Ai Nostri Posti

Ora e sempre Resistenza

Posts contrassegnato dai tag ‘Società’

Dove sono finiti?

Pubblicato da nicola su 19 Novembre, 2009

Vorrei chiedervi una piccola riflessione o un piccolo aggiornamento sulle proteste studentesche di queste settimane.

Vi segnalo che da qui negli Iuessei non si riesce a percepire quasi nessun movimento, se non qualche titoletto sui giornali in merito agli arresti di Milano, nei giorni scorsi.

Sono finiti i motivi per protestare? La famosa Onda che fine ha fatto? Manca una guida politica? O forse la protesta si e’ trasferita su Twitter e io, troglodita, non me ne sono accorto?

Al di la’ del contesto rituale, festaiolo e gaudente di molte manifestazioni, specialmente a partire dal 1999, credo che gli scioperi studenteschi abbiano rappresentato per molti italiani il primo e forse unico schieramento e impegno politico nel corso della loro vita.

Portare tutti per strada resta comunque un momento di presa di coscienza della realta’ e una affermazione pubblica del proprio corpo politico.

In anni come questi, caratterizzati dalla personalizzazione ad absurdum dei costumi e dei consumi, del governo per decreti, dello sgretolamento sistematico dei diritti civili, del tentativo di imporre una comunita’  etnica, identitaria e corporativa in sostituzione ad una piu’ complessa identita’ politica, multiculturale e sindacale; in questi anni, credo, il trovarsi assieme in piazza per una protesta invece che per l’ennesimo concerto di Vasco Rossi ha un suo valore.

Credetemi, per quanto piccola, anche questa e’ una linea Maginot che viene travolta.

Pubblicato su scuola | Contrassegnato da tag: , , , , | 2 Commenti »

Considerazioni sul voto

Pubblicato da nicola su 4 Novembre, 2009

Come ci si poteva aspettare, Bloomberg e’ nuovamente sindaco della citta’ di New York. Fortunatamente la sua ri-elezione non e’ stata plebiscitaria, segno questo di un diffuso malcontento tra le fasce piu’ deboli della popolazione. Mi auguro vi sia anche stata una certa disaffezione del suo stesso elettorato che, almeno in parte, non avra’ gradito i suoi modi da oligarca.

Le mie considerazioni di ieri non richiedono ulteriori chiarimenti o spiegazioni, ma desidero mostrarvi questa bella cartina del New York Times, la quale conferma al 100% le mie opinioni in merito al censo, all’etnia e all’orientamento dei votanti. A dire il vero, l’accuratezza della mia previsione e’ spaventosa.

map

Allora, come gia’ sapete, i rossi sono i Repubblicani (Bloomberg) e i blu sono Democratici (Thomspon). Piu’ la cartina e’ rossa, piu’ il voto e’ marcato a favore di un candidato, fin oltre al 70%.

Cominciamo da Manhattan, lunga e stretta in alto a sinistra. Manhattan, anche se non siete stati a New York, saprete benissimo e’ la zona piu’ ricca e importante. Ci possono abitare solo ricchi; a questi si aggiungono anziani e persone disagiate che rientrano nelle quote di assegnazione delle case popolari. In poche parole, nonostante a Manhattan si vedano nei negozi e nei ristoranti solo neri e messicani, a poterci abitare e a votare sono quasi solo bianchi. Di conseguenza, potete notare voi stessi che l’isola e’ quasi completamente nelle mani di Bloomberg, con punte di oltre il 70% nell’Upper East Side, la zona tradizionalmente piu’ ricca dell’intera citta’. Interessante anche il caso di Roosevelt Island, quella strisciolina rossa rossa in mezzo al fiume, che e’ abitata praticamente da soli banchieri, avvocati e uomini d’affari. Le uniche zone di Manhattan non conquistate da Bloomberg sono quelle piu’ povere, a Nord: in particolare Harlem East, che saprete certamente si tratti di un quartiere nero, possibilmente l’unico ancora veramente pericoloso a Manhattan; il centro di Harlem, stessa storia. Infine, piu’ a nord, restano democratici anche i quartieri di Washington Heights e di Inwood, altre zone abbastanza povere, abitate prevalentemente da immigrati ispanici portoricani e dominicani.

L’intera Staten Island, in basso a sinistra, e’ in mano Repubblicana. Giovera’ ricordare che Staten Island e’ composta per la stragrande maggioranza da gente parecchio danarosa, tutti italoamericani. Staten Island e’ il pezzo di territorio statunitense con la maggior concentrazione di italoamericani per chilometro quadrato. Avevano li’ la loro casetta sia Garibaldi che Meucci. Credo gia’ sappiate che gli italoamericani sono famosi per essere razzisti e conservatori, sono gli stessi che girano con La Russa durante il Columbus Day, gli stessi della Sons of Italy, gli stessi di Antonin Scalia. Di conseguenza, il voto e’ a Bloomberg.

Il Bronx, in alto a sinistra, e’ quasi interamente Democratico: credo cio’ non stupisca nessuno. La fama del Bronx, sapete bene tutti, e’ di quartiere povero e pericoloso, abitato prevalentemente da neri, ispanici e vari altri gruppi di piu’ recente immigrazione. Avrete notato, ovviamente, tre sole isole Repubblicane. Esse corrispondono al quartiere di Riverdale, abitato quasi esclusivamente da ebrei benestanti, con tanto di casette in collina e paesaggio bucolico; al quartiere di Fordham Avenue/Arthur Avenue, l’unica vera e propria Little Italy rimasta a New York, ovviamente abitata da italoamericani bianchi, piu’ o meno benestanti e per buona parte poco inclini a intrattenere rapporti con la popolazione nera che li circonda da ogni lato. Interessante anche notare che piu’ crescono i redditi e la qualita’ delle case, nella parte nord-est, che si chiama Throggs Neck, piu’ i voti Democratici calano.  La zona di Throggs Neck appunto ha votato Thompson per meno del 50%. Interessante invece il voto dell’isola-carcere di Rikers Island, tutto Democratico. Mi domando pero’ chi e’ che ci abiti!

