Ai Nostri Posti

Ora e sempre Resistenza

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La gita del papa

Pubblicato da nicola su 28 Settembre, 2009

Da una rapida occhiata ai quotidiani italiani di oggi e ai telegiornali che riesco a seguire su internet, mi e’ sembrato di percepire che la visita del papa in Repubblica Ceca sia stata dipinta con la solita condiscendenza, e con il messaggio sotteso che si tratti di un nuovo successo per il pontefice.

In realta’, i cittadini della Repubblica Ceca, bonta’ loro, non sono i grandi devoti dipinti dal TG4. Un resoconto piu’ fedele, e piu’ confortante, lo trovate in questo chiaro articolo del New York Times, pubblicato oggi (ieri, per voi).

Da notare anche il piccolo cammeo riservato dal giornalista al nostro Presidente del Consiglio.

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Minzculpop

Pubblicato da sandro su 26 Settembre, 2009

Mentre la marmaglia fascista che governa questo paese sfigurato le prova tutte ma proprio tutte per far cadere un silenzio birmano intorno alle note vicende giuridico-sessual-politiche dell’Utilizzatore Finale (a proposito: signor Schifani, si vergogni e si dimetta); mentre insignificanti ciarlatani come Brunetta preannunciano fantomatici colpi di stato da parte della cosiddetta sinistra (che, per inciso, non sa nemmeno fare l’opposizione, figuriamoci quindi i colpi di stato) e gratuitamente ne offendono la tradizione culturale; mentre risibili guru padani si recano in visita ad altri risibili guru, stavolta cattolici; mentre gli indicatori economici descrivono una situazione inquietante, ecc. – mentre succede tutto questo, noi ci dobbiamo sorbire il Tg1, il direttore del quale viene affettuosamente chiamato “Minzo” dal sopraccitato U.F. Ottimo richiamo per un cagnolino ammaestrato.

Scrivo dopo aver subìto il telegiornale di Raiuno delle 20. Un’esperienza atroce – ma del resto è mai stato un piacere? Non sono andato oltre il primo quarto d’ora, anche perché il secondo quarto d’ora è di solito dedicato al Superenalotto, all’ennesimo delitto irrisolto, all’immancabile bizzarria australiana o portoghese, all’irrinunciabile coda sportiva dove si magnificano folle di evasori fiscali in pantaloncini corti e annessa velina.

Il sommario del primo quarto d’ora è questo:

-incontro Berlusconi-Ratzinger prima della partenza del pastore tedesco alla volta di Praga;

-viaggio del pastore tedesco a Praga;

-Annozero sotto inchiesta perché fa vero giornalismo;

-Fini e D’Alema “amoreggiano” alla festa del Pdl;

-Franceschini, vestito da montanaro, va a piantare la bandiera italiana sulle sorgenti del Po, lì dove Bossi trascina ogni anno i suoi compìti seguaci.

Di più non ho retto. Che indecenza. Che servilismo. Che regime.

Su Annozero ci tornerò sopra magari domani.

Il regime comunque è davvero scopertissimo, e il servizio sul puttaniere e l’ex nazista ne è la prova.

«Caro presidente, è una gioia per me rivederla», dice colui che prende 4 miliardi di euro dallo Stato italiano fra 8×1000 ed esenzioni fiscali.

«Santità, abbiamo fatto le corse con l’aereo per venire a salutarla», replica colui che dovrebbe abitare a San Vittore.

Il tutto a favor di telecamera, a favor di microfono, a favor di scatto, senza fastidi. E, soprattutto, senza vergogna.

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La debolezza della cultura laica

Pubblicato da prescinseua su 13 Agosto, 2009

La religione conta o non conta nel processo formativo scolastico? Su questo tema nelle scorse ore sono state fatte affermazioni incompatibili.

«Sul piano giuridico, un insegnamento di carattere etico e religioso, strettamente attinente alla fede individuale, non può essere oggetto di valutazione sul piano del profitto scolastico». In parole povere, l’ora di religione non deve entrare nella valutazione scolastica complessiva. Questa è la sentenza del Tar del Lazio, in sintonia con il principio della laicità dello Stato.

