Ai Nostri Posti

Ora e sempre Resistenza

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Dove sono finiti?

Pubblicato da nicola su 19 Novembre, 2009

Vorrei chiedervi una piccola riflessione o un piccolo aggiornamento sulle proteste studentesche di queste settimane.

Vi segnalo che da qui negli Iuessei non si riesce a percepire quasi nessun movimento, se non qualche titoletto sui giornali in merito agli arresti di Milano, nei giorni scorsi.

Sono finiti i motivi per protestare? La famosa Onda che fine ha fatto? Manca una guida politica? O forse la protesta si e’ trasferita su Twitter e io, troglodita, non me ne sono accorto?

Al di la’ del contesto rituale, festaiolo e gaudente di molte manifestazioni, specialmente a partire dal 1999, credo che gli scioperi studenteschi abbiano rappresentato per molti italiani il primo e forse unico schieramento e impegno politico nel corso della loro vita.

Portare tutti per strada resta comunque un momento di presa di coscienza della realta’ e una affermazione pubblica del proprio corpo politico.

In anni come questi, caratterizzati dalla personalizzazione ad absurdum dei costumi e dei consumi, del governo per decreti, dello sgretolamento sistematico dei diritti civili, del tentativo di imporre una comunita’  etnica, identitaria e corporativa in sostituzione ad una piu’ complessa identita’ politica, multiculturale e sindacale; in questi anni, credo, il trovarsi assieme in piazza per una protesta invece che per l’ennesimo concerto di Vasco Rossi ha un suo valore.

Credetemi, per quanto piccola, anche questa e’ una linea Maginot che viene travolta.

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Mobilitazione web contro il lodo Ghedini

Pubblicato da sandro su 14 Novembre, 2009

Giustizia, torniamo in piazza per informare//”Il Parlamento che approva il lodo Ghedini, ennesima legge per premiare i potenti e massacrare i più deboli non mi rappresenta“.
Libertà e Giustizia chiede di inviare questo testo via mail ai presidenti di Camera e Senato. Una mobilitazione via web per ribadire che deputati e senatori che votano quella legge non mi rappresentano, non lo fanno a mio nome. Ecco di seguito il testo girato via mail, via Facebook e via Twitter a tutti i contatti dell’associazione, con una catena virtuale per costruire una diga, il principio di una resistenza per dire che la misura è colma.

Ai presidenti di Camera e Senato:
Fermate lo scempio della giustizia

Il Parlamento che approva il lodo Ghedini, ennesima legge per premiare i potenti e massacrare i più deboli non mi rappresenta. Se sei d’accordo, invia anche tu questo testo ai presidenti di Camera e Senato (schifani_r@posta.senato.it, fini_g@camera.it e cc lgiustizia@yahoo.it).

[fonte: libertaegiustizia.it]

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Adesso basta

Pubblicato da sandro su 14 Novembre, 2009

Presidente Napolitano. Presidente Fini. “Adesso basta” è il titolo che abbiamo stampato ieri sulla prima pagina del Fatto Quotidiano. Adesso basta è scritto sulle migliaia di messaggi che giungono al nostro giornale. Tutti indistintamente chiedono di mettere la parola fine allo scandalo che da quindici anni sta sfibrando l’Italia: la produzione incessante di leggi personali per garantire a Silvio Berlusconi la totale immunità e impunità in spregio alla più elementare idea di giustizia.

Quello che rivolgiamo a voi che rappresentate la prima e la terza istituzione della Repubblica (sulla seconda, il presidente del Senato Schifani pensiamo di non poter contare) non è un appello ma una richiesta di ascolto che, siamo certi, non andrà delusa. Tutte quelle lettere, e-mail, fax esprimono una protesta e una speranza. Di protesta “contro l’arroganza di un Potere che sembra aver perso ogni senso della misura e anche quello del decoro ”, scrisse Indro Montanelli sulla Voce nel 1994, all’epoca del decreto Biondi. Fu il primo tentativo di colpo di spugna al quale ne sarebbero seguiti altri diciotto negli anni a seguire fino all’ultima vergogna chiamata “processo breve”. Allora la battaglia fu vinta.

