama, così la moglie di Sarkozy. Un trionfo. Trionfo che prosegue con la cena offerta dal presidente Napolitano, nella quale – il “giornalista” ci tiene a sottolinearlo – si mangerà e berrà prodotti della terra, biologici. Ne saranno di certo affascinati Gheddafi e Mubarak, due autocrati che prendono parte a un consesso dove si discute, fra le altre cose, di democrazia e progresso. La cosa più allucinante, comunque, è stata la visita di George Clooney e Walter Veltroni alle gente in tenda. Il primo per annunciare che girerà un film in Abruzzo; il secondo per non si sa che. Il Pd intanto gioca a fare il congresso e accetta di tacere in favore di Di Pietro, rimasto solo a fare l’opposizione. Domani il sipario viene calato, e dopo l’orgiastico festino d’autoesaltazione patria, sul tavolo ritroveremo leggi barbariche sulla sicurezza/immigrazione, disegni di legge illegittimi sul ritorno del nucleare, sul bavaglio alla stampa e la limitazione delle intercettazioni. Bello. Senza dimenticare la crisi economica. Come si dice ottimismo in tedesco?
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Gran Premio dell’Aquila
Pubblicato da sandro su 8 Luglio, 2009
Esilarante il Tg1 delle 20: le notizie erano ridotte a due: il G8 dell’Aquila e le esequie di Jacko. Il vertice plutocratico ha avuto una ventina abbondante di minuti d’esclusiva, mentre l’addio al poeta pop è stato affidato alla viva voce di sua figlia – minorenne ma nient’affatto protetta dalla distorsione dell’immagine-video -, la quale ha detto ciò che qualunque bambina può pensare del proprio padre: gli voleva bene. Ovvietà. Ma se a dirle è l’orfana di un operaio cremato vivo nel rogo della Thyssen-Krupp di Torino, non fa audience. Il G8 è stato servito come una portata importante in un menù altrimenti agro. Berlusconi qui, Berlusconi lì, Berlusconi sopra, Berlusconi sotto, ovunque Berlusconi. Che magicamente non è più un ultrasettantenne con la fregola, un caudillo dileggiato perfino dalla “libera” stampa venezuelana, un usurpatore di sentenze e maneggione impunito e impunibile. No, ora è uno statista. Ah, la visita guidata fra le macerie, come al parco zoologico, con Obama (ahimè, per buona creanza diplomatica ha dovuto dire che il Nostro è un grande amico)! Ah, la commozione di Frau Merkel! Ah, le vetturine elettriche grazie alle quali i “grandi” possono spostarsi contentando il Wwf! Tutto è sorvegliato, controllato, protetto, reso impenetrabile. Come il mondo che lor signori intendono disegnare a tavolino, con l’aiuto delle frotte di lobbisti che condurrano un vertice parallelo per ridefinire i confini del potere, il vero G8. Il mondo di lor signori è tal quale a un resort, con l’erbetta all’inglese, i candidi palazzi accoglienti e la piscina, il servitore creolo che porta il succo d’arancia, risate, bonarietà, doppi sensi pruriginosi, qualche vaga affermazione di pricipio. E difatti coloro che li contestano – a torto o a ragione genericamente definiti no-global – sono stati caricaturizzati così tanto da non avere alcuna credibilità. Restano e resteranno, nell’immaginario, quelli delle vetrine spaccate e delle cariche ai carabinieri. Poco importa se, sommando i premi Nobel, scrittori, scienziati, uomini e donne della pace e semplici membri della società della terra, il coefficiente d’intelligenza e il grado di verità di cui si fanno portatori sono incommensurabilmente superiori a quelli dei “grandi”. Poco importa. L’importante è che domenica facciano il Gran Premio.
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Avviso da Rete Lilliput
Pubblicato da nicola su 15 Novembre, 2008
Giovanni segnala, e il sottoscritto pubblica. Il piccolo banner a sinistra resterà sul nostro blog nelle prossime settimane.
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M. Calandri, “Bolzaneto. La mattanza della democrazia”
Pubblicato da prescinseua su 17 Settembre, 2008
Un raccolta di testimonianze messe insieme da un giornalista di Repubblica. Un frammento pubblicato dal quotidiano. Solo un frammento, ma ho già il voltastomaco.
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/g8-genova-4/libro-calandri/libro-calandri.html
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Grandi e miserabili
Pubblicato da sandro su 9 Luglio, 2008
Due veloci commenti su alcuni fatti accaduti ieri.