Diametralmente opposta è la tesi del vescovo Pennisi, Commissario della Cei per la scuola: «La religione è una materia come le altre. La sentenza del Tar è vergognosa e gravissima perché nega crediti scolastici all’ora di religione, malgrado il suo processo formativo entri nella didattica».

Come è possibile che si sia arrivati a questo contrasto? Questo dilemma mette a nudo una questione di fondo sempre elusa.

Gli italiani non sanno a chi affidare l’etica pubblica, di cui l’educazione e formazione scolastica è parte essenziale e fondante. La religione cattolica (intesa nella sua versione ecclesiastica stretta) diventa così in Italia la grande supplente dell’etica pubblica, di cui l’ora di religione cattolica è una componente decisiva.

Naturalmente la Chiesa con questo suo ruolo supplente non può sovrapporsi apertamente alla natura laica dello Stato, che anzi si premura sempre di riaffermare. Ma di fatto aggira questa difficoltà, quando pretende di definire essa stessa che cosa sia la «vera e sana laicità» – dentro e fuori la scuola. Per questo conta su una classe politica insicura e ricattabile. Dichiara di gestire quella che ritiene una tradizione italiana («la religione degli italiani»). Non a caso in queste ore una voce di protesta cattolica ha definito quella del Tar una «sentenza ideologica che cerca di distruggere le tradizioni italiane e il sentire della gente».

Siamo di nuovo alla vigilia di un’ennesima battaglia che finirà in politica. In effetti, con maliziosa correttezza il Presidente della Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica ha commentato: «La Chiesa non farà ricorso contro la sentenza. Il problema è del ministero della Pubblica istruzione». Appunto.

Ma quello su cui vorrei attirare l’attenzione ora non è la strategia della Chiesa e dei cattolici militanti, che con il loro apparato mediatico condurranno in porto la loro battaglia con la consueta spregiudicatezza. Mi pongo invece due altre domande: 1) perché tantissime famiglie italiane invitano o consentono ai loro figli di frequentare l’ora di religione, senza essere particolarmente credenti, praticanti o devote? 2) Perché la cultura laica non è riuscita a porre seriamente in discussione la tradizionale ora di religione, nei suoi contenuti e nelle sue competenze (non dimentichiamo che l’unica autorità che decide della competenza professionale dell’insegnante è il Vescovo…)? I due problemi – passività delle famiglie e debolezza della cultura laica – sono strettamente connessi.

Perché non si è mai riusciti a proporre in alternativa all’ora di religione confessionale non dico un’ora di educazione civica o di etica – come avviene in alcuni paesi europei – ma semplicemente lo studio del fenomeno religioso o delle religioni in grande prospettiva storica comparata? Dove, se non a scuola, si impara la lunga dialettica storica del contrasto tra le religioni storiche e il loro attuale «dialogo»? Perché mai dovrebbe essere competente soltanto chi è autorizzato dal vescovo, che ne è paradossalmente parte in causa?

La laicità non è nemica della religione, tanto meno di quella cattolica, ma deve rinunciare ad una ampia visione storico-critica, anche se rispettosa delle singole credenze. Faccio un esempio. Un paio d’anni fa Ratzinger nella sua lezione di Ratisbona parlò della «ellenizzazione del cristianesimo» come fondamento della «razionalità della fede» che consente di combattere tutt’oggi efficacemente lo scientismo e il relativismo tipici dell’Occidente secolare. Detta così, quella della «ellenizzazione del cristianesimo» sembra (e sembrò a molti cattolici) una questione storico-dogmatica remota, mentre non lo è affatto. Ed è una tesi altamente controversa e a suo modo attuale con questo Papa. Ma in quante ore di religione nei licei – dove si studiano Platone, Kant e Darwin – se ne è parlato? Quali competenze hanno gli insegnanti su questo tema ? Se è sempre il solo vescovo a decidere? Ha senso che ciò accada in uno Stato laico? Questo è il vero problema, non il voto negli scrutini!