Il quartiere di Queens e’ quello dove abito io. Si tratta della zona est della cartina. I tre milioni di abitanti del quartiere parlano, a casa propria, 110 diverse lingue: caso unico nel mondo, in cosi’ poco spazio. Se ne deduce un elettorato di etnie e possibilita’ economiche molto diverse. In ogni caso, alcune zone storicamente etnicizzate sono facilmente riconoscibili. Io abito in una delle zone rosa: nel mio quartiere, Sunnyside, vivono oggi molti messicani, ma la base storica e’ irlandese e poi armena, e in anni piu’ recenti coreana, cinese, rumena e poi nuovamente bianca anglosassone, che torna qui a comprar casa e non vuole casini per strada. Dunque si vota Bloomberg. La roccaforte rossissima al centro di Queens e’ la zona di Maspeth, Middle Village e Ridgewood, quartieri storicamente italiani e benestanti, in cui gli unici nuovi immigrati nella zona sono ispanici altrettanto benestanti, e quindi inclini a conservatorismi elettorali di matrice cattolica. Interessante notare anche la zona nord-orientale, tutta rossissima, poiche’ da quella parte New York si estende verso le zone abitate dai veri straricchi: la penisola di Long Island, con le famose spiagge e ville negli Hamptons, e cosi’ via. Interessante anche il caso di Rockaway Peninsula, che e’ quella lunga striscia rossa a sud, e che amministrativamente dipende da Queens. Ebbene, si tratta di una striscia di terreno con megaville fronte-oceano. Il riscaldamento globale anneghera’ questi ricchi nel giro di vent’anni, ma nel frattempo loro votano Bloomberg. Le uniche due striscioline blu dell’intera penisola corrispondono, millimetricamente, agli unici insediamenti di case popolari, pericolosissime, abitate solo da neri. Ovviamente gli hanno riservato un distretto elettorale apposta, si sa mai che vadano a votare davvero e cambino il colore a buona parte della penisola! La grossa sacca democratica che rimane a Queens consiste in un depresso e deprimente quartierone che va sotto il nome generico di Jamaica, e che include una popolazione prevalentemente nera e immigrati di recente arrivo, che probabilmente per la maggior parte non possono votare. Un bel pezzo di quella zona comunque e’ coperto da autostrade e dall’aeroporto JFK, dunque non e’ che si possano fare grossi calcoli.

Resta da analizzare solo Brooklyn: si tratta della zona centrale. Pigliate Queens, e guardate dove finisce il rosso e dove comincia il blu: avrete trovato Brooklyn. Brooklyn e’ il quartiere piu’ segregato razzialmente di tutta New York, forse il piu’ povero e certamente quello con il maggior numero di crimini violenti, piu’ che nel Bronx, non foss’altro per il fatto che ci abitano piu’ persone e dunque le opportunita’ criminali crescono in modo statistico. Alcune parti di Brooklyn, ovviamente, sono bellissime e ricche: va da se’ che sono colorate di rosso. In particolare, potrete apprezzare la costa che confina con la parte sud dell’isola di Manhattan, la zona del ponte di Brooklyn e del Manhattan Bridge. Tali zone si chiamano Brooklyn Heights, Williamsburg, la famosa DUMBO con le nuove gallerie d’arte, etc. etc. Ci abitano quasi esclusivamente giovani bianchi, i cosiddetti hipsters, quelli che curano gli orticelli metropolitani sui tetti delle case, quelli che mangiano solo vegano, organico, fair trade, fanno la spesa alla coop e vanno in giro in bicicletta. Progressisti nei consumi, ma quando si tratta di chiamare la polizia sanno tutti a chi bisogna dare il lavoro. Sotto di loro, resta rosso il quartiere di Park Slope, altra zona posh, dove abitano tanti artisti dei teatri e dei comedy show in citta’. Interessante la piccola enclave blu della punta sud-ovest, che si chiama Red Hook, e che e’ zona depressissima, abitata quasi esclusivamente da neri che hanno per vicini di casa una enorme discarica e un magazzino dell’Ikea. In questa zona, Sandro ricorda di sicuro, hanno girato la scena di Quei Bravi Ragazzi in cui Robert De Niro cerca di convincere la moglie di Ray Liotta a proseguire verso un magazzino per guardare una pelliccia, mentre in realta’ vuole farla uccidere. E’ quel tipo di quartiere, insomma. Sotto di esso, resta blu anche Sunset Park, altra zona dove non e’ il caso di trovarsi quando fa buio. Piu’ sotto ancora, ricomincia il rosso. Dove siamo? A Bay Ridge, zona storicamente irlandese e italiana, dunque benestante. Meta’ dei poliziotti e dei vigili del fuoco di New York abita qui. Li’ vicino, un poco ad est, noterete che il rosso si fa sempre piu’ acceso: cio’ e’ dovuto al fatto che siete giunti nella zona di Midwood, Bensonhurst  e Howard Beach, altri quartieri storicamente italiani, e storicamente mafiosi. Gotti e tutti gli altri abitavano in queste zone. Tutte le zone particolarmente rosse che trovate a Brooklyn sono quelle abitate, storicamente e no, da ebrei. Gli ebrei di piu’ recente immigrazione sono quelli appartenenti al gruppo dei Sefarditi, particolarmente tradizionalisti. Essi si sono scontrati spesso violentemente con la popolazione afroamericana di Brooklyn, i famosi disordini di Crown Heights sono addirittura finiti in un omonimo film, non cattivo. Queste persone gradiscono tanto farsi i fatti propri e non essere disturbati da vicini rumorosi. Bloomberg provvede. Infine, la grossa fascia blu che divide la parte nord di Brooklyn da Queens e’ quella piu’ brutta, pericolosa, povera e ovviamente nera di tutta la citta’. Si tratta dei quartieri di Bushwick, Bedford Stuyvesant, Crown Heights, Flatbush, East New York, Brownsville e Canarsie. A New York ci sono quasi due omicidi al giorno: quattro volte su cinque capita in queste zone qui. A onor del vero, quest’anno gli omicidi sono calati di quasi la meta’ secca, e da una media di oltre 550, confermata oramai da una decina di anni, pare che si scendera’ sotto ai 350. Nevertheless, la zone calde sono sempre queste.

