Due momenti di profonda, pura idiozia della giornata di ieri.
Tg1 delle 13,30: Daniela Santanché aggredita dai fedeli islamici mentre, a Milano, protesta contro il burqa, al termine del mese di Ramadan.
Presa diretta, Raitre, ore 22 circa: servizio su sicurezza, ronde e – ciliegina sulla torta – il Partito Nazionalista Italiano di Gaetano Saya (quel tizio che se ne va in giro conciato come un nazista, sapete).
Queste due perle di sofisticatissima stupidità mi hanno angustiato piuttosto che divertito. La ragione è presto detta: sono segnali, trilli d’allarme d’un dinamismo politico di sottobosco che sfugge ormai a qualsiasi controllo. Tale dinamismo politico, se così vogliamo definirlo, è di un’unica e sola matrice, quella fascista, ed è risoluto, strafottente, pericoloso. Ecco perché sono sconcertato. Cos’altro deve capitare, in questo paese derelitto?
Ditemi voi cosa c’entra Daniela Santanché, anche solo lontanamente, con la dignità femminile. Quella che lei chiama “battaglia” contro il velo e la sottomissione delle donne di religione musulmana è in realtà, a mio avviso, uno stratagemma per continuare a godere d’una buona visibilità mediatica, senza la quale il suo sedicente Movimento per l’Italia potrebbe al massimo aspirare a riempire – televisivamente parlando – gli interstizi pubblicitari fra uno spettacolo hardcore e l’altro, a mezzanotte e dintorni, nei canali locali. Inoltre, una donnicciola assai poco arguta come lei, non può davvero sperare d’avere uno straccio di credibilità, visto il vigore con cui difende l’Utilizzatore Finale. Forse non disprezza i puttanieri. Certo non quanto disprezza tutto ciò che è diverso da quel che lei considera cultura, tradizione, italianità. Ma una signora quasi cinquantenne che gioca a fare la fascista, che dignità può avere? Nessuna, va da sé; e provo dispiacere per il figlioletto di pochi anni: quale educazione saprà impartirgli? Da quando non recita più la parte di femme fatale del partito di Storace, l’ex onorevole s’è data al cabaret in forma di politica (andando di fatto ad infoltire le già generose schiere assise in Monte Citorio). Be’, abbiamo scoperto una star! L’esibizione di ieri, poi, merita una candidatura all’Oscar. Povera Danielina, ha preso un pugno da un cattivone maomettano! Eh sì, e quindi corsa disperata all’ospedale, visita d’urgenza, cure immediate, conferenza stampa, dichiarazioni lanciate e riprese da tutti i media. Accidenti, che organizzazione, che sceneggiatura ben scritta! Peccato che poi la medesima Danielina, quando i poliziotti usano il manganello per praticare – citando Dickens – un liberale esercizio sulle schiene e le teste dei pacifisti, non trovi la cosa granché riprovevole. Se avete visto le immagini della paladina della femminilità durante il contrasto coi musulmani, avrete potuto apprezzare l’esteriorità di Rambo Santanché: giubbotto verde vomito, jeans attillati, zazzera sparsa, lenti scure da aviatore.
Un aspetto brutale, minaccioso, arricchito dalla compagnia di qualche aitante testa rasata in giacca e cravatta a farle da scorta. Pare che Rambo Santanché volesse sensibilizzare i fedeli sulla questione della libertà personale, usando come pretesto non so più che legge del millenovecentosettantaeacchiappalo che proibisce di circolare a volto coperto. Poiché Rambo Santanché non ha tempo per la pedagogia e, figuriamoci, le buone maniere; poiché Rambo Santanché è un guerriero che va per le spicce, che fa del pragmatismo la propria morale; poiché Rambo Santanché mica vuol fare della dialettica ma imporre la sua virtù agli Untermenschen, il contegno più appropriato è parso l’attacco, sono parse le grida, le azioni di guerriglia, l’assalto alla mandria in stile Sioux, infischiandosene bellamente del rispetto per una cerimonia religiosa diversa e del relativismo culturale. A destra l’altro è un nemico, il suo costume un rischio, i suoi diritti delle largizioni, la convivenza un ingombro. Se fosse successo il contrario, se cioè una combriccola d’islamici avesse assediato la gente all’uscita da messa, urlandogli contro improperi sui preti pedofili, la schifosa ricchezza della Chiesa, le folli asserzioni sull’Aids, che cosa sentiremmo per radio, tv, eccetera? Secondo voi un pugno non ci sarebbe scappato? Io penso anche più d’uno. Insomma, Rambo Santanché dice d’esser stata abbattuta da un bruto islamico; gli islamici per parte loro dicono che Rambo, nel tentativo civilizzatore di strappare dalla testa di una donna un velo, sia rovinata a terra e abbia urtato lo spigolo di qualche macchina. Può darsi. Vicenda affascinante. Anche in Germania, negli anni che furono, i nazisti aspettavano gli ebrei fuori dalle sinagoghe. Qui i nomi cambiano ma il risultato è lo stesso. Lo saranno anche le conseguenze?
Il pezzo da novanta, il carico da undici, la schioppettata finale è arrivata la sera, intorno alle 22. Benemerita Raitre. Benemerito Riccardo Iacona.