Gian Enrico Rusconi

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=6277&ID_sezione=&sezione=#

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Mitico Vernacoliere!

Pubblicato da nicola su 1 Agosto, 2009

Questo mese il mensile di satira in dialetto livornese ha superato se stesso, pubblicando due spassosissimi inserti. Buone risate!

vernaco1verna2

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I vescovi, il terremoto, l’elemosina

Pubblicato da sandro su 1 Maggio, 2009

Vignetta di Bandanas

La Chiesa cattolica ha stanziato per i terremotati d’Abruzzo 5 milioni di euro. E’ la medesima Chiesa che ogni anno ne incassa 4 mila dagli italiani, tra finanziamenti diretti e indiretti, nazionali e locali, vari privilegi e infiniti sgravi fiscali. Inizialmente i vescovi di milioni ne avevano stanziati 3. Un bel gesto per un terremoto che si è esteso su 650 chilometri quadrati, ha ucciso 300 persone, ne ha ferite il triplo, ha sbriciolato migliaia di case e altrettante le ha rese inagibili, ha creato 20 mila sfollati distribuiti in campi di fortuna assediati dalla pioggia, dal freddo e dal fango.

Poi deve essere stata la vergogna. Oppure la notizia che varie associazioni laiche erano pronte a proporre di devolvere quest’anno l’8 per mille ai terremotati. Non sia mai. L’8 per mille equivale a un miliardo di euro che finisce interamente nelle casse di papa Ratzinger. Serve a pagare gli stipendi dei preti, finanziare la propaganda della fede, la cura delle chiese, delle scuole, dei santuari, del patrimonio immobiliare. Fino agli ultimi spiccioli destinati ai poveri, agli umili, agli afflitti, ai bisognosi e persino ai terremotati. Che bisogno c’è darli direttamente a loro quando sarà la Chiesa a preoccuparsene?

E infatti il cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, profittando della sua visita in Abruzzo per testimoniare “preghiere e vicinanza” al gregge dei senza casa, ne ha aggiunti subito altri 2 di milioni: “Come ulteriore segno concreto della Chiesa per la ricostruzione”. Un gesto generoso. Annunciato subito in diretta tv, mentre passeggiava tra i feriti, e anziane sfollate si inchinavano a baciargli l’anello.

Pino Corrias

“Vanity Fair” 29 aprile 2009

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Il Papa in Angola: no agli stregoni

Pubblicato da nicola su 21 Marzo, 2009

Il gerente di una delle religioni piu’ sincretiche, sotterranee, ritualistiche e pagane della storia ha appena esortato i cattolici in Angola a combattere gli stregoni, la credenza negli spiriti e le altre sciocchezze magari violente degli animisti. Basteranno le immagini o devo anche commentare?

 

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Papa Sex

Pubblicato da nicola su 10 Ottobre, 2008

Breve ed interessante commento di Corrias alle ultime esternazioni in tema di sesso del nostro Sommo Pontefice. Cose giá dette e giá scritte, ma come al solito fa piacere ricordarle.

Per quanto mi compete, spero di poter presto inaugurare una sezione speciale tutta dedicata alle faccende religiose. In effetti, il nostro blog é per il momento un po’ scarsino in quanto a impegno laico.  Accetto suggerimenti per il titolo della nuova pagina.


Vignetta di NatangeloVanity Fair, 8 ottobre 2008

Papa Ratzinger ha 80 anni compiuti. Non c’è da stupirsi se non trascorre giorno – ora che purtroppo ha alle spalle l’intera vita trascorsa presumibilmente illibata – senza che in nome e per conto di Dio si occupi di sesso. Il sesso degli uomini che lo inquieta. Il sesso delle donne che ha solo immaginato. Il sesso dei riti coniugali che non conosce. La purezza opposta al sesso. La procreazione opposta al piacere. Lo spavento per l’omosessualità, la masturbazione, la pornografia. Una vera ossessione.