La redazione della Voce fu alluvionata di fax dei lettori disgustati, il decreto fu ritirato e il grande giornalista così rese omaggio allo spirito di lotta dei concittadini: “Fino a quando questo spirito sarà in piedi, indifferente alle seduzioni, alle blandizie e alle minacce, la democrazia in Italia sarà al sicuro”. Malgrado abbia attraversato tante sconfitte e tante delusioni quello spirito non appare per nulla fiaccato e chiede di trovare una risposta capace di dirci che la politica non è solo interesse personale e disprezzo per gli altri. Che le istituzioni sono davvero un baluardo contro le prepotenze del più forte. Questa è la nostra speranza presidente Napolitano e presidente Fini. Per questo vi trasmetteremo i messaggi dei nostri lettori. Tenetene conto.

[Antonio Padellaro su Il Fatto Quotidiano del 14 novembre 2009]

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Il Giovanardi mannaro

Pubblicato da sandro su 11 Novembre, 2009

Suscita rabbia e pena, una pena grande, il sottosegretario Carlo Giovanardi, cattolico imbruttito dal rancore, che ieri mattina ha pronunziato alla radio parole feroci contro Stefano Cucchi. Secondo Giovanardi, Stefano se l´è cercata quella fine perché «era uno spacciatore abituale», «un anoressico che era stato pure in una comunità», «ed era persino sieropositivo». Giovanardi dice che i tossicodipendenti sono tutti uguali: «diventano larve», «diventano zombie». E conclude: «È la droga che l´ha ridotto così».

Giovanardi, al quale è stata affidata dal governo «la lotta alle tossicodipendenze» e la «tutela della famiglia», ovviamente sa bene che tanti italiani – ormai i primi in Europa secondo le statistiche – fanno uso di droga. E sa che tra loro ci sono molti imprenditori, molti politici, e anche alcuni illustri compagni di partito di Giovanardi. E, ancora, sa che molte persone «per bene», danarose e ben difese dagli avvocati e dai giornali, hanno cercato e cercano nei cocktail di droghe di vario genere, non solo cocaina ed eroina ma anche oppio, anfetamine, crack, ecstasy…, una risposta alla propria pazzia personale, al proprio smarrimento individuale. E alcuni, benché trovati in antri sordidi, sono stati protetti dal pudore collettivo, e la loro sofferenza è stata trattata con tutti quei riguardi che sono stati negati a Stefano Cucchi. Come se per loro la droga fosse la parte nascosta della gioia, la faccia triste della fortuna mentre per Stefano Cucchi era il delitto, era il crimine. A quelli malinconia e solidarietà, a Stefano botte e disprezzo.

Ci sono, tra i drogati d´Italia, «i viziati e i capricciosi», e ci sono ovviamente i disadattati come era Stefano, «ragazzi che non ce la fanno» e che per questo meritano più aiuto degli altri, più assistenza, più amore dicono i cattolici che non “spacciano”, come fa abitualmente Giovanardi, demagogia politica. E non ammiccano e non occhieggiano come lui alla violenza contro “gli scarti della società”, alla voglia matta di sterminare i poveracci; non scambiano l´umanità dolente, della quale siamo tutti impastati e che fa male solo a se stessa, con l´arroganza dei banditi e dei malfattori, dei mafiosi e dei teppisti veri che insanguinano l´Italia.

Ecco: con le sue orribili parole di ieri mattina Giovanardi si fa complice, politico e morale, di chi ha negato a Stefano un avvocato, un medico misericordioso, un poliziotto vero e che adesso vorrebbe pure evitare il processo a chi lo ha massacrato, a chi ha violato il suo diritto alla vita.

Anche Cucchi avrebbe meritato di incontrare, il giorno del suo arresto, un vero poliziotto piuttosto che la sua caricatura, uno dei tanti poliziotti italiani che provano compassione per i ragazzi dotati di una luce particolare, per questi adolescenti del disastro, uno dei tantissimi nostri poliziotti che si lasciano guidare dalla comprensione intuitiva, e certo lo avrebbe arrestato, perché così voleva la legge, ma molto civilmente avrebbe subito pensato a come risarcirlo, a come garantirgli una difesa legale e un conforto civile, a come evitargli di finire nella trappola di disumanità dalla quale non è più uscito.

Perché la verità, caro Giovanardi, è che gli zombie e le larve non sono i drogati, ma i poliziotti che non l´hanno protetto, i medici che non l´hanno curato, e ora i politici come lei che sputano sulla sua memoria. I veri poliziotti sono pagati sì per arrestare anche quelli come Stefano, ma hanno imparato che ci vuole pazienza e comprensione nell´esercizio di un mestiere duro e al tempo stesso delicato. È da zombie non vedere nei poveracci come Cucchi la terribile versione moderna dei “ladri di biciclette”.