Credo queste mie osservazioni chiariscano abbastanza la situazione. Per concludere, vorrei farvi notare che, a livello di microamministrazione locale, tutti i quartieri hanno votato candidati democratici nei consigli di quartiere: New York e’ una citta’ liberal e progressista, e tutti sanno che i Democratici sono piu’ propensi a spendere soldi per fare belli i quartieri, per fare i cinema d’estate, per fare i parchi, i parchetti per i bambini, dare soldi alle associazioni e via dicendo. Stesso dicasi per i grandi temi: tutti sono amici dei gay, dei diritti umani e contro la guerra, quindi New York ogni volta vota il candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti. Il voto Repubblicano alle comunali, in fondo, e’ proprio un voto poliziottesco e securitario. Non ci si scappa. Tutti buonisti per le grandi occasioni e per i propri bambini, ma i neri devono restare ad ammazzarsi tra Brownsville e Canarsie. La polizia e le politiche di zoning residenziale sono nelle mani di Bloomberg, e questi sono gli unici due fattori che contano.

Un appello: pregherei chiunque piu’ informato di me, magari qualche altro italiano che vive a New York e che ci legge, di farmi sapere se ritenga vi siano altri modi di leggere queste statistiche e questo risultato elettorale. Non vorrei buttare tutto sul problema economico e razziale, e magari passare da razzista inverso. Tra l’altro, credo sia utile ricordare che il voto ebreo e’ stato per moltissimi anni un voto ai Democratici, ma le cose sono cambiate da Giuliani in poi.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato su New York | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

Res Gestae Divi Bloombergis

Pubblicato da nicola su 3 Novembre, 2009

Cari tutti, quelle che oggi si consumeranno a New York sono le ennesime elezioni farsa di un sistema solo nominalmente democratico, ma oggettivamente in mano ad una oligarchia gestita in modo diretto e sostanziale dal capitale e dal suo braccio mediatico.

Bloomberg, a mio parere, rappresenta la quintessenza del Berlusconismo in terra straniera e rappresenta, temo, lo sviluppo di una nuova forma di governo: una forma ibrida, a cavallo tra un neofeudalesimo e una nuova eta’ comunale, un eta’ in cui le politiche delle grandi metropoli mondiali informeranno vicendevolmente le scelte delle multinazionali.

bloomberg_comme_2

Cifre alla mano, si capisce facilmente perche’ Bloomberg viene votato: anzitutto, egli e’ il cittadino piu’ ricco di New York, nonche’ uno degli uomini piu’ ricchi del mondo, e dunque rappresenta per tanti inconsapevoli straccioni del credito a consumo il transfert psicanalitico delle proprie aspirazioni e delle proprie ambizioni. Proprio come Berlusconi, uno degli uomini piu’ ricchi d’Italia, e per molti un vero esempio di successo personale, imprenditoriale e di perseveranza.

In secondo luogo, proprio come Berlusconi, anche Bloomberg possiede un impero mediatico: le sue televisioni sono prevalentemente connesse alle analisi dei mercati finanziari piu’ che all’intrattenimento del popolo bue, ma tra tutti i posti del mondo e’ forse proprio a New York che tali televisioni hanno un ruolo fondamentale negli equilibri del potere. Le banche d’affari di tutto il pianeta hanno a New York le loro sedi principali, assieme alla borsa di Wall Street, alla Federal Reserve con meta’ dell’oro del pianeta che forse ricorderete dal film Die Hard 3, e via dicendo. E’ inutile che vi faccia l’elenco della concentrazione di potere economico di questa citta’, e dell’importanza che un network mediatico connesso a tali sfere possa esercitare.