L’ultima è che “la contraccezione nega il significato stesso del matrimonio”. La pienezza dell’amore, dice il Papa, non ammette preservativi, pillole o il diaframma, anche se è disposto a chiudere un occhio sul calcolo delle ovulazioni Ogino Knaus. Come se il Dio universale si occupasse di frugare in ogni letto, quando cala la sera, per controllarne il candore o l’impudicizia, la regolarità delle intenzioni e dei metodi, proprio come facevano le nonne di casa Gozzano, ignare anche loro di quanta impudicizia e di quante irregolarità si nutra l’amore.

Quello che fa sorridere, di quei risibili precetti è il tono altisonante con cui vengono pronunciati dai tempi dell’Humanae Vitae. Le sedi pomposamente dorate. Le circostanze rituali che li accompagnano, ermellini, pergamene, scarpini di seta. La convinzione che siano destinati a un gregge di quadrupedi e non a una contemporanea società di donne e uomini consapevolmente adulti.

Ma se uno considera i rischi planetari della demografia, la povertà, la fame, le malattie, i dolori universali riservati ai nuovi nati nei due terzi del pianeta, quei precetti d’alto intelletto, sentenziati al sicuro, nel tepore dei ricchi palazzi vaticani, non fanno più sorridere, ma risultano così irresponsabili da diventare offensivi. Il papa, a fine prolusione s’è lamentato che “i cattolici non ascoltano abbastanza”. Meno male.
(Vignetta di Natangelo)

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Poi basta

Pubblicato da sandro su 13 Luglio, 2008

La seguente lettera di Marco Travaglio apparsa sull’”Unità” di qualche giorno fa esprime compiutamente anche il mio pensiero circa la manifestazione dell’8 luglio. Poi basta, non ci torno più sopra.
Sandro

l’Unità, 10 luglio 2008
Lettera aperta al direttore
di Marco Travaglio

Caro direttore,
quando tutta la stampa (Unità compresa), tutte le tv e persino alcuni protagonisti dicono la stessa cosa, e cioè che l’altroieri in Piazza Navona due comici (Beppe Grillo e Sabina Guzzanti) e un giornalista (il sottoscritto) avrebbero “insultato” e addirittura “vilipeso” il capo dello Stato italiano e quello vaticano, la prima reazione è inevitabile: mi sono perso qualcosa? Mi sono distratto e non ho sentito alcune cose – le più gravi – dette da Beppe, da Sabina e da me stesso? Poi ho controllato direttamente sui video, tutti disponibili su you tube e sui siti di vari giornali, e sono spiacente di comunicarti che nulla di ciò che è stato scritto e detto da tv e giornali (Unità compresa) è realmente accaduto: nessuno ha insultato né vilipeso Giorgio Napolitano né Benedetto XVI. Nessuno ha “rovinato una bella piazza”. E’ stata, come tu hai potuto constatare de visu, una manifestazione di grande successo, sia per la folla, sia per la qualità degli interventi (escluso ovviamente il mio).

Per la prima volta si sono fuse in una cinque piazze che finora si erano soltanto sfiorate: quella di Di Pietro, quella di molti elettori del Pd, quella della sinistra cosiddetta radicale, quella dei girotondi e quella dei grillini, non sempre sovrapponibili. E un minimo di rigetto era da mettere in conto. Ma è stata una bella piazza plurale, sia sotto che sopra il palco: idee, linguaggi, culture, sensibilità, mestieri diversi, uniti da un solo obiettivo. Cacciare il Caimano. Le prese di distanza e i distinguo interni, per non parlare delle polemiche esterne, sono un prodotto autoreferenziale del Palazzo (chi fa politica deve tener conto degli alleati, delle opportunità, degli elettori, di cui per fortuna gli artisti e i giornalisti, essendo “impolitici”, possono tranquillamente infischiarsi). La gente invece ha applaudito Grillo e Sabina come Colombo (anche quando ha chiesto consensi per Napolitano), Di Pietro, Flores e gli altri oratori, ma anche i politici delle più varie provenienze venuti a manifestare silenziosamente. Applausi contraddittorii, visto che gli applauditi dicevano cose diverse? Non credo proprio. Era chiaro a tutti che il bersaglio era il regime berlusconiano con le sue leggi canaglia, compresi ovviamente quanti non gli si oppongono.