Davvero essere di destra significa non capire l´infinito di umiliazione che schiaccia un giovane drogato arrestato e maltrattato? Lei, onorevole (si fa per dire) Giovanardi, non usa categorie politiche, ma “sniffa” astio. Come lei erano gli “sciacalli” che in passato venivano passati alla forca per essersi avventati sulle rovine dei terremoti, dei cataclismi sociali o naturali.

Giovanardi infatti, che è un governante impotente dinanzi al flagello della droga ed è frustrato perché non governa la crescita esponenziale di questa emergenza sociale, adesso si rifà con la memoria di Cucchi e si “strafà” di ideologia politica, fa il duro a spese della vittima, commette vilipendio di cadavere.

Certo: bisogna arrestare, controllare, ritirare patenti, impedire per prevenire e prevenire per impedire. Alla demagogia di Giovanardi noi non contrapponiamo la demagogia sociologica che nega i delitti, quando ci sono. Ma cosa c´entrano le botte e la violazione dei diritti? E davvero le oltranze giovanili si reprimono negando all´arrestato un avvocato e le cure mediche? E forse per essere rigorosi bisogna profanare i morti e dare alimento all´intolleranza dei giovani, svegliare la loro parte più selvaggia?

Ma questo non è lo stesso Giovanardi che straparlava dell´aborto e del peccato di omosessualità? Non è quello che difendeva la vita dell´embrione? È proprio diverso il Dio di Giovanardi dal Cristo addolorato di cui si professa devoto. Con la mano sul mento, il gomito sul ginocchio e due occhi rassegnati, il Cristo degli italiani è ben più turbato dai Giovanardi che dai Cucchi.

[Francesco Merlo su "la Repubblica" del 10 novembre 2009]

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Dolcetti e scherzetti

Pubblicato da sandro su 1 Novembre, 2009

Continua a stupirmi il volontarismo – che appunto esclude il raziocinio – con cui decine, centinaia, migliaia, forse milioni di persone celebrano convintamente Halloween, la festa figlia per eccellenza della globalizzazione (qualunque cosa questo voglia dire).

Ieri sera ero in birreria, chiacchieravo svogliatamente con un paio di amici e sorseggiavo un bicchiere. Ad un certo punto, come fosse la cosa più naturale del mondo, è entrato un tizio mascherato da stregone o qualcosa del genere, si è seduto e ha ordinato una birra. Guardava con sussiego tutti quelli che lo ammiravano come una fiera allo zoo.

Per le vie del paese, nel frattempo, si udivano gli scoppi dei petardi che i ragazzini lanciavano. In piazza, adirittura, un locale aveva cosparso di zucche incendiate una gradinata (tale locale, per la cronaca, è posto esattamente di fronte la chiesa: un perfetto connubio fra sacro e profano).

Veneto postmoderno, come chiamarlo?

Il bello è che a cercar di fare la persona seria e sensata non ci si guadagna, anzi si rischia l’accusa di passatismo. Ma il motivo di tanta smania nuovista è legato al costituirsi di inedite occasioni per gozzovigliare. L’importante è cacciarsi in discoteca. E poi, come in una guerra fra poveri alla rovescia, prendersi a pugni per la drink-card o la ragazza. Uomini con la clava che si affrontano per nutrirsi e riprodursi. E’ successo settimane fa nella periferia di Treviso. Vuoi mettere, però, farlo col mantello di Dracula?

Tra tutta questa gente stordita di cocaina, che frequenta posti tonitruanti e vuole una e soltanto una cosa dalla vita: fottere e godere: con questa gente come si fa a parlare di progresso?

Ma io sono un passatista, scusate, non v’importunerò più con la mia antiquata compostezza. L’anno prossimo farò incetta di dolcetti e scherzetti. A mia discrezione.

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Alleluia

Pubblicato da sandro su 28 Ottobre, 2009

Bella giornata, ieri. Bella giornata d’autunno, col cielo chiaro e le foglie degli olmi d’un giallo accecante. Meteorologicamente, una bellissima giornata. Una di quelle nelle quali, potendo scegliere, non spiacerebbe morire, perché negli occhi resterebbero solo immagini piacevoli.