Nonostante l’amministrazione separata e le tante garanzie formali, l’attivita’ delle televisioni di Bloomberg e’ in continuo conflitto di interesse con la sua posizione di Sindaco: nel corso dei suoi mandati egli ha sostituito buona parte dello staff comunale con ex-impiegati del suo impero personale, alcuni dei quali tuttora svolgono un doppio lavoro. Il peso del suo network si fa sentire ogni qualvolta la citta’ debba trattare per gli appalti delle concessioni via cavo: Time Warner, concessionaria unica della tv via cavo a New York, e’ in trattativa da circa un anno per il rinnovo dell’appalto. Il primo tentativo di persuasione dell’amministrazione comunale a rinnovare l’appalto e’ consistito proprio nel riposizionare il canale televisivo di Bloomberg, che nel giro di una notte e’ passato dal 150 circa al 33, tra i canali sportivi di maggior successo, quelli di ESPN. Pazzesco, poiche’ il canale 33, per la cronaca, era il canale delle partite degli New York Yankees, i cui idioti fan sono evidentemente stati sacrificati a logiche di profitto piu’ alte.

Proprio come Berlusconi, Bloomberg non ha pensato due volte quando e’ stato necessario cambiare le leggi per motivi personali: la citta’ di New York prevede che il mandato di Sindaco possa essere rinnovato una sola volta (anche Giuliani mollo’ dopo l’11 Settembre, nonostante molti gli chiedessero di tirare avanti a causa della situazione d’emergenza) , ma Bloomberg ha cambiato le regole durante la partita, insistendo proprio sulla necessita’ di una legge ad personam. Le critiche sono volate da ogni parte, ma cio’ non ha impedito il mezzo golpe.

Infine, due dati sulla citta’ di New York: non ho le fonti, ma si tratta di statistiche pubblicate sul New York Times di ieri, quindi se volete andare a controllare fate da voi. Ebbene, in questa citta’ il 20% della popolazione e’ sotto il limite di poverta’, il 23% degli adulti e’ un analfabeta funzionale e il 55% degli studenti nelle scuole superiori pubbliche non riesce a terminare gli studi, che per la cronaca durano 4 anni e non prevedono alcun esame  di valutazione finale. Questi dati ovviamente vanno letti a confronto con uno dei redditi pro capite piu’ alti del pianeta, con le biblioteche e i musei piu’ prestigiosi, con le universita’ piu’ attrezzate del mondo nel giro di 60 chilometri.

Siamo di fronte alla storia di due New York: la seconda delle quali e’ inorridita e infastidita dalla vista della prima, che non e’ rivale ma funzionale al mantenimento dello status quo, ma che deve essere tenuta a debita distanza. Bloomberg riesce benissimo in questo obiettivo, ovvero nel garantire alla fascia votante dell’elettorato potenziale, quasi interamente bianco ed ebraico, un interazione pressoche’ minima con il resto della citta’, le cui interazioni si limitano alle transazioni commerciali all’interno delle caffetterie Starbucks o dei grandi magazzini.

La coscienza e il cuore di tenebra di questa fascia votante vengono poi lavate da tutta un’altra serie di misure implementate da Bloomberg, quali il piu’ o meno serio impegno a favore del riciclaggio di rifiuti, accompagnato da qualche chiacchiera sul risparmio energetico e lo sviluppo sostenibile. Come se il riciclaggio dei rifiuti fosse poi veramente un’opzione! La cosa e’ davvero pazzesca, perche’ la prima mossa di Bloomberg otto anni fa fu proprio quella di abolire il riciclaggio iniziato da Giuliani, altro sceriffo, nella speranza di tirare dalla sua tutti i commercianti sozzi e buona parte del sottoproletariato incosciente. Siamo arrivati a questo, all’impegno ecologico come moda, come concessione, come divertissement per chi se lo puo’ permettere. (Vi segnalo che quella macchina di merda che e’ la Toyota Prius negli Stati Uniti viene venduta a prezzi diversi a seconda del colore, e il colore piu’ caro di tutti e’ il verde, perche’ e’ il massimo statement che uno possa fare col proprio automezzo. Vadano tutti in culo!)

Groundhog Bites Bloomberg

Concludo segnalando che la fetta di votanti di Bloomberg e’ si fondamentalmente bianca e benestante, ovvero gli unici che alla fine hanno il tempo di andare a votare (chi non puo’ assentarsi dal lavoro non vota), sanno andare a votare e possono andare a votare (chi ha condanne o non e’ registrato non vota) ma include anche varie fette dei sindacati piu’ importanti della citta’. La questione sindacale in America e’ stranissima e inquietante, essi agiscono secondo politiche di lobby che difficilmente mi sento di condividere. Vi basti pensare che tra i piu’ piu’ grandi detrattori della riforma sanitaria di Obama vi sono proprio alcuni sindacati, che non vogliono diluire i propri benefit a favore della societa’ intera. Ditemi voi…

Infine, una parola sul candidato Democratico, tale Thompson: anch’egli purtroppo, concedetemi, e’ un impresentabile. Il risultato piu’ apprezzabile della sua carriera e’ proprio il 55% di giovani che non arriva nemmeno a terminare le scuole dell’obbligo, e il tizio e’ famoso per essersi fumato 150 milioni di dollari dai fondi pensione dei dipendenti pubblici dello Stato di New York.

Potessi votare anch’io, mi sarei dovuto accontentare di un voto ai Verdi, il cui candidato sindaco e’ un finto prete completamente suonato appartenente ad una chiesa che si chiama “Chiesa della Vita dopo lo Shopping”. La cosa e’ parecchio strana poiche’ non si tratta proprio di una chiesa ma una sorta di compagnia teatrale dedicata alla performance art. Se non mi credete, guardate qui http://www.revbilly.com/ e qui http://www.voterevbilly.org/.

Credo possiate concordare con me che, se non altro, vivo in un luogo  molto interessante.