Come mai allora questa percezione non è emersa, nemmeno nei commenti delle persone più vicine, come per esempio te e Furio? Io temo che viviamo tutti nel Truman Show inaugurato 15 anni fa da Al Tappone, che ci ha imposto paletti (anche mentali) sempre più assurdi e ci ha costretti, senza nemmeno rendercene conto, a rinunciare ogni giorno a un pezzettino della nostra libertà. Per cui oggi troviamo eccessivo, o addirittura intollerabile, ciò che qualche anno fa era normale e lo è tuttora nel resto del mondo libero (dove tra l’altro, a parte lo Zimbabwe, non c’è nulla di simile al governo Al Tappone). In Italia l’elenco delle cose che non si possono dire si allunga di giorno in giorno. Negli Stati Uniti, qualche anno fa, uscì senz’alcuno scandalo un libro di Michael Moore dal titolo “Stupid White Man” (pubblicato in Italia da Mondadori…), tutto dedicato alle non eccelse qualità intellettive del presidente Bush. Da dieci anni l’ex presidente Clinton non riesce a uscire da quella che è stata chiamata la “sala orale”. In Francia, la tv pubblica ha trasmesso un programma satirico in cui un attore, parodiando il film “Pulp Fiction” in “Peuple fiction”, irrompe nello studio del presidente Chirac, lo processa sommariamente per le sue innumerevoli menzogne, e poi lo fredda col mitra. A nessuno è mai venuto in mente di parlare di “antibushismo”, di “anticlintonismo”, di “antichirachismo”, di “insulti alla Casa Bianca” o di “vilipendio all’Eliseo”. Tanto più alta è la poltrona su cui siede il politico, tanto più ampio è il diritto di critica e di satira e anche di attacco personale.

Quelli che son risuonati l’altroieri in piazza Navona non erano “insulti”. Erano critiche. Grillo, insolitamente moderato e perfino affettuoso, ha detto che “a Napolitano gli voglio bene, ma sonnecchia come Morfeo e firma tutto”, compreso il via libera al lodo Alfano che crea una “banda dei quattro” con licenza di delinquere. Ha sostenuto che Pertini, Scalfaro e Ciampi non l’avrebbero mai firmato (sui primi due ha ragione: non su Ciampi, che firmò il lodo Schifani). E ha ricordato che l’altro giorno, mentre Napoli boccheggia sotto la monnezza, il presidente era a Capri a festeggiare il compleanno con la signora Mastella, reduce dagli arresti domiciliari, e Bassolino, rinviato a giudizio per truffa alla regione che egli stesso presiede. Tutti dati di fatto che possono essere variamente commentati: non insulti o vilipendi.

Io, in tre parole tre, ho descritto la vergognosa legge Berlusconi che istituisce un’ ”aggravante razziale” e dunque incostituzionale, punendo – per lo stesso reato – gli immigrati irregolari più severamente degli italiani, e mi sono rammaricato del fatto che il Quirinale l’abbia firmata promulgando il decreto sicurezza. Nessun insulto: critica. Veltroni sostiene che io avrei “insultato” anche lui, e che “non è la prima volta”. Lo invito a rivedersi il mio intervento: nessun insulto, un paio di citazioni appena: per il resto la cronistoria puntuale dell’ennesima resurrezione di Al Tappone dalle sue ceneri grazie a chi – come dice Furio Colombo – “confonde il dialogo con i suoi monologhi”. Sono altri dati di fatto, che possono esser variamente valutati, ma non è né insulto né vilipendio. O forse il Colle ha respinto al mittente qualche legge incostituzionale, e non me ne sono accorto? Sono o non sono libero di pensare e di dire che preferivo Scalfaro e i suoi no al Cavaliere? Oppure la libertà di parola, conquistata al prezzo del sangue dai nostri padri, s’è ridotta a libertà di applauso? Forse qualcuno dimentica che quella c’è anche nelle dittature. E’ la libertà di critica che contraddistingue le democrazie. Se poi a esercitarla su temi quali la laicità, gli infortuni sul lavoro, l’ambiente, la malafinanza, la malapolitica, il precariato, la legalità, la libertà d’informazione sono più i comici che i politici, questa non è certo colpa dei comici.