Politicamente, una giornata schifosa. Come ogni giorno, dopotutto. Noi non abbiamo il diritto di vivere in un paese normalmente civile.

Dunque, le danze si sono aperte con la corte d’appello di Milano che conferma la sentenza emessa in primo grado sul corrotto David Mills e il corruttore Silvio Berlusconi; sono poi proseguite con le dimissioni di Piero Marrazzo e l’uscita di Francesco Rutelli (seguito da qualche altro rottame, speriamo anche da Paola Binetti) dal Pd; si sono trionfalmente concluse con Silvio Berlusconi che telefona in diretta a Ballarò e vomita contro la magistratura italiana le solite, vergognose accuse di comunismo. Ah, non vi dico la soddisfazione di andarsi a coricare dopo una serie d’emozioni come questa!

L’orribile verità che Berlusconi non può accettare trapeli in modo esplicito concerne la natura illegale di quasi tutti i suoi traffici passati, prima che ci onorasse della discesa in campo. Il magnifico, augusto imprenditore entra ed esce dalle aule dei tribunali da qualcosa come trent’anni a causa sua e non di altri. I processi che ha sulle spalle non sono nati come i funghi, una notte, irragionevolmente. I processi sono la logica conseguenza di altrettanti comportamenti scorretti, contro la legge, per perseguire i suoi affari. La disarmante evidenza di tale assunto cozza però con le incredibili, spudorate menzogne che lui e suoi corifei propinano quotidianamente all’inadeguato pubblico italiano. Pubblico, come sua maestà l’ha spesso definito. Come quello dei programmi culturali delle sue televisioni. E poiché la realtà, la verità è quella illustrata dalle sue televisioni, non ne può esistere un’altra, non ci può essere una metarealtà, cioè una realtà superiore, fattuale, che trascenda quella stabilita. Eppure esiste, esiste eccome. Basta volersi informare. I 600mila dollari che Mills ha ricevuto da Finivest quale ricompensa per lo sporco lavoro di mentire sotto giuramento allo scopo di proteggere mister B., sono citati dallo stesso Mills in una lettera scritta al suo commercialista, e una lettera dal simile contenuto diventa per forza una prova inoppugnabile. Elementare, direbbe Sherlock Holmes. Solo gli stralci dei processi, le leggi ad personam e i pretestuosi impedimenti addotti dalla difesa berlusconiana hanno ritardato così a lungo lo scontato verdetto. Scontato, perché si tratta solo di applicare la legge. Ma Berlusconi non sopporta la legge, anzi per lui chi la fa rispettare è antropologicamente diverso dal resto dell’umanità, un matto. Il poveraccio la notte non deve più chiudere occhio, tale è la paura di finire dietro le sbarre, e io attendo quel momento da troppo tempo. Ora però leggo che il fido Niccolò Ghedini, luminoso esempio di avvocato nonché di deputato, sta studiando l’ennesimo provvedimento per sfuggire il capo alla giustizia. Perché, sapete, questo campione della giurisprudenza ha avuto il coraggio di affermare davanti la Corte Costituzionale che il capo è primus super pares, cioè al di sopra della legge. Elementare, Watson. Sia lodata la Costituzione figlia della Resistenza! Leggo inoltre che una nuova leva è stata assoldata per la bisogna: Giulia Bongiorno, quella che dice che Andreotti non è mafioso. Ottima, ottima coppia, ci sarà da ridere. Per niente ridere ha invece fatto lo stesso Berlusconi nella tarda serata di ieri, quando è intervenuto telefonicamente a Ballarò. Siccome i servitori Alfano e La Russa non menavano abbastanza bene Floris, colpevole di dare una notizia, ci ha pensato il padrone stesso. Arrogante e maleducato e bugiardo as usual. Di nuovo ha tirato fuori la sciagura della persecuzione giudiziaria, dei magistrati comunisti, dell’informazione in mano alla sinistra. E poi ha detto che è il migliore, che il governo è fantastico, che la crisi non sa nessuno cosa sia. Normalissimo.