G8 in Giappone
I cosiddetti grandi, riunitisi a rappresentare se stessi o i gruppi di pressione che li sostengono e dirigono, spaziano, privi di imbarazzo alcuno, dal serio al faceto. Esternano opinioni su tutto, hanno una risposta corroborata da numeri e tabelle per qualsiasi evenienza, e fiumane di giornalisti adoranti annotano premurosamente ogni minimo evento: il sorriso dei grandi, il pranzo dei grandi, la pacche sulle spalle dei grandi, gli abbracci dei grandi, le foto dei grandi, ecc. Poi i grandi si danno al giardinaggio e fingono di interrare degli alberelli, emblema dell’impegno solenne affinché si raccolga e si vinca la sfida di evitare il disastro ambientale. Peccato però che ai solerti giornalisti sfugga di sottolineare la data entro cui, con approssimazione, i grandi hanno deciso di mettersi in gioco: il 2050, ovvero quando noi saremo prossimi a morire e loro altro non saranno che miseri ricordi. Ridicolmente, l’intesa sulla riduzione delle emissioni è stata salutata come un trionfo.
No Cav day a Roma
Migliaia di cittadini degni di questo nome hanno usufruito di un diritto che scandalizza preziosi intellettuali del calibro di Vittorio Feltri e Antonio Polito per la sua portata eversiva: la libertà di esprimersi e di dissentire. Oltre a ciò, sono scesi in piazza per difendere l’uguaglianza e la giustizia, concetti che, incidentalmente, qualificano il regime democratico. Eppure, questi degni cittadini sono stati sommersi dalle reprimende (serenamente e pacatamente bipartisan) dei liberali e dei riformisti, o presunti tali. Li ritengono colpevoli di vilipendio al capo dello Stato, nientemeno. Li hanno definiti fascisti, addirittura. Eppoi ostacolano il dialogo fra maggioranza e minoranza, i miserabili. Dal Giappone, intanto, l’importantissimo premier fa sapere che servono i fatti, non le manifestazioni. Infatti. Entro l’estate passeranno ai fatti: pogrom, impunità, repressione, e chi più ne ha più ne metta. Ma in un paese in cui si osannano stravaganze come la ‘Robin Hood tax’ e si insultano coloro che difendono la Costituzione repubblicana, c’è tolleranza per tutto. Nani e ballerine soprattutto.
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La sfida (o la disfatta?) dell’ambiente
Pubblicato da sandro su 5 Luglio, 2008
Alla vigilia del vertice del G8 giapponese, il Wwf ha diramato uno studio condotto sulle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera da parte dei paesi maggiormente industrializzati e, in primo luogo, facenti parte dell’intesa di Kyoto sul clima. Com’era facile da prevedere, nessuno di essi è anche solo lontano dal rispetto dei vincoli sottoscritti. La situazione, anzi, pare critica. Fatti salvi gli Stati Uniti – che non hanno ratificato il trattato, né intendono farlo, e che sono i più ‘colpevoli’ fra gli inquinatori del mondo – la restante parte del cosiddetto occidente si comporta in maniera nient’affatto virtuosa. Italia e Giappone occupano insieme la quarta e quinta piazza della classifica, Gran Bretagna, Francia e Germania, invece, sono sul podio, per così dire. Gli sforzi fatti sono ancora insufficienti, secondo il Wwf, e quel poco che si è conseguito lo si deve a quei paesi che usano intensivamente l’energia nucleare – risorsa però non apprezzabile, perché pericolosa. Il largo consumo di combustibili fossili come il carbone e il petrolio vanifica o penalizza l’uso di fonti rinnovabili, l’assenza di un dibattito ‘forte’ sulla riduzione dei consumi e su una condotta di vita sobria incentiva il consumismo ’senza se e senza ma’.
Personalmente, mi ha molto sorpreso il primato della Gran Bretagna. Un paese tanto filoamericano e antieuropeo si distingue, al contrario, per efficienza e serietà. Certo, resta al di sotto delle stime, ma si staglia nettamente sugli altri stati membri dell’Unione europea. Credevo che la Germania fosse lo stato più avanzato in tal senso, eppure è collocata al terzo posto (preceduta dalla Francia neogollista) a causa del massiccio impiego di risorse carbonifere. L’Italia delude, come sempre. Il governo Prodi non ha avuto il tempo di dedicarsi a progetti di lungo periodo, o non ha avuto la possibilità di farlo, dato che i portavoce dell’ambientalismo sono puntualmente stati zittiti; il governo Berlusconi non ci penserà nemmeno, visto che rappresenta settori della società del tutto avulsi da questo genere di preoccupazioni. Tuttavia sono temi irrinunciabili, coi quali non è più possibile non confrontarsi. A livello scientifico, accademico e sociale la discussione è avviata, le aspettative sono molte, ma latitano i decisori, la politica è concentrata su obiettivi lunari, distanti.
Altre generazioni si dovranno fare carico del problema, e la nostra è fra quelle. Con previsioni di crescita demografica che indicano la popolazione mondiale a 8,5 miliardi entro i prossimi 15-20 anni, più che una sfida – temo – sarà una disfatta.
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