 

 

 

Pubblicato su New York | Contrassegnato da tag: , , , , | 2 Commenti »

Dolcetti e scherzetti

Pubblicato da sandro su 1 Novembre, 2009

Continua a stupirmi il volontarismo – che appunto esclude il raziocinio – con cui decine, centinaia, migliaia, forse milioni di persone celebrano convintamente Halloween, la festa figlia per eccellenza della globalizzazione (qualunque cosa questo voglia dire).

Ieri sera ero in birreria, chiacchieravo svogliatamente con un paio di amici e sorseggiavo un bicchiere. Ad un certo punto, come fosse la cosa più naturale del mondo, è entrato un tizio mascherato da stregone o qualcosa del genere, si è seduto e ha ordinato una birra. Guardava con sussiego tutti quelli che lo ammiravano come una fiera allo zoo.

Per le vie del paese, nel frattempo, si udivano gli scoppi dei petardi che i ragazzini lanciavano. In piazza, adirittura, un locale aveva cosparso di zucche incendiate una gradinata (tale locale, per la cronaca, è posto esattamente di fronte la chiesa: un perfetto connubio fra sacro e profano).

Veneto postmoderno, come chiamarlo?

Il bello è che a cercar di fare la persona seria e sensata non ci si guadagna, anzi si rischia l’accusa di passatismo. Ma il motivo di tanta smania nuovista è legato al costituirsi di inedite occasioni per gozzovigliare. L’importante è cacciarsi in discoteca. E poi, come in una guerra fra poveri alla rovescia, prendersi a pugni per la drink-card o la ragazza. Uomini con la clava che si affrontano per nutrirsi e riprodursi. E’ successo settimane fa nella periferia di Treviso. Vuoi mettere, però, farlo col mantello di Dracula?

Tra tutta questa gente stordita di cocaina, che frequenta posti tonitruanti e vuole una e soltanto una cosa dalla vita: fottere e godere: con questa gente come si fa a parlare di progresso?

Ma io sono un passatista, scusate, non v’importunerò più con la mia antiquata compostezza. L’anno prossimo farò incetta di dolcetti e scherzetti. A mia discrezione.

Pubblicato su riflessioni | Contrassegnato da tag: , , , | Lascia un commento »

Binetti, venga a trovarmi…

Pubblicato da nicola su 31 Ottobre, 2009

…ma si porti l’avvocato!

Notizia tratta da unita.it

 

Omofobia delitto federale. Obama firma la legge

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha firmato una legge che definisce un delitto federale qualsiasi attacco contro una persona solo per il suo orientamento sessuale o la sua identità sessuale. La legge è stata dedicata a Matthew Shephard, un giovane gay del Wyoming morto dopo essere stato rapito e quindi riempito di botte nel 1998, e a James Byrd, un giovane nero texano che subì la stessa sorte lo stesso anno.

«Dopo oltre un decennio di opposizioni e di ritardi – ha detto Obama – abbiamo approvato una legge sui delitti legati all’odio per contribuire a proteggere i nostri cittadini dalla violenza basata sull’aspetto, i loro amori, il loro modo di pregare o semplicemente chi sono». Secondo il ministro della Giustizia Eric Holder, il provvedimento rappresenta «la nuova grande legislazione sui diritti civili». Ufficialmente sono circa 12mila i delitti legati all’ orientamento sessuale in questi ultimi dieci anni, e secondo Obama la nuova legge rappresenta un passo avanti nella lotta per la difesa dei diritti umani. Il presidente degli Stati Uniti ha ancora una volta reso omaggio al senatore Ted Kennedy, recentemente deceduto a causa di un tumore al cervello, reputando che è stato lui a «rendere questa giornata possibile».

Il predecessore di Obama, George W. Bush, aveva minacciato di veto qualsiasi iniziativa legislativa di questo tipo, che non piace agli ambienti religiosi più conservatori. C’è il timore infatti che la legge possa essere sfruttata per condannare chi pronuncia discorsi contrari all’aborto o all’omosessualità.

29 ottobre 2009

Pubblicato su Uncategorized | Contrassegnato da tag: , , , , , | Lascia un commento »

Perché Silvio grida «Viva Berlusconi»