Normali, sebbene immerse in una vicenda triste, sono piuttosto le dimissioni di Marrazzo. C’ha messo due o tre giorni, ma alla fine le ragioni di stato sono prevalse. Salvare l’onore delle istituzioni era fondamentale, ancor prima di far luce sulle sue scene private. Il caso Marrazzo non è paragonabile a quello Berlusconi. E’ molto meno, per quanto ci è dato di sapere finora. Nessuno scambio elettorale, nessuna promessa clientelare, nessuna contraddizione etico-morale-legislativa, nessun velinismo. Una storia di estorsione nella quale la vittima è lui e i carnefici dei pubblici ufficiali. Vedremo adesso se ci saranno sviluppi, ma intanto non possono più nuocere: Marrazzo a sé stesso e alla cosa pubblica; i 4 carabinieri alla legalità.

Rutelli che se ne va è il più grande risultato politico del Pd dalla sua fondazione. E io ho contribuito a cacciarlo, votando alla primarie. Ringraziatemi. Due euro spesi davvero bene. Pare che anche Binetti minacci d’andarsene, e con lei molti invasati clerico-cattolici. Alleluia!

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Buonanotte

Pubblicato da sandro su 27 Ottobre, 2009

Ho ascoltato la sintesi del primo comizio di Bersani da segretario del Pd. Dacché mi ricordo, l’ho sempre sentito parlare di imprese, di sostegno agli imprenditori e di lenzuolate. Celebri le puntate di Ballarò o di Porta a porta nelle quali lui e Letta (Enrico) andavano avanti per ore a suon di «competitività» e «rilancio dei consumi». Non dubito dell’onestà e della sincerità del neosegretario, ma lo vedo e lo sento come distante dalla mia prospettiva politica, integrato in una dialettica alla lunga inconcludente, incaponito in desuetudini. Gli auspici di Giovanni pertanto, che sono anche i miei, sono lungi dall’esser realizzati.

Intanto dalle parti del governo – mentre il Berlusca, dopo la vacanza col massacratore di Cecenia, pare abbia preso la scarlattina dal nipotino – infuria una battaglia asprissima. Neanche Tremonti fosse un salvatore della patria da osannare. Da tutto ciò appare invece sin troppo chiaro che i nervi sono tesi e l’incapacità di governare al di là degli annunci, delle pacche sulle spalle e della rozza demagogia è palese. Se per Bersani il ruolo dell’opposizione è quello di costruire un’alternativa, per me in questo preciso momento è quello di dire dei no secchi ed inequivocabili allo scopo di revocare il più vergognoso esecutivo degli ultimi 150 anni.

Soprattutto c’è bisogno di responsabilità e moralità, alla luce di quanto emerge ed emergerà dal caso scoppiato – buon ultimo – nel Lazio di Marrazzo. Non sono un bacchettone e quindi non mi interessano i gusti sessuali del presidente della Regione, così come non mi interessa se Berlusconi inscena il Satyricon a Palazzo Grazioli. Sono però un irremovibile giacobino della democrazia: se perciò Marrazzo è sotto ricatto si deve allontanare seduta stante dall’apparato pubblico, e se Berlusconi è un satrapo e un corruttore si deve scusare col popolo e correre in tribunale.

Tre milioni di persone hanno mostrato domenica che c’è ancora voglia non tanto di credere nella politica, quanto nella possibilità di ribaltare lo sciagurato andazzo della politica. E mentre la casta che indegnamente amministra lo stato pare non volersene curare, lo scalpiccio dei bisonti evocato da Beppe Grillo mesi fa appare sempre più concreto. Chi ha visto l’ultima puntata di Annozero se ne sarà pur reso conto, sentendo le voci degli imprenditori del nord traditi e umiliati dallo scudo fiscale e dall’inanità dei governanti. Si prevede un milione di chiusure di qui a breve, quindi milioni di lavoratori a spasso.

In conclusione, sono tanti e tali i disastri che ci attendono che non posso nemmeno dirmi soddisfatto dell’ottimo risultato del mio candidato, Marino. Gli argomenti di puro buon senso del suo programma hanno raccolto poche briciole, e se tanto mi dà tanto… buonanotte.

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Domenica primarie /4

Pubblicato da sandro su 24 Ottobre, 2009

Il lettore Giovanni mi ha dato una stoccata davvero notevole, l’ammetto.

Di nuovo, ricorro al soccorso di un’opinione esterna.