Poi c’è Sabina. Che ha fatto, di tanto grave, Sabina? Ha usato fino in fondo il privilegio della satira, che le consente di chiamare le cose con il loro nome senza le tartuferie e le ipocrisie del politically correct, del politichese e del giornalese: ha tradotto in italiano, con le parole più appropriate, quel che emerge da decine di cronache di giornale sulle presunte telefonate di una signorina dedita ad antichissime attività con l’attuale premier, che poi l’ha promossa ministra. Enrico Fierro ha raccolto l’altro giorno, sull’Unità, i pissi-pissi-bao-bao con cui i giornali di ogni orientamento, da Repubblica al Corriere, dal Riformatorio financo al Giornale, han raccontato quelle presunte chiamate (con la “m”). Ci voleva un quotidiano argentino, il “Clarin”, per usare il termine che comunemente descrive queste cose in Italia: “pompini”, naturalmente di Stato.

Quello di Sabina è stato un capolavoro di invettiva satirica, urticante e spiazzante come dev’essere un’invettiva satirica, senza mediazioni artistiche né perifrasi. Gli ignorantelli di ritorno che gridano “vergogna” non possono sapere che già nell’antica Atene, Aristofane era solito far interrompere le sue commedie con una “paràbasi”, cioè con un’invettiva del corifeo che avanzava verso il pubblico e parlava a nome del commediografo, dicendo la sua sui problemi della città. Anche questa è satira (a meno che qualcuno non la confonda ancora con le barzellette). Si dirà: ma Sabina ha pure mandato il papa all’inferno. Posso garantire che, diversamente da me, lei all’inferno non crede. Quella era un’incursione artistica in un genere letterario inaugurato, se non ricordo male, da Dante Alighieri. Il quale spedì anticipatamente all’inferno il pontefice di allora, Bonifacio VIII, che non gli piaceva più o meno per le stesse ragioni per cui questo papa non piace a lei e a molti: le continue intromissioni del Vaticano nella politica. Anche Dante era girotondino?

Il fatto è che un vasto e variopinto fronte politico-giornalistico aveva preparato i commenti alla manifestazione ancor prima che iniziasse: demonizzatori, giustizialisti, estremisti, forcaioli, nemici delle istituzioni, e ovviamente alleati occulti del Cavaliere. Qualunque cosa fosse accaduta, avrebbero scritto quel che hanno scritto. Lo sapevamo, e abbiamo deciso di non cedere al ricatto, parlando liberamente a chi era venuto per ascoltarci, non per usarci come pedine dei soliti giochetti. Poi, per fortuna, a ristabilire la verità sono arrivati i commenti schiumanti di Al Tappone e di tutto il centrodestra: tutti inferociti perchè la manifestazione spazza via le tentazioni di un’opposizione più morbida o addirittura di un inciucio sul lodo Alfano (ancora martedì sera, a Primo Piano, due direttori della sinistra “che vince”, Polito e Sansonetti, proclamavano in stereo: “Chi se ne frega del lodo Alfano”). La prova migliore del fatto che la manifestazione contro il Caimano e le sue leggi-canaglia è perfettamente riuscita.