Pubblicato da sandro su 14 Ottobre, 2009

Berlusconi tutto è tranne che uno sciocco. Faremmo dunque un torto alla sua intelligenza liquidando alla voce “delirio narcisistico” alcune sue recenti boutades inverosimili, del tipo: “Io sono di gran lunga il miglior presidente del Consiglio in centocinquanta anni di storia”; “Sono in assoluto il maggior perseguitato dalla magistratura di tutta la storia di tutte le epoche del mondo”; “Peccato che in questa mostra non si trovi un ritratto di San Silvio d’Arcore”. Fino al culmine, la sera della bocciatura del Lodo Alfano, di gridarsi da solo nel microfono: “Viva gli italiani, viva Berlusconi”.
Macchiettistico? In effetti neppure Mussolini ha mai gridato “Viva il Duce”, né il Furer usava il saluto “Heil Hitler”. Ma se Berlusconi sfida il ridicolo, esasperando il ricorso alle iperboli, è per un calcolo razionale preciso: sente il bisogno di misurare il grado di potere suggestivo che gli resta. Reclama l’applauso dei sostenitori, nel momento difficile, adoperando l’inverosimiglianza come metro dell’amore, della fedeltà e dell’obbedienza.
E’ un capo che si rivolge al suo popolo comunicandogli: senza di me non vai da nessuna parte, dunque se io ti dico che il bianco è nero, tu assentirai, perché siamo riuniti nello spirito, abbiamo un destino in comune.
Non sono sicuro che Berlusconi possa tirare la corda così fino alla fine della legislatura. Mercoledì 7 ottobre, poche ore prima che la Corte Costituzionale lo privasse del salvacondotto giudiziario rappresentato dal Lodo Alfano, si erano incontrati a pranzo coloro che in teoria dovrebbero essere i suoi più stretti alleati, Gianfranco Fini e Umberto Bossi. Pur diversissimi fra loro, hanno reso noto un accordo che sabota la principale arma politica di Berlusconi: niente elezioni anticipate, hanno detto. E tanto basta. Fini e Bossi sanno meglio di noi che la leadership di Berlusconi è potente ma logorata. Se hanno deciso di opporsi pubblicamente a una sua reinvestitura elettorale nella primavera 2010 è perché ciascuno di loro ha interesse a lasciare che tale leadership si consumi. Fini punta a costruire una destra istituzionale d’impronta più “europea”. Bossi, abilissimo, intuisce che il suo sostegno al Berlusconi barricadiero potrà valergli strada facendo l’eredità di grosse quote di potere nelle Regioni, nei capoluoghi e nelle Fondazioni bancarie del Nord.
Scommetterei che la Lega Nord, con grande perizia tattica, riuscirà a spolpare e ingoiare Berlusconi fino all’ultimo ossetto, dopo averlo sostenuto e incoraggiato sulla via senza ritorno dello scontro istituzionale con il Quirinale, la Corte Costituzionale, la magistratura, la diplomazia internazionale.
Berlusconi “miglior statista degli ultimi centocinquanta anni” non è molto diverso dal “Dio Po”, dall’invenzione della Padania, dal kolossal “Barbarossa” nel cui fotomontaggio Bossi appare tra i cavalieri medievali della Lega Lombarda. La politica trasformata in emozione, il culto di una sovranità assoluta –il popolo lo vuole!- a prescindere dall’equilibrio democratico dei poteri, la riduzione della dialettica istituzionale a scontro fra destra legittima e sinistra illegittima, preconizzano una fase avventurosa della storia italiana. Non a caso risuonano, come negli anni Trenta del Novecento, le denunce “patriottiche” di presunte cospirazioni anti-nazionali, con tanto di allarme per il “golpe” e il “complotto dei poteri forti”.
Non è paranoia. E’ manipolazione delle coscienze: ormai veniamo chiamati a difendere come patrimonio nazionale perfino il patrimonio personale del leader.

Gad Lerner su www.gadlerner.it

Pubblicato su articoli | Contrassegnato da tag: , , , , , | Lascia un commento »

Nessun silenzio sul potere

Pubblicato da sandro su 2 Ottobre, 2009

Annozero, ieri sera, ha sfiorato il 30% di share. Porta a porta, per intenderci, nella puntata coreana sull’Abruzzo – con Papi, Sansonetti e altri cortigiani in studio – arrancò al 15%.
Mi rifiuto di pensare che i telespettatori siano rimasti per più di due ore davanti allo schermo al solo scopo di vedere e sentire la fantomatica Patrizia D’Addario dal vivo. Penso piuttosto che la gente volesse finalmente chiarirsi le idee, capire di che cos’è che si parla, anzi si litiga, da aprile in qua. Ma non c’è niente da capire in questa squallida faccenda, tutto è straordinariamente limpido, intelligibile. Compendiati nell’affaire Tarantini, ci sono gli usi e i costumi di una nazione. La politica come mero maneggio di potere; il clientelismo come regola per debuttare nella società che conta; il corpo femminile, e con esso la dignità umana della donna, degradato a espediente, a esca, a mezzo di scambio.
La naturalezza con cui D’Addario ammetteva d’aver frequentato il cosiddetto premier per vedersi sbloccare gli intralci burocratici alla costruzione dell’agriturismo di famiglia, deve bastare ad indignare un paese ancor prima degli eventuali riflessi in materia d’etica. Certo D’Addario non ha scoperto l’acqua calda (i favoritismi nascono insieme ai primi germogli di comunità, evidentemente), ma se non altro ha il merito d’aver diffuso le prove della corruzione. Si tratta di una corruzione piccola, insignificante agli occhi di noialtri italiani, abituati a ben diverse misure; e tuttavia svela quanto profonda, marcia e depravata sia la disinibizione di un sistema autoreferenziale, autocratico e reclamistico quale il berlusconismo.
Non ha importanza che gli strilloni del Caimano, Belpietro e Porro, strepitassero, sminuissero, rimbeccassero. Non ha importanza perché l’evidenza non necessita di spiegazioni: il premier giace con una prostituta, le promette favori, la candida alle elezioni, e nel frattempo lusinga la Chiesa, impedisce che si legiferi in materia di diritti civili, ostenta un’irreprensibilità comica.
Ma il paradosso italiano è lungi dall’estinguersi: solo in Italia il suddetto premier poteva sproloquiare di moralità della politica davanti a una folla di adoranti terremotati e non venire travolto dalle risate – come diceva l’altrodì il Times.
Non rimane che augurarsi di vedere una bella manifestazione, domani a Roma. Prima che il silenzio ci uccida.

Pubblicato su riflessioni | Contrassegnato da tag: , , , , , , , , , | Lascia un commento »

Chi ce lo fa fare?