PERCHÉ NON VOTERAI ALLE PRIMARIE?

di Alessandro Gilioli su «Piovono rane»

1. «Perchè non sono del Pd». Neanch’io, anzi alle europee ho votato altrove. Ma se vogliamo mandare a casa la cricca del Cavaliere, serve anche un forte partito d’opposizione come il Pd. E andare a votare alle primarie – scegliendo uno dei tre candidati o al limite lasciando la scheda bianca – è un modo per dire al premier che un forte partito d’opposizione in questo paese esiste, è forte ed è radicato (o sta radicandosi).

2. «Perché il Pd fa schifo». Giudizio drastico, ma diffuso tra quelli che vorrebbero un partito vero e non un ectoplasma. Tuttavia un basso numero di votanti alle primarie lo renderebbe ancora più ectoplasmatico e debole, mentre un successo delle stesse sarebbe una discreta iniezione di vitamine (trattandosi di un neonato malaticcio, ne ha parecchio bisogno) e, allo stesso tempo, il segno di un controllo da vicino da parte dell’elettorato. Statene certi, con pochi votanti alle primarie il Pd farebbe ancora più schifo, e i suoi apparati ne farebbero carne di porco.

3. «Perché è meglio Di Pietro». Parere lecito, ma l’Idv da sola non costituirà mai un’alternativa a Berlusconi: che si può immaginare invece solo con un Pd robusto. E la futura robustezza di un’alleanza alternativa a Berlusconi dipende anche da quanta gente andrà a votare alle primarie del Pd (sotto la stessa voce: «Perché è meglio Grillo», «perché è meglio Ferrero» etc).

4. «Perché tanto non serve a niente». Può darsi, ma allora rinunciamo a tutto, però: anche a sperare di consegnare ai nostri figli un’Italia migliore dell’autocrazia peronista del Cav. Insomma, d’accordo, non è detto che serva a qualcosa, ma nella vita bisogna sempre provarci, sennò si è morti dentro.

5. «Perché non mi piace nessuno dei tre candidati». Anch’io penso che tutti e tre abbiano dei difetti. Ma penso anche che uno qualunque dei tre a Palazzo Chigi andrebbe meglio di Berlusconi. E, visto che difficilmente a Palazzo Chigi posso mandare il mio avatar e dato che il Pd è invece la maggiore forza d’opposizione, spero che uno dei tre (o un altro del Pd) mandi a casa il Cavaliere.

6 . «Perché sono tutti stronzi (quelli del Pd)». Dissento, ci sono stronzi e non stronzi, come in tutte o quasi le organizzazioni. Credo che quindi si possa individuare quello che ci pare meno stronzo e votarlo. Se poi tutti e tre ci sembrano invotabili, ricordiamoci che probabilmente è il Pd nel suo complesso a essere meno stronzo del Pdl, e quindi andiamo lo stesso ai seggi.

7. «Perché il Pd non dà alcun fastidio a Berlusconi». In effetti, finora, il Pd non ha dato granché fastidio a Berlusconi. Ma secondo voi domenica sera Berlusconi è più contento se vanno a votare alle primarie 300 mila cittadini o se ci andiamo in tre milioni? Dopodichè, chiunque venga eletto, gli si starà con il fiato sul collo perché non ripeta le penose esperienze del passato.

8. «Perché tanto vince D’Alema che è un inciucione, e queste primarie sono una farsa». Intanto non è detto, ci sono due candidati che sfidano quello di D’Alema. Dopodiché, anche se vincesse Bersani, tanto maggiore sarà il risultato degli altri due candidati tanto più difficile sarà per D’Alema ritentare vecchi inciuci. Quanto alla farsa, no, non è vero: il Pd è l’unico partito in Italia che fa scegliere il suo leader agli elettori: quindi far vedere che tanta gente partecipa è uno monito a non seppellire questo grande strumento democratico ed è un modello per gli altri partiti – non solo di destra – che col cazzo che aprono democraticamente alle primarie.

9. «Perché il Pd non ha fatto la legge sul conflitto d’interesse». Vero, ma non è che se il Pd domani non c’è più – o è ridotto all’osso – qualcun altro la farà. Inoltre, a forza di rompergli le scatole, tutti e tre i candidati del Pd hanno messo il conflitto d’interessi nelle loro intenzioni: poi bisognerà stargli dietro, se mai tornassero al governo, perché la facciano davvero.