C’è un servizio che fa un’inchiesta sulla situazione della sicurezza, il non argomento grazie al quale l’attuale governo, nel 2008, ha stravinto le elezioni. Il bravo cronista prende un esempio eclatante: lo stupro e l’omicidio di una ragazzina, a Guidonia, il febbraio scorso. Ricordate? Una banda di romeni, subito arrestata grazie alle intercettazioni mentre si discuteva di proibirle, sottratta al linciaggio della folla dai poveri carabinieri al momento dell’uscita dal commissariato. Si parlò di pena esemplare, di sicurezza da intensificare, trattati di circolazione nell’Ue da rivedere, e quant’altro. Di quell’evento furono figlie le ronde e i pattugliamenti congiunti di polizia ed esercito. Propaganda della più becera, videotrasmessa ventiquattro su ventiquattro. Cos’è successo dopo sei mesi, si domanda il cronista? Sono state mantenute le promesse? Come potrete figurarvi, no. La situazione è tale e quale a prima. Il servizio, del tutto imparzialmente, procede secondo un filo logico inappuntabile: interviste alle forze dell’ordine, interviste a vittime di furti e rapine, interviste a quadri dell’amministrazione. La realtà è che la zona di Tivoli-Guidonia, comprendente centomila abitanti, è servita da una sola pattuglia, per cui i poliziotti o i carabinieri non sono materialmente in grado di far fronte alla mole intensa delle richieste. La gente si lamenta, vive terrorizzata, e si rintana in villette-fortezza. Chi altro, se non il governo della tolleranza zero, dovrebbe provvedere? Ma i soldi non ci sono, anzi la Finanziaria 2008 ha operato così tanti e tali tagli di risorse, che solo lo spirito di lealtà delle forze dell’ordine al proprio dovere ha impedito il peggio, ossia l’anarchia. Loro sì eroicamente, non come certi militi costruttori di “pace”. Poi si passa a Torino, dove si seguono le comiche peripezie di una ronda leghista. Gli esponenti della colonna torinese hanno pance tanto enormi da farli claudicare, intanto che battono il territorio (magica parolina del vocabolario padano). Sono vecchi, uomini, senza dubbio non grandi lettori, e per loro la legge è ciò che esce dal cervello di Bossi. Pensate un po’. Ebbene, le riprese seguono una di queste famose ronde, e, cosa sorprendente davvero, ritrae una lunga processione nella quale questi figuri col fazzoletto verde perlustrano vie neanche troppo buie protetti da un cordone di poliziotti e carabinieri. Capito? Perciò se due o tre volanti devono andare appresso ai rondisti, è evidente che larghe parti della città rimangono sguarnite. Con buona pace della sicurezza. A riguardo, l’intervista fatta a tre poliziotti sgombra il campo da ogni equivoco: essi dicono chiaro e tondo che le ronde sono un intralcio perché stornano forze e risorse, sono un pericolo in primo luogo per loro stesse, e poi non sono utili nemmeno ai fini di un arresto – per arrestare una persona servono prove, non sospetti. Chi di voi indovina quali sono i soliti sospetti dei rondisti? Facile, no? Immigrati, zingari, barboni. L’uomo nero.
A chi servono, dunque, le ronde? Servono ai partiti, ai partiti di estrema destra, xenofobi, populisti, razzisti. Guardate, c’è già una discreta letteratura in materia. Meglio, una storiografia. Meno di tre mesi fa, a Massa, due ronde si sono incrociate e pestate davanti un bar. Motivo dello scontro: divergenze ideologiche. Risultato: vigili urbani e carabinieri accorsi per dividere i gruppi di cretini. Roba da ridere. Fino a un certo punto, però. Infatti c’è chi questa possibilità di organizzare ronde personalizzate l’ha presa molto sul serio – e, secondo il mio parere, in un modo aberrante, spaventoso. Sto parlando di Gaetano Saya e i suoi sodali, riuniti sotto le insegne del cosiddetto Partito Nazionalista, di cui la Guardia Nazionale Italiana è un’emanazione.
Vi dicono niente le divise, la fascetta, il braccio teso e l’aria invasata? Sì, sono identici alle SA hitleriane, le truppe d’assalto, le camicie brune, i picchiatori del nazionalsocialismo (almeno finché Hitler stesso non decise di liquidarle, dato il loro carattere estremista. Pesante, facevano paura perfino ad Hitler!). Be’, questo signor Saya sa il fatto suo, è organizzato, ricco, non si vergogna di essere fascista (a differenza di molti che oggi siedono su comode poltrone), ed ha uno scopo tanto semplice quanto orribile: ripulire l’Italia dagli stranieri. Solo chi ha sangue italiano, secondo Saya, può vivere in Italia. Vivere? Non è un messaggio sinistro? Ora, immaginate che questi soggetti hanno in dotazione addirittura un elicottero, si ispirano a Pinochet e affermano d’avere diecimila riservisti pronti a morire per la patria. A chi dicono grazie? Ma a Maroni, ovviamente. Se non fosse per lui, sarebbero ancora in giardino a giocare alla seconda guerra mondiale con le spade di legno. L’unica cosa che parzialmente mi consola è che la Procura di Genova ha avviato un’indagine su quest’ammasso di fesserie, e di tutto cuore mi auguro si riesca a smantellare l’organizzazione. Non esiste libertà di pensiero che giustifichi simili enormità. Non esiste democrazia che possa tollerare simili comportamenti. Non dovrebbe esistere, infine, un popolo tanto stolto da avallarli.
Io provo abbattimento, sdegno, imbarazzo, rabbia. Che anno è, il 1933? Quasi.