Pubblicato da sandro su 12 Settembre, 2009

In questo momento invidio gli esperti d’arte o, in alternativa, coloro che si esibiscono al circo perché sono i soli in grado di comprendere a quale branca dello spattacolo afferisca la cosiddetta politica italiana. Mai quanto oggi ho desiderato non aver sviluppato idee in tal senso, non aver cioè pensato che il consorzio umano si potesse governare col consenso ottenuto mediante il voto e la previa statuizione di un codice democratico. Come ci si deve sentire, infatti, dopo un qualsiasi telegiornale ascoltato nelle ultime ore? Quale sentimento è lecito provare, è opportuno provare, mentre si assiste alla demolizione dei più elementari pudori derivanti dal raziocinio e da un minimo di istruzione? Stiamo contemplando il baratro non dal suo orlo bensì dal fondo.

E’ morto Mike Bongiorno. Gli fanno i funerali di Stato. Come a Falcone e Borsellino. Tutto ciò non è straordinariamente stupido?, inimmaginabilmente volgare? L’aurea mediocritas di Mike Bongiorno trova coronamento ed esaltazione in un luogo, Milano, che nei recenti anni non ha proprio brillato per eleganza e intelligenza. E’ semmai vero il contrario, giacché la città del Manzoni s’è fatta la non invidiabile fama di capitale della vanità e dell’insensatezza. Senza dubbio è insensata la compunzione da moltissimi esibita dopo il trapasso del Nostro. Di nuovo, come già feci per Jacko, chiedo: quale imprescindibile contributo alla causa dell’umanità ha dato questo signore che poneva agevoli domandine alle casalinghe e pubblicizzava orride pellicce? Per non dire, poi, della colpa maggiore: aver sostenuto elettoralmente l’Utilizzatore Finale.

Ecco, Berlusconi. Berlusconi è definitivamente partito. Giorni fa mi dicevo titubante, oggi però non vedo improbabile una sua prossima caduta. Il suo ultimo giapponese è Bossi, figuriamoci: il capo del partito che tutta Europa definisce populista e xenofobo, mentre la penosa informazione italiana gli dedica ampi servizi quando, come ieri, inscena la risibile farsa della raccolta dell’acqua del sacro Po. E Berlusconi, sapendo che solo vezzeggiando Bossi può sperare di restare a galla, non può che esserne contento. Il padano ha detto che Fini sarebbe un suicida se abbandonasse la barca del Pdl, e che il giro di puttane a Palazzo Grazioli altro non sarebbe che un brutto tiro giocato al Premier nientemeno che dalla mafia. Perché questo governo è stato durisso con la mafia. Ah! ah! ah! Da non credere. Intanto la petizione di Repubblica per la libertà di stampa ha raggiunto quota 330mila firme, ivi comprese quelle di quasi tutti i Nobel per la letteratura ancora in vita. Ma Silvio sbraita che è un complotto, richiama all’ordine un cronista spagnolo, e Zapatero – allibito – dice che non commenta per non creare ulteriori imbarazzi a livello continentale.

Una parola su Fini. Fini è un bel furbacchione. Essendo l’inutilità fatta persona, tenta maldestramente di rifarsi l’abito, di riabilitarsi vieppiù agli occhi di noialtri sani di mente. Ma gli possono assicurare che, per quanto mi riguarda, i suoi balbettii liberali mi fanno solo ridere, ridere, ridere. L’unica cosa buona uscita da quella bocca postfascista risale al novembre del 2007, quando con sentenza lapidaria commentò il Grande Annuncio Dal Predellino: «Siamo alle comiche finali». Appunto, e lei, signor Fini, è una delle attrazioni principali.

Leggo ora che a Firenze un ragazzo omosessuale è stato pestato a sangue da due o tre manigoldi, per il fatto stesso di essere ciò che è. Ma che razza di paese è questo? Migranti lasciati alla deriva o, peggio, mandati nelle carceri libiche; immigrati picchiati, ingiuriati, dati alle fiamme; ronde rosse e ronde nere; mafiosi al governo; preti e papi che decidono come, quando e dove dovremmo vivere o morire; scuola che va a rotoli; mondo del lavoro tal quale a una giungla, ecc. Chi ce lo fa fare?

Pubblicato su riflessioni | Contrassegnato da tag: , , , , , | 1 Commento »

Capitani

Pubblicato da sandro su 9 Settembre, 2009

I capitani d’industria guidati da Emma Marcegaglia (la cui famiglia ha alle spalle una storia di patteggiamenti per tangenti e corruzioni varie, tanto per gradire) dicono che la disoccupazione è un brutto affare, l’anno prossimo incrementerà, e che in effetti le piccole imprese italiane soffrono. Ma Sacconi rassicura: i soldi per gli ammortizzatori sociali ci sono. E Tremonti da mesi afferma che il nostro paese è il migliore fra i peggiori. Se lo dicono loro…

Emma Marcegaglia, con un sorriso che a me francamente provoca disgusto, non ha dubbi sul fatto che il sistema reggerà e che l’agognata ripresa è ormai in vista. Va bene, quindi tutto rimane come prima; la grande crisi che doveva moralizzare il mercato, anzi gettare le basi per un ripensamento del modo di produrre, consumare e, in sostanza, vivere, altro non è che un brutto ricordo.

Chissà quelle persone che il lavoro l’hanno perso, che cosa ne pensano. Non lo sapremo mai, almeno non da un telegiornale, dove quei disperati finiscono in prima pagina solo quando occupano i tetti, si barricano nei capannoni, o ammazzano moglie, marito, figli, cane e gatto perché non sanno come tirare avanti. Esternalità negative, le chiamano i pomposi economisti che scribacchiano sul Corriere piuttosto che sul Sole.