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W Piazza Navona

Pubblicato da sandro su 10 Luglio, 2008

Come volevasi dimostrare, l’attenzione si sposta dal generale al particolare. Non importa che a manifestare contro le cialtronerie berlusconiane si siano mobilitate migliaia di cittadini e cittadine in rappresentanza delle più disparate classi sociali; non importa che dal palco di Piazza Navona abbiano parlato eminenti intellettuali o rilevanti figure della cultura italiana; non importa che un’opposizione di per sé ridicola si spacchi sulla difesa di princìpi quali l’uguaglianza e la giustizia. No, questo non importa: importano le frasi di Sabina Guzzanti su Ratzinger e quelle di Beppe Grillo su Napolitano. Telegiornali e giornali, nessuno escluso, vomitano addosso alla passione civile e alla dignità di quei pochi (o molti, dato che le cifre non si sanno) che non si vogliono rassegnare a vedere il proprio paese cader vittima di un gruppo di volgari maneggioni solo biasimi e malevolenze. La stampa in Italia, del resto, non è libera. Alla gente è stato detto che la manifestazione è stata un fallimento, che sono stati oltraggiati il presidente della Repubblica e il re del Vaticano, e tanto basta. Spiegare non serve; molto meglio, invece, far d’ogni erba un fascio, triturare tutto quanto insieme e lasciare che sia il padrone – Berlusconi, chi sennò? – a suggellare con una rotonda dichiarazione da statista il democratico accadimento: «A Roma ho visto solo immondizia». Perfetto. George Orwell chiamerebbe tutto ciò ‘bipensiero’, ovvero: non è successo niente, Piazza Navona non esiste, non è neppure a Roma.

Guardate, sono veramente senza parole. Secondo me il ‘No Cav day’ è stato un evento di tutto rispetto, e mi indigna il puritanesimo esibito da Veltroni, che ha colto l’occasione per sganciarsi da Di Pietro e correre fra le braccia di Casini. Ma si può? Allora vuol dire che ci sei proprio! Come può – in tutta onestà – illudersi di fare le riforme con Berlusconi? Quali riforme? Il federalismo leghista? i militari sulle strade? le centrali nucleari? gli elicotteri in Afghanistan? i tetti salariali fissati da Confindustria?
Sento dire che fra un anno si tornerà a votare. Be’, a questo punto, messi come siamo, non saprei dire cosa sia peggio: Veltrusconi o Veltroni soltanto?

Devo proprio commentare le ‘vergognose’ affermazioni di Sabina Guzzanti e Beppe Grillo.
Parto da quest’ultimo. Napolitano, come saprete, ha licenziato senza indugi il pacchetto sicurezza, nel quale sono affastellate tante di quelle porcherie giuridiche da spingere cento costituzionalisti a lanciare un appello per bloccarlo. Ma, più in generale, il presidente non ha dimostrato fermezza nel richiamare al proprio posto un premier privo di ritegno e senso dello Stato. Ecco perché Grillo lo chiama Morfeo: finge di sonnecchiare, di non accorgersi dello scandalo della situazione. Per carità, Napolitano non è affatto un cattivo presidente, però in questo caso Grillo non ha torto. E, soprattutto, è libero di manifestare il suo pensiero.
Vengo a Sabina Guzzanti. Suo padre avrebbe certo ragioni migliori di vergognarsi, considerato il fatto che è un voltagabbana e che spande a piene mani sciocchezze dalle colonne – chiamiamole così – del “Giornale”. Lei è coerente, fa satira, è caustica, non concede sconti a nessuno, e infatti l’hanno censurata all’epoca del primo regime. L’altro giorno si è macchiata della ‘grave colpa’ di aver reso pan per focaccia a un oscurantista che peraltro ha militato nelle SS. «Brucerà all’inferno tormentato dai diavoloni frocioni». Ebbene? In fondo è Ratzinger a sostenere l’esistenza del diavolo e di tutte quelle scempiaggini. Non è altrettanto possibile che proprio lui scenda negli inferi e che, per contrappasso, subisca la pena della sodomizzazione? Con tutti quei preti pedofili che discriminano impunemente la diversità sessuale e impediscono una legiferazione civile sul fronte della ricerca, dell’etica medica, ecc., questo è l’augurio che come minimo va rivolto a sua santità! Ma, soprattutto, Sabina Guzzanti è libera di manifestare il suo pensiero.

La gente, in conclusione, dovrebbe esercitare o sviluppare maggiormente lo spirito critico. Di fronte a quel che ci attende, guai a non averne.

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