10. Perché quelli del Pd sono deboli e assenteisti. Vero, molto vero. Deboli lo sono stati dalla nascita, con l’infausta politica del “dialogo” con il Cavaliere. Assenteisti lo sono stati spesso, e in questo blog non si è mancato di farlo notare. Ma credo che non partecipare al maggior evento democratico del maggior partito d’opposizione significhi indebolire ancora di più l’opposizione, oltre che far sentire il Pd meno controllato dal suo elettorato. E poi potremo stimolarlo, frustarlo e incazzarci con il Pd solo se diamo l’impressione di esserci, come base.

Se scompariamo tutti, è finita, e il Cavaliere brinda.

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Domenica primarie /3

Pubblicato da sandro su 24 Ottobre, 2009

Non si potrà dire, dopo questi post, che ci siamo disinteressati delle sorti del Pd. Nonostante che, scherzosamente, ci si definisca radical chic, abbiamo mostrato una sincera preoccupazione nei confronti di quel soggetto politico che raggruma in sé stesso le vestigia della più importante tradizione della sinistra europea. Simili preoccupazioni possono allignare solo negli animi di persone di sinistra, credo. Infatti consideriamo il progresso un sentimento che deve pervadere la società, non un utile ottenuto per mezzo della persuasione.

Giovanni sembra condividere – ma certo in modo più flebile – le identiche mie tribolazioni. Queste primarie non decidono soltanto il nome del futuro segretario e quindi dell’apparato che s’insedierà alla guida del partito; queste primarie decidono l’identità, l’idea di paese che il partito cercherà di imporre nei prossimi anni. Fare egemonia culturale ai tempi della crisi e della postdemocrazia è già di per sé aleatorio; affrontare la crisi e la postdemocrazia con idee e figure viete è addirittura stravagante (un aggettivo di moda, ultimamente).

Anch’io penso che Marino sia l’unico baluardo contro la definitiva abdicazione del Pd dal suo ruolo morale. Non è la panacea, ma almeno rappresenta delle idealità che verrebbero altrimenti sbaragliate dalle logiche mercantili imperanti. Il motto di Marino non è: «Un altro mondo è possibile», d’accordo. Chi parla però – e, soprattutto, chi può portare in parlamento – di diritti civili, energia pulita, laicità, lavoro, connettività, integrazione, ecc.? Tutte cose abbastanza di sinistra, direi. Se Bersani stavince, noi altro che al 3% andiamo! Ecco perché non ritengo illogico il voto a Marino. Insomma, ho deciso, domenica voterò e voterò per lui. Spero che molti altri indecisi e svogliati giungano alla medesima conclusione. C’è poco da guadagnare ma molto da perdere.

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Domenica primarie /2

Pubblicato da sandro su 23 Ottobre, 2009

Le giuste perplessità di Nicola sul mio proponimento masochista di votare alle primarie di domenica non mi hanno del tutto convinto.

In mio soccorso, allora, Piero Ricca (la cui adeguata arroganza è per me un godimento):

Caro Piero,

sono incerta se votare alle primarie del Pd; da un parte li detesto per quel che hanno fatto e soprattutto per quel che non hanno fatto in tutti questi anni, li considero corresponsabili dell’attuale sfascio; dall’altra so che è l’unico partito un po’ organizzato di (almeno formale) opposizione. Tolto quello, che rimane? Decido domani. Tu che dici?

Alessia

Risposta

Cara Alessia,

sono incerto anch’io, più o meno per le tue stesse motivazioni. Il Pd non merita il nostro voto eppure oggi ci tocca essere più responsabili di certi piccoli oligarchi che da mesi non fanno più politica, presi come sono dalla loro vera priorità: il controllo del partito. Inoltre quando c’è la possibilità di esprimere una sia pur minima scelta è sempre meglio utilizzarla, se non altro per dare un segnale (brogli permettendo), anche se i giochi sembrano fatti: sostenuto dal corpaccione clientelare e affaristico del partito (vedi la gestione delle tessere, in particolare al sud) vincerà Bersani e dunque D’alema, cioé un personaggio che – come ripetiamo sempre – dovrebbe essere definitivamente fuori scena dopo quindici anni di compromessi e sconfitte. Insomma, probabilmente andrò al seggio e voterò per Ignazio Marino.

(Il pezzo di Ascanio Celestini si riferisce alle primarie del 2007, da me peraltro disertate. Sempre bravo, il buon Ascanio)

[pieroricca.org]

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