Emma però è ottimista: la sciata a Cortina non gliela leva nessuno, né il beota viaggio alle Maldive. E come a lei a tutti gli altri imprenditoroni.

Intanto sappiamo che Papi usufruiva di una trentina di mignotte, e se aveva impegni istituzionali si scusava col pretesto del torcicollo. Formidabile. Ieri ha mandato una minaccia mafiosa alle procure di Milano e Palermo, in via preventiva, che indagano sul suo conto per evasione e – mi inchino – concorso in strage. Tutto normale. Anzi, ma va’ là, va’ là, va’ là – come dice un noto giureconsulto.

Possibile che proprio io debba sperare adesso in Gianfranco Fini? W l’Italia. W il bordello Italia.

Pubblicato su riflessioni | Contrassegnato da tag: , , , , | Lascia un commento »

Primatisti del nulla

Pubblicato da sandro su 6 Settembre, 2009

Alcuni, per zittirmi, dicono che sarei un anticonformista, uno che per forza deve andare contro corrente, contro l’opinione invalsa, contro il tranquillo e collaudato quieto vivere. Be’, il vietume – io credo – dev’essere rimosso, dismesso.

Chi mi accusa, con sprezzo del ridicolo, lo fa appunto per tacitarmi quando tento di illustrare il mio punto di vista su ciò che ritengo superfluo, stupido, inutilmente dispendioso, fastidiosamente diseducativo.

Prendiamo questa giornata. La donna media passa la mattinata a messa e poi in cioccolateria, il pomeriggio in piazza con le amiche e la sera in compagnia di un telefilm. L’uomo medio dorme fino alle undici, poi fino alle quattro-cinque ci sono i gran premi di moto e macchine, la sera il posticipo e una riga di birre con gli amici. Che giorno bizzarro, la domenica. Non fosse per la messa, comunque, sarei tentato dall’affermare che il modo di trascorrerlo della donna media sia quello più avvincente. Il che è tutto dire.

Vesto dunque i panni dell’anticonformista e dico che non c’è niente di meglio della lettura (libri, giornali, blog), che gli “sport” a motore fanno ridere, e che annegare nella birra per salutare con una gragnuola di rutti il bel gol del milionario sgrammaticato di turno è patetico.

Come già dissi in morte del fratello Jacko, quale contributo alla causa dell’umanità apportano i Valentino Rossi e i Kimi Raikkonen e i Francesco Totti e le Federica Pellegrini? Cosa c’è, oltre all’atto fisico, oltre all’attimo del primato, di rilevante? Spesso infatti, come ahimè accade per certi scrittori o autori in genere, l’artefice del capolavoro si rivela essere una persona mediocre, assurdamente caricaturale, per non dire detestabile. E’ il caso senza dubbio degli “sportivi” predetti. Eppure essi paiono non realizzare, paiono non rendersi conto della responsabilità pubblica di cui – forse loro malgrado – sono investiti. Di sé mostrano i lati peggiori, meschini, venali, e in virtù di questi hanno costruito una carriera fiorente. La colpa si può addossare ai media, certo, ma è anche e soprattutto colpa dei consumatori di quella roba.

Penso che nulla batta in stravaganza le discipline consistenti nel girare intorno a una pista con mezzi motorizzati guidati da giovinastri esaltati e scarsamente sagaci. La cosa inizia e finisce lì. Si parte, si corre, si arriva, si incassa l’assegno. Nel frattempo qualcuno cade, si schianta, muore, lascia orfani bimbi di pochi mesi. Non lo nascondo. Per fortuna però lo stesso perverso meccanismo che ha concepito i gran premi ha escogitato sotterfugi di pari ingegno. Se il pilota X muore, gli si dedica il circuito, si ritira il suo numero, si ritarda la partenza successiva di un quarto d’ora, il suo faccione giovanile sventola dalle tribune imbandierate, ecc. Una scappatoia si trova sempre, e il carrozzone può spostarsi altrove.

Poi succede che i capi, i manager dei carrozzoni abbiamo condotte di vita esecrabili (Mosley indiva in casa sua festini porno-nazisti; Ecclestone ha dichiarato che la democrazia fa schifo e che meglio sarebbe se tornasse Hitler), ma il giornalista dalla voce suadente di turno provvederà a far rientrare il tutto come una gaffe sciocchina, una cosa che si è vista-non vista, un effetto subliminale. Guido Meda, per esempio, che di lavoro grida nel microfono quando un motociclista casca, è il perfetto prototipo della barbarie che in Italia, ovvio, è diffusa per mezzo di Mediaset. Sentire quello scalmanato parlare di banali ragazzotti illetterati come di eroici prometeici campioni mi fa schiumare di disgusto. Tuttavia vedo che lo scalmanato è apprezzato e che le gesta dei villani effettivamente suscitano un sentimento epico in chi vi assiste, per cui non posso far altrimenti che consumare in me stesso l’ardore animoso.

A nulla vale il tentativo di persuadere la gente che tutto ciò è effimero, vano, sterile. Ormai l’appellativo “eroe” non ha più alcun senso. Perfino i militari che muoiono da volontari ben stipendiati in Afghanistan sono, per il volgo addestrato dalla propaganda, degli eroi. Un popolo che necessita di così tanti eroi dozzinali è un popolo spacciato. Una volta collocato il nulla sul piedistallo, non si possono ammonire coloro che col nulla crescono e al nulla ambiscono.

Pubblicato su riflessioni | Contrassegnato da tag: , , | Lascia un commento »